avvolgente

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)

Avvolgente come avere una cosa che brucia dentro e più la smarrisci per non ascoltare più tornerà a stringere. Non mollerà fino a condurti dentro ai nodi della carne, a graffiarti di dettagli perché anche la pelle assorbe per restituire il piacere a modo suo. E di quali confini mi vuoi parlare? Ora che sei qui, semplicemente donna ammalata di febbre di vita, ora che sei scivolata dentro la rete delle perturbazioni che ho preparato con questa corda di pazienza. Vieni a farti sciabordare nella profondità di queste strade di sangue che ci attraversano sotto pelle. Chiamano, invitano a penetrarle per osservare da vicino quanto male possono fare le emozioni quando arrivano a toccarsi colle dita.
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(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)


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niente di più

Pubblicato il 8 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ed è curioso osservarti mentre mi chiedi, sussurrando, di farti godere ancora. Mi abbracci e quasi mi stacchi le labbra baciandomi con la tua vitalità. Mi ringrazi ed io, che l’amore non l’ho mai davvero capito, vorrei risponderti che non sto facendo niente, niente per cui tu mi debba parlare dolce così. Ti accompagno, ti tengo per mano mentre mi mostri quella parte più nascosta di te. Ma poi ho quel presentimento, neanche tu riuscirai a capirmi. Mi azzanna il ricordo di altre donne che mi hanno lasciato solchi profondi nell’anima e non c’è più germogliato niente dentro. Così resto in silenzio. Ti lascio libera di andare come una nave a pelo delle onde, a solcare quel poco che riesco a donarti in questa notte. E mi accontento di tenerti abbracciata mentre prendi sonno e fare finta che ci sia dell’amore anche per me. Lo so che è solo la tua riconoscenza per essere stata bene a letto con me. Niente di più.
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assorbimi

Pubblicato il 26 maggio 2010 in prosa da hermansji

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Assorbimi attraverso la tua femminilità, come dentro al fulgido splendore di questa eterna notte in cui lego stretti i polsi della tua anima al piacere d’un peccato. L’ho personalizzato solo per spingere, carezzare e leccare le corde del tuo godere. Vieni tra le mie braccia, perché la nostra pelle non dorme. I tuoi occhi ed i tuoi capezzoli m’osservano colla fame di tutte le fami e sei bagnata, calda da non poter più mentire nemmeno col tuo odore. Questo letto ora è solo il grembo d’una voglia insonne che ci terrà uniti fino a che la stanchezza non verrà a farci del male. Assorbimi nella tua femminilità, nella sete di te che ho sempre sulle labbra, come un appiglio improvviso per dimenticare e respirare anche dal tuo respiro.
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http://www.blessure-ed.it/hermansji/assorbimi.mp3


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cosa porti nelle tue scarpe?

