Scommetto che… non sai come muoiono le stelle.

Pubblicato il 20 febbraio 2008 in prosa da hermansji

No. Non così. Questo è solo un brivido. Un piccolo dono delle mie dita che scivolano sulla tua pelle. Modo, a tratti infantile, per disegnare ali sulla tua schiena. Ma forse è una stonata preghiera a denti stretti,quasi soffiata via, mentre salgo lieve tra le tue cosce. Così docile e preso da tutto e da niente. Rubato da te… assorbimi.

Sfioro col respiro il tuo ombelico e navigo tra i tuoi seni cercando il momento giusto per adorare le tue labbra. E’ solo una preghiera. Una di moltitudini che potrei pronunciare per rendere tutto più semplice… per te… per me e per nessun altro motivo. Ma ecco prendi l’onda dei brividi sulla tua pelle per smussare e godere l’amarezza d’un destino con tante incognite sgrammaticate. Siamo come navi prive d’equipaggio. Annegate nello sciabordio del cercare. Ora un motivo in più per sorseggiare l’albeggiare. Ora un alito di vento che ci trascini assieme alla corrente. Dove è la profondità del mare lì sta il senso del nostro migrare… all’interno dei suoi abissi c’è il sapore del nostro dolore…. …{ If (mktime($an[$m]) < 1976) { print “a chi apparteniamo?”; } else { print “apparteniamo a noi stessi… ma non sappiamo chi siamo” } return;…

Così, domani, quando ti troverai in tasca un biglietto della lotteria e ti avanzerà il sorso d’un giorno in più, non ci sarò. No. Non mi vedrai accanto a te. Non sarà mia la voce che ti tranquillizzerà quando gli incubi ti saranno addosso negli interstizi della notte. Sarò andato a capo fitto contro il destino e tu sai che sarebbe andata così. Non è mai stato mio un momento preciso e non è nelle mani di questo nostro Dio scrivere con grazia una lieta nuova.

Ora che ho molto peccato posso dire che sorseggio tutto e che non assomiglia a quelle sensazioni che provavo quando non avevo preso l’abitudine di rinnegare il mio nome. Ma accetta questa confessione. Rimetti tutti i miei peccati. Assorbimi. Ho ingoiato 30 gocce di pianto per ogni abitudine… per ogni speranza. Ed ecco non ti fidare di me. Ora che ti bacio a forza le labbra e sento tutto il tuo amore contro. Non farlo. Non lasciarti andare. Non rendermi il gioco così semplice perché le mie dita lo sentono che sei già bagnata per me. Non scivolarmi addosso come la pioggia più bella. Non irradiarmi del tuo calore. Non merito la speranza che attraversa i tuoi occhi… non ti fidare di me… ora che sei così vulnerabile.

Queste mio frugare il piacere per te è l’ultimo comporre il tuo respiro. Soffice melodia che libero da te. Avanza imperturbabile l’inverno e crolla un altro dio con il suo cervellotico potere. Ad ogni modo. Fuori c’è un mondo sprecato carico di veleno. Un mondo che si abbatte senza rispetto per chi ha deciso di credere nel futuro. Sai mi rendo conto che con altro non sono che un vigliacco. Lo sono sempre stato. Per questo ho paura di dirti che le stelle muoiono. No. Non qui. Non riesco a sostenere il tuo sguardo così mi smarrisco succhiando i tuoi capezzoli. Annego me stesso con devozione e tecnica. So quanti modi ci sono per tirarti fuori un’altra nota di piacere. Ed è così che sono già dentro te a spingere… spingere tutto il mio amore… per poi fermarmi d’improvviso e stimolarti in altri punti.

Tu mi guardi come se fossi l’unica cosa importante. Come se… questo fosse l’unico istante di tanti possibili, probabili od improbabili ma non è così. Questo è solo una cura per rubare un granello di sabbia alla clessidra del tempo. Una meravigliosa complicazione. La catena per due anime che giungono a guardarsi d’improvviso. Con occhi carichi di tante parole che le bocche non sanno pronunciare. Ecco perché siamo la verità di quanto preziosa ed antica è questa vita annodata alla sua morte. Siamo e non siamo quello che ci portiamo dentro. No. No. Ora godi. Goditi tutto quello che sto costruendo per te. Pensa solo a quanti modi troverò per tenerti imprigionata in ogni piccolo istante. Diluisci il mio spirito ed io diluirò il tuo. Vieni e verrò. Canta per me mia passionale viola. Pensa solo a questo e respira. Donami le tue sensazioni… anche se non merito di sedimentarmi al fondo del tuo cuore…

Vieni con me. All’unisono con me. Siamo una ed una carne sola. Prendi le tue dita con le mie e seguimi. Siamo il movimento d’uno strano fiore… ci apriamo come ali sapendo d’essere confinati nella linea d’un orizzonte che non riusciremo ad oltrepassare. I nostri capelli sono come grappoli di speranze. Proprio qui. Qui. Mi addormento con la testa sopra il tuo ventre. Ed entro d’esso sta il mistero d’una perdita… me la porto dietro da tanto. Provengo da una donna e giungo ad una donna. Tutto qui? Il mio essere… il mio servire è tutto qui? A chi appartengo? Di chi voglio essere? Cosa mi fa così feroce ? Cosa mi fa così fragile quanto mi rompo le mani e non bastano i bulloni e si spezzano le chiavi. Cosa mi fa sorridere e trovare una ed un’altra strada? Cosa mi toglie il sonno e mi incolla i pensieri dentro ad uno nel sentiero della notte? non saprò mai dove sono andati a finire i figli che abitano in potenza dentro noi… smarrite sono le nostre strade. Crocifisso è il nostro Dio. Infranto il nostro angelo come i pezzi di cristallo di cui era fatto… ecco come muoiono le stelle. Ora lo sai. Ora lo so. Vanno via così… con 30 gocce di pianto al chiaro di luna.

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