edith ed il labirinto del respiro

Pubblicato il 5 novembre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

Prendere il respiro, assorbirlo come fosse tutto, sentirlo attraversare la carne e quasi far male. Il petto che si solleva ed il viso che assume quell’espressione severa, una manciata di secondi eppure c’è imbrigliato il senso d’una vita e nessuno riuscirà a computarla per davvero. Così, mentre osservi Edith respirare, le guardi il viso che ami, lo vedi graffiato ed indurito e non puoi, o non vuoi, credere che la tua donna ti stia dicendo d’andar via. Pensi che sia ancora imprigionata nel labirinto del suo respiro, ma lei sta piangendo perché non vuole che tu la osservi, non vuole sentire il tuo calore e ti respinge anche se sta male. Caduta piange e pensa già ad una sconfitta, si vede sola con davanti un futuro da storpia. Anche se ha paura e mette il cuscino sopra per non guardare le gambe spezzate da quell’automobile. Anche se non vuol sentir parlare di cure o di stampelle, anche se è confusa e vorrebbe che il mondo la lasciasse in pace, che tu l’abbracciassi, sta piccola e senza forze col passato davanti agli occhi come un gigante nero che tenta di schiacciarla. Eppure non sopporta i tuoi occhi, che tu possa ricordarla così ferita. Ed urla, urla di andar via. Ma quando esci dalla stanza, senti il cuore lanciare fiamme che non basterebbe un estintore a spegnere. Trattieni l’emozione, trattieni ma anche tu stai respirando con un’espressione dura da intimidire quanti, nel corridoio dell’ospedale, ti vengono incontro per chiederti notizie di Edith. Non riesci a rinunciare è ripeti il suo nome, parli dentro con quella donna troppo orgogliosa e preghi che non ceda. Poi ti fermi di scatto e vorresti tornare indietro a prenderla col tuo amore e donarle il coraggio che è finito ma non puoi, lei non te lo permetterà.
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perché sai di sesso

Pubblicato il 1 settembre 2009 in prosa da hermansji

Avercelo un angelo, giusto per farmi tirar fuori dal tunnel di un profondo peccato, quando ci sono entrato convinto che era amore quella goccia di sangue scivolata via. Sarà l’abitudine eppure mi basta poco per andare giù nella pace di un momento, solo che poi, ad uscire dalla costante del tormento, finisce che mi cacciano fuori la bestia da dentro e l’anima muore. Si, l’anima muore di questa prigione carnale e nemmeno un santo può farci più niente. Questa è la mia genetica e vengo a prenderti, perché hai il rumore dello sciabordio dentro me, perché sai di sesso ad ogni respiro ed io sono forte abbastanza per farti cambiare idea sulla necessità di godere l’intervallo d’ogni morte. E vengo a prenderti per la pace che hai, per l’odore della tua pelle e per farti bruciare come una carne sola ma con me… e di me.
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resterà

Pubblicato il 28 aprile 2009 in prosa da hermansji

Cos’altro resterà del mio caldo venire? Dettagli e foto sfocate, lievi i movimenti quasi immobili come gli sguardi che fanno finta di comprendere. O sì, c’è tutta una vita davanti peccato sia ubriaca e senza parole. Il freddo che mi divora ha il nome d’una invidia di febbre che non mi lascia pensare in pace. C’è una vecchia canzone da qualche parte, la cantavi tu quando eravamo poco più che bambini. Vuoi essere la dea di un’ intera vita? La donna stanca e sull’orlo di un pozzo nero a cui lecco via il peccato con altro peccato. Non c’è mai stato spazio nel tuo calendario per pregare? Forse hai scattato troppe foto tra le nuvole o non è più il momento per tornare indietro. E poi quando sarai bagnata cos’altro resterà del mio venire in te? Sento il peso del cuore mentre incendiano le nostre caravelle di cartone. Gli occhi confondono tutto eppure sono così svegli da guardare in faccia l’immensità. Ma questo freddo divora dalle ossa e mi porta sul crocevia di parole che non sanno raccontare storie buone per prendere sonno. Cos’altro resterà?
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χρυσάνθη

Pubblicato il 7 maggio 2008 in poesia da hermansji

1

Il risveglio è come un viaggio
ma no non lo aspetti
o al massimo tieni chiusi gli occhi.
E le direzioni o le coincidenze?
Un granello dopo l’altro
hai messo ordine lentamente
sia di giorno che di notte.
Eppure ti cercherà
vestirà del tempo
come una sensazione tra le dita
e lo sguardo di fiori dai profumi inquieti.

