senza nemmeno far caso a dove

Pubblicato il 5 marzo 2010 in prosa da hermansji

Il biglietto tra le dita, il ritorno del freddo, il traffico rallentato e lo sguardo un po’ triste come quella sensazione di non voler proprio andare via. Le cose da fare, la mente comunque occupata, la musica nelle orecchie che va, il quadrante argento vintage che segna soltanto l’una, il diario nero ma nessuna poesia da legare al sonno del foglio. E le donne, le donne, quante donne che ti danno il buon umore, ti danno pure il tormento, ti fanno stare bene e stare male prima d’arrivare all’accapo di quello che davvero volevi dire. Il traffico ha ripreso la sua schizofrenica andatura tra le discussioni generali degli altri passeggeri, come un bambino a disegnare con le dita sul finestrino appannato del pullman, forse arriverà la neve per davvero e già la gente a preoccuparsi. Partire, ripeterselo ancora almeno per farsi venire la voglia di dire quel sì e, poi, smettere di giocare col biglietto come fosse solo un pretesto per ricordarsi che è toccato partire. Ricordarsi di sorridere, smettere di osservare quello che accade fuori dal finestrino e ricascarci per osservare imbambolato qualche donna con imbraccio il suo bambino. Aprire il diario nero e provare a scrivere, scrivere da che ormai è rimasta solo l’abitudine anche a quello, poi rileggere e voler strappare tutte queste inutili parole, chiudere il diario e promettersi che la prossima volta sarà per qualcosa d’importante, un motivo decente per cui valga la pena svegliare le parole dal letargo. Chiudere gli occhi, provare a dormire per ingannare il pensiero del viaggio e ritrovarsi a pensare all’odore del tuo corpo, allo sguardo così intenso che hai quando facciamo l’amore mentre la musica nelle orecchie continua ad andare senza nemmeno far caso a dove.
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buonanotte

Pubblicato il 24 agosto 2009 in prosa da hermansji

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Questa è la buonanotte per te, prima che venga a bussare, persa per persa, la fretta di un’altra nostalgia. C’è una piccola stella in questa oscurità che lenta avvolge i pensieri, s’è pure messa a bussare contro la porta e m’ero scordato perché la tenevo serrata. Quando le ho aperto sono stato avvolto dalle correnti di altre necessità, ed anche se, alla fine del giorno, crolliamo tra le braccia d’un sonno che non seduce più di tanto, resta accesa una ferita di speranza al fondo di noi. Così, senza aver mai trovato il manuale che spieghi il perché della vita, ci prepariamo a stare meglio in piedi il prossimo domani, e questa notte servirà solo ad insegnarci come planare anche nella realtà. Buonanotte.
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il sole a passi nudi

Pubblicato il 16 agosto 2009 in prosa da hermansji

Ed entra il sole a passi nudi, avrà pure bussato ma non l’avrei certo ascoltato dopo che il sonno mi ha tenuto a mollo i pensieri. Ma gli occhi oggi non li apro, sole col ritmo finto africano, come se là fuori non ci fossero già abbastanza prede e predatori. Così mi tengo i rumori del giorno, concesso seppure non richiesto, mentre svaniscono tutte le sensazioni. Svaniscono le strade aperte nella carne a solcare il sangue da dentro… senza nemmeno un addio, svaniscono.
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attrattive distruttive

Pubblicato il 28 maggio 2009 in poesia da hermansji

scivolando lieve come nessuna altra cosa
tu che prendi per buona la mia luna d’ossidiana
io che ho dentro una sirena chiamata autodistruzione
regina oscura con occhi di gioia
regina nucleare con occhi di stupore

scivolando lieve come nessuna buona nuova
tu che prendi per cattiva la mia luna d’ossidiana
io che ho dentro una sirena chiamata come te
regina oscura con occhi grevi di sonno
regina nucleare con occhi senza pianto

scivolando lieve come nessuna alternativa
tu che prendi per genuina la mia luna d’ossidiana
io che ho dentro una sirena chiamata complicità
regina oscura con occhi troppo limpidi
regina nucleare con occhi dialoganti


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hai perso quello che vorresti dire

Pubblicato il 23 aprile 2008 in poesia da hermansji

hai perso quello che vorresti dire
omaggio ai fiori ed alle altre distrazioni
sempre di fretta con un’estraneità
che si mostra così affettuosa
da avere tutte le voglie in una sola
e proseguire da dove puoi sentire
l’appartenenza del finalmente tu

«da sola senza lasciarti urlare
soffrire senza sofferenza»

sensibile alla costanza del raziocinio
che ti scruta biologicamente
e stupra di tedio ogni cosa in te
a poco a poco
nel fondo dell’assurdo

così per disfare il gomitolo d’ogni occasione
senza cambiare il negativo della tua vita
terribilmente tua
la stessa che muta in se stessa
addolorata e strafottente
mentre gode apertamente in te

«tu anima
tu radice della casa altrui
tu corpo incarnato nel dolore della carnalità
tu veicolo della pelle mutevole al tatto
tu angoscia puttana
tu tortura morsa dal gridare nella testa
il godere che risuona tra le gambe»

niente è tuo
perché sei odore d’estraneità
in ogni autunno che invade il mondo intero
mentre cammini piano vestita di freddo
ed accompagni il rumore del sonno assente

«tu che intrecci i capelli infantile
tu ti spogli e lasci che sia così
tu vuoi e senti il labirinto dell’anima
sorgere vagabondo»

obbedisci all’improvviso
quando il tempo è scivolato
nella sacca esatta del dolore
solo il tempo caduto per la via
solo il tempo indebolito senza nervi acuti d’impressioni

«ed anche se hai perso quello che vorresti dire
hai vinto il senso di poi senza capire
così per una scusa sufficiente
a deviare lo schiocco feroce della vita
ma certi sentimenti
non hanno più neanche un nome»
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