La carne ha fame #4

Pubblicato il 28 luglio 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

Confusione e luci che, nella notte, feriscono gli occhi. La città s’è persa all’improvviso sotto il nostro sguardo. Il sapore di te ancora sulla punta della lingua. L’amore d’una ferita lasciata senza suture che respira con me e mi aiuta, premurosa m’aiuta a restare ancora in piedi. Ti osservo, sento il tuo odore e mi perdo in un pensiero di te perché tu sai di sesso. Aumenta questa confusione come se la mente volesse imparare dalla pelle, imparare a comunicare senza affogare nel mare oscuro di quei sentimenti che scalciano per uscire a mordere, scalciano dalle pareti del cuore di carne e si protendono verso te.
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Si ringrazia Elisa Gianola per dare corpo alle mia parole…


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alla fine non scendo

Pubblicato il 20 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Che poi sarà anche leggero il pensiero ma ti trasporta chissà dove… ora scendo, ora scendo. Solo che alla fine non scendo più e continuo a pensare a te. A cosa assomiglia allora questo pensiero? Sembra così piccolo che un vento qualsiasi lo porterebbe via, strappandolo anche alle dita lunghe del ricordo… altre, pure inzuppato fino alle ossa di pioggia, continuerebbe a starsene lassù, colla faccia tosta d’osservare anche il sole negli occhi.
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la carne ha fame #2

Pubblicato il 30 giugno 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

Continua la collaborazione “sperimentale” con Elisa Gianola.

Lei da corpo alle mie parole.

Buona lettura.

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

La carne ha voglia di labbra che riescano a succhiare via ogni traccia di questo nero oceano d’inquietudine. Ha sete di solcare la pelle colla profondità d’una lingua di pensiero mentre si fa più duro il dolore, mentre le dita afferrano improvvise le tue per ferirsi tra loro come a disegnare contorni erosi di questo calore umano.

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quel pensiero per te

Pubblicato il 8 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Qualcuno avrà scoperto il giorno sotto le lenzuola per davvero, ci avrà trovato dentro quel pensiero che avevo lasciato per te e forse ne sarà valsa la pena. Magari, alla fine, lo hai trovato proprio tu ed ora mi stai pensando come facevo io quando ho messo a dormire quel pensiero per te.
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togliere il disturbo

Pubblicato il 22 maggio 2010 in prosa da hermansji

Sarà che il freddo poi non è andato per la sua strada ed Edith, col sorriso buono abbottonato stretto, è rimasta ad osservarlo mentre scorreva nelle vene il gusto di altro vino caldo, i capelli ricci e rossi come se l’autunno ci avesse dormito dentro. La mente confusa più del sempre, osserva il peggio di sé, lo vede attraverso il sanguinare del vino, qualcosa li accomuna, han perso entrambi il senso delle proprie radici. Così stanno occhi negli occhi, tingono il bicchiere di sangue ma non riescono a provare del calore, solo freddo come se mancasse lo spunto per delle risposte sincere. La danza lenta d’una improvvisa inquietudine e la voce della solitudine interiore, così il dolore che si impadronisce della mente di Edith fino a farle sentire di non avere nessun altra necessità che sanguinare e lasciar morire l’unica parte viva della sua anima. Brinda da sola come se fosse un momento importante, così pensa a chi conosce la sua verità, a chi non era pronto per ascoltarla, a chi sta cercando finalmente il senso della sua strada e della sua genitorialità, alla voglia di far l’amore e poi a come andrà a finire quel suo strano brindisi, alle parole che nessuno scriverà, ai disegni buttati via come la sua vita maledetta. Alza il bicchiere e dedica il suo pensiero, come se l’aria fosse davvero in grado di fare arrivare i suoi pensieri alle persone ma il vino cade dal bicchiere e bagna tutto come dell’inutile sangue.
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acqua colorata

Pubblicato il 3 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ecco questa è la mia mano, prendila nella tua e raccontami una bella bugia sulle origini di quest’oscurità o disegnami quale futuro ci abbineresti. A già, non si può… qui hanno demolito tutto prima che nascessi e ad oggi nessuno ha deciso cosa farne delle macerie, ma ho messo radici anche se a bagnarle c’è solo un mare di sangue diluito al punto da sembrare acqua colorata. Ho messo spine e pure qualche fiore, perché sono “strano” e posso anche cambiare definizione se non mi va più bene la lentezza che assumono le parole, quando le mitraglio dalla mente e colpiscono tutt’intorno le sagome d’un giorno di dolore che va a morire tra i monti dell’Abruzzo. Allora prendi questa mano, prendila ed assorbi questo stanco calore, lo lascio condurre via da me. Vedi se almeno tu riesci ad illuminarti per risplendere luna materna nella notte che attendo m’apra le porte.
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un vestito di niente ed un piccolo bacio

