il tuo libro di fiabe

Pubblicato il 3 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


Mentre il giorno va a dormire resto colle dita impastate di te, col ricordo dei tuoi baci sulla pelle, coi pensieri a fare a botte per disegnare nella mente strade, anche improbabili, che portino da te. E il giorno va a dormire che quasi non me ne accorgo per quanto tengo la testa immersa in un cuscino di nuvole, accarezzo il tuo libro di fiabe e vorrei accarezzare te.
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LD50 #6

Pubblicato il 17 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E questo ciclo di veleno che sembra non finire mai? Io che uso la mia voce per penetrare la tua mente, voglio farti godere dall’interno perché tu offra finalmente il tuo corpo a saziare la fame che ho. Avanzo dentro i tuoi pensieri, avanzo farfallascorpione ed odio, odio con tutto l’affetto che ho. Cancellerò il mondo col mio veleno, non esisterà più la sua arroganza e la sua ipocrisia, non vedrai la sua luce malata in nessuna delle notti in cui la mia anima si sveglierà per restituire vita alla tua. Vieni, vieni per me… fammi sentire le frequenze del tuo godere.
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un posto del mondo

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

In quale posto del mondo ti sei messo a cercare la verità anche se non la vuoi ascoltare? E’ viola, non sarà come il cielo, nemmeno come il sangue che ti fa sentire d’avere il mare dentro, non sarà il cuore perché ti eri pure dimenticato di averlo indossato. Sentirsi sbagliato, viola oggi è solo questo … la domanda che attende la sua risposta ma non vuoi introdurla nelle stanze della mente. E allora? Quanti rapporti sbagliati, quanti abbracci di cui senti improvvisamente la mancanza? Quante parole che non torneranno più, quante volte ti è sembrato che le ombre attorno ti sorridessero un po’ conducendo a te la luce rubata al sole? Hai allungato il braccio per ricevere la tua dose di verità sbagliata direttamente dentro le vene indurite come radici. E la voce, quella dentro la mente, quella che pronuncia il suo mostro… ripete il suo mostro mentre le dita di tua madre cercano di non farti ascoltare, ti avvolgono ancora per non farti vedere tutto quell’odio che si rifletteva nella tua rabbia improvvisa, i tuoi occhi larghi e carichi d’odio. Lo stesso odio che ti ha maculato gli occhi e non ti fa più vedere come vorresti, lo stesso odio che ti ha avvelenato l’anima ed è ora quello che tu sei… senza via d’uscita. La casa divisa a metà, un’intera vita divisa a metà, i pavimenti della mente abitati solo da scorpioni. In quale posto del mondo ti sei messo a cercare la verità che ti fa così male?
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niente da dire

Pubblicato il 27 maggio 2010 in prosa da hermansji

Niente da dire ed il cuore è quello che grida più forte, mentre intorno c’è solo un silenzio sempre più estraneo ai nostri pensieri. La sabbia calda e così neutrale, il mare allegro ma non troppo, la tua pelle così bella e la voglia di baciarla per vedere se è più caldo il sole che ci osserva o se è più forte questa vita che mi scorre sotto pelle. Tornare bambini a cercare vetri colorati e consunti, la conchiglia giusta per ammonticchiarla assieme al sapore delle stagioni ormai andate. Tu che mi guardi curiosa senza dire niente di preciso, come se avessi paura di perdere l’equilibrio. Ma così non vale, le tue labbra rispondono alle mie e sorridono anche quando ti dico che adoro la tua espressione imbronciata. E già, l’adoro ma tu non vuoi mica farmi contento che se ora mi facessi il broncio ti bacerei per ore. Tu sorridi ancora di più e sono costretto a rincorrere le tue labbra per sorridere con te. Così finisce che il mondo osserva il nostro affetto e non capisce cosa sia questa comunicazione fatta di niente, come se non volessimo prenderci mai sul serio eppure non è così. Perdiamo l’equilibrio e cadiamo occhi negli occhi. Mi ricompongo e ti invito a sedere sulle mie gambe. Pronunci il mio nome come se stessi pensando a qualcosa di solenne, poi disegni il mio puntoduepuntipunti con un rametto. La sabbia si lascia carezzare, mi sento così bene che immagino che potrebbe anche crescere un giardino proprio davanti a questo mare. Lo osservo con occhi di sfida perché so che sarebbe già pronto ad aggredirci, solo per cancellare questi fiori di sabbia che sto coltivando con la mente per te.
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vederci riflesso il cielo

