E non so se vedo me o se vedo te, all’interno del fondo di questo sentimento, che brucia e trascina con sé un’insopportabile leggerezza tra avere eppure cedere. Sarà trasparente questo ridicolo respiro? Forse è solo il volto dell’anima che non riesce a trascinare via con sé i resti del fantasma delle ore, quando c’è troppa luce o quando il silenzio non smette di parlare. Anche le dita si fanno culla per farci dormire dentro il tempo, tutto qui. Restare ad osservare l’estate pigra che si incammina chissà per andare dove. Una donna ancora con il suo vestito da sposa, che prega in silenzio dentro una chiesa troppo buia, davanti al dipinto di una Madre con le sue debolezze ed in braccio il mistero di un Dio, tutto qui. E non so se vedo me o se vedo te, all’interno del fondo di questa esplosione di parole, che mordono le dita e stillano con insopportabile leggerezza tra andare eppure restare. Sarà come sbattere la testa con un stupido pensiero? Forse è solo la caduta che ti resta dentro, perché l’anima non riesce a volare come i resti di quel fantasma che ha abbandonato la soffitta della mia infanzia, quando c’era troppa luce o quando il silenzio non smetteva di parlare. E tu che stai, come una donna terrorizzata tra le trame del suo matrimonio, tu che piangi dentro il buio della fede. Io che ti osservo casualmente e vorrei raccogliere almeno un buon principio, piegarlo con le dita e mettertelo al dito. Ma non ho mai creduto a niente, così meglio non raccontare, ad una sconosciuta, solo una menzogna in più per convincerla. Tutto qui… perché io non lo so più se vedo te e poi parlo di me, all’interno di un labirinto dove l’anima bussa e si rompe le dita. Dove non c’è spazio per avere preso a noleggio anche quell’insopportabile leggerezza di stare in ascolto e sciogliere i nodi delle preghiere interrotte.