osservo le fotografie

Pubblicato il 28 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Osservo le fotografie, ripercorro nella mente il tempo trascorso insieme e provo a rievocare gli odori di quei giorni come se annusassi di nuovo il senso della nostra felicità. Ho voglia di te ma non solo, di te e non mi basta. Ho voglia di osservare lo scorrere di altro tempo con la mia guancia incollata alla tua, di osservare insieme il mondo muoversi attorno a noi e perdersi per i fatti suoi. Ho voglia di lasciarmi andare anche alla banalità, di viverla con te come se fosse semplicemente una nota per poco accennata sulla tastiera della vita. Ho voglia di ogni sfumatura del noi.
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sei un libro da leggere lentamente

Pubblicato il 26 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Il senso del perdersi , materializzare preghiere consunte ai margini della vita che fondo nei tuoi occhi con la mia. Sei mia? Sei solo tua? E investigando i margini di questo dubbio, ne approfitto per sentire altro sapore di te. Vengo a stringerti forte con la violenza di vivere l’intensità di questi germogli di tempo come se fossero soltanto nostri. I tuoi capelli sono vele, li allungo colle dita per prendere la direzione del nostro respirare… scivola con me, sciaborda con me in questa conchiglia di intimità fino a che la marea sarà solo il sottofondo che accompagnerà il dormire accanto, stanchi e felici. Accendo la tua pelle di linee rosse, come se volessi comporre il piacere per sentirti fiorire viva al ritmo della fuga da questi limiti di materialità, accendo la tua mente e sei un libro da leggere lentamente.
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rispondimi…

Pubblicato il 19 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E tu ci riesci? Sì, tu riesci a cancellarmi i pensieri? A passare con la tua lama morale dentro la mia carne, a conficcarmi la tua indifferenza dentro la mente e svuotare l’ossidiana che ho per cuore? Tu riesci a disinfettare quello che credi in me non vada? Ad uccidere la farfalla scorpione e metterla in bella mostra nella bacheca delle tue ricerche? Sei sicura di riuscire a fare questo? Sto parlando con te, Vita rispondimi…
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sai cosa è leggero?

Pubblicato il 15 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Sai cosa è leggero? Io non lo so, mi sembra lieve anche ascoltarti mentre parliamo. Dialoghiamo e così ci perdiamo nel filo del tempo che non c’apparterrà mai. Ma dove andiamo? C’è un posto dove una falena ed una farfallascorpione possano respirare insieme? Forse c’è, forse no, forse è solo un luogo della mente e niente di più. Esistono poi forme di vita così inconciliabili come le nostre nature? Dei tentacoli inabissano tutta la dolcezza che ho, come se gli errori avessero ruotato l’anima verso la posizione sbagliata, a ricordarmi tutta la distruzione che mi porto dietro. Eppure evolve dentro, l’orchidea mentale torna a pulsare con un altro pensiero per te. Ma dove andiamo? Forse e per il tempo che muoverò le mie dita fin dentro le calli dei tuoi pensieri, oltre il tempo che la tua carne brucerà come se fosse nuova vita… io sarò l’unica dualità di cui ti importerà, la farfalla scorpione che ti avvolgerà.
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soglia di pensieri

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Soglia di pensieri da attraversare a filo di parole così logore che non possono rivestire quel che resta di questo giorno. Si apre anche la notte in cerca di carezze, abbottoniamo le ferite, mostriamo lo sguardo che potrebbe bastare per tenerci vivi ed imprigionati a lei fino al prossimo domani. E sarà come succhiarle via tutto l’amore che c’è, finché ci concederà di restarle abbracciati e di spingerle dentro quella fame e voglia di spegnere le fiamme di vita che ci avvolgono. Ci donerà tutto il suo calore, finché ci verrà a mancare la forza e il cuore per desiderarla ancora.
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e se

Pubblicato il 13 giugno 2010 in prosa da hermansji

E se ti prendessi per mano? Se fosse solo per tenere la tua mano e sentire quella tua leggera inquietudine tra le dita, immaginare di inseguire il tuo battito attraverso le tue vene fino al cuore, entrare attraverso di te per farne parte? Quanto male ci potremmo fare anche così? E se ti respirassi dentro? Se fosse come soffiare la mia vita dentro la tua, per vedere in quanti modi le nostre anime si complicherebbero l’esistenza fino a raggiunge l’ebollizione per esplodere, entrare attraverso di te per farne parte? Quanto male ci potremmo fare anche così?
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piattini di invidia

