Crescono, bruciano nell’inerzia fiori d’irresponsabilità. Come guardare, dal finestrino d’un treno sempre in movimento, i disagi e le situazioni scomode tanto non ci toccheranno mai colle loro dita.
E decidiamo noi quando è l’ora di scendere alla stazione, con i nostri cestini avvelenati, pieni di parole fumanti e contorni di altre parole, da regalare a tutte quelle vite che non c’è davvero un motivo per lasciarle ancora respirare.
Crescono, bruciano nella media mediocrità fiori di guerra. Il cuore incollato al petto e pieno sì ma di indecisioni, è meglio lasciarle affrontare agli altri. Dedichiamo il resto del viaggio a giustificare le nostre necessità nella scrittura di culture morte e sepolte da tempo come le loro divinità.
E poi come ci annoiano gli altri viaggiatori, si mettono sempre in mezzo, vorrebbero scendere. Ma no, lasciate fare fermeremo tutti alla prossima stazione. La prossima sarà quella giusta, non ci sarà tutta quella umanità e quella disperazione, la prossima, la prossima è la nostra destinazione.
Ma c’è sempre modo d’usare la violenza contro questi stupidi contestatori. Alle volte, la violenza non basta e, per non sentirli più urlare di fermare il treno, tocca disfarsi dei passeggeri più scomodi. Nessuno che vuol capire come questo treno debba sempre viaggiare.
Ma c’è sempre modo d’usare la violenza contro questi stupidi contestatori. Alle volte, la violenza non basta e, per non sentirli più urlare di fermare il treno, tocca disfarsi dei passeggeri più scomodi. Nessuno che vuol capire l’unica regola del treno… la prossima stazione, la prossima è sempre la nostra destinazione.
E Il treno no, non si fermerà nemmeno quest’altra volta. Avremo ancora il tempo di affrontare le contraddizioni, le nostre letture di fretta, i giornali che più scavano e meno trovano, questa situazione europea che non ci spaventa, perché tanto noi siamo il piccolo treno italiano, noi continuiamo ad osservare il paesaggio e aspettare la prossima destinazione.
Siamo gli occhi che pure osservano, le teste che s’alzano per indossare maschere comode pur d’aver ragione in ogni occasione. Noi. Noi. Noi, guardiamoci davvero noi… non siamo quello che siamo, non andiamo dove andiamo perché disegniamo i percorsi che vogliamo, colla presunzione di non dover rendere conto a nessuno delle svolte improvvise. Noi siamo il treno che viaggia verso la sua destinazione.
Scenderemo tutti alla prossima stazione. La prossima sarà quella giusta, non ci sarà tutta quella umanità e quella disperazione, la prossima, la prossima è la nostra destinazione.
Poi arriverà anche la consunzione ed il treno italiano affonderà sui binari. Resteremo solo passeggeri senza via d’uscita. E tutta quell’umanità là fuori, tutto ciò che odiavamo sarà l’unica cosa a non essersi corrotta, l’unica forma di vita a sopravviverci senza mai essere scesa a compromessi con la nostra cieca arroganza.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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