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Archivio per etichetta: 'vita'

hermansji

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il tuo respiro

Il tuo respiro, lo osservo mentre cominci a prendere sonno e sei stanca ma anche così tranquilla, ho quasi paura di respirare per non disturbarti. E tu sei la notte, sei così leggera da portare confusione perché aspettavo che venisse la luna a farmi compagnia, invece ci sei tu.

Prendo una scorta di pensieri che mi avanzano, con passo lieve li porto lontano nella stanza accanto e provo a concentrarmi su qualcos’altro. Non ci riesco. Torno piano in camera da letto. Ti osservo respirare, come se fossi tutto il contrario di questo mondo così schizofrenico e violento.

Mi avvicino ancora, sollevo le coperte lentamente e mi sdraio accanto a te. Apri gli occhi per stringerti a me, così ti abbraccio e tengo una mano sul tuo ombelico mentre comincio a respirare con te. Prendo quel ritmo e mi sembra di condividere il respiro con te.

E tu sei la notte, una notte senza la mia luna così non ho niente da dire perché non mi avanzano le parole. Riesco solo a stringerti come se non volessi lasciarti cadere in un brutto pensiero, per allontanare la tentazione di una qualunque preoccupazione capace di interrompere la dolcezza del tuo respirare.

Sai non ti ho detto mai che certe volte sentire la tua pelle contro la mia da una strana sensazione, come se bastasse davvero poco. Sei così calda, che mi sembra quella la temperatura giusta per cominciare a fondere in una creatura sola con te, riuscire a superare gli ostacoli e le incomprensioni del cuore che spesso ci dividono.

Ma non è mai così semplice e la vita questo me l’ha già insegnato, lo ha inciso con profonde ferite sulla pelle così che io non possa arrivare a dimenticarlo. E allora il nostro respiro prende pian piano ritmi diversi, perché è anche giusto che sia così, infondo in molte cose siamo diversi ed è questa l’unica cosa che davvero riesce ad unirci.
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dalla parte dell’inquietudine #2

Vuoi sentire la voce che non ha voce? Vuoi leggere le parole che non hanno forma? Vuoi sentire la marea ma senza nemmeno una goccia d’acqua a bagnarti? Vuoi restare qui, nel punto esatto dove pulsa ogni dolore del mondo e sentire che lo chiamano in molti modi, qualcuno semplicemente vita? Vado a memoria per avere la pelle di tutte le inquietudini e penetrale penetrare ciò che più voglio rinnegare. L’oscurità, il nome delle stagioni, il sapore agrodolce dell’amore, l’inutile eco delle preghiere, il nome delle malattia, qualsiasi me che respira ma a contatto col freddo d’un colpo in canna…
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nautilus

Il viaggio che sembra non finire, cercare il confine almeno con gli occhi e non trovare altro che strade. Gente in cammino come noi mentre la notte inghiotte piano il cielo. Poi ci prende il sonno e sedotti ci addormentiamo. Al mattino scaldare il motore prima di partire, non siamo noi a scegliere la nostra direzione. E’ l’amore che ci sconvolge, sposta ed ammobilia le pareti del cuore ma come vuole. Avere la voce e prendere le parole, ad una ad una, proprio come vengono dal fiore dell’anima. Riuscire a confidare quello che sentiamo e restare in attesa d’una risposta. Urlare di sangue mentre s’accende il fuoco sotto pelle, possedere e godere al ritmo della vita. Crederci ancora a quel senso di quiete che ti regala l’affetto di qualcuno quando s’addormenta o ti sveglia per affrontare la vita con te. Staccare a morsi i fiori della violenza per tenere l’odio del mondo fuori. Disegnare le stelle quando mancano i riferimenti per attraversare l’oscurità interiore… e conservare il pianto per quando servirà la pioggia. Tenere aperti i sogni per farci entrare il nostro respiro, amare e riprendere il viaggio che non sembra finire.
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pensieri contundenti

