assorbimi

Pubblicato il 26 maggio 2010 in prosa da hermansji

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Assorbimi attraverso la tua femminilità, come dentro al fulgido splendore di questa eterna notte in cui lego stretti i polsi della tua anima al piacere d’un peccato. L’ho personalizzato solo per spingere, carezzare e leccare le corde del tuo godere. Vieni tra le mie braccia, perché la nostra pelle non dorme. I tuoi occhi ed i tuoi capezzoli m’osservano colla fame di tutte le fami e sei bagnata, calda da non poter più mentire nemmeno col tuo odore. Questo letto ora è solo il grembo d’una voglia insonne che ci terrà uniti fino a che la stanchezza non verrà a farci del male. Assorbimi nella tua femminilità, nella sete di te che ho sempre sulle labbra, come un appiglio improvviso per dimenticare e respirare anche dal tuo respiro.
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ed io che sono ciò che non sono

Pubblicato il 20 maggio 2009 in poesia da hermansji

Ed io che sono ciò che non sono
indosso le mie vesti sgualcite di contraddizione
anche se mi rendono imperfetta bestia umana
quando tutto è in quiete.

Anima immortale o solamente immorale?

Nella chiesa dei miei personalissimi dubbi
ho messo ordine per far posto a nuove inquietudini.
Le parole ribollono rosse nel cuore
e, quando fanno l’amore, trascinano giù
il drappo nero dell’eterna notte.

Ed io che sono ciò che non sono,
in questo tutto cannibalizzato dal niente,
sopravvivo, mi riproduco e muoio
attraverso il respiro col peccato della rugiada.

Anima lamellare che non sa abiurare?

Ammobilio gli spazi di un’instabile cubatura d’anima
con l’occhio di un me, uomo imperfetto ed animale semplice,
appena battezzato giusto perché una briciola
di grazia non me la si poteva proprio negare.

Ed io che sono ciò che non sono
prendo, attendo, poi sbuffo e lacero
le cuciture che dovrebbero mantenere unite
le aspre dualità che mi rendono me.

Anima minata d’amore o solo inutile?

Con i suoi 25.185 capricci di parole,
sarà anche stata colpa della distrazione,
avrò sbagliato i conti in tasca
eppure m’avanzano le pretese.
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ps. Sembra strano eppure oggi festeggio la 25.185esima poesia.


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