E’ un vestito di niente, colle foglie che restano a dormire mentre taglio e ricucio qualche ferita che non s’abbina più con questo mio vestito fatto di niente. Ma tu non chiamarle ancora poesie, perché queste sono solo le cortecce che stacco dagli alberi e poi tiro il filo… e aspetto, passerà sopra il sole, camminerà a testa in giù anche la luna. Passerà, così raccontano che tutto passa, anche se ora non c’entra il filo troppe volte ripiegato dentro al foro di questo piccolo ago che ho. E tra le dita lascio che si strusci un pensiero ma uno di quelli impuri che sanno di odore e dolore di donna. Avessi la ricetta giusta ti lascerei a dormire. Sì… a sognare finché non è pronto e ti porterei da mangiare a letto per non farti nemmeno alzare. Lasciarti riposare in attesa che smetta il vento di scompigliare e frugare, colle sue unghie, la schiena della spiaggia e far del male alla linea continua del mare. Assomiglia questa fiamma alla semplice valigia che riempi di tutto e poi ti manca qualche cosa, ma tu dormi ancora che la luce del giorno non è del tutto andata via. Io, invece, mi disinfetto le dita ché mentre cucivo questa scrittura mi sono fatto male, s’era bucato il ditale e non m’ero accorto di aver sporcato col sangue la stoffa impura della notte che vado tracciando per te col pensiero. Tu dormi, ché poi verrò a darti un piccolo bacio, piccolo per farlo scivolare sotto le tue labbra chiuse fino a farsi strada nelle stanze della tua mente. E ti porterò in dono spicchi d’arancia rossa, il risveglio così e nient’altro. Non m’è rimasto più niente qui, dentro alle tasche di questo vestito che m’assomiglia anche troppo, questo vestito fatto di niente. Ti porterò solo questo me, chissà se te lo farai bastare…
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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