Silenzio d’oceano mentre le correnti trascinano e rimescolano tutto. E nella mente pensieri contundenti coll’occasione buona per dare cibo al corso degli eventi, le preghiere a memoria adatte a sciogliere i nodi nelle reti dell’anima. Il retro gusto amaro delle poesie, perché io odio la poesia tanto quanto odia me, colle briciole del tempo che scarseggia porto in tasca i doni della sirena, la furia che incalza invocando l’autodistruzione. Qui, dove si compone e si scompone l’ultimo rintocco di ogni cosa già detta e di ogni vita già vissuta, in questa contraddizione mia è la mente che cancella la distanza col principio della fine, qui il silenzio non arretra ma segna, colle dita nell’aria, il suo vangelo di incomunicabilità.
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fatte di carne

turn_off - vintage blog
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e ricordo male

e ricordo male
forse perché ho preso l’abitudine
a mettere in soggezione i pensieri
ma poi che avevo mai da dire
o su cosa dovevo riflettere?

la confusione che lancia sassi
nel lago dei miei non so
e dormo il sonno che è già finito
mi sveglio che la giornata
non s’è caricata a sufficienza

poi combatto le storture
ma finisce che non mi ritrovo
dentro un mare di silenzio
come se avessero tolto d’improvviso
ogni vibrazione anche alle paure
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una coperta blu sotto lo sguardo della notte…

In perfetta solitudine a rimarginare le fratture senza usare le parole, ora che le odi ma di più, un gioco alla pari perché anch’esse odiano te. Camminare trascinando la gamba, anche se resterà qualche cicatrice sul fianco, te ne farai una ragione. La verità? Ci avrai pensato che eri finito all’angolo tra te e te, schiacciato dall’inquietudine del suono delle parole quando certe domande sono più belle senza le nostre risposte. E le bugie? Le avrai vendute per qualche rotella di liquirizia oppure tenute in tasca piegate per ricordartele ancora. Le gioie? Ci avrai condito almeno gli spaghetti quando a nessuno andava di cucinare, usciti dall’ospedale senza voglia di parlare col sottofondo del traffico o di quelle stupide canzoni dove tutto è perfetto. I dolori? Almeno con quelli è venuto bene farci l’amore perché poi smetti di pensare e ti lasci andare, all’interno di qualche tuo personale labirinto. Ma devi ripassare la parte perché non sei il mostro alla fine del dedalo e nemmeno l’innocente che merita il pianto della consolazione. Poi smetterai, quel giorno smetterai perché non ne puoi più, hai le palle piene di trascinare con te la vita e vorresti muovesse il culo per camminare da sola. Ti andrebbe bene anche cercare la combinazione giusta per salvare tutto di te ma con un altro nome, uno che non sia quello di un santo perché punto due punti punto hai già perso il filo che l’arianna coscienza aveva lasciato per guidarti verso la fine. E provare a respirare che ancora non si paga, questa aria satura di veleni, provare e provare, semplicemente respirare.
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giornate ancora da spacchettare

Tracce di biscotti e cappuccino sul tavolo della cucina, tu che prendi e sbatti la porta mentre lasci dietro questo universo ancora in fiamme, io sempre in ritardo o m’ero solo portato troppo in anticipo? Il “mode on” scritto e ripassato sopra i buoni propositi, peccato averli lasciati alla rinfusa nel caos delle giornate ancora da spacchettare. Il grigio dell’asfalto che gira attorno al problema come me che alla fine faccio sempre la stessa strada, sarà la pigrizia a non farmi trovare una cazzo di via d’uscita? E tracce di frenate per non andare a sbattere contro i margini d’altra confusione, il cuore che rompe le arterie a forza di pompare il suo urlo di paura, io che resto al centro dei progetti ed intorno solo il traffico di altra vita.
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buonanotte

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Questa è la buonanotte per te, prima che venga a bussare, persa per persa, la fretta di un’altra nostalgia. C’è una piccola stella in questa oscurità che lenta avvolge i pensieri, s’è pure messa a bussare contro la porta e m’ero scordato perché la tenevo serrata. Quando le ho aperto sono stato avvolto dalle correnti di altre necessità, ed anche se, alla fine del giorno, crolliamo tra le braccia d’un sonno che non seduce più di tanto, resta accesa una ferita di speranza al fondo di noi. Così, senza aver mai trovato il manuale che spieghi il perché della vita, ci prepariamo a stare meglio in piedi il prossimo domani, e questa notte servirà solo ad insegnarci come planare anche nella realtà. Buonanotte.
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giochi di vetro

Eppure con me la vita non ha rigato dritto, forse per questo, quando ho potuto, l’ho ferita anche se poi ho perso altro sangue. Sarà il rumore della frenata, sarà che tutti questi frammenti altro non sono che tracce dello schianto dei miei pensieri, così ad un certo punto resto senza parole. Eppure il cuore s’ostina a pulsare.


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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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