orchestralmente

Pubblicato il 3 settembre 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Emergere dagli abissi dei ricordi su un tappeto di ottoni ed urlare il mio nome perché è l’unica cosa che contiene le mie origini, mentre il morso del tridente cerca l’altra metà di me e vuole sentire il sapore del nostro sangue. Quante battaglie tra me e me? Sul filo di questo respiro che cresce si innesta il pianoforte a pulsare cuore, così cuce e scuce il grigiore improvviso dei miei stati d’animo, gemelli discordanti negli emisferi della mente. Il tridente, stella nera, che brucia e percuote il terreno come un timpano per rovesciare questo mondo di me così sbagliato.
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piattini di invidia

Pubblicato il 6 giugno 2010 in prosa da hermansji

Che è un giorno ma dentro ci vedo tanta notte, non è semplice aprire queste mani ed immaginare come riescano ad incendiare la tua pelle, a farti sorridere, a farti compagnia, a farti godere, a sorreggerti e farti anche del male.
Così qui, nel rovescio lento dei miei pensieri, nella cattiva abitudine a riflettere quante parti di me esistono allo stesso tempo? Forse perché tutto è così relativo da assomigliare a qualunque segno che questo vento lascia sulla pelle, ma le idee non sono ancore e, pur colla rabbia di volersi sedimentare, non riusciranno ad impedire una qualunque evoluzione.
Ho messo rami di voglie dentro al lenire del giorno e s’aprono come fiori blu, ora che ho cancellato la tua arroganza, ora che ho disinfettato questa infezione, ora… capisco che non mi è importato davvero. Cominciano a spogliarsi i dettagli che hanno preso ad attraversare questo giardino, al suono della ribeca giungono anche i ricordi, mischiati al veleno dicono di volermi bene… ma voglio smettere di dipendere dall’amore che non avrò e voglio scavare con le unghie per trovarlo dentro di me.
Ammetterlo è così difficile, ma in fondo io mi amo, anche se mi costa attraversare le onde e tenere di fronte il corsivo d’una intera vita. Io mi amo.
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disegni #1

Pubblicato il 14 aprile 2010 in blog, pensieri di carta, riflessioni da hermansji

Descrizione: Qualche volta io e le parole facciamo a botte, così racconto storie ma disegnando. E’ una cosa molto rara, ma capita. hermansji.ittiracconto.com

Description: Sometimes I hate the words, so I tell story but through drawings. It ‘s very rare but happens. hermansji.ittiracconto.com

Titolo: Ricordi (Memories) di hermansji.:.
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Titolo: Danza (Danze) di hermansji.:.
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Altri disegni su Flickr:
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bottoni

Pubblicato il 25 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Non mi piace parlare di me, cambio sempre discorso e non permetto di varcare la linea che protegge quell’oltre dei miei pensieri, di affacciarsi da quella piccola finestra per osservare da vicino cosa davvero c’è nel puntoduepuntipunto di me. Ma qualche volta, anche se tengo tutto nascosto sotto al disordine delle cose da fare, insomma capita che guardo così indietro da dire – oddio come avevo fatto a dimenticarlo -. Oggi mi è tornato in mente quando mia madre, che cuciva un vestito illuminata dal sole, chiedeva ad un me piccolo, ma piccolo davvero, di aiutarla a trovare altri bottoni uguali al suo. Era la cosa più divertente del mondo, no non mi annoiava frugare con lei dentro quelle grandi scatole di metallo e cercare, piano scoprire le assonanze tra le forme ed immaginare che in ognuna vi fosse, anche se piccola, una storia dimenticata. Vite vissute di riflesso, attraverso abiti indossati chissà poi da chi, per quale occasione o per nessuna in particolare. Frammenti per lo più persi chissà dove, nel filo che unisce tra loro i percorsi delle nostre umanità. Qualche volta mia madre sorrideva guardando quello che avevo tra le dita, ricordava cosa si nascondesse dietro quel particolare bottone, l’abito che aveva cucito e per il quale erano avanzati oppure un particolare cappotto, appartenuto alla nonna che non avevo mai conosciuto e dal quale era stato tolto. Spesso, nella caccia, trovavo solo un tipo per ciascuna varietà… e lo mettevo da parte in un punto preciso del lungo tavolo da sarto. A ripensarci mica saprei dire perché sceglievo sempre quell’angolo e non cambiavo mai. Stavano lì e dopo, prima di rimetterli al loro posto, sarei tornato a disturbarli per giocare ancora un po’ e inventare storie sulla loro vita precedente, tanto i bottoni non se la sarebbero mai presa con un bambino.
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edith

