l’interruttore (scusa ma ti voglio odiare)

Pubblicato il 21 febbraio 2010 in prosa, www.hermansji.it da hermansji

Scusa ma… ti voglio odiare. Sì, perché non si spegne, la mia mente non si spegne più. L’hai presa energicamente a calci e pugni, ma non è stato sufficiente. Ha solo smesso di sanguinare come il resto del corpo. Forse ti ho anche pregato mentre mi spezzavi, ho pregato te come un qualunque freddo dio. Ti ho chiesto di arrivare almeno fino in fondo, di abbassare l’interruttore dei miei pensieri. Ma tu sei un altro falso dio, parlavi d’amore con la facilità degli uomini. Avevi in tasca la verità, quando l’hai mostrata era troppo tardi. E qui, dentro, in qualche parte esile del me manca un interruttore per annullare la scorta eccessiva di emozioni contundenti. Io sono cosa? Sono “la cosa” che quando hai finito getti da sola come vetro in frantumi. Mi lasci a raccogliere da me… i miei frammenti e disinfettare quel che resta. Tu sei il falso dio a cui ho sacrificato ogni mia necessità ed aspettativa. A te ho regalato la mia anima e ti ho concesso di amputarla a giorni alterni. Mi sussurravi come fosse il solo amore che conoscevi e speravo che il sacrificio di tutto questo sangue ci avrebbe condotto alla salvezza. Ma sapevo che non era vero. Le bugie più le nutri più ingrassano, osservano e raccontano solo quello che vuoi sentire. Niente era vero. Ed ora, che col passo del dolore vieni ancora a cercarmi, non voglio che tu percepisca il mio respiro. Tengo chiuse le palpebre, provo a resistere e non versare nemmeno una lacrima perché so che ti eccita vedermi così. Mi sono chiusa a chiave in questa casa, ho bloccato anche finestre e tapparelle. Non ti lascerò consumare quello che resta, non potrai sussurrarmi il tuo falso amore.
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le fotografie raccontano bugie

Pubblicato il 30 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Ed ora che ci pensi, mentre sei in posa per venire meglio con quel tuo sorriso che nasconde cose, si fermano gli occhi sulle superfici, incrociano anche gli altri sguardi e t’accorgi di non riuscire a tenere dentro di te le moltitudini di pensieri contundenti che vogliono uscire.
Ma è una semplice foto, una semplice foto, un singolo frammento del tempo che ti attraversa, forse può contenere tutta questa inquietudine ma da qualche parte deve poi uscire, sarà sangue, sarà amore oppure solo sesso almeno di buona qualità, sarà solo confusione o che tengono il prezzo del destino troppo alto, sarà.
Così ci pensi e dentro la tua mente tutto sembra muoversi lentamente, come se fosse ancora possibile scegliere, avere il contatto con la cristallizzazione del tempo, osservare l’infinita lentezza d’ogni cosa e leccarsi le ferite come i gatti.
Ma poi finisci per tirare fuori gli artigli, solo che così fai del male per davvero perché ad un certo punto non la controlli più tutta quell’inquietudine, ha preso ad occupare per troppo tempo le stanze libere della tua anima ed ora fa come vuole, come fanno tutti, s’approfitta di te ed a perderci sei soltanto tu.
Così le fotografie raccontano solo bugie, di gente che sorride ma non c’era neanche un perché, non la mostrano mica la parte nascosta di te, quella che urla dentro e che scava per non soffocare dietro ogni dettaglio.
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pensieri contundenti

Pubblicato il 26 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Silenzio d’oceano mentre le correnti trascinano e rimescolano tutto. E nella mente pensieri contundenti coll’occasione buona per dare cibo al corso degli eventi, le preghiere a memoria adatte a sciogliere i nodi nelle reti dell’anima. Il retro gusto amaro delle poesie, perché io odio la poesia tanto quanto odia me, colle briciole del tempo che scarseggia porto in tasca i doni della sirena, la furia che incalza invocando l’autodistruzione. Qui, dove si compone e si scompone l’ultimo rintocco di ogni cosa già detta e di ogni vita già vissuta, in questa contraddizione mia è la mente che cancella la distanza col principio della fine, qui il silenzio non arretra ma segna, colle dita nell’aria, il suo vangelo di incomunicabilità.
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