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Archivio per etichetta: 'piacere'

hermansji

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cose da niente

Cose da niente. Ci sono battiti nel cuore che non hanno nessun senso, giochi riflessi delle emozioni che si guardano negli occhi e poi si danno le spalle. Le tue labbra che smettono di pronunciare quello che davvero vuoi dire, io che invece prendo ad ascoltare perché ho intercettato quello che non dirai mai. Così allontanarsi da tutto e prendere il posto a sedere. Aspettare che l’autobus riparta ed incrociare la contraddizione come una pulsazione ancora viva negli occhi della città. Ci sono battiti nel cuore che non vorremo mai ascoltare. Pesi e misure non si equivalgono mai, come il sentire le nostre vite addosso giorno per giorno. Ed aspettare il momento opportuno per decorticare via le pulsazioni di queste spine d’inquietudine che si conficcano nella carne col veleno quotidiano. Poi cadere e scivolare con la fame dentro, fame del tuo profumo che concretizza il sapore del rumore sordo dei miei pensieri mentre osservo godere la tua pelle. La osservo godere e chiedere a mezza voce di avere ancora da me quel fuoco imperfetto che tengo chiuso nel doppiofondo dell’anima. Ma l’estetica del piacere è solo l’intervallo complicato d’un attimo, il bordo ruvido e caldo di chissà quale longitudine sulla geografia dell’esistenza. Si dilatano le nostre arterie mentre prendo a respirare il tuo profumo, e finirò per respirare anche il peso dei tuoi occhi che restano incollati a me. E tu nemmeno te ne accorgi, ti bagni e prendi l’imperfezione del mio germogliare dentro di te senza nemmeno immaginare che sto pianificando tutto di questa caduta, perché questo nostro godere non è fatto solo di carne e battiti. Così spingo. Spingo l’imperfezione del me, quel senso di quiete mischiato al niente, spingo e spingo la mia dolcezza e la feroce gabbia di illusioni e pretese che la riveste. Spingo la mia attitudine a creare e demolire, spingo ogni sorriso e le troppe volte che ho pianto, spingo questo amore fino a farlo combaciare perfettamente con te. E poi si estingue questo nostro reciproco scivolare, anche se continueremo ad aggrapparci al malessere di vivere con le carte truccate dal destino. Restiamo semplicemente in ascolto dei nostri battiti ma senza più darci le spalle.
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unisciti a noi

No, questa perturbazione ha una moltitudine di nomi. Prendi e benedici la salvezza su di noi, prendi e scegli la ferita da riaprire, ma la bestia sorride. Ti avvicini fino a sentire la nostra voce, ascolta come suona seducente… unisciti a noi. In questa corrente oscura di pensieri troverai annegate tutte le tue speranze. In questa notte che ha smarrito la sua razionalità, mentre affronti la morte ogni giorno, mentre combatti il male tu pure ti contamini, inevitabilmente. Vieni. Vieni più vicino. Fatti osservare da queste suture sfilacciate ed aperte. La bestia sorride, ti guarda dentro e gioisce. In superficie resta lo specchio riflesso della tua anima, più combatti per non farla emergere più sentiamo il suo odore, più ne abbiamo fame, unisciti a noi. Quanti dei nostri nomi già conosci? Quante volte lo hai invocato a tuo sostegno? Per quante cadute ti sei sentito impotente? Piccola creatura al nostro cospetto, non hai compreso che siamo qui? Siamo soli, irrimediabilmente con te. La fede è solo il nome freddo della più nera delle notti. Di cosa è rivestita la tua deliziosa anima? Soltanto dell’imperfetto piacere di questa comune carne. Unisciti a noi. E’ dentro il tuo sangue la risposta che cercavi. Dentro te ci troverai, in quelle ferite che ti hanno solcato come un campo di grano coltivato a tempo, prima cresci poi morirai. Abbraccia la nostra quiete, il calore che concedono le nostre fiamme. Unisciti a noi. Anche se copri le cicatrici all’ombra della tua veste spesso, quando leggi a dovere i passi del messale, noi pronunciamo alle sue orecchie le tue colpe. Unisciti a noi.
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a tenere le dita contro

Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?


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lividi

Primo

Scrivere di niente è come fare finta di non avere nemmeno i lividi, tutto il resto sta sotto quel mucchio di coperte, mi hanno tenuto caldo mentre scivolavo in un altro sonno che non ricordo più di tanto. Una buona idea, devo cercarla da qualche parte mentre non smette più di piovere e pensare che di solito a me piace ma oggi no, è solo una delle tante cose da odiare se non avessi la testa cosi piena di fantasmi, mettici che l’ultimo goccio del tuo vino non aveva più sapore. Così esco e camminando trovo una piccola chiesa, sembra in qualche modo chiamarmi a sé col suo portoncino ricco di fiori e angeli. Si, ha l’aria di attendere me, proprio in quest’ora che è tutta un labirinto di cose a cui non voglio pensare nonostante insistano a camminarmi dentro. Entro e mi abituo alla penombra, cerco almeno un segno per sentirmi in qualche modo accettato e finalmente lo trovo in un piccolo dipinto della Madonna con occhi ricchi di amore. Seduto in silenzio osservo tre donne avanti a me che pregano assieme a voce bassa, chiudo gli occhi e resto in ascolto di ogni rumore dimenticando anche il battito del mio cuore. No, nelle chiese non ho mai trovato la pace ma solo tante domande che erano già lì prima di me, si affacciano senza un ordine preciso e protendono le loro mani per avere quello che bramano, si avvicinano quasi a toccarti l’anima ma le loro dita bruciano. (continua…)


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messagebox .show(my string);

Non chiedetemi di parlarvi di cose intelligenti. Mi occupo di cose piccole. Così riflettevo a modo mio… myaboutbox.showdialog(); A modo mio certo. Riflettevo sull’amore..

Quale cognizione elimina la differenza tra corpo e spirito? Nel momento in cui accade, rectius, quando sentiamo la chiamata dell’essere, noi, che siamo avversi all’ipocrisia, esprimiamo l’amore attraverso la sincerità. Perchè noi non soffriamo di deliri di grandezza.

La nostra libido si trasferisce sull’altra ma non in modo vischioso. Non privando l’altra. No. Arricchendola perché il piacere donato diviene il piacere dell’altra. Ed in questo amiamo per lasciare l’altra, rectius, per permettere all’altra di occupare il suo posto, di avere il suo ruolo di “essere amato”, dentro i confini dell’amore… attorno alle pareti del cuore.

Libertà e verità coincidono nel piacere dell’altra. Fiorisce ed allora si trasferisce in noi. Il piacere donato diviene il nostro piacere. Attraverso lo sguardo di lei. Ora tenero e semplice, col suo respiro non ancora quieto, allora è la nostra chiamata ed il nostro stanco abbraccio.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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