Pubblicato il 17 maggio 2010 in prosa da hermansji

Cosa porti nelle tue scarpe? Ora sei qui senza niente di preciso da dire, non certo perché vuoi stare con me… anzi. Però sei qui, tieni una fetta di calore, la porti nascosta sotto il tuo trucco ma quella particella di niente, quella tua asperità io l’ho vista e mi sono fermato ad osservarne i contorni. Con gli occhi curiosi ci ho visto una donna in attesa di quel bicchiere di felicità, ma spaventata di vederlo finire anche solo assaggiandolo a piccoli, piccolissimi sorsi. E, senza nessun buon motivo, mi son ritrovato ad avere una fioritura dentro. Così nasce, piccolo e impuro come il foglio su cui mi son messo a scrivere il verso che hanno le emozioni, mi nasce dentro il calore di un bacio e l’avvicino alle tue labbra per donartelo ma piano, anche se le dita mi hanno tradito frugando tra i tuoi capelli, cercando e scompigliando l’ordine che trovo di te, quello che sta in ascolto senza sapere davvero che c’è del fuoco e voglio scaldarti anche l’anima. Resti in attesa, respiro lento, sguardo stupito… osservi mentre scivolo via il bacio dalla piega delle tue labbra e arrivo ad accarezzarti tutta la guancia con la mia. Sposto via i capelli dal tuo collo, come se fosse sollevare le lenzuola e appoggiare le mie labbra alla parte esposta di te, dove sei più nuda di quello che credi ed è lì che la mia lingua ti azzanna, leccando lenta un brivido dietro l’altro, come sei morbida e calda. E ti prendo così, allontanandomi come se fosse una danza lenta. Mi guardi con la coda dell’occhio convinta di sapere fermare il gioco ma no… non puoi. Torno a sfiorarti la schiena, come una mano che devi imparare a riconoscere. Voglio suonare e modellarti la pelle, e darti l’impressione che anche i tuoi vestiti non riescano a proteggerti abbastanza, nasconderti alle mie dita che scivolano, svegliano note di pelle in attesa di essere ascoltate, di essere prese come la bocca che ora spingo, con le mani tra i tuoi capelli, spingo verso la mia. Ti bacio anche piano solo per farti abituare a riprendere fiato, per quando finirà e ti bacerò ma senza lasciarti respirare fin quando non sarò io a volerlo per te. Sento l’odore del tuo corpo, mi chiama per aiutarti a scivolare dentro la donna che cerchi, la donna che tu non riesci ad ascoltare, come se tu fossi sabbia mescolata dalle onde. Ti lascio risuonare, ti lascio e torno a prenderti ma per condurti a te che sei già bagnata come la pioggia, c’ha messo ore per lavare il dolore da tutte queste strade, ci è voluto un sentimento vero per toglierti il tuo dolore. Vengo a parlarti di te con la lingua del tuo piacere, anche se non vuoi stare con me… resto solo per avere una briciola di quella particella di niente, quel calore umano che oggi avevi con te e rischiava di andare smarrito se non fossi venuto a condividerlo con te.
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domande stupide

Pubblicato il 14 maggio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Confusione, tra baci e parole, come tamburellare la pelle per tirar fuori anche l’ultima nota di piacere, ma l’orchestra non ha finito c’è ancora in mente un esploso di dettagli. Che domande stupide, anelli di perturbazioni tra il sapere e il non voler ricordare, le labbra strette come una fessura per impedire all’anima di aprire gli occhi. Tanto a che serve guardare? La degenerazione maculare ha già rubato il senso dell’osservare, non c’è un valore preciso nell’attraversare il mondo, non fosse altro che in questo giorno m’abitano solo le ombre lunghe di ogni altro giorno. Mi prende la voglia di averci del tempo per cancellare le tracce dei dettagli che ho voluto dimenticare, il sapore del fuoco che non puoi conservare, ma in realtà è soltanto perché li ricordo tutti, tutti quanti i dettagli. Quando non ho detto no, quando non avevo paura di tornare ad osservare perché mi hanno innestato il sangue dentro le vene. Prendere la cervice dell’anima e tagliarla come un corpo estraneo da me. Urlare e consentire al demone gentile di ascoltare domande stupide, anelli di perturbazione tra il sapere e il non voler ricordare, le labbra strette ma solo perché hanno voglia di confusione, di tamburellare la pelle per tirar fuori anche l’ultima nota di piacere.
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della sirena e del cuore d’ossidiana

