caldo e morbido

Pubblicato il 24 maggio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Profumi di fiori che non hanno un nome facile da pronunciare. Il tempo che è una gola profonda di cose da dimenticare. Il giorno che arriva in marcia e ha l’odore del caffè. Qualcosa di caldo e morbido tra le dita come il ricordo di un cuore sfiorato quasi con timore. La corsa strana dei pensieri in moto sui progetti, sulle cose ancora da disfare, il risveglio che non ha una andatura aggraziata ma che sembra così seducente. Aprire le tende della giornotte e guardarci attraverso, trovare una cosa fuori posto e pensare: – ma tu che ci fai qui? -.
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ed i fiori crescono

Pubblicato il 27 febbraio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ed i fiori crescono anche al riparo dei capricci del tempo, restano a godersi il principio del mattino quando a noi invece viene addosso quella nostalgia difficile da spiegare. Le nostre automobili vanno veloci, forse perché abbiamo già impattato contro un muro di ostacoli nella fretta di vedere che faccia avesse alla fine la nostra direzione. I nostri occhi restano appesi alle domande da fare e alle risposte da dare, solo che poi manca il tempo per fare uno scambio equo, così io prendo le domande e a te restano solo le risposte ma quelle sbagliate. Ed i fiori ci osservano al riparo dell’inutile violenza che mettiamo in ogni gesto, restano a godersi senza necessità da di noi anche il principiare della notte quando ci resta addosso solo la nostalgia difficile da spiegare.
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ecco come smetterò di raccontarti qualcosa di me

Pubblicato il 30 ottobre 2009 in prosa da hermansji

Ed ecco come smetterò di raccontarti qualcosa di me, non ci sarà bisogno di attendere un istante preciso, nemmeno il calore del sole, sarà abbastanza stupido come una risposta che non ho saputo mai.
Sarà come in quei racconti dove si confondono le fiabe col malessere degli adulti, sarà un bagaglio in cui non c’entrano tutte le cose che vorresti portare con te così t’è toccato scegliere.
Un taglio deciso ma non sarà al nastro di partenza e nemmeno all’arrivo perché avranno spostato la destinazione.
Non avrò nemmeno voglia di chiedere, anche se certi giorni m’è venuto addosso il dubbio che se c’è posto, e posto alla fin fine c’è, dentro a quel nulla che m’osserva oltre la morale ipocrisia dell’aldilà, se spazio c’è, grosso come sono, non riuscirò certo ad entrare in quel brivido d’amore che m’ucciderà.
Allora ecco smetterò di raccontarti qualcosa di me, ma allo stesso modo di come tutto è cominciato, quando ancora leggendo ti domandavi: “ma chi diavolo sei?”. Ti lascerò col sottofondo di tutte quelle domande ancora aperte, come corolle di fiori che ti danno fastidio, non sai se accettare o rifiutare.
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e sentirlo

