Avere del tempo, rubare del tempo, cercare del tempo. Avere, rubare o cercare altro da dire ma, quando è finita l’ispirazione, tornare semplicemente a disegnare. L’anima se proprio non c’è, forse nemmeno ti verrà a mancare – così hai tagliato corto. Ma, mentre camminavo nell’assolato atrio dell’Università, ripensavo ai corridoi dell’ospedale e tutte quelle persone che si aggrappavano ad uno sguardo e mi è venuto da risponderti che – No, non è così semplice. Puoi stare tutto il tempo, tutta la tua vita a negare con la sola forza della razionalità e della scienza, però poi vorrei vedere che faccia farai. Sì, nei periodi più neri, quando t’accorgerai che qualcosa dentro te non va più, vorrei sentire le tue risposte. Quando ti accorgerai che la tua razionalità ti ha già abbandonato o che gli altri, proprio come fai tu, loro ti giudicheranno scomodo e semplicemente già finito… vorrei sentire il rumore dei tuoi pensieri. Quando sarai lì da solo e vorrai che ogni gesto che scandisce i tuoi giorni non sia dettato solo dalla pietà, vorrei chiederti “la senti un’anima che sta ancora lottando?”-. Allora ti ho urlato – Smettila. Smettila e guarda le cose da vicino, avvicinati a tutti questi malati e trova la forza di abbracciarli, senti la loro anima – ma stavo urlando solo contro di me, stavo parlando soltanto di me.
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Affacciata dal parapetto osserva le colline dei borghi abruzzesi svanire con l’avanzare del pomeriggio al ritmo del temporale annunciato. I suoi occhi soppesano le grosse nuvole scure all’orizzonte per concentrarsi sulla nebbia che ha preso il posto del mare. Il vento le tiene le guance con dita fredde mentre i capelli si muovono come i pensieri. Sotto i corvi cercano di intrufolarsi nei fori della muraglia per ripararsi, appena in prossimità, una corrente li allontana e costretti, poco dopo, tornano con più insistenza. La mattina passata a fare visita al paese anche se, ad essere sinceri, sarebbe dovuta rimanere al Convegno, non fosse altro perché aveva contribuito all’organizzazione. Si era, però, schifata del retro gusto troppo umano dei suoi colleghi. Così li ha mollati a prendersi il merito, per quel che possano valere le lodi sbadiglianti di chi è già proiettato al momento del pranzo. Presa l’occasione per il collo è sgattaiolata via, a metà del convegno, con un nervoso addosso che se non fosse stato per i pettini d’avorio, i capelli sarebbero rimasti ritti. Alla stazione di Pescara, con il biglietto blu tra le dita, prima di partire si è ripetuta la scusa – vado giusto per vedere se è cambiato – o almeno se l’è ripetuta buona per parecchio. (continua…)
Con la sentenza 323/2008, la Corte Costituzionale, nel dichiarare l’incostituzionalità dell’articolo 169 del DPR 29 dicembre 1973 n. 1092 (Testo Unico sul trattamento di quiescenza) nella parte in cui prevede obbligatoriamente la decadenza dell’istanza di riconoscimento della pensione privilegiata per causa di servizio nei cinque anni successivi alla data di cessazione del rapporto di lavoro, apre alle malattie con decorso lungo e latente. In questi casi, secondo la Corte, i cinque anni devono decorrere dalla manifestazione della malattia ed il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, per i dipendenti civili e militari dello Stato, dovrà basarsi su evidenti ragioni di servizio.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.
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