io sono nato antimodello

Pubblicato il 17 settembre 2009 in blog, prosa da hermansji

Certo che poi ci penso, come un circolo di spazi dentro i quali vi è una ricchezza e varietà di me, per cogliere i riflessi di te. Ma in ogni mia scrittura stretta tu puoi vedere che ogni uomo è equivalente ad un altro? Fagocitato dalle masse? No, io sono nato antimodello con le pulsioni intense del mio urlare di sangue e celebrare questa eretica erotica fatta d’acqua, di terra, d’aria e di eterno fuoco. Ed ogni cosa è distrutta, ogni parola è già stata pronunciata e consunta nell’inerzia del colpevole, il sognatore che possiede la luna. Certo che poi ci penso, come un circolo di spazi dentro i quali cercare il calore del tuo corpo, per cogliere in ogni tuo piacere aspetti di me. Ma in ogni mia esigenza carnale tu puoi vedere che ogni donna è equivalente ad un’altra? Fagocitata dalle masse? No, io sono nato antimodello con le pulsioni intense del mio urlare di sangue e celebrare questa eretica erotica fatta d’acqua,di terra,d’aria e di eterno fuoco. Ed ogni casa è distrutta, ogni nota è già sta composta e consunta nell’inerzia del colpevole, il sognatore che possiede la luna.
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mantra

Pubblicato il 9 marzo 1997 in prosa da hermansji

Come era debole alle prime luci dell’alba la Città, senza un nome, senza sforzo alcuno era immobile. Occhi brillanti di qualche finestra, vitrei privi d’espressione. Attraverso di loro avresti potuto vedere altri che si stavano svegliando proprio come te, o che continuavano a dormire. Ma la città era un gattino, sbirciando le sue palazzine di borgata fino al centro avresti trovato il modo di farle fare le fusa componendo una poesia: perché c’era lo spirito disorientato, ma equilibrato in forme e spazi.
Meditava a lungo prima di spingersi con la gente sui tram, sugli autobus, sui pullman e rifletteva i loro umori per tutto il giorno così che la sua forma era ostile, piena di contraddizioni. Ma la mattina ritrovava il suo equilibrio, la sua unità, mentre per le strade c’erano solo le ombre a camminare inseguendo le carte portate dal vento.
E sembrava chiamarti, «Scendi anche tu dai» mentre fingevi di non ascoltare la sua voce, «scendi anche tu in perfetta unità».
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