la città assente

Pubblicato il 6 aprile 2010 in prosa da hermansji

Dovunque andrai a soffocare il pianto e a trattenere la voglia d’urlare, per non sentire l’eco di tutto lo spazio da arredare che ti porti dentro, la città sarà sempre così assente. Ruvido è anche il sapore del tempo che sfugge tra le dita, simula radici e spine senza neppure aspettare che noi si riesca a farci davvero l’abitudine. Ma resta sempre assente la città saturnina, esiste solo attraverso i nostri occhi. La tua pelle, tesa dal vento, nasconde le mie dita che cercano di affondare quest’ancora nel terreno della tua anima. In questa perfetta lingua immutabile del destino, anche qui c’è tanto spazio da poterci evolvere dentro, fino a costruire per noi quello che vorremmo essere. C’è spazio per sistemare i ritagli delle vite, che tenevamo di riserva, se fosse esplosa la quotidianità sotto ai nostri piedi. Ma tu non riesci più a sopportare questa città assente, il peso dell’incomunicabilità che ti schiaccia fino quasi a non lasciarti più respirare. E nemmeno io posso più rallentare la tua sciocca fuga o fermare lo sfarinarsi di questo dolce affetto che potrebbe ancora riavvicinarci.
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ciclo di ritorno per dei pensieri

Pubblicato il 4 gennaio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Mi spiace, ho solo questo pensiero. Anche se lo metto da parte, succede che poi lo riprendo tra le dita. Comincio a levigarlo, aggiungo qualche cosa, come fosse un piccolo giardino. Tolgo le spine, sistemo dall’erba infestante e accarezzo qualche fiore augurandomi che sopravviva al vento ma non è mai così semplice. Altre volte batto il ferro e porto a compimento il cancello, perché se tengo a qualcosa lo proteggerò. Così passa inevitabilmente il tempo, metto da parte e poi, quando non c’è nemmeno un motivo, torno ad averne cura. Per fatti miei, m’ostino a renderlo in qualche modo presentabile o meno imperfetto, ma perché? Infondo è solo un pensiero, non ha nessun valore e qualche volta fa così rumore che vorrei soffocarlo sotto i cuscini di altri pensieri. Ma più ci facciamo del male, più finisco per ricordare come tutto questo, anche il frastuono, siano parte di me.
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a tenere le dita contro

Pubblicato il 16 luglio 2009 in poesia da hermansji

Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?


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