saranno anche solo parole

Pubblicato il 25 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


E le parole saranno anche solo parole, assomigliano però a quel letto di pensieri dove prendere sonno o restare svegli come resto io… a pensarti abbracciata a me. Magari anche a riflettere se c’è un prima e un dopo delle parole? Forse saranno le paranoie, forse sarà che ho voglia di sentire il sapore della tua pelle. E ho in mente un fotogramma dietro l’altro di quando la tua bocca si aprirà mentre chiudi gli occhi, mentre attendi di sentire le mie labbra sulle tue a cercare, cercare te. E tu? Dormi, dormi e, quando vorrai svegliarti, vieni da me a scegliere il colore che vuoi dare alle vesti di questi miei pensieri…
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questo sono io

Pubblicato il 4 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Lettere di sangue e carne scritte all’improvviso, accarezzate una lettera dietro l’altra ma solo per sentire come suonano poi sulla tua pelle. E questo dolce restare in attesa delle mie labbra, mi fa desiderare d’ascoltare in quanti modi poi il tuo respiro può ancora cambiare.

Cuore floreale ed infezione di scorpione, disegno stanze e apro porte soltanto leccando la tua pelle. Poi torno a bussare per vulnerare quel tuo grido di dolore, per farti aggrappare a me mentre il mare ondeggia irrequieto e specchia nell’oscurità solo queste stelle immorali.

Ma rispondi? Sono solo tante domande quelle che lascio, come rosse sfumature, sulla tua femminilità. Qualche volta restano anche piccoli lividi di piacere, andranno via mentre tutto sarà chiuso dentro il segreto della nostra pelle.

Rispondi? Queste frequenze, il ripetitore sbagliato che ho dentro la mente, l’universo di te che assorbo, rispondimi. Quanto fa male il conto umano da saldare prima che t’offrano un altro bicchiere di questo calore?

Scoprire con te quanto è salato il sapore che abbiamo di noi sulle labbra, mentre si mischia al suono sbagliato che ha ogni addio, e ricorda quanta è amara, inutilmente complicata e stupida la vita.

E se ti amo ti lascerò anche andare via…
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la carne ha fame #1

Pubblicato il 27 giugno 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

Collaborazione “sperimentale” con Elisa Gianola.

Lei da corpo alle mie parole.

Buona lettura.

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

C’è un crocicchio furente di pensieri dentro la mente, come se ribollisse all’improvviso l’anima del mondo ma attraverso i miei occhi. Le dita si trasformano, lente mutano nella piega di quegli oscuri fiori di carne, con le spine sufficienti a penetrare e lasciare lividi sulla pelle della realtà.

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aspetti, attendi

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E aspetti, attendi che il mondo appassisca e scompaia accarezzando le rose che ti avevo regalato. Hai ancora il nostro odore sulla pelle ed i lividi raccontano di quante volte ho bevuto dalle labbra ancora di te. Ho succhiato, rossa e calda, la cura che avevi per questo dolore versando sulla tua schiena liquore d’amarene e arance. Una parte di te vorrebbe anche che smettessi di cercati, ma la bestia chiusa dentro la sua gabbia d’ossidiana ha una fame da governare, non è mai semplice questo pensiero di te. Attraverso i tuoi occhi il mondo scompare, finalmente scompare…
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e sei la pelle che vorrei

Pubblicato il 13 giugno 2010 in prosa da hermansji

E sei la pelle che vorrei. Il sapore da leccare di te come se volessi strapparti a forza da questa normalità. Sei, quella tenerezza che ho dovuto scavare per trovarla. Sei accogliente e ti stai bagnando mentre ti lecco i pensieri via, li lecco per condurti dove voglio io. Così sei, sei una donna tutto qui. Eppure è a te che dedico questa marcia di carne, questo pensiero pulsante per accordare il tuo piacere al mio volere. E sei, ora anche questo sei, il raggio d’una ruota che ho dentro la testa, descrivimi la circonferenza del mondo… dimmelo tu cosa c’è oltre il noi, dove è il mondo mentre mi accarezzi le guance e mi chiedi di non smettere? Quanta rabbia che ho già visto, quanto odio ho schivato perché la bestia non si svegliasse… quanta fame di te ma tu non sai quello che ora sei. Ho succhiato la tua pelle e rossi lividi mi sorridono come tanti boccioli di te. Sei, questo sei il calore improvviso che mi accoglie mentre ti penetro e mi abituo a te.
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la città assente

