Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d’un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell’eterno smarrimento e quelle urla che non smettono, la notte che sbanda ma non muore anche se provano a soffocarla. Cercare di parlare con la voce del silenzio che arriva in punta di piedi. Ascoltare l’orrore di questa rivalità di violenza. Gli occhi dei bambini terrorizzati e nascosti sotto le coperte, il sacrificio di gente onesta, il disprezzo distillato con la pietà ma l’unica consolazione è credere che prima o poi tutto cesserà. Lasciarsi andare con quel bisogno di svanire ma non avere neppure il coraggio di premere il grilletto, mentre cadono pensieri con lente gocce di sangue in un catino. Smettere di cercare le risposte perché le cose vanno così, tutto qui. Rinunciare ad avviare la ragione e disattivarne l’opzione dal setup dell’anima. Ma vorrei che il cielo fosse tenue come i tuoi occhi.
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Ho finalmente aperto gli occhi, tanto tu non parli e non è più rovente il giorno coi suoi odori. Mi muovo per casa, attraverso stanze come il cambio di stagioni, osservo e provo ad immaginarti sempre diversa, un secondo dietro l’altro. Sarà per questo che se fossi realmente qui mi mancheresti al rinnovarsi degli istanti. Sarà pure che ho troppo poco spazio nel cuore come l’essere stupidamente umano, ma alla vita, che stravolge e distrugge tutto, non ho mai creduto. Ho così contrapposto, di volta in volta, arroganti alternative anche per mettere suture sulle incongruenze del divino. Se è vero che abbiamo un angelo custode, il mio didimo sorride nonostante le lunghe ali nere. Se è vero che c’è qualcuno che mi suggerisce pensieri innocenti, il mio didimo ha un cuore più grande del mio, nonostante in comune ci sia lo sguardo pieno di oceani urlanti. La vita, in cui ho smesso di credere, mi osserva senza dire niente e mi cresce qualcosa dentro, accade quando son già caduto. Prima del rintocco finale, m’assale un mondo di cose dentro, m’attraversa una frequenza che non so descrivere, e spesso serve a farmi rialzare. Lentamente torna la voglia di affrontare anche le più difficili brutture. Così a me, che hanno insegnato solo le verità del dolore, tu manchi, però se fossi così vicina avrei comunque la sensazione della tua assenza e non saprei il perché.
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In realtà nessun io,
nemmeno il più ingenuo è un’unità,
bensì un mondo molto vario,
un piccolo cielo stellato,
un caos di forme, di gradi e di situazioni,
di eredità e possibilità.
Hermann Hesse
– (Der Steppenwolf) Il lupo della steppa –
traduzione Ervino Pocar
pagina 25, edizione 1979,
Oscar Mondadori vol. 151 narrativa
Perché in questi giorni tutto è così estremamente vulnerabile? Perché si trova ad abitare in me una qualche necessità? E perché non sono la misura di un’ immagine ideale? Sono solo la matrice di una convoluzione e dentro me finiscono la stessa necessità e la stessa urgenza che, poi, mi rende tensione di molteplici altre necessità ed altre urgenze. Sono già il dolore che si è trovato la strada aperta dalla gioia. Sono la quiete che va via dopo aver dormito tra le braccia della soddisfazione. Sono come questi giorni dove tutto va via, le ali tese di un aquilone di fronte al vento delle possibilità e sono pure parte di quel sottofondo. Ci trovo qualcosa di vivo, qualcosa di buono dentro a questo vento che si alzato. Anche se fa male e non riesco a tenere spento il suo pensiero quando provo a dormire, qualcosa di buono dentro c’è. Perché ogni “perché” altro non è che la ripetizione sgrammaticata di un altro “perché”? Sono, anche se non so cosa sono. E delle parole sono inevitabilmente anche il corpo, come delle emozioni sono. Già sono, semplicemente sono, anche se non so rispondere, non so dire cosa sono. Ma nessuno è una monade, solo questo so, nessuno è un respiro senza relazione di alcun tipo con gli altri. E nessuno, nemmeno io, posso evitare di mettere in relazione la mia anima con quella degli altri. E mi rendo conto che quando questo mescolarsi, questo travaso di anime emozionali, si attiva le reazioni sono difficili da stabilire in anticipo. Il piano delle possibilità è fatto solo di direzioni di partenza mentre le destinazioni sono conoscibili, poco per volta, e durante il viaggio. Siamo inequivocabilmente soltanto dei passeggeri sul treno dell’esistenza.
Nuda reliquia,
appesa ad un’ ora ancora.
Nessun rimpianto e nessun dolore.
Immagina il fauno
disegnare coi fuochi gli occhi del tuo Signore.
A quale tempo apparterrai
nella comunità delle ore rubate?
Questo è il principio dell’attesa…
mostrami quante stelle vedi su di me.
Consigliami quale lucchetto indossare.
Sei qui… ed anche se ti ho morsa nelle intimità
non ho di te un sapore preciso,
non sei come il mare freddo,
non mi inchiodi ad un posto,
come un Cristo seppellito in chiese decadute.
Ed i tuoi orgasmi
già non mi appartengono più…
Cosa vuoi dalle tue domande?
Quando i tuoi occhi sono stregati dalla Luna
che canta sola…
A cosa sta pensando il sangue che ti scalda?
Mentre scrivi e scrivi di altre maledizioni
o provi a pronunciare lingue d’aria…
cosa vuoi?
Sei una possessione sprecata,
perché la tua carne si è già spogliata per me
ed il tuo odore non mi lega più di qualche ora.
Ho ingoiato l’antidoto con tutti i suoi difetti
rende il cuore nero Inferno
questo è il principio dell’attesa…
Così ho celebrato l’olocausto
su di me e le mie lusinghe,
in processione armonica,
con le preghiere in fuga,
attorno ai rovi accesi,
per ascoltare il Dio che mente.
Ed in ogni ora di ogni ora
ho pronunciato trite locuste
ad ascoltarmi solo le zolle dure
del Paradiso immeritato.
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Musica di Hermans JI 1999-2007 – Tutti i diritti riservati
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eppure coglierà la verità
scende docile il suo fiore
ma le rocce fanno paura
nessuna ingenuità sul loro volto
- cantami un’aria
fallo mentre mi muovo lento
e cerco di averti ancora con me
poi scorri sul pianoforte
porta via con te tutto -
sostituisciti con le nuvole
sogna di essere libero
sfuggi alla corruzione universale
e non pensare che vi sia qualcosa di reale
questo dolore non è vero
- prova a prendermi
sono con te… ma i timpani danno i brividi
guarda che notte e tutto vi scintilla
non è come la verità?
concedimi questa illusione -
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.
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