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Archivio per etichetta: 'silenzio'

hermansji

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degli abissi e delle maree

Da certi posti non riesci ad andar via, così, ora che ci penso, mi sembra di sentir muovere, sotto la cute di questa nostalgia, un intero cammino in cerca del sentiero più breve per tornare a sciabordare tra gli abissi e le maree che m’avevano sedotto. Come una moltitudine d’uccelli in ascolto dell’ora più propizia al loro canto, attorno a me restano inquieti sintomi ed impressioni, compagnie smarrite dall’incedere della notte mentre scrivo di posti che non sembrano più nemmeno reali, posti che sono ormai polverose rovine dentro i miei ricordi. Eppure io sono parte anche di tutto questo. Qualche volta apro la valvola ad elio dei pensieri, lo faccio per tornare in superficie, e trovo rifugio nell’oscuro cuore d’una sirena. Lei, col suo strano affetto, mi cura, disinfetta paziente le bruciature auto inflitte all’anima, mentre cercavo di nascondere la crescita delle sue nere piume. Anche se in silenzio, lei mi ascolta e, con quei suoi occhi partoriti dal mare, sembra rassicurami. Qualche volta, quando mi sta accanto, con quella sua meravigliosa dolcezza, penso che non le sarebbe difficile uccidermi. Penso che se v’è una ragione per cui non mi ha abbandonato al mio destino, questa deve essere in ciò che ci unisce e non in ciò che ci rende così diversi. Forse abbiamo lo stesso cuore d’ossidiana e dell’insaziabile necessità di sentirci amati.
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Come la neve

Tende nere che tengono chiuse la luce che fa troppo male agli occhi della mente, il silenzio che governa anime furenti in questa casa mentre il vento accenna una canzone d’ululati lunari. La magia che erode e porta via ogni idea, i luoghi non sono altrove, è solo l’anima che fa indigestione di sensazioni per questo divora, ancora viva, ogni emozione. Tu sei come la neve, così riposo tra le spine d’un pensiero impuro ma sangue non c’è più. Resta un sottofondo di tormenta che mi sveglia come un canone all’improvviso. L’imperfezione delle stagioni mi toglie l’illusione della quiete, in ogni nascita ed in ogni morte io rivedo la bellezza irraggiungibile, io sento il calore delle metamorfosi. Dai odiami, arriva fino a donami tutta la tua negatività e nasconditi in me, come un peccato assecondami. Sotto la tua neve custodiscimi, riverbera in questo buio della mia anima, come la neve per cristallizzare il nostro allunaggio in punta dita. Ed infettiamoci d’amore mentre sale, all’improvviso, il frastuono di questa città che vuole cedere al silenzio, che vuole scomparire…
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attraverso le correnti

dialoghi silenziosi ed interiori
gli occhi che cercano te
qualcosa è andato storto
forse perché il mondo non è mai entrato
dentro a quel secchiello
eppure tu ci hai creduto fino infondo
camminando sulla sabbia
e lasciando dietro conchiglie
per ritrovare il principio
col coraggio del tuo ritorno

dicono che la pelle protegga
secondo me nasconde come il mare
e quando c’è calma
Dio ci ha donato la sua grazia
ma quando viene la battaglia
tutto si mescola proprio come il mare
così l’amore ci trascina dove vuole
e possiamo solo farci meno male

dialoghi con poca voce e riflessioni
le mani che cercano te
qualcosa s’è aggiustato
forse perché non serviva prendere il mondo
con quel infantile secchiello
eppure tu ci sei rimasta male
ma ti ho accompagnato
finché ho potuto
e solo che ormai non ho più
il coraggio del mio ritorno

dicono che la pelle protegga
secondo me riesce anche ad amare
e quando è in ascolto
canta colle vibrazioni del cuore
ma quando perde la speranza
tutto si mescola proprio come nell’amore
così ci inabissa un’onda di inquietudine
e possiamo solo nuotare contro corrente
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il grigio scivola nel blu