Pubblicato il 6 aprile 2010 in prosa da hermansji

Dovunque andrai a soffocare il pianto e a trattenere la voglia d’urlare, per non sentire l’eco di tutto lo spazio da arredare che ti porti dentro, la città sarà sempre così assente. Ruvido è anche il sapore del tempo che sfugge tra le dita, simula radici e spine senza neppure aspettare che noi si riesca a farci davvero l’abitudine. Ma resta sempre assente la città saturnina, esiste solo attraverso i nostri occhi. La tua pelle, tesa dal vento, nasconde le mie dita che cercano di affondare quest’ancora nel terreno della tua anima. In questa perfetta lingua immutabile del destino, anche qui c’è tanto spazio da poterci evolvere dentro, fino a costruire per noi quello che vorremmo essere. C’è spazio per sistemare i ritagli delle vite, che tenevamo di riserva, se fosse esplosa la quotidianità sotto ai nostri piedi. Ma tu non riesci più a sopportare questa città assente, il peso dell’incomunicabilità che ti schiaccia fino quasi a non lasciarti più respirare. E nemmeno io posso più rallentare la tua sciocca fuga o fermare lo sfarinarsi di questo dolce affetto che potrebbe ancora riavvicinarci.
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buongiorno

Pubblicato il 1 aprile 2010 in prosa da hermansji

E le battaglie delle cose da fare, di quelle ancora da sussurrare mentre vengo a prenderti e risveglio la tua mente ma sotto pelle. Tu che non riesci ad uscire dal tuo pensiero infiammato ma hai anche voglia di far l’amore così sposti un po’ le labbra ma no, non scappi del tutto. Resti in attesa del mio tentarti, del mio frugare e volerti. Resti a metà tra il sonno malato, a zonzo nelle preoccupazioni, e la voglia di me che ti bagna. Segui col respiro le mie labbra che mettono in rivolta la tua femminilità, osservi divertita la mia lingua che disegna il richiamo d’onde ormonali nella tua pelle e no, non riesci più a resistere così. Poi ridi, ti vergogni di quello che mi hai appena sussurrato. M’accusi vogliosa di trasformarti in un altro tipo donna… ed io ti guardo ma non rispondo, non ti svelerò che, dentro la mia mente, sei tutte le donne che desidero possedere di te. Così, mentre diventi rossa, nascosta nelle frequenze del tuo respiro, ti fai prendere senza più pudore e senza più fingere. Ah, già… buongiorno.
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l’idea di viaggiare

Pubblicato il 23 marzo 2010 in prosa da hermansji

L’idea di viaggiare a pelo della tua pelle e ritrovare… qualcosa che avevo perso, l’affetto rubato ma tu me lo avevi già donato. E così sei scoppiata a ridere, a ridere di gusto perché non posso mica portar via quello che è già mio. Ma questa idea del viaggio m’è rimasta nei pensieri, come quella di fabbricarmi ali per attraversare l’oscurità d’ogni possibile notte, stillare via da me questo sangue che mi fa così male, brucia e tu non puoi capire il perché. Non c’è una cura e nemmeno la mappa del punto dove s’è interrotto il molleggiare del bilanciere che governa i miei pensieri. Così nessuno ha modo di aggiustare le cose e nemmeno io posso cambiare “lo stato essenziale delle cose”. Tu che osservi il mare farsi calmo, lo consumi con gli occhi e pensi che sarebbe bello avere una piccola barca per cominciare a solcarlo. L’idea del viaggio ha preso anche te, con la curiosità di vedere cosa si nasconda oltre il nostro sguardo. Così mi trascini via dai miei pensieri e mi porti fuori a vedere quante stelle stanno appese a testa in giù nonostante tutta l’oscurità che ci sovrasta. Scegliamo il nostro desiderio ma il mio è troppo stupido perché davvero qualcuno lo assecondi. Vorrei solo trascorrere il mio ultimo giorno in questo mondo potendo dire d’aver finalmente scoperto il senso della parola normalità. Forse c’entra lo stare bene anche così, con gli occhi in fronte al mondo senza temerlo e coll’idea di un nostro comune viaggiare sotto lo sguardo assonnato della notte. E ti rubo un bacio, anche se poi mi dirai che era già mio, ma te lo rubo lo stesso perché certi giorni ho paura di averlo soltanto sognato.
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attraversano la notte

