avvolgente

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)

Avvolgente come avere una cosa che brucia dentro e più la smarrisci per non ascoltare più tornerà a stringere. Non mollerà fino a condurti dentro ai nodi della carne, a graffiarti di dettagli perché anche la pelle assorbe per restituire il piacere a modo suo. E di quali confini mi vuoi parlare? Ora che sei qui, semplicemente donna ammalata di febbre di vita, ora che sei scivolata dentro la rete delle perturbazioni che ho preparato con questa corda di pazienza. Vieni a farti sciabordare nella profondità di queste strade di sangue che ci attraversano sotto pelle. Chiamano, invitano a penetrarle per osservare da vicino quanto male possono fare le emozioni quando arrivano a toccarsi colle dita.
.:.


(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

cosa porti nelle tue scarpe?

Pubblicato il 17 maggio 2010 in prosa da hermansji

Cosa porti nelle tue scarpe? Ora sei qui senza niente di preciso da dire, non certo perché vuoi stare con me… anzi. Però sei qui, tieni una fetta di calore, la porti nascosta sotto il tuo trucco ma quella particella di niente, quella tua asperità io l’ho vista e mi sono fermato ad osservarne i contorni. Con gli occhi curiosi ci ho visto una donna in attesa di quel bicchiere di felicità, ma spaventata di vederlo finire anche solo assaggiandolo a piccoli, piccolissimi sorsi. E, senza nessun buon motivo, mi son ritrovato ad avere una fioritura dentro. Così nasce, piccolo e impuro come il foglio su cui mi son messo a scrivere il verso che hanno le emozioni, mi nasce dentro il calore di un bacio e l’avvicino alle tue labbra per donartelo ma piano, anche se le dita mi hanno tradito frugando tra i tuoi capelli, cercando e scompigliando l’ordine che trovo di te, quello che sta in ascolto senza sapere davvero che c’è del fuoco e voglio scaldarti anche l’anima. Resti in attesa, respiro lento, sguardo stupito… osservi mentre scivolo via il bacio dalla piega delle tue labbra e arrivo ad accarezzarti tutta la guancia con la mia. Sposto via i capelli dal tuo collo, come se fosse sollevare le lenzuola e appoggiare le mie labbra alla parte esposta di te, dove sei più nuda di quello che credi ed è lì che la mia lingua ti azzanna, leccando lenta un brivido dietro l’altro, come sei morbida e calda. E ti prendo così, allontanandomi come se fosse una danza lenta. Mi guardi con la coda dell’occhio convinta di sapere fermare il gioco ma no… non puoi. Torno a sfiorarti la schiena, come una mano che devi imparare a riconoscere. Voglio suonare e modellarti la pelle, e darti l’impressione che anche i tuoi vestiti non riescano a proteggerti abbastanza, nasconderti alle mie dita che scivolano, svegliano note di pelle in attesa di essere ascoltate, di essere prese come la bocca che ora spingo, con le mani tra i tuoi capelli, spingo verso la mia. Ti bacio anche piano solo per farti abituare a riprendere fiato, per quando finirà e ti bacerò ma senza lasciarti respirare fin quando non sarò io a volerlo per te. Sento l’odore del tuo corpo, mi chiama per aiutarti a scivolare dentro la donna che cerchi, la donna che tu non riesci ad ascoltare, come se tu fossi sabbia mescolata dalle onde. Ti lascio risuonare, ti lascio e torno a prenderti ma per condurti a te che sei già bagnata come la pioggia, c’ha messo ore per lavare il dolore da tutte queste strade, ci è voluto un sentimento vero per toglierti il tuo dolore. Vengo a parlarti di te con la lingua del tuo piacere, anche se non vuoi stare con me… resto solo per avere una briciola di quella particella di niente, quel calore umano che oggi avevi con te e rischiava di andare smarrito se non fossi venuto a condividerlo con te.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

cantami

Pubblicato il 8 febbraio 2010 in prosa da hermansji

Cantami del tempo che non ritrovo, della struttura imperfetta e duale delle mie parole annegate da qualche parte nel me. Cantami delle onde rotte da questo difettoso navigare, alla ricerca della linea che delimiti il confine di queste emozioni e nostalgie. Cantami della goccia di piacere che hai visto scivolare, attraverso un sorriso, e della debolezza del cuore, che finge sicurezza mentre ha paura di non saper resistere al vento urlante di passione. Cantami di quello che andrebbe raccontato, ma a voce così bassa da non spaventare le orecchie dei miei pensieri. Cantami dell’amore quello preso a troppe dosi, dell’amore trascinato dentro le pareti dell’anima e spogliato per impararlo a memoria. Cantami del suono della sua voce, ora che ho perso la cognizione del tempo, ora che mi smarrisco dentro lo stillare dell’inquietudine. Cantami ora di lei.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

