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Archivio per etichetta: 'mente'

hermansji

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3 maggio 2010

Il pianoforte caldo che contiene già la melodia che voglio possedere tra le dita, e tutti questi giorni che sono in potenza dentro le notti che verranno a bussare qui, nello sguardo lunare che mi ha abbacinato. Tu urlamelo contro, urlalo finché ti resterà rabbia e voce, dimmelo quanto di sbagliato vedi affiorare sulla superficie del me, urlamelo contro affinché non s’esaurisca questa negativa sorgente che tramuto in amabile melodia. Poi, quando non avrai più niente da dire, siediti accanto al silenzio di questo giorno morente, resta ad ascoltami. Ti condurrò in posti dove la parola riesce a diventare pittura, avvolgendoti nelle spirali delle strade che la tua mente dovrà percorre pur di uscire dal mio labirinto di profumi e sensazioni. Evocherò tutto quello che hai chiuso dentro quei bauli abbandonati nelle tue soffitte. Allora sì forse sarà già tutto sbagliato, il momento sbagliato, l’emozione sbagliata ed anche la mia voce perché ti avrà sedotto senza volerlo.
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autismo

Giochi di parole o restarne davvero senza, colpa dell’autismo o del mondo che sembra di colpo vuoto come il bicchiere che Edith ha dimenticato sul pianoforte. C’è dentro ancora del liquido, rosso scuro come il sangue delle ferite che a volte sembra non finire mai, l’ho assaggiato ed era insolitamente buono. Giochi di parole ma ho la mente che ne ha fin troppe e non riesco a sceglierne nemmeno una, forse perché nessuna è così importante. Ciò che mi circonda non ha più un suo significato, almeno non come prima e forse anche io ho perso il mio. Il mondo si muove, cammina attorno ed è inevitabilmente sempre lo stesso, anche le circostanze che hanno intrappolato me ed Edith. Qui, dentro questa familiarità siamo come belve feroci sebbene in gabbia. Fino a poco fa c’era il vero sole a zonzo per la casa ed andava per i fatti suoi a passi nudi, quando è andato via ho finalmente aperto gli occhi ma per appendere, al suo posto, un sole infantile disegnato su carta da buttare, lo avevo dedicato a te… poi è scesa l’oscurità, che m’ha fatto ripensare a cosa possa mai accadere quando spegnamo semplicemente la luce dagli occhi, no non tutto si interrompe. Forse il mondo, lo stesso che si muove e cammina attorno, quando mettiamo un pesante lucchetto alla mente e non sentiamo più la voglia di partecipare al flusso vitale, forse in quell’istante, fuori da noi, tutto evolve e non è più lo stesso.
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a tenere le dita contro

Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?


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sul drappo nero

E tu saresti? Dico a te, mi senti? Parlo a te che hai fame di pensieri. Tu che scrivi biglietti d’addio e li metti in bella mostra. Torni tempo dopo giusto quando pensavano un po’ a sé ma ti sentivi sola, trafitta da una angoscia che non vuoi mai accettare. E tu saresti? Il canale del parto di una notte tutta sola, bruci di desideri e non riesci a capire quello che forse il corpo, o era la mente, a volere e a dover possedere. Così ti lasci il lavoro dietro casa e sul divano, vestita di neanche una luce, ti raggomitoli come una miriade di donne che non vuoi sentire vivere con te. Ridono, piangono, sanguinano, amano, combattono le donne da uomini e gli uomini da donne, poi quando si sentono protette si masturbano, si eccitano e si lasciano condurre in fantasie torbide ma religiose si confessano, si pentono e s’assolvono senza un perché. Tu che ti fai stupidamente sottile, sprofondi casta o meno dea soltanto dentro, hai deciso chi saresti? Prendi il telefono e chiami le tue amiche, racconti loro una cazzata qualsiasi ma non tutta la verità che si attorciglia alle tue caviglie e lecca lentamente le tue cosce. Non lo fai per cattiveria è solo che non vuoi accettare quello che davvero vuoi, ascolti i consigli ma non ti piacciono e finisci per litigare anche col cellulare che lanci chissà dove. Doccia veloce e sotto le coperte non ti fanno dormire quelle te che vivono le loro vite in un corpo solo. Così ripensi ai discorsi allunati e piangendo dal cuore ti chiedi da sola… tu tra loro chi saresti? E in tanto che ci pensi togli il cellophane alle stelle e le appendi sul drappo nero della pulsante inquietudine vitale. Poi ti svegli con la sensazione di aver camminato dentro la tua mente chilometri di pensieri. E’ come stare seduta su una panchina dopo che è piovuto. Ti lavi con eterna lentezza osservando dallo specchio il tuo corpo che sottocute ha sensazioni strane. In cucina mangi un cornetto avanzato alla fame del giorno prima e ti tuffi nei vestiti per arrivare a lavoro. Ma il traffico non ti è stato a sentire così impieghi un’ora in più. Immancabilmente in ritardo tieni per te il solito sorriso dei colleghi, hai bisogno di un caffè o forse no… e ti aumenta il nervoso così sfinita cedi, bevi d’un sorso la scura bevanda troppo zuccherata. Proprio non ci riesci? Senza farti notare scrivi “addio” con una matita sull’etichetta del distributore. No forse no, prendi tutto come se fosse una guerra solo tua e l’addio equivale ad una piccola mina lanciata a bella posta per vedere, o dimostrare, quanto male sai fare anche tu. Poi, a metà giornata, sorseggi un altro caffè ma sei pentita e, prendendoti troppo sul serio, cancelli quell’addio scrivendo “a presto” sull’etichetta del grigio distributore. Insolitamente di buon umore canticchi qualcosa che assomiglia ad una canzone mentre torni alla tua postazione di lavoro. Osservi i fascicoli sulla scrivania troppo alti e ti domandi, per l’ennesima volta, che senso abbia passare la vita a riempire fogli che nessuno leggerà? E tu? Tu saresti? Chi scrive o chi non legge?