Il pianoforte suona freddo che nemmeno il vetro riesce a parlarti con la stessa voce oscura e violenta. Le dita che cancellano ogni distanza, il tempo che piega la schiena e cerca di fuggire all’interno di stanze vuote. L’anima che non è voluta nemmeno entrare a buttare lo sguardo contro le pareti di questa carne troppo umana per fare del bene, così attende fuori sorseggiando il suo tè di Darjeeling. Osserva il grigio, senza voce del cielo, con la speranza che venga lentamente sostituito da un’altra miscela, lei adora il blu. Il sangue che scende dalla mente, scivola sotto pelle a raggiungere queste dita che creano, poi, senza nemmeno rendersi conto, distruggono anche tutto… nonostante siano le stesse dita.
Saranno troppo addormentati i pensieri, per accorgersi che degli angeli avevano bussato, prima di intrufolarsi per casa con le zampe dei gatti. Non c’è neanche del latte per placare la loro sete d’amore, così giocano e si rincorrono tra le stanze e per le scale. Hanno giocato anche a strappare le pagine dai diari neri, sul pavimento ci sono solo percorsi di labirinti di carte, frammenti di parole scritte che non conducono più a nessuna frase precisa. Ordine e disordine parlano la stessa lingua e sorseggiano dallo stesso bicchiere, ordine e disordine.
Il pianoforte ha smesso di parlare, ma il silenzio non è tornato a farmi compagnia messo alla porta dal ticchettio nervoso degli orologi disseminati per casa. Stanco mi sono avvicinato all’uscita. Ho intravisto il grigio del cielo scivolare nel blu. L’anima in piedi davanti alla porta, osservava quello spettacolo sorseggiando lentamente il suo tè. Aspettava proprio questo istante anche senza niente di cui parlare, siamo rimasti ad osservare quel curioso mare sospeso sulle nostre teste.
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pensieri contundenti

Silenzio d’oceano mentre le correnti trascinano e rimescolano tutto. E nella mente pensieri contundenti coll’occasione buona per dare cibo al corso degli eventi, le preghiere a memoria adatte a sciogliere i nodi nelle reti dell’anima. Il retro gusto amaro delle poesie, perché io odio la poesia tanto quanto odia me, colle briciole del tempo che scarseggia porto in tasca i doni della sirena, la furia che incalza invocando l’autodistruzione. Qui, dove si compone e si scompone l’ultimo rintocco di ogni cosa già detta e di ogni vita già vissuta, in questa contraddizione mia è la mente che cancella la distanza col principio della fine, qui il silenzio non arretra ma segna, colle dita nell’aria, il suo vangelo di incomunicabilità.
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una coperta blu sotto lo sguardo della notte…

In perfetta solitudine a rimarginare le fratture senza usare le parole, ora che le odi ma di più, un gioco alla pari perché anch’esse odiano te. Camminare trascinando la gamba, anche se resterà qualche cicatrice sul fianco, te ne farai una ragione. La verità? Ci avrai pensato che eri finito all’angolo tra te e te, schiacciato dall’inquietudine del suono delle parole quando certe domande sono più belle senza le nostre risposte. E le bugie? Le avrai vendute per qualche rotella di liquirizia oppure tenute in tasca piegate per ricordartele ancora. Le gioie? Ci avrai condito almeno gli spaghetti quando a nessuno andava di cucinare, usciti dall’ospedale senza voglia di parlare col sottofondo del traffico o di quelle stupide canzoni dove tutto è perfetto. I dolori? Almeno con quelli è venuto bene farci l’amore perché poi smetti di pensare e ti lasci andare, all’interno di qualche tuo personale labirinto. Ma devi ripassare la parte perché non sei il mostro alla fine del dedalo e nemmeno l’innocente che merita il pianto della consolazione. Poi smetterai, quel giorno smetterai perché non ne puoi più, hai le palle piene di trascinare con te la vita e vorresti muovesse il culo per camminare da sola. Ti andrebbe bene anche cercare la combinazione giusta per salvare tutto di te ma con un altro nome, uno che non sia quello di un santo perché punto due punti punto hai già perso il filo che l’arianna coscienza aveva lasciato per guidarti verso la fine. E provare a respirare che ancora non si paga, questa aria satura di veleni, provare e provare, semplicemente respirare.
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pian piano

