Da certi posti non riesci ad andar via, così, ora che ci penso, mi sembra di sentir muovere, sotto la cute di questa nostalgia, un intero cammino in cerca del sentiero più breve per tornare a sciabordare tra gli abissi e le maree che m’avevano sedotto. Come una moltitudine d’uccelli in ascolto dell’ora più propizia al loro canto, attorno a me restano inquieti sintomi ed impressioni, compagnie smarrite dall’incedere della notte mentre scrivo di posti che non sembrano più nemmeno reali, posti che sono ormai polverose rovine dentro i miei ricordi. Eppure io sono parte anche di tutto questo. Qualche volta apro la valvola ad elio dei pensieri, lo faccio per tornare in superficie, e trovo rifugio nell’oscuro cuore d’una sirena. Lei, col suo strano affetto, mi cura, disinfetta paziente le bruciature auto inflitte all’anima, mentre cercavo di nascondere la crescita delle sue nere piume. Anche se in silenzio, lei mi ascolta e, con quei suoi occhi partoriti dal mare, sembra rassicurami. Qualche volta, quando mi sta accanto, con quella sua meravigliosa dolcezza, penso che non le sarebbe difficile uccidermi. Penso che se v’è una ragione per cui non mi ha abbandonato al mio destino, questa deve essere in ciò che ci unisce e non in ciò che ci rende così diversi. Forse abbiamo lo stesso cuore d’ossidiana e dell’insaziabile necessità di sentirci amati.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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