Dormi ancora?

Pubblicato il 11 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Dormi ancora? Qui, in questa lenta danza di farfalle scorpione, vieni a svegliarti e combaciare così in profondità col letto caldo dei miei pensieri. Ascolta questa lingua imperfetta che le dita s’ostinano a pronunciare, vieni ad imparare a danzare carnale con me attraverso questa musica lunare che ci chiama nell’onda delle pulsazioni del cuore. Resteremo abbracciati e cogli occhi persi verso il cielo a cercare di trovare le parole quando nuotano dentro al silenzio, nuotano perché non vogliono mai affogare. Svegliati e vieni da me, ti pettinerò piano i capelli con queste stesse dita che ti hanno accarezzato e fatto sentire viva. Ascolta questo abbraccio, s’è alzato improvviso un vento come a voler trasportare via anche tutto quello che ci siamo già detti. Apri la bocca del tuo piacere e assaggia il sapore dei miei baci, governerò un’altra preghiera, una lenta danza di peccato per renderti il volo leggero. Disegnerò un sorriso attraverso la tua pelle come se fosse sparito tutto il rumore del dolore che ci portiamo dentro. Vieni a prendere questo abbraccio per te…
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la carne ha fame #2

Pubblicato il 30 giugno 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

Continua la collaborazione “sperimentale” con Elisa Gianola.

Lei da corpo alle mie parole.

Buona lettura.

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

La carne ha voglia di labbra che riescano a succhiare via ogni traccia di questo nero oceano d’inquietudine. Ha sete di solcare la pelle colla profondità d’una lingua di pensiero mentre si fa più duro il dolore, mentre le dita afferrano improvvise le tue per ferirsi tra loro come a disegnare contorni erosi di questo calore umano.

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LD50 #4

Pubblicato il 15 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Scorpioni che avanzano in cerchio dentro la stella insanguinata nella mia mente. Forse è come dici tu, ho smarrito l’equilibrio quando s’è alzata la marea di incomunicabilità, ha inondato di colpo lo spazio dei ricordi. Scorpioni che mi cullano descrivendo la forma impura del mio tridente, della mia anima imprigionata dentro al cuore d’ossidiana. Scorpioni che mi chiamano dal sonno dei pensieri, mi invitano a danzare con loro e produrre il veleno necessario per sopravvivere alla marea.
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slabbrare le parole

Pubblicato il 3 giugno 2010 in prosa da hermansji

Pressione delle dita che imprimono forma alla tua pelle ma tu non vuoi più andare da nessuna parte. Cerchi una tregua che non assomiglia neanche un po’ al dolore che poi ti porti dentro. Vieni qui, resti come una gatta feroce ad osservarmi e allora mi metto a guardare i contorni di questo giorno che finalmente eclissa. La notte avanza, avanza ma senza andare mai in nessun posto, resta con noi e va a dormire quando c’è la calma necessaria a non slabbrare le parole ai bordi delle nostre bocche. E tu vieni da me, vieni e m’annusi il respiro prima di cercare di rubare il bacio elettrico che condizionerà sogni e sintomi relativi alla nostra corporeità. E siamo noi, nel punto dove io ti cerco qui siamo noi.
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ho perso, ho vinto

Pubblicato il 24 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ho perso, ho vinto, come dentro ad ogni scatola dove ho riposto il complicato meccanismo chiamato sete di verità. Prova allora a chiedermi il senso di questa maturazione, la luce alla fine di ogni scelta che non si è uniformata ad un’altra scelta. Qui, prendi a piene mani, prendi e cuci questo sorriso che non vuole stare dove sta. Forse sarà la quiete prima dell’ansia di averci una battuta ma senza stile, una frase ma senza le guide dove incastrare i pensieri perché vengano divorati dall’ingranaggio delle paure. I giorni li ho chiusi come i libri, i giorni li ho traditi perché era così semplice senza dover riconoscere il tuo sguardo.
Ho perso, ho vinto, come dentro ad ogni scatola dove ho circoscritto tutto il resto, colle pretese di verità ma ancora piccole.
Prova allora a chiedermi il senso di questa mancanza di cose per cui ridere, la luce alla fine di questo corridoio è ancora spenta. Tu rimani o vai via? Ah già non era questa la domanda giusta… Prendi un altro colpo e orienta l’antenna, perché è andato in corto ma soltanto il tempo che rallenta questa esplosione. Dici che hai retto, che hai preso ed era solo per te, che conviene anche desistere, che ogni tua bugia ha dentro un’altra mezza verità ma mai di no. Oggi, disarcionato da questo risveglio, non m’importa più, ho messo nel caffè qualche zolla di tempo, troppo liquore di more e quel ruvido accarezzare la fiamma per farla divampare fino a fondere tutta la rabbia. Osservare sopra i tetti il cielo, collo sguardo grigio e umido come d’una stupida impressione, come il broncio che tengo alle domande che vorrei ma non riesco a fare, perché le risposte son sempre infiocchettate colle stesse circostanze. Dici che hai la pelle dura, che hai le chiavi per aprire l’altra metà di questo giorno, che il ciclo di dolore per te è già cessato ma mai di no. Allora sono io, ho dimenticato di leggere le avvertenze prima di riaprire questi occhi ormai ciechi, così da non riuscire nemmeno a sorridere e dimenticare quanti incastri ho già fallito, prima di far combaciare l’apparente quiete del giorno.
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silenzio