Un altro pezzo di piano, tagliato a fette con un giro di accordi ed una variazione anche se stanca. Le dita che fanno male, qualcosa da dire al silenzio che poi sorride al bordo. Eppure hanno già suonato tutto e raccontato sempre le stesse cose. Così anche quando il mondo è già finito, proprio come questo spartito, il mondo ricomincia da un semplice vagito, forse perché “quel” mondo non c’è stato mai…
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qualche volta

Qualche volta il silenzio contiene più parole di quelle che si possano spendere fino a farsi venire il fiato corto. Qualche volta la voce si trascina perché non ha niente da dire ma non è un bel vedere, sembra di assistere alla processione di un funerale quando tutti sanno che la bara è vuota. Qualche volta la scrittura contiene più menzogne di quelle che potremmo esprimere soltanto con la voce. Qualche volta gli sbagli hanno un tempo di reazione che non ti aspettavi e sembra che partecipino a rimettere le cose a posto. Qualche volta ti accorgi di colpo di essere finito sui binari ma non passerà nemmeno un treno da lì, la ferrovia è abbandonata da anni. Così prendi a respirare piano per tranquillizzarti. Qualche volta non ti è rimasta nemmeno una volta da provare, resti con il sapore in bocca di una vecchia stagione e davanti l’indefinito di chissà cosa.


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abitudine


Dell’abitudine, ecco forse è di questa che ti vengo a raccontare senza voce alle orecchie. No nemmeno, oggi non ti racconto più di niente e mi abbottono il cappotto, ma non per il freddo solo per l’abitudine. Tu in silenzio continui a lavorare, sempre lì senza smuoverti neppure quando provo ad urlare. Lì, un fantasma fatto di silenzio tra noi. Esco dalla stanza e mi avvio lungo il corridoio, apro la porta chiudendola veloce ma tu niente. Non ti importa se andrò via o se ti starò accanto. Resti lì, sempre al tuo posto e continui a lavorare. Torno da te, seduto in disparte ti guardo forse innamorato di quello che resta, la nostra incomunicabilità, oppure è la voglia feroce di vincere questa partita e spogliare finalmente la nostra abitudine. Non parli più, sei in un altro luogo eppure siedi proprio davanti a me. La vita ti ha cambiata, è stato un giorno quando si era fatto tardi, uscita dalla scuola con i compiti degli alunni sottobraccio. Avevi inviato un sms perché mi avevi pensato tutto il giorno senza nemmeno un motivo. Ed io ero in udienza quando la tasca della giaccia si era messa a brontolare, il giudice spazientito e il cancelliere a rimproverarmi. Eri poi venuta a cercarmi passando il tempo, prima che io uscissi dal tribunale, tra le vetrine del corso dove c’erano quei piccoli angeli di resina. Alla pausa, componendo il tuo numero, m’ero affacciato alla finestra che da sulla strada, ma non rispondevi. Quando l’udienza è ripresa finalmente hai risposto, ti ho detto di fretta che ne avevo per molto, forse era il caso di non aspettare inutilmente. Ti sei ingelosita non so di cosa e hai riattaccato, subito dopo hai richiamato. Non ti ho risposto, ho pensato che volevi scusarti ma dovevo spegnere il cellulare. Sono passati mesi da quel giorno, nessuno sa perché non hai fatto caso a quella macchina prima di attraversare, forse volevi tornare alla vetrina dove c’erano quei piccoli angeli di resina. Forse è colpa mia, non lo so vorrei che tu dicessi qualcosa. Ti giuro mi basterebbe anche sentire le tue parole di odio, ma questo silenzio è solo una catena che stringe ogni giorno sempre più. Vorrei poter spiegare, qualcosa si lo vorrei, magari che tu rompessi un oggetto invece di passare il tempo a rileggere i compiti dei tuoi alunni. Ora esco, il mio caratteraccio mi dice che riuscirò a smuoverti solo facendoti del male, così ti regalerò quei maledetti angeli di resina. Spero che tu li afferri per scagliarmeli contro, se lo farai mi sembrerà di aver ricevuto il più bel regalo della mia vita. Se accadrà ti avvolgerò nel mio cappotto e ti abbraccerò sollevandoti dalla tua carrozzina. Scenderò le scale con te, ti porterò a vedere il tramonto dalla balaustra dove abbiamo litigato la prima volta che ci siamo conosciuti. E non mi importerà se ci osserveranno, nemmeno di cosa penseranno sentendoti urlare e piangere la tua frustrazione, più mi odierai più bacerò le tue lacrime e scalderò le tue guance.
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Menzogna, silenzio ed errore nella truffa semplice

