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Archivio per etichetta: 'mermaid'

hermansji

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degli abissi e delle maree

Da certi posti non riesci ad andar via, così, ora che ci penso, mi sembra di sentir muovere, sotto la cute di questa nostalgia, un intero cammino in cerca del sentiero più breve per tornare a sciabordare tra gli abissi e le maree che m’avevano sedotto. Come una moltitudine d’uccelli in ascolto dell’ora più propizia al loro canto, attorno a me restano inquieti sintomi ed impressioni, compagnie smarrite dall’incedere della notte mentre scrivo di posti che non sembrano più nemmeno reali, posti che sono ormai polverose rovine dentro i miei ricordi. Eppure io sono parte anche di tutto questo. Qualche volta apro la valvola ad elio dei pensieri, lo faccio per tornare in superficie, e trovo rifugio nell’oscuro cuore d’una sirena. Lei, col suo strano affetto, mi cura, disinfetta paziente le bruciature auto inflitte all’anima, mentre cercavo di nascondere la crescita delle sue nere piume. Anche se in silenzio, lei mi ascolta e, con quei suoi occhi partoriti dal mare, sembra rassicurami. Qualche volta, quando mi sta accanto, con quella sua meravigliosa dolcezza, penso che non le sarebbe difficile uccidermi. Penso che se v’è una ragione per cui non mi ha abbandonato al mio destino, questa deve essere in ciò che ci unisce e non in ciò che ci rende così diversi. Forse abbiamo lo stesso cuore d’ossidiana e dell’insaziabile necessità di sentirci amati.
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pensieri contundenti

Silenzio d’oceano mentre le correnti trascinano e rimescolano tutto. E nella mente pensieri contundenti coll’occasione buona per dare cibo al corso degli eventi, le preghiere a memoria adatte a sciogliere i nodi nelle reti dell’anima. Il retro gusto amaro delle poesie, perché io odio la poesia tanto quanto odia me, colle briciole del tempo che scarseggia porto in tasca i doni della sirena, la furia che incalza invocando l’autodistruzione. Qui, dove si compone e si scompone l’ultimo rintocco di ogni cosa già detta e di ogni vita già vissuta, in questa contraddizione mia è la mente che cancella la distanza col principio della fine, qui il silenzio non arretra ma segna, colle dita nell’aria, il suo vangelo di incomunicabilità.
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sotto la pioggia

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Qualcosa che chiama ma è anche parte di me, una sirena che urla ma non sa parlare. Una perturbazione che ghiaccia il respiro eppure riesce a placare la bestia, come una dolce madre che mi tiene sulle sue ginocchia. Ha quiete sufficiente per lasciarmi dormire, dormire per accettare finalmente la morte. Qualcosa che brucia d’improvviso, qualcosa in tutta questa pioggia che deve raffreddare, qualcosa sotto pelle, acque silenziose che rendono appiccicosi i vestiti addosso. Il cielo che è nero inferno, il sole che è corso a nascondersi e la vita che non ha nemmeno il tempo di passarmi davanti, perché è già troppo innanzi per ricordarsi di me. Frasi confuse e ricordi stropicciati a fare a pugni dentro la mia testa, qualcosa da dire e niente su cui riflettere. La pioggia che mi fa compagnia, la pioggia che non lava via questo dolore che è anche parte di me, la pioggia che chiama.
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la quinta ora e la sirena dell’autodistruzione

Vengo alle mani con le parole e non è solo per le ragioni della rabbia o perché stringe troppo la maschera della rassegnazione. Questa è la venuta della quinta ora con le ali impure di ogni mio peccato. Non posso stare a guardare così espungo da me tutti gli altri me ed odio ogni cosa che m’appartiene. Io sono e me ne frego di qualunque risultato abbia mai raggiunto. Comunque sono difettoso, penso a tutto quello che non sono riuscito a fare, io sono ed incessantemente devo essere. Questa è la mia quinta ora, la sirena dell’autodistruzione. Giunge qui solo per coccolare me e tu speranza, che stai sempre ad osservare, risplendi per me. Dammi il calore del tuo amore, lo voglio adesso… dallo a me che non sono niente e non ho valore. Fammi escandescenza capace di divorare qualunque agonia della notte ma non farlo per dare qualcosa proprio a me. Fallo perché possa, con le parole, curare e rimarginare le bruciature in quelle anime profonde che non hanno mai meritato l’inferno di questo mondo. Dammi un filo di vita solo per questo, quando avrò raggiunto almeno lo scopo inghiottimi in te.

