corpo

Pubblicato il 6 gennaio 2009 in prosa da hermansji


Corpo che sembra tutto e non è mai niente di più, una serie imprecisa di coordinate per colpire ed affondare un altro cuore di donna. Sessualità vestita per resistere ai morsi del piacere ed invece è già caduta sotto le mie labbra più e più volte, esausta riposa nel mio letto. Corre il tempo e cresce altra sete, aspetto chissà cosa ed intanto scrivo sul vecchio diario nero una poesia stupida, guardo lei e penso che vorrei svegliarla e leggergliela come un ragazzino ma poi la cicatrice al cuore torna a far male. Anima che ho spogliato con lingua di peccato e dannato a me con caldo trasporto mentre versavo sulla sua schiena il mio liquore di more e lime. Al penetrare eterno della notte penso – domani non resterà più niente -. Tutto è possibile ma non qui e non con me. Lieve consolazione non farà tutto quel freddo che sentiva prima di sorseggiare col liquore di more e lime.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

oceano

Pubblicato il 11 novembre 1997 in prosa da hermansji

Ascolto “Loosing The Light”
dei Blood Stained Host

Ogni rumore, in quel piccolo appartamento, era venuto ad acquietarsi, per far spazio al violino demoniaco del sonno. Un vecchio con molto zelo e la barba incolta, tipica delle divinità, che con dita tozze si divertiva a a sfregare le parti di quello strumento. Si aggirava per le stanze passando attraverso le porte chiuse, per distillare ad ognuno le gocce del suo dolce, o a seconda dei casi amaro, oblio.
Fu così che Miele si lasciò ubriacare e si risvegliò nuda, sulla riva di un torrente in piena, sotto il calore di un sole amabile. La corrente scendeva, in perpetui gorghi, senza fine, eppure sembrava che, in certi punti, fosse statica: sì… lo era!!!. Nei nodi, tra una corrente e l’altra, non vi era movimento, l’unione perfetta delle infinite voluttà dava luogo al finito. Là si sarebbe respirata una migliore pace, un bene prezioso.
Improvvisamente il suo corpo sentì il bisogno di allontanarsi da quella terra, farsi trasportare dalle correnti, ma la mente ricordava che le sue gambe non l’avrebbero concesso. Eppure l’istinto fu così forte che alla fine si lasciò andare. Una volta nell’acqua, le sembrò di non avere peso né misura: quasi quella massa fosse una sua appendice.
Il suo corpo era cambiato e continuava a modificarsi come il movimento di quella corrente irrefrenabile. Le gambe si muovevano ed erano mosse mentre tutto il suo corpo veniva accarezzato dai flutti.
Un movimento brusco le fece entrare acqua nella bocca, ma non era salata anzi dolce: in verità le ricordava un fiume di brandy (se mai ne fosse esistito uno). Raggiunse in poco tempo la meta.
Quando si distese sulla quiete del nodo, l’effetto distensivo durò poco e sentì il bisogno di rituffarsi. Notò allora il mutamento più radicale, la sua statura era diminuita, come avesse perso dieci anni.
Inorridì al pensiero di essersi consumata come una candela e quando rimirò il percorso compiuto non distinse più la spiaggia dov’era stata al risveglio. Si trattava, in realtà, di uno dei tanti nodi creati dalle correnti. Ma in acqua, in quell’oceano di sensazioni e profumi, c’erano altre donne, tutte di età diverse, che giocavano tra loro a seguirsi. Si trattava di Miele… sì nelle varie età: dalla nascita all’oggi. Cellule moltiplicate da un’unica Unità e divenute autonome per vita propria.
Non riusciva a credere ai suoi occhi e pianse, finché non fu mattina e si ritrovò nel suo letto. Squadrò stranita la stanza ma l’oceano aveva lasciato il posto alle coperte attorcigliate.

.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.