Pubblicato il 16 ottobre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

E sentirlo il tempo che attraversa come e quando vuole, sentirlo ma dentro e nel profondo d’ogni respiro come pioggia che non bagna fino all’anima. Il volto dell’incerto, materiale impalpabile di cui son fatti anche i sogni degli altri, le nostre parole nascoste o troppo violente per farsi ascoltare. Curare ma senza cerotti, concedere attenzione ai giorni come se fossero piccoli fiori ai bordi dell’asfalto e la strada ancora brucia davanti agli occhi. Dettagli di fughe improbabili, mostri sotto l’abisso dei pensieri, niente da ricordare o è solo un’altra bugia per cercare di lasciare indietro dolori troppo importanti. No, non ti dirò mai niente di importante, perché quando ci provo diventa tutto banale e restano soltanto i contorni delle parole, non fanno ridere. Perché dici che sono umile? Anche troppo semplice? Allora ti prego smettila, non dipingermi complicato solo perché non riesco a dire scusa troppe volte. Fango addosso e freddo che congela anche i pensieri, tutto così impreciso da assomigliare a quella voglia di avere un’altra voglia indietro e poi un’altra e nessuna. Resto sotto questa pioggia anche se non è razionale, resto a camminare ma senza cercare una protezione e t’ascolto, sento la tua voce dal cellulare che piange e mi chiede anche troppe volte scusa, provo a spiegarti quello che sento ma è tutto così banale anche la città. E sentirlo il tempo che attraversa e si dimena come se soffrisse della nostra stessa agonia, la crisi che attraversa l’Europa, la crisi che strangola le famiglie è la stessa pelle di cui veste questo tempo bugiardo. Curare ma senza cerotti, pulire le ferite che la mietitura di politica ci ha lasciato addosso, noi che siamo immersi in campi di grano coltivati ad ore… “prima crescerete prima morirete” urla ancora il tempo che c’attraversa come e quando vuole. Tutto così vicino, un nuovo inizio nella terra devastata e sporca di sangue, nuova vita in cammino verso il centro di questa nostra civiltà tra inquietudini e macchine. Schiavi dei nostri tormenti, abitudinari e senza l’abitudine che giustifichi tutto questo dispendio di energie per niente. Eppure ancora qui a credere, almeno a credere in noi.
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eppure ora sono qui

Pubblicato il 16 marzo 2007 in poesia da hermansji

eppure ora sono qui
con le mani da cui cadono piume
senza una cura che funzioni

- possiedi tutti i miei fiori
ed hai reciso i loro gambi -

eppure ora sono qui
con le lacrime senza dolore
come quando fuori piove

- possiedi i giorni migliori
coltivali nel tuo cuore
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la via del cuore

Pubblicato il 24 gennaio 2007 in prosa da hermansji

La via del cuore non pensavo passasse da qui. A pensarci come avrei dovuto immaginarla? Forse una vecchia strada tremolante all’orizzonte quando viene sera. Illuminata da quei vecchi pali dei paesetti con le luci che ondeggiano al lieve tocco del vento. Una strada. Una a dividere proprio al centro l’abitato. Le case fatte di mattoni rossi semi ammantate dalla nebbia serale. Forse l’avrei voluta così… la via del cuore. E trovarmi solo stretto per il freddo con il bavero alzato. Camminare magari scrutato di lontano da qualche gatto ritardatario, costretto a miagolare all’uscio di casa. Guardare fiori affacciati dai balconi. Si l’avrei sognata così. La via del cuore e circa a metà dell’avanzare, una voce improvvisa mi avrebbe costretto ad indugiare, per rispondere alla sua domanda: «chi sei tu che mentre tutti dormono attraversi la via del cuore?». Allora, sfregandomi le mani, avrei raggiunto la donna apparsa dal buio di una stradina laterale. Senza pensare le avrei preso le mani con le mie per farle sentire il calore che si sprigiona da me. «Chi sei tu che mi scaldi in quest’ora di tenebra? Chi sei tu che hai risposto alla mia chiamata?». Allora l’avrei baciata. Anche se non c’era la luna giusta…. o ingenuamente stupido, l’avrei baciata per farle mancare il respiro e sentirla tossire… e dirle «sono venuto per restare». Ma ognuno ha la sua via del cuore. E c’è una sola ragione per credere ai sogni: avere coraggio. Se l’umanità non avesse sognato non avrebbe mai vissuto il futuro…
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blessure poétique

Pubblicato il 8 settembre 2001 in poesia da hermansji

Siamo stati lievi
come donne e bambini
ma i nostri passi si sono consunti
per la nuda luce

«sono il demone gentile
senza un giorno di pace
volete confidarmi dei vostri amori?
io amo le vostre necessità»

crescevano fiori al nostro cospetto
come ferite poetiche
amanti dei nostri baci
lontani dai nostri abbracci

«domani dimmi
senza silenzio e neutralità
quale naufragio ti attende
tra le mie dita»
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