sfrega il fiammifero

Pubblicato il 27 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Il giorno che si confonde e poi viene a nascondersi sotto l’ombra fredda di un risveglio senza niente da dire. Tu hai tutte le parole del mondo, tu possiedi ora anche le mie, sfrega il fiammifero e bruciale. Continuerò ad esistere nel silenzio che atterrisce e ingigantisce tutte le paure.
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LD50 #2

Pubblicato il 14 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Sei nell’aria? Qui dove si è tinto di nero l’orizzonte solo perché gli ho urlato dagli occhi tutta la mia rabbia, perché l’ho mitragliato di pensieri fino ad avvelenarlo di me. Sei nell’aria? Qui dove sembra che ci abbiano soffiato dentro tutte le sette bocche del silenzio… qui che divinità sei? Ora che ci guardiamo negli occhi e la rabbia ci ha svelato le bestie che siamo? Che creatura sei? Io sono il mostro farfalla scorpione che non volevi più vedere, più tenere sulle ginocchia. Sei nell’aria? In questo orizzonte nero, tu sei solo una delle sette bocche del silenzio. Sei nell’aria?
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piccole prigioni

Pubblicato il 19 maggio 2010 in prosa da hermansji

La lontananza, le ombre che formano piccole prigioni per questa luce che ora viene e va, gli occhi che oggi non riescono a vedere niente, si è fatto difficile anche distinguere quel poco che prima almeno filtrava attraverso il buio dell’anima. Così prendo l’aria e l’accordo per suonarci dentro con le dita perse nel vuoto come fossero le viole d’un concerto che avrei voluto comporre e mi è rimasto annodato alle ferite dell’anima, un concerto che tu non riusciresti mai a comprendere di me. Sbagliato, tutto così sbagliato da sembrare anche perfetto così, e questa completa cecità che non mi permette di rintracciare quante linee ci siano a condurmi fino a perdermi da solo dentro al mio pensiero di te. Piccola divinità che punge le pareti del cuore per rintracciare del sangue che non c’è più, ho il cuore fatto di ossidiana. Risalire a cavallo di una dorsale fatta di buio, i pensieri che mi mutano nel volto della rabbia e tu che lasci cadere ogni conversazione, hai capito già che non vale la pena restare in ascolto. Non c’è nient’altro al fondo di questa risacca, solo ombre pronte a condurre via i sentimenti oltre l’orlo di ogni dubbio. Così viene a bussare a me soltanto del freddo silenzio, solo questo grammo di radici avvelenate di odio improvviso, la cura… la cura che non funziona perché avrei bisogno di una trasfusione di sangue pieno di calore umano, di un bacio sulle labbra che riesca a fermare l’avanzare di quest’oscurità improvvisa. Ma gli occhi restano ciechi, suono e risuono in tutte queste stanze di un concerto improvviso colle note come le onde sulle quali viaggia affamato di te il mio pensiero smarrito, come le dita che vorrebbero riuscire a contaminare d’affetto tutti questi fiori silenziosi, formano un labirinto tra noi che ci terrà separati per sempre.
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silenzio

Pubblicato il 22 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Silenzio. E lo puoi sentire? Il silenzio di quest’ombra, come se andasse a passeggio per le scale della mente e portasse via, un pezzo dietro l’altro, quelle cose che non vanno in questo giorno, magari per farci abitare soltanto il calore che viene con gli occhi chiusi della notte. Ha un odore, un profumo di carnalità ma piena di sogni, una coperta in cui riuscire a dormire perché no, non c’è un luogo pronto come il sangue a inondare e ustionare sotto pelle, senza nessuna quiete, senza bugie perché oggi le voglio cancellare dalla mente anche per te. E sai, questo silenzio non fa più paura, è diventato anche dolce come la veglia della mia piccola e pallida luna, una compagnia con le labbra bagnate del sapore d’un vino scuro come l’ombra che volteggia sulle nostre idee ma non farà del male, ci sorriderà per sedurci di strade, di fioriture e di altre possibilità. Silenzio, come nell’attesa di prendere davvero fuoco e bruciare, bruciare come le stelle anche se le abbiamo dimenticate, persi com’eravamo a germogliare di sogni o restare poi bloccati dentro al labirinto delle nostre vite, del nostro lento morire senza neanche un perché. Ma quest’ombra sorride, non dice neanche una parola, continua ad andare leggera, come se avesse già visto tutte le pieghe del mondo e cosa ci abbiamo nascosto dentro, per paura di perderle un giorno, uno di quelli col fiato troppo corto e il cuore ostinato a marciare senza neanche un dove. Ed aver voglia d’aprire le braccia per sentire il vento contro, far finta di possedere anche oscure ali, innestate nella cervice dell’anima, sentirle vibrare lievemente percosse come l’organo d’una chiesa abbandonata, come la voce che mi trabocca dal cuore, come la profondità di questo silenzio. Sentire il richiamo di quel tuo dolore senza voce, vedere le ferite che ti fanno compagnia e reagire, con le ali feroci, per azzannare tutto questo vento contrario, condurti via con me dove è la veglia d’una notte calda e piena di calore, cercare della normalità ma senza il ricatto di questa zavorra di materialità. Poi, finalmente ascoltare questa frequenza, restare insieme ad osservare il tramonto e tenerlo per gioco tra le dita, finalmente percepire in noi la bellezza di questo silenzio con le parole ormai finite, come la sabbia dei nostri secchielli, come se ci fosse di colpo tutto il tempo e niente di più, per farci abitare soltanto il calore che viene con gli occhi chiusi della notte.
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Il male della sirena

