un vestito di niente ed un piccolo bacio

Pubblicato il 31 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E’ un vestito di niente, colle foglie che restano a dormire mentre taglio e ricucio qualche ferita che non s’abbina più con questo mio vestito fatto di niente. Ma tu non chiamarle ancora poesie, perché queste sono solo le cortecce che stacco dagli alberi e poi tiro il filo… e aspetto, passerà sopra il sole, camminerà a testa in giù anche la luna. Passerà, così raccontano che tutto passa, anche se ora non c’entra il filo troppe volte ripiegato dentro al foro di questo piccolo ago che ho. E tra le dita lascio che si strusci un pensiero ma uno di quelli impuri che sanno di odore e dolore di donna. Avessi la ricetta giusta ti lascerei a dormire. Sì… a sognare finché non è pronto e ti porterei da mangiare a letto per non farti nemmeno alzare. Lasciarti riposare in attesa che smetta il vento di scompigliare e frugare, colle sue unghie, la schiena della spiaggia e far del male alla linea continua del mare. Assomiglia questa fiamma alla semplice valigia che riempi di tutto e poi ti manca qualche cosa, ma tu dormi ancora che la luce del giorno non è del tutto andata via. Io, invece, mi disinfetto le dita ché mentre cucivo questa scrittura mi sono fatto male, s’era bucato il ditale e non m’ero accorto di aver sporcato col sangue la stoffa impura della notte che vado tracciando per te col pensiero. Tu dormi, ché poi verrò a darti un piccolo bacio, piccolo per farlo scivolare sotto le tue labbra chiuse fino a farsi strada nelle stanze della tua mente. E ti porterò in dono spicchi d’arancia rossa, il risveglio così e nient’altro. Non m’è rimasto più niente qui, dentro alle tasche di questo vestito che m’assomiglia anche troppo, questo vestito fatto di niente. Ti porterò solo questo me, chissà se te lo farai bastare…
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gioco di biglia dedicato a te

Pubblicato il 5 marzo 2010 in prosa da hermansji

E poi… accidenti ma che volevo dire? Ah, forse solo farti ridere e trasformarmi nella cosa più piccola di questo mondo, scivolarti tra le caviglie come una biglia ed invitarti a prendermi. Ma tu non guardarmi così altrimenti vien da ridere anche a me. E poi… il rischio che mi avvicini con una qualunque scusa per rubarti con lentezza un bacio, beh quel rischio c’è. Lo sai e sorridi, come per dire che il gioco lo governi tu ed io non posso più andare a zonzo dove voglio ed invece guarda un po’, son già dietro te. Ti soffio sul collo e svanisco in un’altra piega dei tuoi pensieri. Mi cerchi, mi chiami con la voce che adoro e mi lascio trovare ma sotto la stoffa di quel discorso che non abbiamo più ripreso. Tu fai quella faccia lì, quella di quando vuoi dire – lo sai, te l’ho già spiegato… – ed io faccio quell’altra faccia lì, quella di quando sto sbottonando un bottone dopo l’altro le cose che ti hanno già fatto del male, perché mi accontento anche di sentirti serena.
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hai messo la cornice

Pubblicato il 19 novembre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

Fuori della notte, fuori dal buio del disprezzo che hanno gli altri quando ricordi loro che nessuno è perfetto. Fuori dal sentiero già segnato da chi d’improvviso ha smarrito la sua ironia, da chi si è perso inseguendo l’ombra del mondo.
Nessuno di preciso sa che cosa voglia dire poesia, così scrivere è come usare i pennelli per buttare giù le tue impressioni su una stoffa dove qualche volta piove, tra le trame navi vanno per le loro rotte senza rimpianti.
Alla fine, quando hai messo la cornice e delimitato i confini di quello che vuoi mostrare, ciò che hai scritto non ti appartiene più. E’ già dentro la fantasia di chi ti stava ad ascoltare, di chi seguiva le stradine del tuo raccontare.
Così come certi quadri che appartengono agli occhi di chi li ha osservati ed evolvono in nuovi personali dipinti, anche quello che scrivi cresce dentro gli altri e, se va bene, metterà dei fiori ma senza far troppo rumore.
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