Pubblicato il 15 maggio 2010 in prosa da hermansji

L’incrocio agli spigoli di questi dettagli, come le spirali d’un treno della mente che va a zonzo alla ricerca di una linea di luce che possa giustificare tutto il tempo necessario per respirare e smettere di pensare, ma davvero. Poi portarsi i pensieri pure dentro alle tasche come i granelli di certe abitudini dure a morire, tu che sorridi e dici che non c’è niente di più oltre il tuo sorriso, solo la linea che disegnano le tue labbra e nient’altro. Canticchi la tua canzone preferita, ma il cielo mente e non ha certo il tuo sorriso. Io invece vedo te, continuo a vedere te ed avere la voglia di mettere le mie dita a scompigliare il tuo corpo e la tua mente, rubare per me tutto il calore che riesco a farti stillare fuori. Osservo, vedo che sorridi tranquilla e vorrei possederti ora ma per fondermi come della cioccolata con te, smettere d’avere questa patina di grigio addosso, osservare senza poter vedere i dettagli di questi pannelli di cielo che hanno messo su per svelare il volto del nuovo giorno, osservare te e vederci riflesso il cielo.
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3 maggio 2010

Pubblicato il 3 marzo 2010 in prosa da hermansji

Il pianoforte caldo che contiene già la melodia che voglio possedere tra le dita, e tutti questi giorni che sono in potenza dentro le notti che verranno a bussare qui, nello sguardo lunare che mi ha abbacinato. Tu urlamelo contro, urlalo finché ti resterà rabbia e voce, dimmelo quanto di sbagliato vedi affiorare sulla superficie del me, urlamelo contro affinché non s’esaurisca questa negativa sorgente che tramuto in amabile melodia. Poi, quando non avrai più niente da dire, siediti accanto al silenzio di questo giorno morente, resta ad ascoltami. Ti condurrò in posti dove la parola riesce a diventare pittura, avvolgendoti nelle spirali delle strade che la tua mente dovrà percorre pur di uscire dal mio labirinto di profumi e sensazioni. Evocherò tutto quello che hai chiuso dentro quei bauli abbandonati nelle tue soffitte. Allora sì forse sarà già tutto sbagliato, il momento sbagliato, l’emozione sbagliata ed anche la mia voce perché ti avrà sedotto senza volerlo.
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autismo

Pubblicato il 25 agosto 2009 in www.hermansji.it da hermansji

Giochi di parole o restarne davvero senza, colpa dell’autismo o del mondo che sembra di colpo vuoto come il bicchiere che Edith ha dimenticato sul pianoforte. C’è dentro ancora del liquido, rosso scuro come il sangue delle ferite che a volte sembra non finire mai, l’ho assaggiato ed era insolitamente buono. Giochi di parole ma ho la mente che ne ha fin troppe e non riesco a sceglierne nemmeno una, forse perché nessuna è così importante. Ciò che mi circonda non ha più un suo significato, almeno non come prima e forse anche io ho perso il mio. Il mondo si muove, cammina attorno ed è inevitabilmente sempre lo stesso, anche le circostanze che hanno intrappolato me ed Edith. Qui, dentro questa familiarità siamo come belve feroci sebbene in gabbia. Fino a poco fa c’era il vero sole a zonzo per la casa ed andava per i fatti suoi a passi nudi, quando è andato via ho finalmente aperto gli occhi ma per appendere, al suo posto, un sole infantile disegnato su carta da buttare, lo avevo dedicato a te… poi è scesa l’oscurità, che m’ha fatto ripensare a cosa possa mai accadere quando spegnamo semplicemente la luce dagli occhi, no non tutto si interrompe. Forse il mondo, lo stesso che si muove e cammina attorno, quando mettiamo un pesante lucchetto alla mente e non sentiamo più la voglia di partecipare al flusso vitale, forse in quell’istante, fuori da noi, tutto evolve e non è più lo stesso.
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a tenere le dita contro

Pubblicato il 16 luglio 2009 in poesia da hermansji

Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?