Come la neve

Pubblicato il 22 dicembre 2009 in prosa da hermansji

Tende nere che tengono chiuse la luce che fa troppo male agli occhi della mente, il silenzio che governa anime furenti in questa casa mentre il vento accenna una canzone d’ululati lunari. La magia che erode e porta via ogni idea, i luoghi non sono altrove, è solo l’anima che fa indigestione di sensazioni per questo divora, ancora viva, ogni emozione. Tu sei come la neve, così riposo tra le spine d’un pensiero impuro ma sangue non c’è più. Resta un sottofondo di tormenta che mi sveglia come un canone all’improvviso. L’imperfezione delle stagioni mi toglie l’illusione della quiete, in ogni nascita ed in ogni morte io rivedo la bellezza irraggiungibile, io sento il calore delle metamorfosi. Dai odiami, arriva fino a donami tutta la tua negatività e nasconditi in me, come un peccato assecondami. Sotto la tua neve custodiscimi, riverbera in questo buio della mia anima, come la neve per cristallizzare il nostro allunaggio in punta dita. Ed infettiamoci d’amore mentre sale, all’improvviso, il frastuono di questa città che vuole cedere al silenzio, che vuole scomparire…
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

volevano disperatamente bisticciare

Pubblicato il 18 giugno 2009 in prosa da hermansji

Prima di entrare nel bar a prendere un caffè, senza parlare, con gli occhi commossi volevano promettersi di non rivolgersi più un’altra parola. I loro erano stati colloqui intensi, ma se qualcuno li avesse ascoltati non li avrebbe compresi perché a capirsi erano solo loro due. Colloqui che consistevano in parole piccole e corte, a volte lunghe e complesse. Discorsi di ore come i fiori scossi dal vento, eppure raccolti pazientemente e guarniti con un nastro. Frasi come una fonte piena d’acqua dove ogni tanto un piccolo pesce giocoso faceva capolino per guizzare subito via. Talvolta avevano le vertigini e stavano a testa giù, come osservati, su un ramo intravisto da una finestra, dove era affacciato tutto lo stupore che può venir fuori quando ti sembra di avere in bocca non le solite banalità, ma semplici parole di cui scopri sfumature nuove. Eppure, a comprendere quei discorsi, erano solo loro due, tutti gli altri fuori. Se i più avessero tentato di mettersi in ascolto, per carpirne l’importanza, sarebbero rimasti a bocca asciutta e con l’espressione confusa di chi ha davanti cose semplici da risultare perfino antipatiche. Eppure si guardavano, volevano promettersi con gli occhi qualcosa che assomigliava tanto ad un addio, ma con lo sguardo umano e consumato dal pianto, già sentivano il morso di altre parole assalirli. Era in atto la nostalgia e così ne avevano vergogna. Si sentivano confusi tanto da volersi bisticciare, arrivare al punto di smettere, di rompere e di piangerne ancora e definitivamente, eppure disperatamente anche di ricominciare. Perché era tutto cominciato per caso ed a comprenderlo erano soltanto loro due. E sentivano di avere un legame che li chiamava ma ne avevano anche paura. Sentivano di avere un pianto disperato da cui volevano fuggire. Sentivano il pianto anche quando se lo nascondevano apposta, come per farsi un dispetto, ed appena avevano l’idea di perdersi cresceva ancora la paura e chiamava ad assalirli pensieri che solo loro riuscivano a comprendere. Allora decisero solo di restarsene in silenzio e di attendere, attendere l’arrivo di qualcosa con il cuore in gola.
.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.

soluzioni ed orecchie sui quaderni

Pubblicato il 18 giugno 2009 in riflessioni da hermansji

In realtà nessun io,
nemmeno il più ingenuo è un’unità,
bensì un mondo molto vario,
un piccolo cielo stellato,
un caos di forme, di gradi e di situazioni,
di eredità e possibilità.
Hermann Hesse
– (Der Steppenwolf) Il lupo della steppa –
traduzione Ervino Pocar
pagina 25, edizione 1979,
Oscar Mondadori vol. 151 narrativa

Perché in questi giorni tutto è così estremamente vulnerabile? Perché si trova ad abitare in me una qualche necessità? E perché non sono la misura di un’ immagine ideale? Sono solo la matrice di una convoluzione e dentro me finiscono la stessa necessità e la stessa urgenza che, poi, mi rende tensione di molteplici altre necessità ed altre urgenze. Sono già il dolore che si è trovato la strada aperta dalla gioia. Sono la quiete che va via dopo aver dormito tra le braccia della soddisfazione. Sono come questi giorni dove tutto va via, le ali tese di un aquilone di fronte al vento delle possibilità e sono pure parte di quel sottofondo. Ci trovo qualcosa di vivo, qualcosa di buono dentro a questo vento che si alzato. Anche se fa male e non riesco a tenere spento il suo pensiero quando provo a dormire, qualcosa di buono dentro c’è. Perché ogni “perché” altro non è che la ripetizione sgrammaticata di un altro “perché”? Sono, anche se non so cosa sono. E delle parole sono inevitabilmente anche il corpo, come delle emozioni sono. Già sono, semplicemente sono, anche se non so rispondere, non so dire cosa sono. Ma nessuno è una monade, solo questo so, nessuno è un respiro senza relazione di alcun tipo con gli altri. E nessuno, nemmeno io, posso evitare di mettere in relazione la mia anima con quella degli altri. E mi rendo conto che quando questo mescolarsi, questo travaso di anime emozionali, si attiva le reazioni sono difficili da stabilire in anticipo. Il piano delle possibilità è fatto solo di direzioni di partenza mentre le destinazioni sono conoscibili, poco per volta, e durante il viaggio. Siamo inequivocabilmente soltanto dei passeggeri sul treno dell’esistenza.

.:.


Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
al Feed Rss di feed hermansji.:., di feed ABCDiritto e di feed DallaTuaParte.