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Mettendo le mani avanti… prefazione

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A quanti hanno provato a chiedermi che razza di libro sia “Radiografie all’anima” rispondo è solo un romanzo. Non ha molte pretese o forse ne ha perse pure troppe per la strada. E’ il frutto di una lentissima gestazione, spesso sofferta, come guardarsi attraverso i frammenti di uno specchio. Mi sono confrontato con me e con un ritmo narrativo lento e volutamente franto, rotto tra prosa e poesia. Ho abbandonato la mediazione/maschera di un personaggio costruito per condurre le catene del suo ruolo. E sono rimasti solo gli spiccioli delle mie umane nudità.

È in atto, quotidianamente, uno scontro tra anima e corpo. La prima si comporta in modo invasivo, come una malattia, che ci porta ad approfondire l’impalcatura della vita, a contestarne le fondamenta e rintracciare Dio, non solo perché causa principale o ultima del noi, soprattutto perché portiamo in tasca una lettera di ribellione verso tutte le ingiustizie, le sofferenze che si nascondono nella bellezza della vita.

Viene così un giorno trasparente e fragile in cui cadono gli eroi, cadono le saccense, si mettono a nudo le cose per quelle che realmente sono e lo scontro diventa guerra. Il corpo non vuole vedere e si ostina ad andare avanti. L’anima vuole capire, contrastare le contraddizioni e rispondere al fuoco del dolore.

Radiografie è anche un libro che parla di sentimenti contesi dall’anima come dal corpo. Così, in sincerità, nemmeno io so dire che razza di romanzo sia. Forse è un libro da odiare prima che da amare, fatto di una diagnosi con un linguaggio tutto suo. È un romanzo dove tutto è scontato eppure se il lettore abbassa la guardia rischia di venir travolto dalla sue pagine.

Io ed il lettore non andremo mai d’accordo perché ci odieremo e ci ameremo a vicenda. In definitiva lo scopo di un libro, senza pretese o che mente avendone troppe, è quello di mescolare i pensieri di chi scrive e di chi legge. Siamo tutti malati d’anima? Forse vorremmo cercare una cura, oppure è questa dualità il vero dono che dobbiamo a Dio.

hermansji .:.

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χρυσάνθη

1

Il risveglio è come un viaggio
ma no non lo aspetti
o al massimo tieni chiusi gli occhi.
E le direzioni o le coincidenze?
Un granello dopo l’altro
hai messo ordine lentamente
sia di giorno che di notte.
Eppure ti cercherà
vestirà del tempo
come una sensazione tra le dita
e lo sguardo di fiori dai profumi inquieti.

2

Il risveglio ha il sapore del viaggio
anche se logicamente illogico
troverai cose che ti faranno ridere
saranno sufficienti?
La mente occupata, la mente distratta
di ritorno fra coriandoli di stelle
e troppe nuvole a bussare al cielo
il cuore chiuso nel cassetto
afferri la chiave ma lasci stare
aspetti silenziosa
crescerà il giorno definitivamente

3

Il risveglio è già parte del viaggio.
Cercando il principio d’un infantile sentiero
e quel nome che non sai pronunciare,
mentre godi tutto
del poco silenzio e la dolce pace
tra le dita avrai una preghiera sgualcita
ed una piccola chiave incisa,
non sai cosa sia giusto o sbagliato
così quando aprirai il tuo cuore
sfogliandolo ti accorgerai
che stava già tutto lì.

.:.

ps. non prendertela l’ho dedicata te Chry.


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sta cute pensante

sta cute pensante
il segreto nelle
stanche sue pose
a mostrarsi per quel
che vorremmo fosse…

e nei suoi tramonti
la nostra necessità
e nei suoi capricci
la nostra ingenuità

sta cute pensante
a scolorire le note
del suo arcano pianoforte
mentre torna in mente
a te…la nostra sensibilità

mi ascolterai
nel soffio
di indelicate parole
e nel buio cadere

mi ascolterai
nel pianto
scivolare
tra le tue braccia lieve

freddo vetro
fragile
alle nostre comunanze

mi ascolterai
ombra mutare
ed evaporare ad alta voce

sta cute pensante
la fatica dei gesti
e la mimetica
delle intuizioni

sta cute pensante
ad accentuare
tutto il suo dolore

mentre tu
sorridi a noi
che ci smarriremo
dietro le forme
delle tue tele
.:.

in memoria di Antonio Cellinese


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Abruzzo Lutto Terremoto 2009


Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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