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sul drappo nero

Pubblicato il 3 marzo 2009 in prosa da hermansji

E tu saresti? Dico a te, mi senti? Parlo a te che hai fame di pensieri. Tu che scrivi biglietti d’addio e li metti in bella mostra. Torni tempo dopo giusto quando pensavano un po’ a sé ma ti sentivi sola, trafitta da una angoscia che non vuoi mai accettare. E tu saresti? Il canale del parto di una notte tutta sola, bruci di desideri e non riesci a capire quello che forse il corpo, o era la mente, a volere e a dover possedere. Così ti lasci il lavoro dietro casa e sul divano, vestita di neanche una luce, ti raggomitoli come una miriade di donne che non vuoi sentire vivere con te. Ridono, piangono, sanguinano, amano, combattono le donne da uomini e gli uomini da donne, poi quando si sentono protette si masturbano, si eccitano e si lasciano condurre in fantasie torbide ma religiose si confessano, si pentono e s’assolvono senza un perché. Tu che ti fai stupidamente sottile, sprofondi casta o meno dea soltanto dentro, hai deciso chi saresti? Prendi il telefono e chiami le tue amiche, racconti loro una cazzata qualsiasi ma non tutta la verità che si attorciglia alle tue caviglie e lecca lentamente le tue cosce. Non lo fai per cattiveria è solo che non vuoi accettare quello che davvero vuoi, ascolti i consigli ma non ti piacciono e finisci per litigare anche col cellulare che lanci chissà dove. Doccia veloce e sotto le coperte non ti fanno dormire quelle te che vivono le loro vite in un corpo solo. Così ripensi ai discorsi allunati e piangendo dal cuore ti chiedi da sola… tu tra loro chi saresti? E in tanto che ci pensi togli il cellophane alle stelle e le appendi sul drappo nero della pulsante inquietudine vitale. Poi ti svegli con la sensazione di aver camminato dentro la tua mente chilometri di pensieri. E’ come stare seduta su una panchina dopo che è piovuto. Ti lavi con eterna lentezza osservando dallo specchio il tuo corpo che sottocute ha sensazioni strane. In cucina mangi un cornetto avanzato alla fame del giorno prima e ti tuffi nei vestiti per arrivare a lavoro. Ma il traffico non ti è stato a sentire così impieghi un’ora in più. Immancabilmente in ritardo tieni per te il solito sorriso dei colleghi, hai bisogno di un caffè o forse no… e ti aumenta il nervoso così sfinita cedi, bevi d’un sorso la scura bevanda troppo zuccherata. Proprio non ci riesci? Senza farti notare scrivi “addio” con una matita sull’etichetta del distributore. No forse no, prendi tutto come se fosse una guerra solo tua e l’addio equivale ad una piccola mina lanciata a bella posta per vedere, o dimostrare, quanto male sai fare anche tu. Poi, a metà giornata, sorseggi un altro caffè ma sei pentita e, prendendoti troppo sul serio, cancelli quell’addio scrivendo “a presto” sull’etichetta del grigio distributore. Insolitamente di buon umore canticchi qualcosa che assomiglia ad una canzone mentre torni alla tua postazione di lavoro. Osservi i fascicoli sulla scrivania troppo alti e ti domandi, per l’ennesima volta, che senso abbia passare la vita a riempire fogli che nessuno leggerà? E tu? Tu saresti? Chi scrive o chi non legge?

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Mettendo le mani avanti… prefazione

Pubblicato il 21 febbraio 2009 in libro da hermansji

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A quanti hanno provato a chiedermi che razza di libro sia “Radiografie all’anima” rispondo è solo un romanzo. Non ha molte pretese o forse ne ha perse pure troppe per la strada. E’ il frutto di una lentissima gestazione, spesso sofferta, come guardarsi attraverso i frammenti di uno specchio. Mi sono confrontato con me e con un ritmo narrativo lento e volutamente franto, rotto tra prosa e poesia. Ho abbandonato la mediazione/maschera di un personaggio costruito per condurre le catene del suo ruolo. E sono rimasti solo gli spiccioli delle mie umane nudità.

È in atto, quotidianamente, uno scontro tra anima e corpo. La prima si comporta in modo invasivo, come una malattia, che ci porta ad approfondire l’impalcatura della vita, a contestarne le fondamenta e rintracciare Dio, non solo perché causa principale o ultima del noi, soprattutto perché portiamo in tasca una lettera di ribellione verso tutte le ingiustizie, le sofferenze che si nascondono nella bellezza della vita.

Viene così un giorno trasparente e fragile in cui cadono gli eroi, cadono le saccense, si mettono a nudo le cose per quelle che realmente sono e lo scontro diventa guerra. Il corpo non vuole vedere e si ostina ad andare avanti. L’anima vuole capire, contrastare le contraddizioni e rispondere al fuoco del dolore.

Radiografie è anche un libro che parla di sentimenti contesi dall’anima come dal corpo. Così, in sincerità, nemmeno io so dire che razza di romanzo sia. Forse è un libro da odiare prima che da amare, fatto di una diagnosi con un linguaggio tutto suo. È un romanzo dove tutto è scontato eppure se il lettore abbassa la guardia rischia di venir travolto dalla sue pagine.

Io ed il lettore non andremo mai d’accordo perché ci odieremo e ci ameremo a vicenda. In definitiva lo scopo di un libro, senza pretese o che mente avendone troppe, è quello di mescolare i pensieri di chi scrive e di chi legge. Siamo tutti malati d’anima? Forse vorremmo cercare una cura, oppure è questa dualità il vero dono che dobbiamo a Dio.

hermansji .:.

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