Avere del tempo, rubare del tempo, cercare del tempo. Avere, rubare o cercare altro da dire ma, quando è finita l’ispirazione, tornare semplicemente a disegnare. L’anima se proprio non c’è, forse nemmeno ti verrà a mancare – così hai tagliato corto. Ma, mentre camminavo nell’assolato atrio dell’Università, ripensavo ai corridoi dell’ospedale e tutte quelle persone che si aggrappavano ad uno sguardo e mi è venuto da risponderti che – No, non è così semplice. Puoi stare tutto il tempo, tutta la tua vita a negare con la sola forza della razionalità e della scienza, però poi vorrei vedere che faccia farai. Sì, nei periodi più neri, quando t’accorgerai che qualcosa dentro te non va più, vorrei sentire le tue risposte. Quando ti accorgerai che la tua razionalità ti ha già abbandonato o che gli altri, proprio come fai tu, loro ti giudicheranno scomodo e semplicemente già finito… vorrei sentire il rumore dei tuoi pensieri. Quando sarai lì da solo e vorrai che ogni gesto che scandisce i tuoi giorni non sia dettato solo dalla pietà, vorrei chiederti “la senti un’anima che sta ancora lottando?”-. Allora ti ho urlato – Smettila. Smettila e guarda le cose da vicino, avvicinati a tutti questi malati e trova la forza di abbracciarli, senti la loro anima – ma stavo urlando solo contro di me, stavo parlando soltanto di me.
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L’amore fa male al cuore, come ostinarsi a soffiare sulla cenere che riesce malamente a ravvivare l’incedere di questo mio stupido ardere. Così anche se ho cambiato serratura ad ogni sutura aperta, forse non riesco ad evitare di impattare e farmi ancora un po’ male nell’osservare il posto vuoto che avevo cominciato ad arredare. Ma oggi no, la pioggia sta dentro anche se fuori le parole non riescono ad evitare il sole in faccia e così s’accende uno scontro tra la mente, che non smette di trovare qualcosa di cui parlare, e le parole che invece restano mute ad accarezzare il silenzio. Ed è come se avessero accordato all’improvviso quel pezzettino d’anima che m’era rimasto dentro, ma io invece più risuono e più resto affezionato a quelle note sbagliate che riuscivo ad emettere, perché posto vuoto c’era a sufficienza per fare da grancassa al mio segnale. Ma questo mio nero cuore è semplicemente fatto così, come il rintocco dei passi che incessantemente salgono e scendono le scale di questo divenire. Spesso mi domando se gli addii ed i ritorni siano davvero come ci appaiano o se non nascondano in realtà altre domande per tante risposte. Poi penso che è solo una comoda bugia in cui volevo scivolare, è ora di rialzarsi e guardare in faccia l’orlo di questa inquietudine. Se tutto passa, inevitabilmente avrò alle spalle un altro domani ed un’altra infanzia per questi germogli d’affetto che mi porto dentro.
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Ed i fiori crescono anche al riparo dei capricci del tempo, restano a godersi il principio del mattino quando a noi invece viene addosso quella nostalgia difficile da spiegare. Le nostre automobili vanno veloci, forse perché abbiamo già impattato contro un muro di ostacoli nella fretta di vedere che faccia avesse alla fine la nostra direzione. I nostri occhi restano appesi alle domande da fare e alle risposte da dare, solo che poi manca il tempo per fare uno scambio equo, così io prendo le domande e a te restano solo le risposte ma quelle sbagliate. Ed i fiori ci osservano al riparo dell’inutile violenza che mettiamo in ogni gesto, restano a godersi senza necessità da di noi anche il principiare della notte quando ci resta addosso solo la nostalgia difficile da spiegare.
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Con la mente ancora ingombra di pensieri, mi sveglio tormentato da quel senso di abbandono che mi viene a cercare proprio quando per un attimo avevo smesso di pensarci. Che poi non è nemmeno il momento giusto e così mi va di traverso un’altra fila di pensieri, s’era messa a nuotare irriverente nel mio cappuccino. Sarà colpa di non aver aggiungo mai la giusta dose di distacco nelle cose, sarà che ogni caduta lascia almeno un livido, oggi c’è solo questa mente ingombra, a gravare sulla coda della notte che va dileguando. La mia voce prende a leggere un appunto, l’avevo scritto pensando a lei, ma non arriverà da nessuna parte, la mia voce che si fa silenzio di colpo e non c’è nient’altro, solo la solita incomunicabilità, distillata come una cura, l’unica che davvero funzioni per quelli come. E poi scivolare dentro a qualcosa che vagamente assomiglia al bisogno di comprensione che cerco ma non c’è, a quell’abbraccio che vorrei sentire, stringermi così forte da interrompere il pianto che non riesco mai a piangere. Scivolare dentro alla penombra d’un bacio ma non era destinato a me, farmi del sordo male per risalire dalle pareti d’un cuore già occupato. Forse invidiare un po’ che non sono il destinatario di quel caldo amore mentre i pensieri vanno via senza salutare, in questa mente cosi ingombra, ma dove andranno? Quanto è dura questa assenza di sonno, quasi un risveglio senza uscita, dovrei ancora pensare che tutto è possibile?