Pubblicato il 4 aprile 2010 in prosa da hermansji

Sarà la febbre che non smette di puntualizzare i dettagli di questo malessere, ma forse non è davvero febbre. Così quando non ci sei, riesco a percepire le tue urla attraverso la mente e mi sembra di sapere in quale punto del mare tu sia nascosta a prendere cura delle tue ferite. Mi stai chiamando anche ora. Cammino per smarrirmi un po’ tra le direzione molli della sabbia, mi sento osservato come se ci fossero i tuoi profondi occhi sotto l’acqua ed il mare spuma stanco eppure senza quiete. Che il suono delle tue dita sulla mia pelle assomigli al richiamo di quelle onde profonde di cui ho paura, forse è quello che mi fa stare male così… o no. Sento il tuo sapore sulle labbra ed il morso che ci siamo donati, quando eravamo entrambi furenti per riuscire a stare bene davvero. Senti le mie urla? Sto gridando attraverso questo silenzio, riesci a percepire le frequenze del mio pensiero come io percepisco le tue? Ci stiamo chiamando anche ora.
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degli abissi e delle maree

Pubblicato il 2 gennaio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Da certi posti non riesci ad andar via, così, ora che ci penso, mi sembra di sentir muovere, sotto la cute di questa nostalgia, un intero cammino in cerca del sentiero più breve per tornare a sciabordare tra gli abissi e le maree che m’avevano sedotto. Come una moltitudine d’uccelli in ascolto dell’ora più propizia al loro canto, attorno a me restano inquieti sintomi ed impressioni, compagnie smarrite dall’incedere della notte mentre scrivo di posti che non sembrano più nemmeno reali, posti che sono ormai polverose rovine dentro i miei ricordi. Eppure io sono parte anche di tutto questo. Qualche volta apro la valvola ad elio dei pensieri, lo faccio per tornare in superficie, e trovo rifugio nell’oscuro cuore d’una sirena. Lei, col suo strano affetto, mi cura, disinfetta paziente le bruciature auto inflitte all’anima, mentre cercavo di nascondere la crescita delle sue nere piume. Anche se in silenzio, lei mi ascolta e, con quei suoi occhi partoriti dal mare, sembra rassicurami. Qualche volta, quando mi sta accanto, con quella sua meravigliosa dolcezza, penso che non le sarebbe difficile uccidermi. Penso che se v’è una ragione per cui non mi ha abbandonato al mio destino, questa deve essere in ciò che ci unisce e non in ciò che ci rende così diversi. Forse abbiamo lo stesso cuore d’ossidiana e dell’insaziabile necessità di sentirci amati.
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Come la neve

Pubblicato il 22 dicembre 2009 in prosa da hermansji

Tende nere che tengono chiuse la luce che fa troppo male agli occhi della mente, il silenzio che governa anime furenti in questa casa mentre il vento accenna una canzone d’ululati lunari. La magia che erode e porta via ogni idea, i luoghi non sono altrove, è solo l’anima che fa indigestione di sensazioni per questo divora, ancora viva, ogni emozione. Tu sei come la neve, così riposo tra le spine d’un pensiero impuro ma sangue non c’è più. Resta un sottofondo di tormenta che mi sveglia come un canone all’improvviso. L’imperfezione delle stagioni mi toglie l’illusione della quiete, in ogni nascita ed in ogni morte io rivedo la bellezza irraggiungibile, io sento il calore delle metamorfosi. Dai odiami, arriva fino a donami tutta la tua negatività e nasconditi in me, come un peccato assecondami. Sotto la tua neve custodiscimi, riverbera in questo buio della mia anima, come la neve per cristallizzare il nostro allunaggio in punta dita. Ed infettiamoci d’amore mentre sale, all’improvviso, il frastuono di questa città che vuole cedere al silenzio, che vuole scomparire…
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attraverso le correnti