Pubblicato il 6 giugno 2010 in prosa da hermansji

Che è un giorno ma dentro ci vedo tanta notte, non è semplice aprire queste mani ed immaginare come riescano ad incendiare la tua pelle, a farti sorridere, a farti compagnia, a farti godere, a sorreggerti e farti anche del male.
Così qui, nel rovescio lento dei miei pensieri, nella cattiva abitudine a riflettere quante parti di me esistono allo stesso tempo? Forse perché tutto è così relativo da assomigliare a qualunque segno che questo vento lascia sulla pelle, ma le idee non sono ancore e, pur colla rabbia di volersi sedimentare, non riusciranno ad impedire una qualunque evoluzione.
Ho messo rami di voglie dentro al lenire del giorno e s’aprono come fiori blu, ora che ho cancellato la tua arroganza, ora che ho disinfettato questa infezione, ora… capisco che non mi è importato davvero. Cominciano a spogliarsi i dettagli che hanno preso ad attraversare questo giardino, al suono della ribeca giungono anche i ricordi, mischiati al veleno dicono di volermi bene… ma voglio smettere di dipendere dall’amore che non avrò e voglio scavare con le unghie per trovarlo dentro di me.
Ammetterlo è così difficile, ma in fondo io mi amo, anche se mi costa attraversare le onde e tenere di fronte il corsivo d’una intera vita. Io mi amo.
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ogni piega

Pubblicato il 6 maggio 2010 in prosa da hermansji

- primo -

E questa pazzia ha solo poca attesa, un disegno adulto ma così infantile, come il gesto colla forza di questo mio pensiero. Smuovo e mescolo ogni piega dentro di te per sollevare e condurre a me le tempeste che io voglio governare… lecco fino in fondo la tua anima, un’onda di brivido sulla tua schiena, un’onda dietro l’altra. Ma è solo grassa, grossa voglia come il sapore del vino quando vengo a rubarlo dalle tue labbra, solo che poi non mi stacco e comincio lentamente a risucchiare anche il tuo respiro, a ripiegare la tua anima nel labirinto d’un origami e non lasciarci più uscire. Così ascolto con fame di mille altre fami, ascolto le tue pulsazioni e le vengo a cercare come se avessero un nome per ciascuna e tu prendi la forma che voglio, perché sei nella trappola di queste catene invisibili, ti legano all’oscurità dei miei occhi. Ascolto il tuo respiro, ascolto il tuo indecente morire come se fosse solo una danza ed in ogni secondo vi lascio abitare gli incendi ma del più antico dei giorni. Cosa poi te ne farai di questa veste d’oscurità? Ho rivestito di calore il tuo godere ma per andare a passeggio sotto al fresco di questa notte, a passeggio per dove? Cosa te ne farai del piacere con cui ho ricucito quelle ferite che ti porti dentro? Le carezze che ti hanno fatto perdere la testa, le labbra che hanno scortecciato lentamente la durezza con cui proteggevi la tua femminilità. Andrà tutto via, al risveglio andrà tutto via, resteranno solo per poco quei segni sulla pelle a confermarti che non è stato un sogno. A me, invece, capiterà di pensarci ancora, di tornare a sentire il dolore delle cicatrici nascoste dalla pelle, come se fosse insostenibile il richiamo d’un vecchio amore che non ho mai messo da parte, comincerò a pensare che ho troppe cose sbagliate dentro, che non è giusto condividerle con nessuno. Questa è la vita e devo farmela pure bastare, come se sorseggiassi il mio ultimo bicchiere di vino.
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- secondo -

Così prendi a tamburellare colle dita il tempo che ti sfugge, le decisioni che vanno e tornano di fretta colla faccia dei rimpianti o di quelle grosse bugie sulla relatività di tutte le cose, così prendi a tamburellare colle dita anche se ti sembra solo di impazzire. Dici che un nome è importante avercelo incollato addosso perché viene più facile ricordarsi del punto preciso, quel nucleo familiare da cui si proviene, quell’affetto che giustifica tanti discorsi e tante altre cose da lasciare molli a dormire al fondo di qualche cassetto, forse un nome da anche il senso al fiato corto che hai quando ti sembra di aver ricevuto indietro qualcosa… qualcosa per te. Un nome è quella parola che provi a pronunciare, quando concentri i pensieri per rivestire il ricordo di quanti hai amato, forse nemmeno se ne erano accorti ma a te capita di tornare a pensarci, come se, quel groviglio di emozioni, avesse lasciato il segno tra le pagine del tuo diario, c’è il segno e basta poco perché quelle pagine si aprano proprio lì, così resti ad osservare il filo che avvolge il volo del tempo, strada ne hai fatta, strada ancora ci sarà, solo ti sei stancata. E poi vieni a cercare, calda e vogliosa come una gatta, a far finta di averci la luna al fondo degli occhi, a far finta che non ti importi di ricevere briciole di attenzione, ti fai bastare anche quel freddo piacere di uomini che non sanno amare, le dita che ti prendono per lasciarti scivolare dentro la coda d’una notte che non ha sonno sufficiente per dormire. Ma sai quante inutili bugie, che non è così semplice e se lasci accadere è solo perché in realtà vorresti solo provarci, ricevere in cambio del bene disinfettato e un po’ più forte, lo vorresti solo per te. Ma al risveglio resti sempre più sola, dentro al letto che non ha più neanche la forma di quel calore che si agitava dentro le lenzuola. Provi a non aprire gli occhi, a crederci che è solo un sogno e non è quello il giorno, non è quello il senso del mattino, ma il mondo ha lo stesso incedere di sempre e tu dovrai farci i conti ancora una volta. Allora un nome cos’è? Solo una banalità da pronunciare e niente di più, dentro non c’è quello che sei, non ci troveranno il sangue che annega come una nave ormai senza più meta. Un nome è solo una sequenza di lettere che ha perso la magia del suono che la lingua le ha donato, non c’è niente di più che la solitudine che ti cammina colla fretta del mattino.
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- terzo -

