Cosa porti nelle tue scarpe? Ora sei qui senza niente di preciso da dire, non certo perché vuoi stare con me… anzi. Però sei qui, tieni una fetta di calore, la porti nascosta sotto il tuo trucco ma quella particella di niente, quella tua asperità io l’ho vista e mi sono fermato ad osservarne i contorni. Con gli occhi curiosi ci ho visto una donna in attesa di quel bicchiere di felicità, ma spaventata di vederlo finire anche solo assaggiandolo a piccoli, piccolissimi sorsi. E, senza nessun buon motivo, mi son ritrovato ad avere una fioritura dentro. Così nasce, piccolo e impuro come il foglio su cui mi son messo a scrivere il verso che hanno le emozioni, mi nasce dentro il calore di un bacio e l’avvicino alle tue labbra per donartelo ma piano, anche se le dita mi hanno tradito frugando tra i tuoi capelli, cercando e scompigliando l’ordine che trovo di te, quello che sta in ascolto senza sapere davvero che c’è del fuoco e voglio scaldarti anche l’anima. Resti in attesa, respiro lento, sguardo stupito… osservi mentre scivolo via il bacio dalla piega delle tue labbra e arrivo ad accarezzarti tutta la guancia con la mia. Sposto via i capelli dal tuo collo, come se fosse sollevare le lenzuola e appoggiare le mie labbra alla parte esposta di te, dove sei più nuda di quello che credi ed è lì che la mia lingua ti azzanna, leccando lenta un brivido dietro l’altro, come sei morbida e calda. E ti prendo così, allontanandomi come se fosse una danza lenta. Mi guardi con la coda dell’occhio convinta di sapere fermare il gioco ma no… non puoi. Torno a sfiorarti la schiena, come una mano che devi imparare a riconoscere. Voglio suonare e modellarti la pelle, e darti l’impressione che anche i tuoi vestiti non riescano a proteggerti abbastanza, nasconderti alle mie dita che scivolano, svegliano note di pelle in attesa di essere ascoltate, di essere prese come la bocca che ora spingo, con le mani tra i tuoi capelli, spingo verso la mia. Ti bacio anche piano solo per farti abituare a riprendere fiato, per quando finirà e ti bacerò ma senza lasciarti respirare fin quando non sarò io a volerlo per te. Sento l’odore del tuo corpo, mi chiama per aiutarti a scivolare dentro la donna che cerchi, la donna che tu non riesci ad ascoltare, come se tu fossi sabbia mescolata dalle onde. Ti lascio risuonare, ti lascio e torno a prenderti ma per condurti a te che sei già bagnata come la pioggia, c’ha messo ore per lavare il dolore da tutte queste strade, ci è voluto un sentimento vero per toglierti il tuo dolore. Vengo a parlarti di te con la lingua del tuo piacere, anche se non vuoi stare con me… resto solo per avere una briciola di quella particella di niente, quel calore umano che oggi avevi con te e rischiava di andare smarrito se non fossi venuto a condividerlo con te.
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