Pubblicato il 21 marzo 2010 in prosa da hermansji

Ed i treni vanno via, attraversano la notte, come se mordessero tutto quel peso che fa soffocare queste inquietudini che abitano le porte chiuse del noi. Con lo sguardo t’osservo, varco già col respiro il tuo corpo ed immagino quelle tue forme come se tu fossi parte d’una risposta che cercavo da troppo. Allora mi avvicino a te. Scruti il mondo danzare e morire senza più rispetto per il dolore. Hai scelto di accompagnarmi nel viaggio ma resti troppo in silenzio. Ti vengo incontro perché voglio affacciarmi nei tuoi pensieri e risvegliare il nostro calore. T’accarezzo le guance e tu sorridi un po’. Ti bacio lentamente e resti a farti coccolare ma con un dolore sotto pelle di cui non vuoi parlare. Allora prendo a spogliarti perché voglio sentirti bruciare, anche se dovessi scavare con le dita la parte più nascosta di te… ma tu già tremi. Ti respiro sulla schiena mentre accarezzo i tuoi seni e gioco a stimolarti la clitoride. Sei sempre più bagnata e mia che quasi riesco a coglierti l’anima fiorire. Poi entro in te, ti prendo da dietro tenendoti la testa per i capelli mentre la notte corre via, la vediamo allontanarsi dal finestrino chissà per dove… Seguo il ritmo del tuo respiro, finché diventi improvvisamente luminosa, come se avessi dimenticato tutto il tuo segreto dolore. Allora vengo mentre m’aspetti dolce e mi accogli per assorbirmi in te. Ma altri treni attraversano la notte per mordere tutto quel peso che fa soffocare.
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il tuo respiro

Pubblicato il 4 marzo 2010 in prosa da hermansji

Il tuo respiro, lo osservo mentre cominci a prendere sonno e sei stanca ma anche così tranquilla, ho quasi paura di respirare per non disturbarti. E tu sei la notte, sei così leggera da portare confusione perché aspettavo che venisse la luna a farmi compagnia, invece ci sei tu.

Prendo una scorta di pensieri che mi avanzano, con passo lieve li porto lontano nella stanza accanto e provo a concentrarmi su qualcos’altro. Non ci riesco. Torno piano in camera da letto. Ti osservo respirare, come se fossi tutto il contrario di questo mondo così schizofrenico e violento.

Mi avvicino ancora, sollevo le coperte lentamente e mi sdraio accanto a te. Apri gli occhi per stringerti a me, così ti abbraccio e tengo una mano sul tuo ombelico mentre comincio a respirare con te. Prendo quel ritmo e mi sembra di condividere il respiro con te.

E tu sei la notte, una notte senza la mia luna così non ho niente da dire perché non mi avanzano le parole. Riesco solo a stringerti come se non volessi lasciarti cadere in un brutto pensiero, per allontanare la tentazione di una qualunque preoccupazione capace di interrompere la dolcezza del tuo respirare.

Sai non ti ho detto mai che certe volte sentire la tua pelle contro la mia da una strana sensazione, come se bastasse davvero poco. Sei così calda, che mi sembra quella la temperatura giusta per cominciare a fondere in una creatura sola con te, riuscire a superare gli ostacoli e le incomprensioni del cuore che spesso ci dividono.

Ma non è mai così semplice e la vita questo me l’ha già insegnato, lo ha inciso con profonde ferite sulla pelle così che io non possa arrivare a dimenticarlo. E allora il nostro respiro prende pian piano ritmi diversi, perché è anche giusto che sia così, infondo in molte cose siamo diversi ed è questa l’unica cosa che davvero riesce ad unirci.
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