Pubblicato il 15 aprile 2010 in prosa da hermansji

Oggi me la prendo comoda, tanto è tutto sbagliato, ogni centimetro di quest’onda che ci assale, come se fosse la sensazione più bella e non mi viene da dire niente. Rifletto e, delle mille cose da dire, mille le ho già perse, filtrando colla ragione quel poco sangue che m’è rimasto a navigarmi nel cuore. E fuori è semplicemente buio, inutile aspettare perché anche questo nodo sarà una scusa da rinfacciarmi ed invece è il più banale dei modi che ha trovato questa perturbazione per bloccarmi le parole, peso in discesa che non si può condividere e neppure tentare di mischiare con un’altra anima. Poi vieni, quasi colla paura di far troppo rumore, t’avvicini per cercare del calore e metti all’angolo pure il broncio. T’avvicini così al mio respiro e finisci per condurre tutto a disordine, prendi i miei pensieri che s’erano impigliati dentro la rete della razionalità. Ma alla fine il nostro piacere si è dissolto col sapore d’un vino lento, siamo diventati come il riepilogo dei dettagli di questa stanza, dove cerco di rincorrere il cielo pigro e malato quando è giorno. Vorrei sfiorarti come la fredda tastiera d’un pianoforte e non dire niente per dire basta a tutto, anche al sole che quando c’è fa così male. Poi arriva quel buio intenso, comincio a respirare, ma tu non riesci a coprire la distanza nella quale s’è ripiegata la mia anima infettata di troppa luce, tu non puoi arrivare a comprendermi, non puoi percepire questa voce che m’urla dentro i pensieri, non puoi fermare la sirena che si muove dentro di me e chiama, sempre chiama a sé. Allora cresce la tua paura, che il nostro amore sia solo un fermaglio per tenere unite due anime ma per un banale sbaglio. Ti guardi intorno e cerchi di cambiare, di mutare fuori per mutare dentro. Siamo diventati di colpo cosa? Così, solo smarriti nella banalità del ritrovarci qui… solo io e te a farci l’abitudine ad aver addosso tutti i nostri pensieri sbagliati. Potremmo anche essere la risposta, quell’appendice d’un altrove, la porzione relativa del nostro tutto e del nostro niente, la mimetica che ci ha abituato ad esistere ma incomprensibilmente cercando di star bene anche solo mandando in esilio tutte le parole. E siamo in questa stanza che non ci appartiene più, siamo ora il divenire di questa piccola camera da letto, odori, sapori di noi, che ci portiamo dentro e che non ci appartengono più, tu che vai da sola nell’altra stanza e ti chiudi a piangere, ma non posso avvicinarmi a te… sfiorarti come la fredda tastiera d’un pianoforte e continuare a non dire niente, per trovare la forza e dire basta a tutto anche al sole che quando splende fa così male. Posso solo urlare da questo cuore d’ossidiana, posso solo cercare di coprire con la mia voce quella della sirena che chiama, sempre chiama a sé.
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al porto

Pubblicato il 5 aprile 2010 in poesia da hermansji

Durante la notte,
che s’attacca al porto che conduco dentro,
tu vieni a bussare
ma hai addosso l’odore
di foglie al tramonto delle luci.
Sei qui a chiedere,
senza nemmeno sapere,
con le labbra che hanno già un dolce sapore
come un filo intenso di piacere.
E qui andremo,
fino ad incastrarci
come in un gioco infantile.
Mi chiederai se sarà faticoso
attraversare questa frizione di emozioni
per scivolare insieme
come se il mare fossimo soltanto noi.
Ma nemmeno io so pronunciare quella risposta
senza spezzare il corso dell’onda.
Tu resti sull’orlo della nostra notte,
abbracciata con me
nel nostro stesso essere
almeno fino a quando non verranno
le ombre del domani a svegliarci.
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l’importante

Pubblicato il 27 marzo 2010 in prosa da hermansji

No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che ci ha attraversato col volto di tutte le donne amate o che s’è spogliata carnale delle onde convulse perché le annodavano stretto il cuore. La notte ha vinto ed ha inghiottito il versante d’un altro peccato troppo umano per non lasciare solchi dentro il furore delle nostre anime.
No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che ci siamo portati a letto, che si è circondata di spine per non farsi penetrare più di quello che ci ha concesso e mai oltre il confine astratto dove i sentimenti sbandano percorrendo le curve dell’amore sbagliato.
No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che, finito il piacere, ci resta a dormire accanto tra i nodi delle coperte ma colla mente è già andata via. Ce ne accorgiamo al risveglio, quando abbiamo addosso le sensazioni sorde d’un corpo che ha goduto nell’intervallo privato del cuore, eppure, agli occhi degli intrusi, c’eravamo scordati anche i cassetti aperti per casa.
Ed allora no, non è quello l’importante. No, ci sono stanze mentali, ammodernate di noi, dove siamo nudi e vulnerabili. Le apriamo di rado solo quando ci convinciamo che negli occhi di un’altra persona troveremo quello che cerchiamo senza dimenticare chi siamo. E mentre è spalancato il giudizio del giorno col dito contro, nonostante tutto, continuiamo a fiorire perché siamo anche quel giardino dove vien bene fare l’amore.
Così no, non è quello l’importante, nella giornotte torneremo a sfiorarci l’anima e fonderci come una carne sola anche se conserveremo quelle nostre spine sul dorso delle anime… per la troppa paura che oltre il confine dei sentimenti non ci sarà modo di cambiare direzione e toccherà percorrere le curve di un altro amore sbagliato.
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cose da niente