E i frantumi dei vetri come fiori a riflettere le ferite del mondo fuori, ma non è stato il retro gusto della frenata che m’ha svegliato o il sussurrare della doppia mandata messa ad interrompere il sangue infetto di cose che mordono, lacerano dentro alle inflessioni verbali di questa oscurità. No, è stata soltanto la ribattuta sull’asola della vita che mi hai messo addosso, tu divinità spenta e senza neanche più una goccia di sangue, prendi anche la rincorsa per condurci nella scia d’un volo fatto di bugie, ma così piccole da tornare bambino colla voglia ancora di innamorarmi dell’incedere improvviso anche del temporale. Così averci un’intera fioritura di pensieri e non sapere davvero cosa farne o in quale terriccio metterli a riposare, riposare almeno fino al crocicchio del domani, osservare ma senza capire il sorriso che ha l’alba quando ci viene incontro coll’indolenza di chi sa come andrà a finire.Poi sentirla suonare ancora come un vecchio pianoforte impazzito di note, sedersi e cominciare ad accarezzare colle dita la tastiera dell’anima per non lasciarla naufragare, come se volessi ancora attingere e bere quel suo vino ma fino infondo. Averci carboncino e sanguigna per disegnare, sporcarmi le dita e mettere in moto la follia di fotografare dettagli perché i miei occhi, giorno per giorno, son sempre più ciechi, potrei anche perdermi tutto l’incanto di questa vita che ha le sue ombre ma mica nascoste così bene.
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confezionare le parole

Pubblicato il 4 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Confezionare le parole per le occasioni, ritrovarsi in tasca quelle dolci e quelle anche troppo scontate. Abusarne, finché non è arrivata inevitabilmente la data di scadenza, con quel sapore amaro d’un pensiero andato a male per ragioni che non sapremo mai spiegarci. Adattarci, come si può quando non c’è modo di fermare il tempo e non resta che osservare il mondo sempre con gli stessi occhi. E bolle anche la marea se proprio non può farci del male, trascinarci all’interno dei nostri pensieri fin dentro quel tempo delle memorie che dovremmo saper lasciare andare. Un respiro, un altro proposito, la faccia più indurita, il cuore col bilanciere regolato sulla marcia ottimale almeno per non fallire del tutto ma non mai è tutto qui. Così restare ad ascoltare. Sì… ascoltare quell’interferenza che può spiegare perché quando intercetti il segnale di un’altra vita, quando sembra che non sia brutto passare il resto delle stagioni a disegnare un sole oltre il temporale, quando lasciamo l’anima libera di spalancare le sue ali… poi non c’è modo di fermare la marea che sommerge tutto, non c’è modo d’aver ragione del tempo che passa senza guardare indietro. Possiamo solo adattarci, come si fa quando non c’è nessuna ostinazione che possa insegnarci a vincere la partita colle carte già segnate dal destino.
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lettere

Pubblicato il 27 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Quelle lettere che avevo messo in ordine, per scrivertele sulla pelle e raccontarti da vicino quanto ti vorrei, quelle parole sono ancora nella mia mente anche se ne ho paura. Esistono davvero le distanze e i silenzi? Magari sono solo le volte che vogliamo stare coi palmi delle mani premuti contro le nostre orecchie pur di non sentire il rumore delle onde di pensieri che ci galleggiano dentro. Ah, tutte queste lettere, così semplicemente s’infrangono contro di me e potessi andare via ma con te, con te potessi abitare lo spazio vuoto che hai nell’anima e smettere di riscriverle pensando d’averne anche gelosia. Ma non verrai, non risponderai al mio chiamarti perché l’amore non ha più voluto mettere radici in questa vita ed è stupido pensare che possa adesso attraversare le distanze ed i silenzi. Quante volte, in un solo impeto, non gli ho creduto e ho rinnegato amore troppe volte, urlandogli contro che le sue erano solo stupide frasi da scrivere tanto per mettere un fiocco sopra al dolore delle parole. Eppure tutte queste lettere germogliano da sole, vorrebbero che te le raccontassi da vicino. Attraverso un bacio eccessivo, vorrebbero essere spinte contro le tue labbra affinché tu riesca a percepirne anche il sapore, fino a nutrirti di questa emozione.
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