Vediamo di comprendere in pillole come si atteggiano la “menzogna”, il “silenzio” e l’ “errore” all’interno dell’articolo 640 del Codice Penale, che punisce la truffa “semplice”:

Chiunque, con artifici o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da Euro 51 a Euro 1.032.
La pena é della reclusione da uno a cinque anni e della multa da Euro 309 a Euro 1.549.
1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;
2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.

Per la dottrina maggioritaria [FIANDACA-MUSCO, MANTOVANI, SAMMARCO , DE MARSICO , MAGGIORE , PEDRAZZO] il reato di truffa è plurioffensivo poichè l’interesse tutelato va dall’integrità patrimoniale sino alla libertà del consenso. Mentre per la dottrina minoritaria [MANZINI] e la risalente giurisprudenza della Cassazione, ad essere minata dal delitto, sarebbe la sola buona fede pubblica.

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Il legislatore d’altra parte, con una valutazione di stretta politica criminale, ha inteso la truffa come un reato a “cooperazione artificiosa”, ossia il truffatore (si badi al “chiunque”, ossia non si tratta di un soggetto qualificato) ha bisogno di carpire il consenso della stessa vittima. Non hanno nessuna rilevanza, a questo proposito, la mancanza di diligenza, di controllo e di verifica da parte della vittima.

Il nucleo, attorno al quale si sviluppa il delitto, è costituito essenzialmente dall’elemento materiale. Orbene la condotta, come descritta dal legislatore, ha una forma vincolata e deve consistere in “artifici o raggiri”.
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Artifici e raggiri che sono stati, di volta in volta, individuati in comportamenti quali : il rilascio di cambiali con false generalità, la spendita di moneta contraffatta, mendaci dichiarazioni o assicurazioni sulla presenza di requisiti o concessioni edilizie.

La questione si riassume nella rilevanza o meno della menzogna, del silenzio e dell’errore :
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1) la cosiddetta menzogna “nuda” o “semplice”, ossia non accompagnata da elementi che la facciano apparire per vera, è normalmente considerata irrilevante ma un recente orientamento ha permesso una sua espansione. Infatti, per la Cassazione 5579/1998 è punibile anche la mera menzogna qualora si riesca a dimostrare la sua idoneità ad ingannare la vittima;
2) per i comportamenti omissivi, riassumibili nella nozione di “silenzio”, la giurisprudenza muove l’attenzione nella contemporanea presenza di un obbligo giuridico di non tacere, rectius di informare, desumibile da qualsiasi branca del diritto (ad es. l’articolo 1337 del Codice Civile). La dottrina aggiunge, però, un ulteriore requisito. Parla, infatti, di “silenzio circostanziato” ossia esteriormente idoneo a creare una falsa rappresentazione della realtà negli occhi della vittima;

3) l’errore se è condizione propria della vittima e quindi slegata al comportamento dell’agente viaggia autonomamente rispetto al reato di truffa. Così “l’approfittamento” di tale condizione non costituisce un elemento della condotta tipizzata. All’opposto è penalmente rilevante il comportamento diretto a produrre l’errore (induzione in errore) od aumentare il vantaggio di quell’errore. La giurisprudenza parifica all’errore la situazione di “dubbio” mentre DEL TUFO puntualizza come l’errante sia piu’ vulnerabile del dubitante.


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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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