Pubblicato il 22 aprile 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Silenzio. E lo puoi sentire? Il silenzio di quest’ombra, come se andasse a passeggio per le scale della mente e portasse via, un pezzo dietro l’altro, quelle cose che non vanno in questo giorno, magari per farci abitare soltanto il calore che viene con gli occhi chiusi della notte. Ha un odore, un profumo di carnalità ma piena di sogni, una coperta in cui riuscire a dormire perché no, non c’è un luogo pronto come il sangue a inondare e ustionare sotto pelle, senza nessuna quiete, senza bugie perché oggi le voglio cancellare dalla mente anche per te. E sai, questo silenzio non fa più paura, è diventato anche dolce come la veglia della mia piccola e pallida luna, una compagnia con le labbra bagnate del sapore d’un vino scuro come l’ombra che volteggia sulle nostre idee ma non farà del male, ci sorriderà per sedurci di strade, di fioriture e di altre possibilità. Silenzio, come nell’attesa di prendere davvero fuoco e bruciare, bruciare come le stelle anche se le abbiamo dimenticate, persi com’eravamo a germogliare di sogni o restare poi bloccati dentro al labirinto delle nostre vite, del nostro lento morire senza neanche un perché. Ma quest’ombra sorride, non dice neanche una parola, continua ad andare leggera, come se avesse già visto tutte le pieghe del mondo e cosa ci abbiamo nascosto dentro, per paura di perderle un giorno, uno di quelli col fiato troppo corto e il cuore ostinato a marciare senza neanche un dove. Ed aver voglia d’aprire le braccia per sentire il vento contro, far finta di possedere anche oscure ali, innestate nella cervice dell’anima, sentirle vibrare lievemente percosse come l’organo d’una chiesa abbandonata, come la voce che mi trabocca dal cuore, come la profondità di questo silenzio. Sentire il richiamo di quel tuo dolore senza voce, vedere le ferite che ti fanno compagnia e reagire, con le ali feroci, per azzannare tutto questo vento contrario, condurti via con me dove è la veglia d’una notte calda e piena di calore, cercare della normalità ma senza il ricatto di questa zavorra di materialità. Poi, finalmente ascoltare questa frequenza, restare insieme ad osservare il tramonto e tenerlo per gioco tra le dita, finalmente percepire in noi la bellezza di questo silenzio con le parole ormai finite, come la sabbia dei nostri secchielli, come se ci fosse di colpo tutto il tempo e niente di più, per farci abitare soltanto il calore che viene con gli occhi chiusi della notte.
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un vestito di niente ed un piccolo bacio

