un equilibrio nuovo senza sogni

Pubblicato il 14 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ho voglia d’un equilibrio nuovo per spiegare i refusi che hanno il riverbero stanco dell’odio. Prendi questo sangue, prendi questa carne ma dimentica tutto il resto, queste parole che sono andate a male mentre coltivavo il tempo e cresceva colle spine conficcate dentro.

Sarà stato anche lo sguardo a disarcionarmi quando ero arrivato a crederci, invece no non ci avevo messo impegno fino a toccare il fondo. E la tua fede non mi ha mai baciato sulle labbra, m’è rimasto solo quel nervo scoperto d’intenzioni, solo che ci ho fatto poco… toccata la parte vera del tuo calore era già finita la notte nelle pieghe del giorno senza sogni.

Ma è il cammino quello che davvero chiedo a me stesso? Non è forse solo il perché senza nemmeno la necessità della quiete? Forse è il fuoco per bruciare la punta d’ogni conflittualità… forse è solo il peccato per lavare via ogni traccia del domani? La sutura per sigillare le parole abbandonate al seguito del sole mentre si soffre anche la fine del godere.
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la carne ha fame #1

Pubblicato il 27 giugno 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

Collaborazione “sperimentale” con Elisa Gianola.

Lei da corpo alle mie parole.

Buona lettura.

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

C’è un crocicchio furente di pensieri dentro la mente, come se ribollisse all’improvviso l’anima del mondo ma attraverso i miei occhi. Le dita si trasformano, lente mutano nella piega di quegli oscuri fiori di carne, con le spine sufficienti a penetrare e lasciare lividi sulla pelle della realtà.

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l’importante

Pubblicato il 27 marzo 2010 in prosa da hermansji

No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che ci ha attraversato col volto di tutte le donne amate o che s’è spogliata carnale delle onde convulse perché le annodavano stretto il cuore. La notte ha vinto ed ha inghiottito il versante d’un altro peccato troppo umano per non lasciare solchi dentro il furore delle nostre anime.
No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che ci siamo portati a letto, che si è circondata di spine per non farsi penetrare più di quello che ci ha concesso e mai oltre il confine astratto dove i sentimenti sbandano percorrendo le curve dell’amore sbagliato.
No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che, finito il piacere, ci resta a dormire accanto tra i nodi delle coperte ma colla mente è già andata via. Ce ne accorgiamo al risveglio, quando abbiamo addosso le sensazioni sorde d’un corpo che ha goduto nell’intervallo privato del cuore, eppure, agli occhi degli intrusi, c’eravamo scordati anche i cassetti aperti per casa.
Ed allora no, non è quello l’importante. No, ci sono stanze mentali, ammodernate di noi, dove siamo nudi e vulnerabili. Le apriamo di rado solo quando ci convinciamo che negli occhi di un’altra persona troveremo quello che cerchiamo senza dimenticare chi siamo. E mentre è spalancato il giudizio del giorno col dito contro, nonostante tutto, continuiamo a fiorire perché siamo anche quel giardino dove vien bene fare l’amore.
Così no, non è quello l’importante, nella giornotte torneremo a sfiorarci l’anima e fonderci come una carne sola anche se conserveremo quelle nostre spine sul dorso delle anime… per la troppa paura che oltre il confine dei sentimenti non ci sarà modo di cambiare direzione e toccherà percorrere le curve di un altro amore sbagliato.
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macchie scure

Pubblicato il 25 gennaio 2010 in prosa, riflessioni, www.hermansji.it da hermansji

Ma tu che mi leggi a fare? Dentro questo labirinto di scrittura non puoi trovare altro che frammenti di direzioni. Prova ad alzare il volume dei pensieri. Senti il rumore di queste parole? C’è solo dell’interferenza, è il tuo cuore a contatto con la materia grezza di cui è fatto un mondo così sbagliato. Tu che mi leggi hai scoperto quanto può deluderti l’uomo che è in me? Non sono io ma tu che osservi, sei tu a mettere ordine ed attribuire valore al disordine che mi lascio dietro. Sei tu che vedi il buono e non i frammenti di taglienti sciocchezze che getto via. Perché non mi lasci morire nel confine tratteggiato di questo silenzio? Perché non hai il coraggio di riprendere quello che t’appartiene? Vieni più vicino. Vieni ed ascolta la mia nuda voce. Ascoltala per davvero, senti il picco del rumore di fondo che è in me. No, non è semplicemente questo il punto. Smettila di mentire, smettila di attribuirmi il valore che non ho. Smettila di fare la vittima. Gli uomini non hanno niente dentro ed io non sono diverso da nessun altro, io sono tutto ciò che tu hai già incontrato. Nella mia anima c’è solo l’abisso che trascina dentro le navi che non hanno cambiato rotta quando era il loro momento. Puoi chiamarla incomunicabilità ma sarebbe solo un’altra delle coperte dove nascondere la verità… i pensieri non hanno volto, nemmeno la sostanza della carne ed il calore del sangue.
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ciclo di ritorno per dei pensieri

Pubblicato il 4 gennaio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Mi spiace, ho solo questo pensiero. Anche se lo metto da parte, succede che poi lo riprendo tra le dita. Comincio a levigarlo, aggiungo qualche cosa, come fosse un piccolo giardino. Tolgo le spine, sistemo dall’erba infestante e accarezzo qualche fiore augurandomi che sopravviva al vento ma non è mai così semplice. Altre volte batto il ferro e porto a compimento il cancello, perché se tengo a qualcosa lo proteggerò. Così passa inevitabilmente il tempo, metto da parte e poi, quando non c’è nemmeno un motivo, torno ad averne cura. Per fatti miei, m’ostino a renderlo in qualche modo presentabile o meno imperfetto, ma perché? Infondo è solo un pensiero, non ha nessun valore e qualche volta fa così rumore che vorrei soffocarlo sotto i cuscini di altri pensieri. Ma più ci facciamo del male, più finisco per ricordare come tutto questo, anche il frastuono, siano parte di me.
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Come la neve

Pubblicato il 22 dicembre 2009 in prosa da hermansji

Tende nere che tengono chiuse la luce che fa troppo male agli occhi della mente, il silenzio che governa anime furenti in questa casa mentre il vento accenna una canzone d’ululati lunari. La magia che erode e porta via ogni idea, i luoghi non sono altrove, è solo l’anima che fa indigestione di sensazioni per questo divora, ancora viva, ogni emozione. Tu sei come la neve, così riposo tra le spine d’un pensiero impuro ma sangue non c’è più. Resta un sottofondo di tormenta che mi sveglia come un canone all’improvviso. L’imperfezione delle stagioni mi toglie l’illusione della quiete, in ogni nascita ed in ogni morte io rivedo la bellezza irraggiungibile, io sento il calore delle metamorfosi. Dai odiami, arriva fino a donami tutta la tua negatività e nasconditi in me, come un peccato assecondami. Sotto la tua neve custodiscimi, riverbera in questo buio della mia anima, come la neve per cristallizzare il nostro allunaggio in punta dita. Ed infettiamoci d’amore mentre sale, all’improvviso, il frastuono di questa città che vuole cedere al silenzio, che vuole scomparire…
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