vieni nel mio cuore

Pubblicato il 28 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Faccio le pieghe al cuore perché voglio lasciarti entrare comodamente e rimboccartelo attorno. Vieni a dormire dentro di me, vieni e porta con te tutta la luce del sole che riesci a rubare via.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

alla fine non scendo

Pubblicato il 20 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Che poi sarà anche leggero il pensiero ma ti trasporta chissà dove… ora scendo, ora scendo. Solo che alla fine non scendo più e continuo a pensare a te. A cosa assomiglia allora questo pensiero? Sembra così piccolo che un vento qualsiasi lo porterebbe via, strappandolo anche alle dita lunghe del ricordo… altre, pure inzuppato fino alle ossa di pioggia, continuerebbe a starsene lassù, colla faccia tosta d’osservare anche il sole negli occhi.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

ο δαίμονα πεταλούδα σκορπιός…

Pubblicato il 12 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Sempre a metà, colla misura inesatta della distanza che separa la dualità della mia anima e il peso di questa eterna colpa. Descrivi il mondo che vedi perché io sono cieco, ho ferite così profonde che il mio equilibrio è solo una grazia non pervenuta quando come un sussurro lascia queste stanze senza far cadere nemmeno lo stelo d’un fiore. Mi porto dentro uno strano temporale, piove anche di giorno come se fosse abitare una città dove hanno esiliato il sole, quello che non c’è poi ti viene a mancare. E il mondo alla fine scompare, sento ancora il richiamo del fuoco d’ogni nascita e d’ogni morte. Lo sento, mentre tu ti lasci portare fino al termine del piacere, allora, nelle catene del nostro sguardo, il mondo non c’è mai stato. E quello che resta della nostra pelle ancora brucia, come un sordo dolore nelle frequenze di voci che hanno smarrito la loro appartenenza… anche di questo piacere non resterà niente se non il nostro consumarci. Ti stringo a me mentre tu ingoi gli ultimi istanti del mio antico fuoco.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

confezionare le parole

Pubblicato il 4 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Confezionare le parole per le occasioni, ritrovarsi in tasca quelle dolci e quelle anche troppo scontate. Abusarne, finché non è arrivata inevitabilmente la data di scadenza, con quel sapore amaro d’un pensiero andato a male per ragioni che non sapremo mai spiegarci. Adattarci, come si può quando non c’è modo di fermare il tempo e non resta che osservare il mondo sempre con gli stessi occhi. E bolle anche la marea se proprio non può farci del male, trascinarci all’interno dei nostri pensieri fin dentro quel tempo delle memorie che dovremmo saper lasciare andare. Un respiro, un altro proposito, la faccia più indurita, il cuore col bilanciere regolato sulla marcia ottimale almeno per non fallire del tutto ma non mai è tutto qui. Così restare ad ascoltare. Sì… ascoltare quell’interferenza che può spiegare perché quando intercetti il segnale di un’altra vita, quando sembra che non sia brutto passare il resto delle stagioni a disegnare un sole oltre il temporale, quando lasciamo l’anima libera di spalancare le sue ali… poi non c’è modo di fermare la marea che sommerge tutto, non c’è modo d’aver ragione del tempo che passa senza guardare indietro. Possiamo solo adattarci, come si fa quando non c’è nessuna ostinazione che possa insegnarci a vincere la partita colle carte già segnate dal destino.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

oggi

Pubblicato il 1 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Oggi, il risveglio aveva dita così lunghe da tenere in piedi pure quella sfera che brucia, muore nella solitudine dei pianeti, solo che è inciampato tra le coperte, poi s’è rialzato e le ha trascinate coi piedi, tanto che non le ho più trovate.

Oggi, il risveglio era un fatto personale, come una gatta che s’è scaldata tutta notte, s’è stiracchiata sbadigliando prima di andare via ma non ho ritrovato le ciotole al solito posto in cucina, così ho capito che era andata via davvero.

Oggi, era semplicemente un altro principio, uno dei tanti come un altro conteggio di secondi eternamente in fuga verso il traguardo della notte. Qui dove la vita è tutto un riciclo di cose già dette, un ricatto di buoni propositi e non c’è modo per stare tranquilli.

Oggi, avrò fatto un mio personale olocausto coll’ultimo fuoco della stufa. Messo la riga e tirato la somma per metterci dentro a quel fuoco le cose che sono, quelle che sono stato, ciò che ho amato, quanto avrei voluto condividere ma no, basta… se devo scontrarmi col futuro è inutile portarsi cose così ingombranti.

Oggi, come un altro ieri o l’ennesimo domani, questa vita ha insegnato che la testa dura è solo uno dei miei difetti. Non ci cambierò quei discorsi nati a metà, magari solo perché farei l’inutile sforzo di mettere congiunzioni fra loro senza vedere alla fine nessuna figura uniti i punti.