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Note al tempo che graffia e rifugge dalla gabbia della sua clessidra, vuoi scorrere o trascorrere nel limbo di un’altra bugia? La musica che stilla un tasto bianco dietro uno nero, l’armonia è andata via come i fari di una vettura a rincorrere lo spettacolo d’un giorno che muore. Ma restano lì sempre le stesse domande, sarà che anche questa notte più provi ad allungarla di pensieri e più ti restituisce solo l’eco d’una città mezza assonnata. Ed il tempo brucia, travolge e spuma di marea come uno dei tanti modi per vivere o sopravvivere. Mentre ti guardi indietro e non vedi nemmeno le orme che avresti dovuto lasciare, hai smarrito anche il ritorno? Così rincorri qualcosa e scavi la notte con le unghie. Cerchi un groviglio di emozioni attorno al niente e quel frammento effimero che ti chiama, quella inquietudine viva, quella goccia di sensazioni non sei altro che tu.
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Nera notte e treno di pensieri altrettanto oscuri, fuori dal finestrino paesaggi incandescenti sotto la furia del temporale. Ma quello che vedi non c’è, quello che vedi è qui perché se ti incammini, quando c’è vento contrario, sul filo della contraddizione potrai trovare la stessa morte ad attenderti col suo sorriso più falso oppure la vita a cacciare il male inoculato inutilmente. Nella miscela c’è anche l’ingenuità d’un bacio intenso ed aggraziato con tutta la sua pulsione di vita e la sua speranza volgare nell’umanità, brindare di calore umano sotto lo sguardo delle imperfette stelle e la quiete della Lunea. Eppure sembra così divino il mondo anche col suo chiasso inopportuno, con quel suo divagare senza mai cambiare le carte segnate dal mazzo. Che poi ti innamori lo stesso, vivi come sempre anche se non hai capito che senso abbia ostinarsi a seguire la via stretta tra cuore e ragione. Non hai ricevuto nemmeno una risposta e non sai dire cosa ci sia d’autorevole in chi racconta banalità attraverso libri, giornali, televisione e web. Dai vieni con me, cammina e seguimi. Vieni, scendi da questo vagone, cerchiamo della verità al di fuori di questi binari. Attraversiamo questa città nascosta, senti l’odore di questi quartieri dormitorio? Osserva il degrado serpeggiare attorno a noi. Dove sono finite le tue domande? Dove è finito il coraggio di opporti a tutto questo? Hai semplicemente paura come tutti, vorresti andare via e non sopporti lo sguardo di drogati e prostitute, sembra che ti giudichino e che quel loro strano silenzio sia come un insulto. Vieni, cammina con me. Noi abbiamo costruito la civiltà di macchina ed essa ha lo sguardo freddo di questa gente che pure abbiamo abbandonato. Dovevamo dire di no, dovevamo urlare il nostro no e non lasciare che a parlare fosse solo la morte. Vieni, immergiti con me in tutti questi volti che c’osservano ed accusano, guarda quello che resta della nostra civiltà. Osservarla decadere come ogni divinità di carne e sangue, sotto queste macerie non batte più un cuore, non troverai un emozione perché avvelenata dal sogno chiamato Europa. Stringiti a me, confidami la tua inquietudine e quel tuo sognare disturbato dalle urla del mondo dimenticato, raccontami di questo sangue versato sotto i tappeti della politica troppo per bene, raccontami di quella speranza che non vuole morire. Dimmi che anche tu vuoi fermare quel treno diretto verso la morte. Dimmi che anche tu vuoi scrivere un lieto fine a questa fiaba greve.
