Il cuore su richiesta

Pubblicato il 2 aprile 2010 in prosa da hermansji

Sul seno ti sei fatta tatuare la mia rosa nera ma sotto hai aggiunto “Il cuore su richiesta” così, quando l’affetto comincia a stringerti alla gola, corri, vai sempre via. Radici, il mio bisogno di trovare il tempo per mettere acqua attorno a questa stanca terra ma tu dici che è solo del sale. Poi piangi da sola, torni ad indossare la maschera cattolica solo per affogarci dentro lentamente, coll’immagine riflessa negli occhi di tutto questo mondo senza un preciso valore. Ammettilo, cerchi parole dentro un dizionario solo per ricordare a te che hanno un significato, per gli altri hanno perso peso da tanto. Nascondi il battito del tempo e non riesci a cancellare il resto, trovi sempre per casa frammenti di vecchie foglie, granelli di sabbia e sale, poi confondi la quiete coll’odore del mare e la distanza da queste storie d’oscurità che ci portiamo dentro. Animali strani che siamo, tu un’oceanodroma ed io mezza farfalla mezzo scorpione… qualcosa che ci unisce eppure ci separa, la durezza di questa terra che ostacola le nostre radici.
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o mia divina

Pubblicato il 11 dicembre 2009 in poesia da hermansji

O mia divina
col naso tra i tuoi capelli
resto in quiete
e ti sento respirare
odore di familiarità
qualcosa che è come la notte
che mi attende
nella tua bocca
qualcosa per cui anche il giorno
si è messo a tremare
tra nuvole e terra
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io sono nato antimodello

Pubblicato il 17 settembre 2009 in blog, prosa da hermansji

Certo che poi ci penso, come un circolo di spazi dentro i quali vi è una ricchezza e varietà di me, per cogliere i riflessi di te. Ma in ogni mia scrittura stretta tu puoi vedere che ogni uomo è equivalente ad un altro? Fagocitato dalle masse? No, io sono nato antimodello con le pulsioni intense del mio urlare di sangue e celebrare questa eretica erotica fatta d’acqua, di terra, d’aria e di eterno fuoco. Ed ogni cosa è distrutta, ogni parola è già stata pronunciata e consunta nell’inerzia del colpevole, il sognatore che possiede la luna. Certo che poi ci penso, come un circolo di spazi dentro i quali cercare il calore del tuo corpo, per cogliere in ogni tuo piacere aspetti di me. Ma in ogni mia esigenza carnale tu puoi vedere che ogni donna è equivalente ad un’altra? Fagocitata dalle masse? No, io sono nato antimodello con le pulsioni intense del mio urlare di sangue e celebrare questa eretica erotica fatta d’acqua,di terra,d’aria e di eterno fuoco. Ed ogni casa è distrutta, ogni nota è già sta composta e consunta nell’inerzia del colpevole, il sognatore che possiede la luna.
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eppure c’è della musica di fondo

Pubblicato il 17 giugno 2009 in poesia da hermansji

non c’è niente da condividere
davanti all’urlo del mondo
quando ti manca la terra da sotto
e finisci per sbattere la testa
contro tutte quante le nuvole
trattenendo il respiro per troppo
puoi rinunciare anche all’anima
non era compresa nella garanzia
hai acquistato cancelli del tempo usati
dovrai tenerti sia la ruggine che i graffi
e non chiamarle emozioni sono solo delle catene
servono quando va bene a fissarti le parole
eppure c’è della musica di fondo
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da/per la terra

