E ti racconto di come impattano i pensieri dentro le tasche di questi mercanti di fame, fame che ci affama. Così restiamo col deserto di giustizia intorno, mentre si fa più intelligente la negligente forza della stupidità. Tu che pensi per il bene delle anime, tu che ti sforzi di annegarci di dialettica normativa, tu che hai le mani impastate di attitudine a mercificare anche il lume lunare, tu che sei la voce dietro al megafono, tu che sei l’occhio dietro alla traiettoria della guerra, tu resterai da solo. Noi andremo avanti con la nostra voglia di stupore senza sentirci addosso nemmeno la tua ombra.
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Autore: hermansji .:. | Data: 14 novembre 2009 alle 14:06 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: mercanti di fame, ombre | Nessun commento
Come si muore in amore perché è la città che ti sogna addosso colla sua falsa ipocrisia. Le persiane aperte e fuori luogo, dietro la fuga dei tuoi passi, le ombre del tuo migrare. La donna sognante, il mare troppo liquido e la voglia di possederla tutta per te. Le strade allungate d’inganni, la religione a colpi di croce, tu che cammini sempre più veloce. La sirena t’ha morso d’amore sulla guancia, tu che bruci di sogni e la stai cercando. Il mondo che t’urla la sua ubriaca perdita di valori, gli occhi rossi di pianto ed il cuore feroce di giardini infiammati di rosso. Le promesse nelle tasche ed muscoli tesi verso la tua ostinazione. Nient’altro da condividere, nemmeno il cielo cosparso di stupida innocenza. Solo il respiro e la notte fuori, qualche frase accartocciata nella mente ed un amore fuori tempo massimo.
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Autore: hermansji .:. | Data: 16 agosto 2009 alle 10:41 | Categorie: prosa | Tags: accortacciare, come si muore, croce, cuore, donna sognante, fuga, giardini, ipocrisia, migrare, occhi rossi, ombre, ostinazione, persiane, pianto, stupida innocenza, tempo massimo | Nessun commento
Come era debole alle prime luci dell’alba la Città, senza un nome, senza sforzo alcuno era immobile. Occhi brillanti di qualche finestra, vitrei privi d’espressione. Attraverso di loro avresti potuto vedere altri che si stavano svegliando proprio come te, o che continuavano a dormire. Ma la città era un gattino, sbirciando le sue palazzine di borgata fino al centro avresti trovato il modo di farle fare le fusa componendo una poesia: perché c’era lo spirito disorientato, ma equilibrato in forme e spazi.
Meditava a lungo prima di spingersi con la gente sui tram, sugli autobus, sui pullman e rifletteva i loro umori per tutto il giorno così che la sua forma era ostile, piena di contraddizioni. Ma la mattina ritrovava il suo equilibrio, la sua unità, mentre per le strade c’erano solo le ombre a camminare inseguendo le carte portate dal vento.
E sembrava chiamarti, «Scendi anche tu dai» mentre fingevi di non ascoltare la sua voce, «scendi anche tu in perfetta unità».
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Autore: hermansji .:. | Data: 9 marzo 1997 alle 01:00 | Categorie: prosa | Tags: borgata, città, contraddizioni, dormire, equilibrio, espressione, finestra, forme, gattino, Hermans Joseph Iezzoni, mantra, mattina, nome, ombre, prosa, spazi, unità, voce, www.hermansji.it | Nessun commento