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hermansji

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senza nemmeno far caso a dove

Il biglietto tra le dita, il ritorno del freddo, il traffico rallentato e lo sguardo un po’ triste come quella sensazione di non voler proprio andare via. Le cose da fare, la mente comunque occupata, la musica nelle orecchie che va, il quadrante argento vintage che segna soltanto l’una, il diario nero ma nessuna poesia da legare al sonno del foglio. E le donne, le donne, quante donne che ti danno il buon umore, ti danno pure il tormento, ti fanno stare bene e stare male prima d’arrivare all’accapo di quello che davvero volevi dire. Il traffico ha ripreso la sua schizofrenica andatura tra le discussioni generali degli altri passeggeri, come un bambino a disegnare con le dita sul finestrino appannato del pullman, forse arriverà la neve per davvero e già la gente a preoccuparsi. Partire, ripeterselo ancora almeno per farsi venire la voglia di dire quel sì e, poi, smettere di giocare col biglietto come fosse solo un pretesto per ricordarsi che è toccato partire. Ricordarsi di sorridere, smettere di osservare quello che accade fuori dal finestrino e ricascarci per osservare imbambolato qualche donna con imbraccio il suo bambino. Aprire il diario nero e provare a scrivere, scrivere da che ormai è rimasta solo l’abitudine anche a quello, poi rileggere e voler strappare tutte queste inutili parole, chiudere il diario e promettersi che la prossima volta sarà per qualcosa d’importante, un motivo decente per cui valga la pena svegliare le parole dal letargo. Chiudere gli occhi, provare a dormire per ingannare il pensiero del viaggio e ritrovarsi a pensare all’odore del tuo corpo, allo sguardo così intenso che hai quando facciamo l’amore mentre la musica nelle orecchie continua ad andare senza nemmeno far caso a dove.
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hai messo la cornice

Fuori della notte, fuori dal buio del disprezzo che hanno gli altri quando ricordi loro che nessuno è perfetto. Fuori dal sentiero già segnato da chi d’improvviso ha smarrito la sua ironia, da chi si è perso inseguendo l’ombra del mondo.
Nessuno di preciso sa che cosa voglia dire poesia, così scrivere è come usare i pennelli per buttare giù le tue impressioni su una stoffa dove qualche volta piove, tra le trame navi vanno per le loro rotte senza rimpianti.
Alla fine, quando hai messo la cornice e delimitato i confini di quello che vuoi mostrare, ciò che hai scritto non ti appartiene più. E’ già dentro la fantasia di chi ti stava ad ascoltare, di chi seguiva le stradine del tuo raccontare.
Così come certi quadri che appartengono agli occhi di chi li ha osservati ed evolvono in nuovi personali dipinti, anche quello che scrivi cresce dentro gli altri e, se va bene, metterà dei fiori ma senza far troppo rumore.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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