Oggi, ah già anche oggi era stupidamente , banalmente nient’altro che oggi.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

bottoni

Pubblicato il 25 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Non mi piace parlare di me, cambio sempre discorso e non permetto di varcare la linea che protegge quell’oltre dei miei pensieri, di affacciarsi da quella piccola finestra per osservare da vicino cosa davvero c’è nel puntoduepuntipunto di me. Ma qualche volta, anche se tengo tutto nascosto sotto al disordine delle cose da fare, insomma capita che guardo così indietro da dire – oddio come avevo fatto a dimenticarlo -. Oggi mi è tornato in mente quando mia madre, che cuciva un vestito illuminata dal sole, chiedeva ad un me piccolo, ma piccolo davvero, di aiutarla a trovare altri bottoni uguali al suo. Era la cosa più divertente del mondo, no non mi annoiava frugare con lei dentro quelle grandi scatole di metallo e cercare, piano scoprire le assonanze tra le forme ed immaginare che in ognuna vi fosse, anche se piccola, una storia dimenticata. Vite vissute di riflesso, attraverso abiti indossati chissà poi da chi, per quale occasione o per nessuna in particolare. Frammenti per lo più persi chissà dove, nel filo che unisce tra loro i percorsi delle nostre umanità. Qualche volta mia madre sorrideva guardando quello che avevo tra le dita, ricordava cosa si nascondesse dietro quel particolare bottone, l’abito che aveva cucito e per il quale erano avanzati oppure un particolare cappotto, appartenuto alla nonna che non avevo mai conosciuto e dal quale era stato tolto. Spesso, nella caccia, trovavo solo un tipo per ciascuna varietà… e lo mettevo da parte in un punto preciso del lungo tavolo da sarto. A ripensarci mica saprei dire perché sceglievo sempre quell’angolo e non cambiavo mai. Stavano lì e dopo, prima di rimetterli al loro posto, sarei tornato a disturbarli per giocare ancora un po’ e inventare storie sulla loro vita precedente, tanto i bottoni non se la sarebbero mai presa con un bambino.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

il sorriso del sole

Pubblicato il 27 febbraio 2010 in prosa, riflessioni, www.hermansji.it da hermansji

Non è una contrattura quella che si espande attraverso me, forse è proprio una frattura di cose che non hanno mai avuto un significato. Cade il pensiero e rotola, va da qualche parte mentre c’è solo il sorriso del sole che invade tutta la stanza. Io ho gli occhi dolenti eppure cerco di osservare, ma cosa ci sarà mai da guardare? Se il mondo sbircia addosso, perché ci ostiniamo a volerlo salvare e sbirciamo anche, mentre ci mangiamo le unghie imbambolati, presi dall’osservare ma per trovarci cosa? Cosa c’è? Quando ti viene come un muto disagio, come se ti mancasse tutto e non ti manca niente. Con le mani che sembrano mezze parole che non sei più in grado di pronunciare, colle braccia che sembrano rami d’un albero. Albero che c’ha quella ferita che ti si addice e ci va a riposare un vecchio gufo. Allora sei cavo così, perché non ti hanno tolto il cuore s’è fatto polvere evolvendo secondo logiche tutte umane. Così smettila di credere che l’umanità sia un valore, che dietro alle nuvole bianche o grigie restino comunque dei sentimenti capaci di urlare più forte del resto. Finiresti solamente ad osservarti invecchiato, proprio come il gufo che si ricorda di te ma quando vuol sentirsi protetto per chiudere gli occhi ed abbracciare una notte senza paure. Ma non riesco a smettere, non ci riesco mai. No, non è una contrattura, nemmeno una frattura, forse assomiglia a certe ferite che ti fanno del bene, mentre ti ascolti vivo colla voglia d’un pensiero positivo. Una bella abitudine, una frase d’amore pronunciata piano con troppa commozione a far vibrare leggere le parole, forse assomiglia a questo sole che ha il sorriso e non smette di rovistare nel perfetto disordine delle cose da fare.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

sotto un cielo tenue

Pubblicato il 28 novembre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

per appenderci un sole infantile

Pubblicato il 22 agosto 2009 in prosa da hermansji

In ascolto ma senza nessuna risposta, solo disposto ad intercettare la frequenza di ogni tua inquietudine. Dici basta per farti sentire che, seppure senza un filo di voce, io sono accanto a te? Basta solo questo? Non ho nemmeno una frase per farti sorridere, anche se troverò qualcosa per ricamarci sopra una stupidaggine e provocarti il riso. Si, questo solo sento di poterlo fare, cercare anche un piccolo chiodo, sulle pareti di questa umana debolezza, per appenderci un sole infantile. Questo solo cercherò di farlo per te.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

matilda – parte seconda

Pubblicato il 12 giugno 2009 in abruzzo, prosa, www.hermansji.it da hermansji

Matilda di hermansji – parte seconda

- SECONDO -

SCENA PRIMA

(Mattina calda e divorata dal sole. Fernando, preso da una forte malinconia, esplora le soffitte.)

Fernando: Il solaio era come l’isola del tesoro. Bastavano pochi indizi per dare una qualche coordinata sulla mappa della fantasia. C’era tutto. Anche la polvere, quando eravamo piccoli, sembrava magica.

Ricordo che io e Matilda venivamo quassù a nasconderci chissà poi da cosa. Passavamo le ore ad inzaccherarci di vecchi odori. E trovare sempre una scusa buona per aprire gli scaffali arrugginiti… o convertire in strumenti di bordo antiquati utensili che magari avrebbero preferito restare a dormire.

Alle volte ci capitava di scovare qualche giocattolo di legno intrappolato dalle tele. Perlopiù dei cavalli intagliati in modo impreciso. La vernice sollevata lasciava intravedere profonde rughe o zone dove il legno si era tarlato.

Ora questo posto è governato solo dalla luce, dagli scorpioni e da qualche uccello. Nonostante tutto è vita che scorre intorno a me. Gli uccelli, come gli scorpioni, hanno timore della mia presenza. Sono l’ombra di qualche loro paura e, anche se fragile come un fantasma, sconto le colpe di altri. Continua a leggere »


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.