2

Il risveglio ha il sapore del viaggio
anche se logicamente illogico
troverai cose che ti faranno ridere
saranno sufficienti?
La mente occupata, la mente distratta
di ritorno fra coriandoli di stelle
e troppe nuvole a bussare al cielo
il cuore chiuso nel cassetto
afferri la chiave ma lasci stare
aspetti silenziosa
crescerà il giorno definitivamente

3

Il risveglio è già parte del viaggio.
Cercando il principio d’un infantile sentiero
e quel nome che non sai pronunciare,
mentre godi tutto
del poco silenzio e la dolce pace
tra le dita avrai una preghiera sgualcita
ed una piccola chiave incisa,
non sai cosa sia giusto o sbagliato
così quando aprirai il tuo cuore
sfogliandolo ti accorgerai
che stava già tutto lì.

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ps. non prendertela l’ho dedicata te Chry.


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nemmeno un segno

Pubblicato il 20 marzo 2008 in poesia da hermansji

Rassomigliare a qualcosa che non c’è per traboccare da e per.

Ma non mi ascolta la pace troppo loquace, che prega all’unisono con le parole abusate e senza odore.

Così non è troppo mai o non mi asseconda, il modo indecente con cui vanno via le ragioni del cuore
e quelle più arroganti di politica e comodità.

E resta la pelle d’un incanto, fosse anche per non aver vinto mai al gioco dei ricordi.

Nemmeno un segno mi farà cedere, perché le lame più affilate non potranno fare troppo male
ad un cuore nero ossidiana.
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e…

Pubblicato il 9 gennaio 2005 in poesia da hermansji

e pacificamente lieve
quasi un sussurro o poco più

poi francamente non ricordo
cos’altro prese di me

ma sembravano luci ed erano profumi
abbarbicati sopra l’anima

così ho preferito riannodarli
come le domande che avevo
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blessure poétique

Pubblicato il 8 settembre 2001 in poesia da hermansji

Siamo stati lievi
come donne e bambini
ma i nostri passi si sono consunti
per la nuda luce

«sono il demone gentile
senza un giorno di pace
volete confidarmi dei vostri amori?
io amo le vostre necessità»

crescevano fiori al nostro cospetto
come ferite poetiche
amanti dei nostri baci
lontani dai nostri abbracci

«domani dimmi
senza silenzio e neutralità
quale naufragio ti attende
tra le mie dita»
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oceano

Pubblicato il 11 novembre 1997 in prosa da hermansji

Ascolto “Loosing The Light”
dei Blood Stained Host

Ogni rumore, in quel piccolo appartamento, era venuto ad acquietarsi, per far spazio al violino demoniaco del sonno. Un vecchio con molto zelo e la barba incolta, tipica delle divinità, che con dita tozze si divertiva a a sfregare le parti di quello strumento. Si aggirava per le stanze passando attraverso le porte chiuse, per distillare ad ognuno le gocce del suo dolce, o a seconda dei casi amaro, oblio.
Fu così che Miele si lasciò ubriacare e si risvegliò nuda, sulla riva di un torrente in piena, sotto il calore di un sole amabile. La corrente scendeva, in perpetui gorghi, senza fine, eppure sembrava che, in certi punti, fosse statica: sì… lo era!!!. Nei nodi, tra una corrente e l’altra, non vi era movimento, l’unione perfetta delle infinite voluttà dava luogo al finito. Là si sarebbe respirata una migliore pace, un bene prezioso.
Improvvisamente il suo corpo sentì il bisogno di allontanarsi da quella terra, farsi trasportare dalle correnti, ma la mente ricordava che le sue gambe non l’avrebbero concesso. Eppure l’istinto fu così forte che alla fine si lasciò andare. Una volta nell’acqua, le sembrò di non avere peso né misura: quasi quella massa fosse una sua appendice.
Il suo corpo era cambiato e continuava a modificarsi come il movimento di quella corrente irrefrenabile. Le gambe si muovevano ed erano mosse mentre tutto il suo corpo veniva accarezzato dai flutti.
Un movimento brusco le fece entrare acqua nella bocca, ma non era salata anzi dolce: in verità le ricordava un fiume di brandy (se mai ne fosse esistito uno). Raggiunse in poco tempo la meta.
Quando si distese sulla quiete del nodo, l’effetto distensivo durò poco e sentì il bisogno di rituffarsi. Notò allora il mutamento più radicale, la sua statura era diminuita, come avesse perso dieci anni.
Inorridì al pensiero di essersi consumata come una candela e quando rimirò il percorso compiuto non distinse più la spiaggia dov’era stata al risveglio. Si trattava, in realtà, di uno dei tanti nodi creati dalle correnti. Ma in acqua, in quell’oceano di sensazioni e profumi, c’erano altre donne, tutte di età diverse, che giocavano tra loro a seguirsi. Si trattava di Miele… sì nelle varie età: dalla nascita all’oggi. Cellule moltiplicate da un’unica Unità e divenute autonome per vita propria.
Non riusciva a credere ai suoi occhi e pianse, finché non fu mattina e si ritrovò nel suo letto. Squadrò stranita la stanza ma l’oceano aveva lasciato il posto alle coperte attorcigliate.

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