ad immagine di chissà quale Cristo,

Pubblicato il 26 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ad immagine di chissà quale Cristo, andando a menadito per percorsi che sfuggono nel dilatare il senso del tempo, tutto ha poi quella sua andatura così urlante mentre si scalda dell’altro caffè. Pigra la fiamma prende a bruciare, attorno ancora pieghe e sintomi, tu che sai oziare anche adagio, tu che hai appesantito l’amore legandolo duro fino a farlo soffrire, io che ho preferito farlo godere senza fretta. Quanti occhi rubati mentre smarrivo l’importanza del ricordare quante volte, quante sante volte altro peccato ha suturato la ferita d’un peccato a cui ho rinunciato. E tu che mi parli ma io non ho nessuna voglia di comunicare, avrei solo dell’altra voglia quella di prenderti per i capelli e consumarti le labbra colle mie fino a sentire il dolore anche solo di aver questo bisogno di te. A fare danni tra le attese e le pretese delle lenzuola, come a pronunciare le preghiere, quello forse sono bravo anche da me o forse devo accettare la tua complicità e farti prendere fiato ogni tanto. Restare qui a vedere il giorno a far da puttana per il mondo, coll’immagine sbiadita di questi dettagli troppo umani che sono andati a frantumarsi in un monte di pegni, il legame sbagliato, l’aborto che non ci siamo mai detti. Aspetta forse con questo caffè, forse ho trovato quel senso buono del tempo… solo che proprio non mi ricordo e, poi, che ci fanno i tuoi occhi ad osservarmi qui?
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ed i fiori crescono

Pubblicato il 27 febbraio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ed i fiori crescono anche al riparo dei capricci del tempo, restano a godersi il principio del mattino quando a noi invece viene addosso quella nostalgia difficile da spiegare. Le nostre automobili vanno veloci, forse perché abbiamo già impattato contro un muro di ostacoli nella fretta di vedere che faccia avesse alla fine la nostra direzione. I nostri occhi restano appesi alle domande da fare e alle risposte da dare, solo che poi manca il tempo per fare uno scambio equo, così io prendo le domande e a te restano solo le risposte ma quelle sbagliate. Ed i fiori ci osservano al riparo dell’inutile violenza che mettiamo in ogni gesto, restano a godersi senza necessità da di noi anche il principiare della notte quando ci resta addosso solo la nostalgia difficile da spiegare.
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