Pubblicato il 7 novembre 2009 in poesia, riflessioni da hermansji

dialoghi silenziosi ed interiori
gli occhi che cercano te
qualcosa è andato storto
forse perché il mondo non è mai entrato
dentro a quel secchiello
eppure tu ci hai creduto fino infondo
camminando sulla sabbia
e lasciando dietro conchiglie
per ritrovare il principio
col coraggio del tuo ritorno

dicono che la pelle protegga
secondo me nasconde come il mare
e quando c’è calma
Dio ci ha donato la sua grazia
ma quando viene la battaglia
tutto si mescola proprio come il mare
così l’amore ci trascina dove vuole
e possiamo solo farci meno male

dialoghi con poca voce e riflessioni
le mani che cercano te
qualcosa s’è aggiustato
forse perché non serviva prendere il mondo
con quel infantile secchiello
eppure tu ci sei rimasta male
ma ti ho accompagnato
finché ho potuto
e solo che ormai non ho più
il coraggio del mio ritorno

dicono che la pelle protegga
secondo me riesce anche ad amare
e quando è in ascolto
canta colle vibrazioni del cuore
ma quando perde la speranza
tutto si mescola proprio come nell’amore
così ci inabissa un’onda di inquietudine
e possiamo solo nuotare contro corrente
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il grigio scivola nel blu

Pubblicato il 7 novembre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

Il pianoforte suona freddo che nemmeno il vetro riesce a parlarti con la stessa voce oscura e violenta. Le dita che cancellano ogni distanza, il tempo che piega la schiena e cerca di fuggire all’interno di stanze vuote. L’anima che non è voluta nemmeno entrare a buttare lo sguardo contro le pareti di questa carne troppo umana per fare del bene, così attende fuori sorseggiando il suo tè di Darjeeling. Osserva il grigio, senza voce del cielo, con la speranza che venga lentamente sostituito da un’altra miscela, lei adora il blu. Il sangue che scende dalla mente, scivola sotto pelle a raggiungere queste dita che creano, poi, senza nemmeno rendersi conto, distruggono anche tutto… nonostante siano le stesse dita.
Saranno troppo addormentati i pensieri, per accorgersi che degli angeli avevano bussato, prima di intrufolarsi per casa con le zampe dei gatti. Non c’è neanche del latte per placare la loro sete d’amore, così giocano e si rincorrono tra le stanze e per le scale. Hanno giocato anche a strappare le pagine dai diari neri, sul pavimento ci sono solo percorsi di labirinti di carte, frammenti di parole scritte che non conducono più a nessuna frase precisa. Ordine e disordine parlano la stessa lingua e sorseggiano dallo stesso bicchiere, ordine e disordine.
Il pianoforte ha smesso di parlare, ma il silenzio non è tornato a farmi compagnia messo alla porta dal ticchettio nervoso degli orologi disseminati per casa. Stanco mi sono avvicinato all’uscita. Ho intravisto il grigio del cielo scivolare nel blu. L’anima in piedi davanti alla porta, osservava quello spettacolo sorseggiando lentamente il suo tè. Aspettava proprio questo istante anche senza niente di cui parlare, siamo rimasti ad osservare quel curioso mare sospeso sulle nostre teste.
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pensieri contundenti

Pubblicato il 26 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Silenzio d’oceano mentre le correnti trascinano e rimescolano tutto. E nella mente pensieri contundenti coll’occasione buona per dare cibo al corso degli eventi, le preghiere a memoria adatte a sciogliere i nodi nelle reti dell’anima. Il retro gusto amaro delle poesie, perché io odio la poesia tanto quanto odia me, colle briciole del tempo che scarseggia porto in tasca i doni della sirena, la furia che incalza invocando l’autodistruzione. Qui, dove si compone e si scompone l’ultimo rintocco di ogni cosa già detta e di ogni vita già vissuta, in questa contraddizione mia è la mente che cancella la distanza col principio della fine, qui il silenzio non arretra ma segna, colle dita nell’aria, il suo vangelo di incomunicabilità.
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