Ora non c’è il tempo e non è detto che ne sia mai avanzato a sufficienza, nemmeno un frammento per scivolare dalle bugie di quattro mezze parole. Le ho viste raggomitolarsi dentro al rovescio d’un discorso anche troppo banale, forse perché nato tra i rimasugli dell’amore goduto senza pensarci troppo.
Così, nel silenzio del mattino, anche la scarsa voglia di dar forma a questo letto si trasforma nel sacrificio dei nostri corpi abbracciati che hanno condiviso tra loro troppe cose, il piacere come il pianto. E la città prende il risveglio tra le sue dita e lo soffia via, ma quel volo è troppo breve per scuoterci davvero.
E ci sembra di restare come un corpo solo, sospeso tra le orme d’un tempo che non c’è più. E’ entrata in scena una complicazione fatta di briciole di parole, ha messo a nudo anche le nostre anime e ci sentiamo dentro la forma abusata delle nostre inquietudini. Così ci osserviamo negli occhi come se riuscissimo a capirci per davvero, le nostre mani si sfiorano e parlano per noi.
E’ il tempo che ci ha abbandonato? Forse lo abbiamo semplicemente lasciato andar via senza nemmeno provare ad opporci. Abbiamo sentito quella porta sbattere con violenza e ci siamo abbracciati più forte, mentre risuonava l’eco dei suoi passi di fretta per le scale… nessun addio.
Peso specifico le avranno mai queste nostre sensazioni? La forza necessaria per fondersi attraverso noi in qualcosa di davvero importante? Lasciare un segno preciso in tutto questo flusso di vita che non riesco a comprendere? Mi guardi in silenzio, forse perché non c’è nessuna risposta che valga più dei nostri occhi.
Abbiamo litigato così tanto per giungere al capolinea ed ora non abbiamo nessuna voglia di scendere a vedere che aspetto abbia la stazione, magari a prendere il nostro cappuccino e continuare a parlare come si faceva un tempo, parlare anche di niente solo per stare insieme qualche altra scusa in più.
Poi chiudo gli occhi, ti stringo a me e mi nutro un po’ del tuo calore. M’immergo nel tuo respiro, cerco di dimenticare e di farmi così sottile magari per svanire dentro i tuoi pensieri. Sterilizzare o almeno governare questa nera marea che soffoco dentro, dimenticare la voce di chi urlava e malediceva anche le mie origini. Annegare questa negatività fino a sognare di fondermi con te in una carne sola.
Ma ora non c’è più il tempo e tu non hai lacrime da piangere, nemmeno una preghiera per far rimarginare le nostre ferite. Possiedi solo l’incomunicabilità di questo nostro silenzio che pure riesce a tenerci abbracciati senza far troppo male.
Così costruisco un esicasmo sulla tua pelle, prego ma a modo mio. Scavo la tua anima con la mia lingua infetta e trasformo a poco a poco il tuo piacere in un giardino chiuso agli occhi del mondo. Prendo ancora il tuo amore e lo prendo per me, come se avessi chiuso tutte le porte dell’anima per non farti più uscire via dal mio sentirti.
E forse il nostro treno riparte, almeno per quest’ultima lentissima volta. Attraversiamo la giornotte osservando l’evoluzione che ci trasciniamo nel sangue scorrere febbrile sui binari del nostro strano viaggio. Ho messo via le paure e le troppe sconfitte, ho riposto i buoni propositi ma per indossarli quando ne avrò bisogno. Ti tengo caldo il cuore e tu non ti stacchi da me, vuoi ancora sentirci uniti in una pelle sola.
Ma arriverà, ci raggiungerà il dolore anche qui… in questa nostra semplicità. Ed avrà la voce che non vorresti sentire da me, avrà la voce che non vorrei mai sentire da te, con le parole sbagliate ma purtroppo al momento giusto. Arriverà e non sapremo riconoscere i sintomi, non riusciremo a difendere quello che siamo.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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