Prendere il respiro, assorbirlo come fosse tutto, sentirlo attraversare la carne e quasi far male. Il petto che si solleva ed il viso che assume quell’espressione severa, una manciata di secondi eppure c’è imbrigliato il senso d’una vita e nessuno riuscirà a computarla per davvero. Così, mentre osservi Edith respirare, le guardi il viso che ami, lo vedi graffiato ed indurito e non puoi, o non vuoi, credere che la tua donna ti stia dicendo d’andar via. Pensi che sia ancora imprigionata nel labirinto del suo respiro, ma lei sta piangendo perché non vuole che tu la osservi, non vuole sentire il tuo calore e ti respinge anche se sta male. Caduta piange e pensa già ad una sconfitta, si vede sola con davanti un futuro da storpia. Anche se ha paura e mette il cuscino sopra per non guardare le gambe spezzate da quell’automobile. Anche se non vuol sentir parlare di cure o di stampelle, anche se è confusa e vorrebbe che il mondo la lasciasse in pace, che tu l’abbracciassi, sta piccola e senza forze col passato davanti agli occhi come un gigante nero che tenta di schiacciarla. Eppure non sopporta i tuoi occhi, che tu possa ricordarla così ferita. Ed urla, urla di andar via. Ma quando esci dalla stanza, senti il cuore lanciare fiamme che non basterebbe un estintore a spegnere. Trattieni l’emozione, trattieni ma anche tu stai respirando con un’espressione dura da intimidire quanti, nel corridoio dell’ospedale, ti vengono incontro per chiederti notizie di Edith. Non riesci a rinunciare è ripeti il suo nome, parli dentro con quella donna troppo orgogliosa e preghi che non ceda. Poi ti fermi di scatto e vorresti tornare indietro a prenderla col tuo amore e donarle il coraggio che è finito ma non puoi, lei non te lo permetterà.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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