Il pianoforte suona freddo che nemmeno il vetro riesce a parlarti con la stessa voce oscura e violenta. Le dita che cancellano ogni distanza, il tempo che piega la schiena e cerca di fuggire all’interno di stanze vuote. L’anima che non è voluta nemmeno entrare a buttare lo sguardo contro le pareti di questa carne troppo umana per fare del bene, così attende fuori sorseggiando il suo tè di Darjeeling. Osserva il grigio, senza voce del cielo, con la speranza che venga lentamente sostituito da un’altra miscela, lei adora il blu. Il sangue che scende dalla mente, scivola sotto pelle a raggiungere queste dita che creano, poi, senza nemmeno rendersi conto, distruggono anche tutto… nonostante siano le stesse dita.
Saranno troppo addormentati i pensieri, per accorgersi che degli angeli avevano bussato, prima di intrufolarsi per casa con le zampe dei gatti. Non c’è neanche del latte per placare la loro sete d’amore, così giocano e si rincorrono tra le stanze e per le scale. Hanno giocato anche a strappare le pagine dai diari neri, sul pavimento ci sono solo percorsi di labirinti di carte, frammenti di parole scritte che non conducono più a nessuna frase precisa. Ordine e disordine parlano la stessa lingua e sorseggiano dallo stesso bicchiere, ordine e disordine.
Il pianoforte ha smesso di parlare, ma il silenzio non è tornato a farmi compagnia messo alla porta dal ticchettio nervoso degli orologi disseminati per casa. Stanco mi sono avvicinato all’uscita. Ho intravisto il grigio del cielo scivolare nel blu. L’anima in piedi davanti alla porta, osservava quello spettacolo sorseggiando lentamente il suo tè. Aspettava proprio questo istante anche senza niente di cui parlare, siamo rimasti ad osservare quel curioso mare sospeso sulle nostre teste.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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