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Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
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E questo bacio può uccidere perché dentro ho messo il senso di quel groviglio fatto di niente che chiamano “me”. Ma forse uccide lentamente come le piume degli angeli, uccide la fede a colpi di quiete un volo dietro l’altro. L’universo invaso d’oscurità che sopravvive all’aggressione del sole, l’universo invaso di vita primordiale forse non ha necessità di guerra e sangue. Noi, al primo vagito del mattino e senza risposte, aspettiamo altra fine giusto per brindare alla cenere senza risposte. Agli sgoccioli della ragione facciamo una foto ricordo con la luna di sfondo e la bandiera dell’Italia, giusto un filo, macchiata della sporcizia di tutte le politiche artificiali. Domani la connessione al mondo sarà annullata e il rumore di fondo del silenzio godrà le pulsazioni di quel che rimane attorno, come il più grave incidente stradale e i corpi che sembreranno poter tornare vivi ma non doveva andare così. Niente ci verrà restituito dagli abissi delle illusioni, nemmeno le risposte che varranno poco e ogni domanda ne conterrà sempre un’altra. Così anche se mescolato al meglio e fatto d’amore questo mio bacio può uccidere perché dentro ho messo il senso incompiuto di una ricerca che è comune a tutti gli uomini. Ma forse uccide velocemente come l’egoismo di voler stare bene, senza ascoltare fino in fondo il rumore di fondo dei pensieri degli altri. L’universo resta corroso dalle energie del sole che muore in lentezza, l’universo popolato di vita, senza necessità di possedere qualche speranza, s’addormenta e non hanno più importanza le nostre stupide identità. Al primo vagito del mattino facciamo finta di niente e ricominciamo a riempirci di buoni propositi, perché dalla strada hanno tolto e lavato via il volto della morte. Finita l’ultima ragione resterà la nostra foto con la luna di sfondo e la bandiera dell’Europa, giusto un filo, macchiata della sua vigliacca ipocrisia. Domani spegneremo le stelle, ci sarà l’intervallo per l’amore fino a farsi male, senza renderci conto che la fine aveva già bussato alle porte del mondo, come la più grave catastrofe e la terra resterà inseminata di corpi che potevano ancora vivere ma non doveva andare così. Niente ci verrà restituito dagli abissi delle illusioni, le risposte varranno poco ed ogni domanda ne conterrà sempre un’altra.
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In perfetta solitudine a rimarginare le fratture senza usare le parole, ora che le odi ma di più, un gioco alla pari perché anch’esse odiano te. Camminare trascinando la gamba, anche se resterà qualche cicatrice sul fianco, te ne farai una ragione. La verità? Ci avrai pensato che eri finito all’angolo tra te e te, schiacciato dall’inquietudine del suono delle parole quando certe domande sono più belle senza le nostre risposte. E le bugie? Le avrai vendute per qualche rotella di liquirizia oppure tenute in tasca piegate per ricordartele ancora. Le gioie? Ci avrai condito almeno gli spaghetti quando a nessuno andava di cucinare, usciti dall’ospedale senza voglia di parlare col sottofondo del traffico o di quelle stupide canzoni dove tutto è perfetto. I dolori? Almeno con quelli è venuto bene farci l’amore perché poi smetti di pensare e ti lasci andare, all’interno di qualche tuo personale labirinto. Ma devi ripassare la parte perché non sei il mostro alla fine del dedalo e nemmeno l’innocente che merita il pianto della consolazione. Poi smetterai, quel giorno smetterai perché non ne puoi più, hai le palle piene di trascinare con te la vita e vorresti muovesse il culo per camminare da sola. Ti andrebbe bene anche cercare la combinazione giusta per salvare tutto di te ma con un altro nome, uno che non sia quello di un santo perché punto due punti punto hai già perso il filo che l’arianna coscienza aveva lasciato per guidarti verso la fine. E provare a respirare che ancora non si paga, questa aria satura di veleni, provare e provare, semplicemente respirare.
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Mi illumino di un sorriso ma lo faccio per me e, quando c’è quel senso di quiete nell’aria, mi fa pensare che verrai. Sarà l’odore della pioggia d’improvviso o che alla fine torna sempre il sole, ma tu porterai anche l’inverno dentro le scarpe, colle caviglie stanche, e t’offrirò del caldo vin brulé. Non ti farò nemmeno una domanda ma ti lascerò riposare nel mio letto, come fossi già di casa da tanto, e scenderò al garage ad intagliare, in un legno d’olivo, una rosa che lascerò sul comodino a vegliare il tuo risveglio. E quando, finalmente mi verrai a cercare, che sarò caduto per la stanchezza con la testa dentro al lavoro, ascolterò quello che vorrai condividere.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.
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