Pubblicato il 6 gennaio 2007 in prosa da hermansji

«Fantasmi?»
«Tu ci credi?»
«A chi passa il tempo ad osservarci e non dire niente?»
«Li vedo tutti i giorni quando mi muovo in queste terre.»
«Nessuno mi porterà via…via da qui.»
«Cerchi un fantasma per questo?»
«Non lo so. Non so che dire. Forse un uomo che spunti fuori dal buio mi afferri e mi trascini via con sé.»
«In un altro buio?»
«Fa differenza questo o quello?»
«Matilda quando parli così mi fai paura. E quella ferita che ti sei fatta sulla mano sinistra ha ripreso a sanguinare. Accidenti.»
«No! Lascia stare»
«Fatti togliere la fasciatura. Voglio vedere come sta la mano. Forse è infetta!!»
«No! Sta bene… davvero.»
«Perchè ti sei ferita?»
«Non lo so ero disperata. Volevo liberarmi del dolore che avevo nell’anima. Desideravo portarlo in superficie. Fare in modo che uscisse fuori da me.»
«Ed ora?»
«Ora? Mi fa sentire viva. Questa ferita non mi fa sentire un fantasma.»
«Oddio. Vieni a guardare dalla finestra. Cosa accade a questa terra? Di giorno è come ricoperta dalla neve e di notte lingue di fuoco l’attraversano. Stringimi. Ho tanta paura di quello che verrà.»
«Dovremmo andar via…»
«Ma dove?»
«Non lo so… Geltrude non lo so.»
«Certe volte sogno di avere un fiore sconosciuto tra le dita, di camminare sulle nostre terre floride tra i contadini allegri per il raccolto. Poi mi sveglio e sento ancora il profumo di quel fiore.»
«E’ un sogno bellissimo. Vorrei viverlo ora…»
«Stringimi forte!»
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la terra

Pubblicato il 15 novembre 2006 in poesia da hermansji

occhio che danza
chiuso fra tante spalle
ed origliare al suono
di una cantilena di strada
luce di chi ha già precluso
si spegnerà o rigenerata
lungo la scia del solitario
rimane l’eco di una vecchia poesia
si aprono cancelli
e torniamo ai morti
li pregheremo per un’ora
lasciateci il posto
nel grembo della nostra terra
che possiede gli occhi
color bella carne

lasciateci il posto
accanto alle mammelle
della morte che ci uccida

la voglia
per l’ultima volta
ci tolga la vita
quando saremo più forti


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oceano

Pubblicato il 11 novembre 1997 in prosa da hermansji

Ascolto “Loosing The Light”
dei Blood Stained Host

Ogni rumore, in quel piccolo appartamento, era venuto ad acquietarsi, per far spazio al violino demoniaco del sonno. Un vecchio con molto zelo e la barba incolta, tipica delle divinità, che con dita tozze si divertiva a a sfregare le parti di quello strumento. Si aggirava per le stanze passando attraverso le porte chiuse, per distillare ad ognuno le gocce del suo dolce, o a seconda dei casi amaro, oblio.
Fu così che Miele si lasciò ubriacare e si risvegliò nuda, sulla riva di un torrente in piena, sotto il calore di un sole amabile. La corrente scendeva, in perpetui gorghi, senza fine, eppure sembrava che, in certi punti, fosse statica: sì… lo era!!!. Nei nodi, tra una corrente e l’altra, non vi era movimento, l’unione perfetta delle infinite voluttà dava luogo al finito. Là si sarebbe respirata una migliore pace, un bene prezioso.
Improvvisamente il suo corpo sentì il bisogno di allontanarsi da quella terra, farsi trasportare dalle correnti, ma la mente ricordava che le sue gambe non l’avrebbero concesso. Eppure l’istinto fu così forte che alla fine si lasciò andare. Una volta nell’acqua, le sembrò di non avere peso né misura: quasi quella massa fosse una sua appendice.
Il suo corpo era cambiato e continuava a modificarsi come il movimento di quella corrente irrefrenabile. Le gambe si muovevano ed erano mosse mentre tutto il suo corpo veniva accarezzato dai flutti.
Un movimento brusco le fece entrare acqua nella bocca, ma non era salata anzi dolce: in verità le ricordava un fiume di brandy (se mai ne fosse esistito uno). Raggiunse in poco tempo la meta.
Quando si distese sulla quiete del nodo, l’effetto distensivo durò poco e sentì il bisogno di rituffarsi. Notò allora il mutamento più radicale, la sua statura era diminuita, come avesse perso dieci anni.
Inorridì al pensiero di essersi consumata come una candela e quando rimirò il percorso compiuto non distinse più la spiaggia dov’era stata al risveglio. Si trattava, in realtà, di uno dei tanti nodi creati dalle correnti. Ma in acqua, in quell’oceano di sensazioni e profumi, c’erano altre donne, tutte di età diverse, che giocavano tra loro a seguirsi. Si trattava di Miele… sì nelle varie età: dalla nascita all’oggi. Cellule moltiplicate da un’unica Unità e divenute autonome per vita propria.
Non riusciva a credere ai suoi occhi e pianse, finché non fu mattina e si ritrovò nel suo letto. Squadrò stranita la stanza ma l’oceano aveva lasciato il posto alle coperte attorcigliate.

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