quanto pesa un’anima?

Pubblicato il 20 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Quanti intervalli per sentire che la tua mente si schiude, come un fiore coniugato in mille forme della tua femminilità, si schiude semplicemente per lasciarti scivolare tra le mie braccia. Ti contrai come il pensiero nella mia mente e sei dolce ma le tue spine insicure si conficcano più forti nella mia pelle, non vuoi cadere del tutto dentro questo mio oscuro cuore. Espandi il tuo profumo, resti in attesa del mio cercarti e sorridi come se avessi ingoiato nel tuo sguardo solare tutte le notti, tutte le notti che avrò sognato mentre avanzava la marea per annegare dentro ogni teoria sul senso di questa banalità che ci ostiniamo a chiamare vita. E m’osservi, riesci a percepirla la luna attraverso i miei occhi? Riesci a vedermi attraverso l’allunaggio di pensieri che ci rimescola voglie e anche tanta paura di noi? Resti come un giardino fiorito d’improvviso, qui tra le mie dita per ascoltare il nostro respiro che s’annoda a tenere fermo un ostinato aquilone mentale contro il dolore. E domani? Quando saremo al confine dei giorni? Forse ci sembrerà che il mondo sia stato disegnato chissà quando, col tratto violento ma di semplici pastelli… resta ad abbracciami, mentre si riflette lo sbattere d’ala di me nei tuoi occhi, mentre lo scorpione ti mostra il suo calore, prendi il sapore del mio bacio, ci sono così tanti grovigli nella mia mente che ho paura di perdermi. Quanto pesa un’ anima? Giorno dopo giorno, in questa consunzione della nostra carne, in questo migrare nella soluzione finale verso il nostro futuro che altro non è che andare incontro alla fine… voglio conservare tutti i miei sentimenti, finiranno prima o poi, perché non pesano più di quanto possa mai farlo il buio della mia anima. Poi arrivi così vicina alle dosi del mio veleno e ti lasci attrarre da ciò che più ti spaventa di me. Mi prendi la mano e m’inviti a camminare dentro al rovescio della notte, vuoi portarmi ad osservare atti di ribellione che scendono giù dal pianto delle stelle, come aculei rovesciati di noi pronti a mordere tutto e tutti.
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della sirena e del cuore d’ossidiana

Pubblicato il 15 aprile 2010 in prosa da hermansji

Oggi me la prendo comoda, tanto è tutto sbagliato, ogni centimetro di quest’onda che ci assale, come se fosse la sensazione più bella e non mi viene da dire niente. Rifletto e, delle mille cose da dire, mille le ho già perse, filtrando colla ragione quel poco sangue che m’è rimasto a navigarmi nel cuore. E fuori è semplicemente buio, inutile aspettare perché anche questo nodo sarà una scusa da rinfacciarmi ed invece è il più banale dei modi che ha trovato questa perturbazione per bloccarmi le parole, peso in discesa che non si può condividere e neppure tentare di mischiare con un’altra anima. Poi vieni, quasi colla paura di far troppo rumore, t’avvicini per cercare del calore e metti all’angolo pure il broncio. T’avvicini così al mio respiro e finisci per condurre tutto a disordine, prendi i miei pensieri che s’erano impigliati dentro la rete della razionalità. Ma alla fine il nostro piacere si è dissolto col sapore d’un vino lento, siamo diventati come il riepilogo dei dettagli di questa stanza, dove cerco di rincorrere il cielo pigro e malato quando è giorno. Vorrei sfiorarti come la fredda tastiera d’un pianoforte e non dire niente per dire basta a tutto, anche al sole che quando c’è fa così male. Poi arriva quel buio intenso, comincio a respirare, ma tu non riesci a coprire la distanza nella quale s’è ripiegata la mia anima infettata di troppa luce, tu non puoi arrivare a comprendermi, non puoi percepire questa voce che m’urla dentro i pensieri, non puoi fermare la sirena che si muove dentro di me e chiama, sempre chiama a sé. Allora cresce la tua paura, che il nostro amore sia solo un fermaglio per tenere unite due anime ma per un banale sbaglio. Ti guardi intorno e cerchi di cambiare, di mutare fuori per mutare dentro. Siamo diventati di colpo cosa? Così, solo smarriti nella banalità del ritrovarci qui… solo io e te a farci l’abitudine ad aver addosso tutti i nostri pensieri sbagliati. Potremmo anche essere la risposta, quell’appendice d’un altrove, la porzione relativa del nostro tutto e del nostro niente, la mimetica che ci ha abituato ad esistere ma incomprensibilmente cercando di star bene anche solo mandando in esilio tutte le parole. E siamo in questa stanza che non ci appartiene più, siamo ora il divenire di questa piccola camera da letto, odori, sapori di noi, che ci portiamo dentro e che non ci appartengono più, tu che vai da sola nell’altra stanza e ti chiudi a piangere, ma non posso avvicinarmi a te… sfiorarti come la fredda tastiera d’un pianoforte e continuare a non dire niente, per trovare la forza e dire basta a tutto anche al sole che quando splende fa così male. Posso solo urlare da questo cuore d’ossidiana, posso solo cercare di coprire con la mia voce quella della sirena che chiama, sempre chiama a sé.
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eccezioni

Pubblicato il 8 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Eccezioni, allungare linee e fare somme che poi non tornano mai, sarà che la matematica rasenta purtroppo la perfezione. Io resto imperfetto, per questo adoro voltare pagina appena ho imparato a memoria l’accenno che mi condurrà alla storia che m’aspetta subito dopo. Che poi il sole è sempre lo stesso, cambia solo il mondo con cui lo guardo e certi giorni ho preso troppo la rincorsa, per questo, all’approssimarsi del tramonto, fallisco il salto sopra i tetti per andare ad osservare la luna da vicino. E tu mi parli del tuo equilibrio, delle tue scelte e delle tue politiche efficaci, fondi il tuo simbolo ed il tuo partito, fai distinzione tra rossi e neri ma non vedi che siete tutti uguali. Mi parli della tua grande fede, di come ti basti sollevarla quella croce per sopportarne il peso ed io resto ad ascoltarti, come davanti ad un film di cui conosco già la tristezza d’ogni singola battuta. Vuoi fare da modello per tutti ma sei solo invecchiato, non avete fatto niente di più e niente di meno di quegli stessi errori che faranno quanti verranno dopo di voi, tu sei solo invecchiato ed il finale di questa Italia non cambia, puoi abbellirne lo sfondo ma in scena ci sarà il cadavere di un’illusione dissanguata dalle ideologie. In scena ci sarà solo il volto magro e senza forze della nostra umana miseria puttana, con gli occhi furbi di quanti hanno già approfittato di lei al tempo giusto.
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