Pubblicato il 31 marzo 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

E’ un vestito di niente, colle foglie che restano a dormire mentre taglio e ricucio qualche ferita che non s’abbina più con questo mio vestito fatto di niente. Ma tu non chiamarle ancora poesie, perché queste sono solo le cortecce che stacco dagli alberi e poi tiro il filo… e aspetto, passerà sopra il sole, camminerà a testa in giù anche la luna. Passerà, così raccontano che tutto passa, anche se ora non c’entra il filo troppe volte ripiegato dentro al foro di questo piccolo ago che ho. E tra le dita lascio che si strusci un pensiero ma uno di quelli impuri che sanno di odore e dolore di donna. Avessi la ricetta giusta ti lascerei a dormire. Sì… a sognare finché non è pronto e ti porterei da mangiare a letto per non farti nemmeno alzare. Lasciarti riposare in attesa che smetta il vento di scompigliare e frugare, colle sue unghie, la schiena della spiaggia e far del male alla linea continua del mare. Assomiglia questa fiamma alla semplice valigia che riempi di tutto e poi ti manca qualche cosa, ma tu dormi ancora che la luce del giorno non è del tutto andata via. Io, invece, mi disinfetto le dita ché mentre cucivo questa scrittura mi sono fatto male, s’era bucato il ditale e non m’ero accorto di aver sporcato col sangue la stoffa impura della notte che vado tracciando per te col pensiero. Tu dormi, ché poi verrò a darti un piccolo bacio, piccolo per farlo scivolare sotto le tue labbra chiuse fino a farsi strada nelle stanze della tua mente. E ti porterò in dono spicchi d’arancia rossa, il risveglio così e nient’altro. Non m’è rimasto più niente qui, dentro alle tasche di questo vestito che m’assomiglia anche troppo, questo vestito fatto di niente. Ti porterò solo questo me, chissà se te lo farai bastare…
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attraversano la notte

Pubblicato il 21 marzo 2010 in prosa da hermansji

Ed i treni vanno via, attraversano la notte, come se mordessero tutto quel peso che fa soffocare queste inquietudini che abitano le porte chiuse del noi. Con lo sguardo t’osservo, varco già col respiro il tuo corpo ed immagino quelle tue forme come se tu fossi parte d’una risposta che cercavo da troppo. Allora mi avvicino a te. Scruti il mondo danzare e morire senza più rispetto per il dolore. Hai scelto di accompagnarmi nel viaggio ma resti troppo in silenzio. Ti vengo incontro perché voglio affacciarmi nei tuoi pensieri e risvegliare il nostro calore. T’accarezzo le guance e tu sorridi un po’. Ti bacio lentamente e resti a farti coccolare ma con un dolore sotto pelle di cui non vuoi parlare. Allora prendo a spogliarti perché voglio sentirti bruciare, anche se dovessi scavare con le dita la parte più nascosta di te… ma tu già tremi. Ti respiro sulla schiena mentre accarezzo i tuoi seni e gioco a stimolarti la clitoride. Sei sempre più bagnata e mia che quasi riesco a coglierti l’anima fiorire. Poi entro in te, ti prendo da dietro tenendoti la testa per i capelli mentre la notte corre via, la vediamo allontanarsi dal finestrino chissà per dove… Seguo il ritmo del tuo respiro, finché diventi improvvisamente luminosa, come se avessi dimenticato tutto il tuo segreto dolore. Allora vengo mentre m’aspetti dolce e mi accogli per assorbirmi in te. Ma altri treni attraversano la notte per mordere tutto quel peso che fa soffocare.
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sotto un cielo tenue

Pubblicato il 28 novembre 2009 in prosa, riflessioni da hermansji

Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
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ho finalmente aperto gli occhi

Pubblicato il 16 agosto 2009 in prosa da hermansji

Ho finalmente aperto gli occhi, tanto tu non parli e non è più rovente il giorno coi suoi odori. Mi muovo per casa, attraverso stanze come il cambio di stagioni, osservo e provo ad immaginarti sempre diversa, un secondo dietro l’altro. Sarà per questo che se fossi realmente qui mi mancheresti al rinnovarsi degli istanti. Sarà pure che ho troppo poco spazio nel cuore come l’essere stupidamente umano, ma alla vita, che stravolge e distrugge tutto, non ho mai creduto. Ho così contrapposto, di volta in volta, arroganti alternative anche per mettere suture sulle incongruenze del divino. Se è vero che abbiamo un angelo custode, il mio didimo sorride nonostante le lunghe ali nere. Se è vero che c’è qualcuno che mi suggerisce pensieri innocenti, il mio didimo ha un cuore più grande del mio, nonostante in comune ci sia lo sguardo pieno di oceani urlanti. La vita, in cui ho smesso di credere, mi osserva senza dire niente e mi cresce qualcosa dentro, accade quando son già caduto. Prima del rintocco finale, m’assale un mondo di cose dentro, m’attraversa una frequenza che non so descrivere, e spesso serve a farmi rialzare. Lentamente torna la voglia di affrontare anche le più difficili brutture. Così a me, che hanno insegnato solo le verità del dolore, tu manchi, però se fossi così vicina avrei comunque la sensazione della tua assenza e non saprei il perché.
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