sotto un cielo tenue

Pubblicato il 28 novembre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
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di troppe una cosa

Pubblicato il 25 novembre 2009 in poesia da hermansji

e le stelle a zonzo nella meta
dei complici e piacevoli inganni
sarebbe anche un miracolo
ma solo a metà
qui c’è il rischio di prendere l’amore
e di lasciare al banco la ragione
perché anche se così piccolo
questo brivido m’ucciderà
e forse saremo di troppe
una cosa ma una sola
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questo bacio può uccidere

Pubblicato il 18 ottobre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

E questo bacio può uccidere perché dentro ho messo il senso di quel groviglio fatto di niente che chiamano “me”. Ma forse uccide lentamente come le piume degli angeli, uccide la fede a colpi di quiete un volo dietro l’altro. L’universo invaso d’oscurità che sopravvive all’aggressione del sole, l’universo invaso di vita primordiale forse non ha necessità di guerra e sangue. Noi, al primo vagito del mattino e senza risposte, aspettiamo altra fine giusto per brindare alla cenere senza risposte. Agli sgoccioli della ragione facciamo una foto ricordo con la luna di sfondo e la bandiera dell’Italia, giusto un filo, macchiata della sporcizia di tutte le politiche artificiali. Domani la connessione al mondo sarà annullata e il rumore di fondo del silenzio godrà le pulsazioni di quel che rimane attorno, come il più grave incidente stradale e i corpi che sembreranno poter tornare vivi ma non doveva andare così. Niente ci verrà restituito dagli abissi delle illusioni, nemmeno le risposte che varranno poco e ogni domanda ne conterrà sempre un’altra. Così anche se mescolato al meglio e fatto d’amore questo mio bacio può uccidere perché dentro ho messo il senso incompiuto di una ricerca che è comune a tutti gli uomini. Ma forse uccide velocemente come l’egoismo di voler stare bene, senza ascoltare fino in fondo il rumore di fondo dei pensieri degli altri. L’universo resta corroso dalle energie del sole che muore in lentezza, l’universo popolato di vita, senza necessità di possedere qualche speranza, s’addormenta e non hanno più importanza le nostre stupide identità. Al primo vagito del mattino facciamo finta di niente e ricominciamo a riempirci di buoni propositi, perché dalla strada hanno tolto e lavato via il volto della morte. Finita l’ultima ragione resterà la nostra foto con la luna di sfondo e la bandiera dell’Europa, giusto un filo, macchiata della sua vigliacca ipocrisia. Domani spegneremo le stelle, ci sarà l’intervallo per l’amore fino a farsi male, senza renderci conto che la fine aveva già bussato alle porte del mondo, come la più grave catastrofe e la terra resterà inseminata di corpi che potevano ancora vivere ma non doveva andare così. Niente ci verrà restituito dagli abissi delle illusioni, le risposte varranno poco ed ogni domanda ne conterrà sempre un’altra.
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petali e capricci

Pubblicato il 5 maggio 2009 in poesia, www.hermansji.it da hermansji

- 1-

Non c’è un rumore di fondo
più furente dell’anima che incendia
ed inghiotte il grigio attorno.
E nemmeno una vibrazione più privata
del cuore che pulsa per farsi cercare
da me che lo chiamo attraverso la pelle
delle umane intimità.
Dei giorni ho fatto solo lune rotte,
petali e capricci mentre ondeggiano
i miei rami fitti di spine.
Buon Dio volevi rendermi umano?
Mi hai solo stigmatizzato figlio duale,
anima animale pulsante di pensieri impuri,
fauno in cammino,
labirinto concettuale,
creatura vestita di peccati,
laboratorio emozionale.
Ha gli occhi della bestia
la mia umanità
quando suona erotica eretica
la mia peculiarità?

- 2 -

E le rincorse poi fioriscono
mentre fuori sboccia un altro giorno
con i profumi di quello che
ancora vuoi cercare.
Tu, che hai il risveglio negli occhi
e una briciola di femminea follia,
appari come una stella
anche se siamo figli invisibili
della più buia notte.
Dai, tienimi per mano
mentre mi accompagni
nell’oggi che è la tua casa.
Io ho ciechi gli occhi
da troppo tempo,
insonnia sporca e nuda
sulla pelle, un’anima
furente e senza più ragione.
Accompagnami smarrito
nei frammenti instabili
di un qualunque tempo.
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