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Archivio per etichetta: 'violenza'

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ed i fiori crescono

Ed i fiori crescono anche al riparo dei capricci del tempo, restano a godersi il principio del mattino quando a noi invece viene addosso quella nostalgia difficile da spiegare. Le nostre automobili vanno veloci, forse perché abbiamo già impattato contro un muro di ostacoli nella fretta di vedere che faccia avesse alla fine la nostra direzione. I nostri occhi restano appesi alle domande da fare e alle risposte da dare, solo che poi manca il tempo per fare uno scambio equo, così io prendo le domande e a te restano solo le risposte ma quelle sbagliate. Ed i fiori ci osservano al riparo dell’inutile violenza che mettiamo in ogni gesto, restano a godersi senza necessità da di noi anche il principiare della notte quando ci resta addosso solo la nostalgia difficile da spiegare.
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sotto un cielo tenue

Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
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come suonava la domanda

Non fa rumore il tuo respiro come se tu avessi paura del mio giudizio. Ti sei appiccicata a me solo perché ero l’unico che forse non gliene fregava niente del tuo piangerti dentro, sempre più in disparte. Eppure mi ripetevo in silenzio, e non mi assecondavo, il ritornello del “farsi i fatti propri” ma, quando alla fine hai smesso quell’aria triste e ridevi d’ogni mia stupida frase, ho concluso che è proprio vero le coincidenze non esistono è la vita ad essere stata progettata a caso. Poi hai smesso d’improvviso di ridere, si è fatta gelida la nostra vicinanza come se ti fossi accorta d’un tratto che non c’era più dolore nella ferita che ti portavi dentro. Ho ripreso l’andatura dei fatti miei riflettendo a cosa poi? A sì, deve esserci qualcosa, forse diversamente speziato per ognuno… qualcosa di caldo ed importante da giustificare l’eterno sanguinare della mente e del corpo. Magari assomiglia alla risposta per la quale si è lottato fino a dimenticarsi come suonava la domanda. Oppure era simile alla volta che era apparsa, davanti agli occhi, una bastarda occasione ma il cuore ti aveva preso al collo ricordando cosa significhi fare l’uomo con in tasca doveri e responsabilità. Forse altro non era che lo scorrere del tempo quando non volevi ascoltare, eppure ti hanno spalancato lo stesso la porta della speranza. Forse non è niente di che ma permette di guardare dritto al cuore della vita e smettere di accettare la violenza con cui artiglia.
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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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