Queste sono le poesie che ho inviato per il Concorso Teatrale “La Carne” all’Associazione Culturale STED – Sezione Teatro:
LA CARNE : primo tema
/°)
E ti separi da me come un brivido,
vibrando nella carne, per
svanire come un soffio a fior di pelle.
Sei stata, la scorsa estate,
il rifugio preferito
per i miei solitari peccati
ed il Sapore procede
lentamente governando
legni semi-rotti dalla traversata.
«Eri la mia preferita cura per non guarire»
E ti separi da me come un brivido,
vibrando nella carne, per
svanire come un soffio a fior di pelle.
Sei stata, quest’inverno,
l’unico chiodo per
rassettare i miei legni
ed il Sapore mi invita
a riprendere la traversata
concentrando meglio la preghiera.
«Eri la mia piccola divinità privata»
LA CARNE : secondo tema
(°\
Sento la danza delle tue
braccia. Un lento stregato.
Contamina le ore e sfiora i mie passi.
Vicina / Lontana
Addormentati ad un sogno, i lembi
si lasciano attraversare dalle correnti
e mille voci, di sostanze sconosciute,
invadono l’equilibrio dei tessuti
mentre il cuore batte un tempo in rincorsa.
Le mani insegnano alla carne
melodie inusitate e timbriche profonde
perché s’alzi l’Onda oltre l’orizzonte dei capelli.
Un tocco, un respiro,
ho memoria di un gioco infantile.
Ho memoria di quanto poco posto
troverà tra le dita della Dama d’Inverno.
S’accalca il mistero,
respirando appena nelle sfumature di pelle,
e l’eco di nomi infantili riproduce
il passaggio lento del Piacere
nelle cavità celebrali.
Le mani stringono legami di carne
usando fraseggi virtuali su basi contaminate
perché s’alzi l’Onda e si disegni un oceano di capelli.
S’apre la mia carne di molteplici vite
e ridono i miei occhi
di correnti fluttuanti
negli infiniti sentieri celebrali.
Sono il dubbio-parassita,
immerso nel vuoto più distante,
sopra materie in moto perpetuo
senza perdere l’orientamento.
E tu serpeggi fra le strade
sollevando polvere per nascondere
le tracce del tempo.
Qual è la differenza ?
Ondeggiano le mie inquietudini
su tombe di sale.
Sono nocchiero di terra.
Giardiniere di sfrenate maree.
Foglia di castagno tra le tenui ilarità celesti.
…e fuggo con sete di un altro morso
ceduto tra arse attese.
E’ un monte il tuo amore
difficile trovare il
sentiero tra le parole.
Sei casto fiore e piango i tuoi petali stillando rugiada.
Possiedi occhi pieni di sogni
e suoni un canone palestriniano
con dita lacere.
Qual è la differenza ?
Ondeggiano le mie inquietudini
su tombe di sale.
Favole di pelle e dita ossute
rendono un vestito
per le nozze della Farfalla.
Chiusa nel suo castello: in moto perpetuo…
nel centro della materia priva di vuoto.
…E fuggo con sete d’un altro morso
lo renderò alla mia donna.
Sei la lama che tagliando
mi curerà; sei il dolore
che mi salverà.
Ferite sbocciano sulla mia pelle.
Sorridono a chi le curerà.
.:.
Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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