Pubblicato il 9 luglio 2009 in abruzzo, prosa da hermansji

Affacciata dal parapetto osserva le colline dei borghi abruzzesi svanire con l’avanzare del pomeriggio al ritmo del temporale annunciato. I suoi occhi soppesano le grosse nuvole scure all’orizzonte per concentrarsi sulla nebbia che ha preso il posto del mare. Il vento le tiene le guance con dita fredde mentre i capelli si muovono come i pensieri. Sotto i corvi cercano di intrufolarsi nei fori della muraglia per ripararsi, appena in prossimità, una corrente li allontana e costretti, poco dopo, tornano con più insistenza. La mattina passata a fare visita al paese anche se, ad essere sinceri, sarebbe dovuta rimanere al Convegno, non fosse altro perché aveva contribuito all’organizzazione. Si era, però, schifata del retro gusto troppo umano dei suoi colleghi. Così li ha mollati a prendersi il merito, per quel che possano valere le lodi sbadiglianti di chi è già proiettato al momento del pranzo. Presa l’occasione per il collo è sgattaiolata via, a metà del convegno, con un nervoso addosso che se non fosse stato per i pettini d’avorio, i capelli sarebbero rimasti ritti. Alla stazione di Pescara, con il biglietto blu tra le dita, prima di partire si è ripetuta la scusa – vado giusto per vedere se è cambiato – o almeno se l’è ripetuta buona per parecchio. Continua a leggere »


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matilda – parte seconda

Pubblicato il 12 giugno 2009 in abruzzo, prosa, www.hermansji.it da hermansji

Matilda di hermansji – parte seconda

- SECONDO -

SCENA PRIMA

(Mattina calda e divorata dal sole. Fernando, preso da una forte malinconia, esplora le soffitte.)

Fernando: Il solaio era come l’isola del tesoro. Bastavano pochi indizi per dare una qualche coordinata sulla mappa della fantasia. C’era tutto. Anche la polvere, quando eravamo piccoli, sembrava magica.

Ricordo che io e Matilda venivamo quassù a nasconderci chissà poi da cosa. Passavamo le ore ad inzaccherarci di vecchi odori. E trovare sempre una scusa buona per aprire gli scaffali arrugginiti… o convertire in strumenti di bordo antiquati utensili che magari avrebbero preferito restare a dormire.

Alle volte ci capitava di scovare qualche giocattolo di legno intrappolato dalle tele. Perlopiù dei cavalli intagliati in modo impreciso. La vernice sollevata lasciava intravedere profonde rughe o zone dove il legno si era tarlato.

Ora questo posto è governato solo dalla luce, dagli scorpioni e da qualche uccello. Nonostante tutto è vita che scorre intorno a me. Gli uccelli, come gli scorpioni, hanno timore della mia presenza. Sono l’ombra di qualche loro paura e, anche se fragile come un fantasma, sconto le colpe di altri. Continua a leggere »


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matilda – parte prima

Pubblicato il 9 giugno 2009 in abruzzo, prosa, www.hermansji.it da hermansji

Matilda di hermansji – parte prima

- PRIMO -

SCENA PRIMA

(Comincia la nostra storia. Un campo incolto. Il sole sta per concedersi alle voglie della Notte.)

Fernando:

(sdraiato tra gli sterpi)

Il Sole riempie queste giornate come un sintomo. Sento il battito della sua vita percorrere tutte le cose di cui si cibano i miei occhi. Ah se potessi cambiare pelle come una serpe o rilasciare un po’ del veleno che mi ingrassa i pensieri!!

(pausa)

La terra che mi è intorno, dopo tutti questi anni, conserva ancora le onde dure del lavoro degli uomini. Se fosse un mare, gli alberi qui sarebbero le mie navi. Questi legni son capaci di resistere alle tempeste degli appetiti umani. Già ora reggono i miei pensieri perché non si bagnino con l’acqua segreta del mio oceano di lacrime.

Il Vento è su di me. Saluta gli arbusti ed essi ricambiano l’affetto ondeggiando al tocco delle sue mani, come un pianista all’opera sulle sue variazioni. Vorrei essere una nota per liberarmi del corpo ed espandere la mia fisicità all’infinito attraverso l’aria. Cambiare registro senza nessuna concessione.

Sole!!!! il tuo livore mi consuma e rattrista ancor di più, voca me cum benedictiis.