Pubblicato il 2 marzo 2010 in prosa da hermansji

Cose da niente. Ci sono battiti nel cuore che non hanno nessun senso, giochi riflessi delle emozioni che si guardano negli occhi e poi si danno le spalle. Le tue labbra che smettono di pronunciare quello che davvero vuoi dire, io che invece prendo ad ascoltare perché ho intercettato quello che non dirai mai. Così allontanarsi da tutto e prendere il posto a sedere. Aspettare che l’autobus riparta ed incrociare la contraddizione come una pulsazione ancora viva negli occhi della città. Ci sono battiti nel cuore che non vorremo mai ascoltare. Pesi e misure non si equivalgono mai, come il sentire le nostre vite addosso giorno per giorno. Ed aspettare il momento opportuno per decorticare via le pulsazioni di queste spine d’inquietudine che si conficcano nella carne col veleno quotidiano. Poi cadere e scivolare con la fame dentro, fame del tuo profumo che concretizza il sapore del rumore sordo dei miei pensieri mentre osservo godere la tua pelle. La osservo godere e chiedere a mezza voce di avere ancora da me quel fuoco imperfetto che tengo chiuso nel doppiofondo dell’anima. Ma l’estetica del piacere è solo l’intervallo complicato d’un attimo, il bordo ruvido e caldo di chissà quale longitudine sulla geografia dell’esistenza. Si dilatano le nostre arterie mentre prendo a respirare il tuo profumo, e finirò per respirare anche il peso dei tuoi occhi che restano incollati a me. E tu nemmeno te ne accorgi, ti bagni e prendi l’imperfezione del mio germogliare dentro di te senza nemmeno immaginare che sto pianificando tutto di questa caduta, perché questo nostro godere non è fatto solo di carne e battiti. Così spingo. Spingo l’imperfezione del me, quel senso di quiete mischiato al niente, spingo e spingo la mia dolcezza e la feroce gabbia di illusioni e pretese che la riveste. Spingo la mia attitudine a creare e demolire, spingo ogni sorriso e le troppe volte che ho pianto, spingo questo amore fino a farlo combaciare perfettamente con te. E poi si estingue questo nostro reciproco scivolare, anche se continueremo ad aggrapparci al malessere di vivere con le carte truccate dal destino. Restiamo semplicemente in ascolto dei nostri battiti ma senza più darci le spalle.
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unisciti a noi

Pubblicato il 2 marzo 2010 in prosa da hermansji

No, questa perturbazione ha una moltitudine di nomi. Prendi e benedici la salvezza su di noi, prendi e scegli la ferita da riaprire, ma la bestia sorride. Ti avvicini fino a sentire la nostra voce, ascolta come suona seducente… unisciti a noi. In questa corrente oscura di pensieri troverai annegate tutte le tue speranze. In questa notte che ha smarrito la sua razionalità, mentre affronti la morte ogni giorno, mentre combatti il male tu pure ti contamini, inevitabilmente. Vieni. Vieni più vicino. Fatti osservare da queste suture sfilacciate ed aperte. La bestia sorride, ti guarda dentro e gioisce. In superficie resta lo specchio riflesso della tua anima, più combatti per non farla emergere più sentiamo il suo odore, più ne abbiamo fame, unisciti a noi. Quanti dei nostri nomi già conosci? Quante volte lo hai invocato a tuo sostegno? Per quante cadute ti sei sentito impotente? Piccola creatura al nostro cospetto, non hai compreso che siamo qui? Siamo soli, irrimediabilmente con te. La fede è solo il nome freddo della più nera delle notti. Di cosa è rivestita la tua deliziosa anima? Soltanto dell’imperfetto piacere di questa comune carne. Unisciti a noi. E’ dentro il tuo sangue la risposta che cercavi. Dentro te ci troverai, in quelle ferite che ti hanno solcato come un campo di grano coltivato a tempo, prima cresci poi morirai. Abbraccia la nostra quiete, il calore che concedono le nostre fiamme. Unisciti a noi. Anche se copri le cicatrici all’ombra della tua veste spesso, quando leggi a dovere i passi del messale, noi pronunciamo alle sue orecchie le tue colpe. Unisciti a noi.
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