Pubblicato il 31 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E’ un vestito di niente, colle foglie che restano a dormire mentre taglio e ricucio qualche ferita che non s’abbina più con questo mio vestito fatto di niente. Ma tu non chiamarle ancora poesie, perché queste sono solo le cortecce che stacco dagli alberi e poi tiro il filo… e aspetto, passerà sopra il sole, camminerà a testa in giù anche la luna. Passerà, così raccontano che tutto passa, anche se ora non c’entra il filo troppe volte ripiegato dentro al foro di questo piccolo ago che ho. E tra le dita lascio che si strusci un pensiero ma uno di quelli impuri che sanno di odore e dolore di donna. Avessi la ricetta giusta ti lascerei a dormire. Sì… a sognare finché non è pronto e ti porterei da mangiare a letto per non farti nemmeno alzare. Lasciarti riposare in attesa che smetta il vento di scompigliare e frugare, colle sue unghie, la schiena della spiaggia e far del male alla linea continua del mare. Assomiglia questa fiamma alla semplice valigia che riempi di tutto e poi ti manca qualche cosa, ma tu dormi ancora che la luce del giorno non è del tutto andata via. Io, invece, mi disinfetto le dita ché mentre cucivo questa scrittura mi sono fatto male, s’era bucato il ditale e non m’ero accorto di aver sporcato col sangue la stoffa impura della notte che vado tracciando per te col pensiero. Tu dormi, ché poi verrò a darti un piccolo bacio, piccolo per farlo scivolare sotto le tue labbra chiuse fino a farsi strada nelle stanze della tua mente. E ti porterò in dono spicchi d’arancia rossa, il risveglio così e nient’altro. Non m’è rimasto più niente qui, dentro alle tasche di questo vestito che m’assomiglia anche troppo, questo vestito fatto di niente. Ti porterò solo questo me, chissà se te lo farai bastare…
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non venga mai il male a bussare

Pubblicato il 9 marzo 2010 in prosa da hermansji

La direzione immaginaria del tempo è come una dorsale che non vorrei abbandonare perché conduce dove è la luce. E’ come la curva delle nostre labbra quando si fronteggiano, armeggiando un po’ e poi si scontrano in un bacio, arano, attraversano, seminano e tingo di rosso improvviso il bianco lunare come un campo coltivato a rose. Succede che quasi riesco a dimenticare il sapore troppo salato della realtà e allora mi vien voglia di cambiare anche colore a queste stanze, e ci sei tu a condividere con me il buon umore. Il pensiero che pulsa ed entra/esce da questo cuore come un nuovo respiro, nella notte c’è un sentiero di stelle per rintracciare che fine abbia fatto il nostro sognare. Tu resti in silenzio, sorseggi il tuo tè ed osservi il temporale andare via, io riprendo a disegnare il bozzetto per una vetrata, disegno paesaggi pigri, bambini che giocano ed un tridente lontano a sorvegliare che non venga mai il male a bussare.
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il tuo respiro

Pubblicato il 4 marzo 2010 in prosa da hermansji

Il tuo respiro, lo osservo mentre cominci a prendere sonno e sei stanca ma anche così tranquilla, ho quasi paura di respirare per non disturbarti. E tu sei la notte, sei così leggera da portare confusione perché aspettavo che venisse la luna a farmi compagnia, invece ci sei tu.

Prendo una scorta di pensieri che mi avanzano, con passo lieve li porto lontano nella stanza accanto e provo a concentrarmi su qualcos’altro. Non ci riesco. Torno piano in camera da letto. Ti osservo respirare, come se fossi tutto il contrario di questo mondo così schizofrenico e violento.

Mi avvicino ancora, sollevo le coperte lentamente e mi sdraio accanto a te. Apri gli occhi per stringerti a me, così ti abbraccio e tengo una mano sul tuo ombelico mentre comincio a respirare con te. Prendo quel ritmo e mi sembra di condividere il respiro con te.

E tu sei la notte, una notte senza la mia luna così non ho niente da dire perché non mi avanzano le parole. Riesco solo a stringerti come se non volessi lasciarti cadere in un brutto pensiero, per allontanare la tentazione di una qualunque preoccupazione capace di interrompere la dolcezza del tuo respirare.

Sai non ti ho detto mai che certe volte sentire la tua pelle contro la mia da una strana sensazione, come se bastasse davvero poco. Sei così calda, che mi sembra quella la temperatura giusta per cominciare a fondere in una creatura sola con te, riuscire a superare gli ostacoli e le incomprensioni del cuore che spesso ci dividono.

Ma non è mai così semplice e la vita questo me l’ha già insegnato, lo ha inciso con profonde ferite sulla pelle così che io non possa arrivare a dimenticarlo. E allora il nostro respiro prende pian piano ritmi diversi, perché è anche giusto che sia così, infondo in molte cose siamo diversi ed è questa l’unica cosa che davvero riesce ad unirci.
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il mare ha fame

Pubblicato il 28 febbraio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

L’auto non ha più la velocità dei miei pensieri e il mare si protende con le sue bocche affamate per divorare ciò che vi specchio dentro. Sarà la stanchezza degli occhi, cercano e osservano ma senza concentrazione gli altri viaggiatori persi per le loro direzioni.

Mi dico, mi ripeto – ora basta, ferma questa stupida corsa…- e poi rallento. Parcheggio e prendo a respirare ma ho un dolore che non ha nemmeno un nome. Osservo il cielo e non abbiamo niente di cui parlare, cammino verso la sabbia ed affondo lieve un passo dietro l’altro.

Resto ad ascoltare il mare, lo lascio a divorare lentamente anche me mentre cerco di afferrare le ali d’un pensiero. No, non sono così pratico e ho paura di far troppo male col tocco delle mie dita, così lo lascio attraversare la linea dell’orizzonte in cerca della sua direzione.

Osservo ancora il cielo, non abbiamo mai avuto certezze da condividere. Mi dico, mi ripeto – smettila di urlare sotto pelle, finirà che le parole prenderanno vita – e poi respiro piano. Il traffico quasi non esiste più, mi resta solo la strana impressione di essere da solo con la fame del mare a sorvegliarmi.

E quel pensiero che ostinato prova a resistere, s’è fatto già troppo lontano, quasi da non distinguere più il contorno del suo volo. Il dolore che mi tiene compagnia, come il senso d’un abbandono che fa troppo male per essere stato così breve. La sabbia che cambia aspetto, mi sdraio ed osservo distratto il cielo tanto non troveremo mai di che parlare.
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