(pausa)

Il Cielo è una coppa di brulè capovolta ed il liquido resta sospeso. Arriva la notte ed i pensieri ubriachi le fanno un grande inchino. L’uomo del tempo apre i contenitori della sua sabbia restituendo libertà a qualche sogno.

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ricordi…

Pubblicato il 28 maggio 2008 in riflessioni da hermansji

Oggi casualmente mi sono ritrovato tra le mani il mio vecchio ed adorato Bondwell… :blush: fui uno dei primi a comprarlo appena giunse in Italia. Non è stato cronologicamente il mio primo computer :nworthy: però ha fatto la sua storia. Sistema integrato sufficientemente portatile… dotato di batteria, 2 drive da 3,5″ pollici e di un discreto monitor a cristalli liquidi… l’ho acceso e dopo il boot mi sono tornate alla mente tante cose… accidenti come passa il tempo… :blink: ecco
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nemmeno un segno

Pubblicato il 20 marzo 2008 in poesia da hermansji

Rassomigliare a qualcosa che non c’è per traboccare da e per.

Ma non mi ascolta la pace troppo loquace, che prega all’unisono con le parole abusate e senza odore.

Così non è troppo mai o non mi asseconda, il modo indecente con cui vanno via le ragioni del cuore
e quelle più arroganti di politica e comodità.

E resta la pelle d’un incanto, fosse anche per non aver vinto mai al gioco dei ricordi.

Nemmeno un segno mi farà cedere, perché le lame più affilate non potranno fare troppo male
ad un cuore nero ossidiana.
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trasparenze

Pubblicato il 11 febbraio 2007 in prosa da hermansji

«Come si chiama?»
La ragazza, appoggiata alla balaustra, si voltò di scatto come svegliata d’improvviso. Dietro di lei, con le spalle contro il muretto, la piccola sagoma di un bambino.
Restò a guardarlo catturata dai suoi grandi occhi neri e da quel curioso atteggiamento innaturale per un bambino.
«Cosa?»
«Il posto che guardavi!»
Sorrise, ancora a colpirla era tutto l’insieme del nuovo venuto, il tono di voce era sicuro, l’aria che assumeva sembrava molto seria.
«Ma non guardavo un posto preciso… guardavo è basta»
«Il mare ti annoia?»
Si era avvicinato alla balaustra, aveva messo il faccino tra le sbarre e si era messo a guardare.
«Vuoi che ti tiri sù ? per vedere un po’ com’é?»
«Grazie»
«Accidenti» disse sollevando il bambino fino al poggia mani, lo tenne stretto saldamente al suo corpo. «No il mare non mi annoia. Perché dovrebbe?»
«Allora come fai a guardarlo e basta?»
«Succede quando hai tanti ricordi dentro la testa. Guardi un paesaggio come questo ma è come se non lo vedessi. Continui a riflettere sulle cose che ti affiorano dentro. Ma non c’e’ un posto preciso dove posare lo sguardo»
«Forse perché il mare è trasparente…»
«Già forse è questo il motivo…»
Strinse a se quel bambino… le faceva tenerezza e pensò. Si le venne da riflettere, un giorno diverrà anche lui un uomo? Conserverà qualcosa od avrà dimenticato la sua innocenza, sostituendola con la crudeltà che hanno gli uomini?
«Di un po’ come ti chiami?»
«Riccardo»
«E tu perché guardi il mare Riccardo?»
«Dipende dai giorni. Alcune volte perché si vedono i pesci nuotare. Altre perché si vedono i pescatori rientrare. Ma direi perché è’ bello. Sia con il sole… pure quando è grigio. Il mare è sempre bello»
«Già… il mare è sempre bello. Ora però devi scendere sei piccolo ma pesante.»
«Tu come ti chiami?»
Sorrise all’ometto che aveva davanti… «Il mio nome è Lucilla»
«Sei bella…»
«Grazie»
«Ora devo scappare. Grazie di avermi aiutato a vedere il mare Lucilla. Di solito mi aiuto con dei mattoni. Ciao»
«Ciao Riccardo»
Guardò il bambino svanire per le scale di metallo fino alla terrazza in alto. Tornò a scrutare il mare. Aveva mentito, per timidezza forse o perché non le era sembrato importante dire la verità. Guardando il mare vedeva il volto d’un uomo che con molta calma e distacco le diceva… come fosse la cosa più semplice del mondo, le diceva con la sua solita voce «non ti amo più». Già. Ecco cosa c’era dietro le trasparenze del mare…
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