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eppure c’è della musica di fondo

non c’è niente da condividere
davanti all’urlo del mondo
quando ti manca la terra da sotto
e finisci per sbattere la testa
contro tutte quante le nuvole
trattenendo il respiro per troppo
puoi rinunciare anche all’anima
non era compresa nella garanzia
hai acquistato cancelli del tempo usati
dovrai tenerti sia la ruggine che i graffi
e non chiamarle emozioni sono solo delle catene
servono quando va bene a fissarti le parole
eppure c’è della musica di fondo
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la figlia invisibile

- La febbre è una strana pelle e tu sei solo un cucciolo che morde dal lato sbagliato la vita. –
- Già e tu invece? Sai da che parte addentare? Sei sempre stata con me eppure sei così distante e son solo in compagnia dei miei sbagli… –
- Distante? Io? Stupido che non sei altro, se mi avessi lasciato intervenire a quest’ora non staresti così male. E poi non sei solo ma forse non conto proprio niente per te. Comunque di tutti questi sbagli io non vedo neanche l’ombra –
- Ed invece ci sono! Sono qui dentro la mia mente. Intervenire? Tu proprio non ti rendi conto di cosa accadrebbe se ti vedessero? –
- Dentro la tua mente ci sono solo i tuoi pensieri. Non fare l’infantile e non ti aspettare comprensione da me, so quanto sei forte quindi rialzati. Smettila di tormentarti, sono sempre con te ed a volte è capitato che mi vedessero o no? –
- Si è successo ma quello che intendi tu è diverso. Quando ti hanno vista è successo per poco ed hanno concluso di aver sofferto di una qualche allucinazione. Ma ora sarebbe pericoloso. Hai mai pensato che potrebbero separarci?
- Pericoloso. Pericoloso. Da quando eravamo in fasce ripetono questa frase. Ti ricordi la mamma? Piena di premure verso di noi, eppure anche lei ripeteva in continuazione: “non entrate nella stanza del bambino di notte, il bambino deve stare al riparo dei raggi del sole durante il giorno, l’acqua salata gli fa male non può fare il bagno…”. Già perché era pericoloso che sapessero di me. Io cosa dovrei dire? E’ stato facile per me vivere così? La figlia invisibile a tutti? Io esisto! Esisto. Non ci siamo mai separati come potrebbero loro? -
- Se vogliono possono tutto e non gli importerebbe cosa ci accadrebbe. A me invece importa e preferirei morire che saperci separati –
– Non lo permetterei. Mai. –
- Anche io non lo permetterei ma se accadesse? ci sarebbe solo una soluzione…
- La morte di entrambi? –
- Tu riusciresti a vivere sapendoti separata da me?
- No –
- …la morte di entrambi allora! -
- Non ci voglio pensare. Quando avrà smesso di piovere andremo via di qui e ricominceremo a respirare in un altro posto senza aver paura di quello che possa capire la gente. –
- Mi sto stancando di questa eterna fuga. Certe volte faccio dei pensieri così crudeli che ho paura si avverino. –
- Che tipo di pensieri? –
- Sono stanco e non voglio parlarne. –
- Va bene. Ma quando fai così non so proprio come prenderti. Sai forse non ci crederai ma li faccio anche io di sogni strani. Però hai ragione neanche a me viene voglia di parlarne.-
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mermaid

E’ tornato il freddo ed in un certo senso mi sento già meglio senza un perché. Ma c’è poco da spiegare, mi porto dentro la mermaid chissà da quanto tempo. Sarà stato un giorno senza voler dir niente che le ho offerto un passaggio. Vestita in modo semplice con pochissimo profumo sulla pelle, penso di averla trovata attraente anche solo per questo e mi è rimasta l’impressione di un déjà vu. Ora ha tanto freddo da stringersi nelle spalle, lo sguardo pieno di cose che vanno mischiandosi allo strano silenzio non silenzio tra noi. E’ spuntato d’improvviso il sole ed è come se non fosse mai andato via. Però, se ci penso, di cose da non dire le ho sempre avute e nessuno ci ha fatto troppo caso perché “si sapevano già”. Eppure mi sfuggono le parole così non faccio a tempo a chiuderle nelle scatole che già sono per strada a verniciare la città di moltitudini di sogni. Fuori è tutto così immobile, immagino che le fabbriche e le case dovrebbero mettersi in viaggio come i treni smarriti nel nostro dormire. (continua…)


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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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