Durante la giornata ascoltò piuttosto distrattamente
gli altri interventi su argomenti appassionanti
come le proposizioni relative e
la posizione degli avverbi.
Bjorn Larsson,
Otto personaggi in cerca (con autore) –
Iperborea, traduzione di Katia De Marco,
Pag. 61, 2009, ISBN 9788870911718
Mi è capitato tra le dita un vecchio numero di Avidi Lumi, precisamente quello del 14 del febbraio 2002, dove, a pagina 47, il Prof. Dinko Fabris esordiva così: “L’esistenza di un ritratto può dire molto della considerazione di un musicista nei secoli scorsi”. L’articolo, dedicato alla diffusione di David Perez attraverso l’editoria musicale, prosegue poi con l’elencazione di quei musicisti dei quali è stato tramandato il volto, pochi, davvero pochi.
Quelle righe, hanno messo in moto in me la scrittura della mattina presto attorno alla riflessione sul concetto di memoria e di considerazione. Naa, non aspettatevi quel genere di riflessioni, soprattutto perché qui si tenta di chiudere il sipario a causa della troppa stanchezza e delle delusioni, basta, che torni tutto a morire dentro i cassetti.
Mi sono messo a spulciare tra i volumi, a cercare l’eidolon come se volessi rassicurarmi che la memoria conserva per davvero l’immagine, almeno ne era convinto Platone quando scriveva dell’impronta celebrale del sigillo in Teeteto 191 c-e: “Ciò che è impresso noi lo ricordiamo e così lo conosciamo per il tempo che perdura la sua immagine. Ma quello che viene cancellato, quello che non può essere impresso, noi lo dimentichiamo e, alla fine, non lo conosciamo”.
Poi mi è parso di sentire un movimento dentro, come accade quando si ha tra le dita un oggetto vuoto dentro il quale balla qualcosa. Dentro il vuoto causato dalla profondità della mia ignoranza, ballavano le riflessioni attorno al senso di ogni processo di memorizzazione umana.
Mi è tornato in mente che da qualche parte Plotino s’era messo a scardinare il materialismo delle impronte, quella sudditanza della parte spirituale del noi rispetto alle sensazioni impresse nel corpo di cui parlava Platone. In effetti, nell’Enneade, finisce per invertire l’ordine, così il corpo viene dopo dato che la memoria è una proprietà, o meglio una potenzialità, dell’anima.
Peccato che alla fine torniamo al concetto delle impronte e ci resta solo una contrapposizione, ops una seduzione terminologica dove al materialismo mettiamo innanzi uno spiritualismo delle impronte.
Investito dalle preoccupazioni del mattino, dalle discussioni e dalle incomprensioni, ho finito per bruciarle quelle riflessioni restando solo con un post incompiuto e gettato nel vuoto senza eco che è ormai diventato il web.
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Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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