Silenzio. E lo puoi sentire? Il silenzio di quest’ombra, come se andasse a passeggio per le scale della mente e portasse via, un pezzo dietro l’altro, quelle cose che non vanno in questo giorno, magari per farci abitare soltanto il calore che viene con gli occhi chiusi della notte. Ha un odore, un profumo di carnalità ma piena di sogni, una coperta in cui riuscire a dormire perché no, non c’è un luogo pronto come il sangue a inondare e ustionare sotto pelle, senza nessuna quiete, senza bugie perché oggi le voglio cancellare dalla mente anche per te. E sai, questo silenzio non fa più paura, è diventato anche dolce come la veglia della mia piccola e pallida luna, una compagnia con le labbra bagnate del sapore d’un vino scuro come l’ombra che volteggia sulle nostre idee ma non farà del male, ci sorriderà per sedurci di strade, di fioriture e di altre possibilità. Silenzio, come nell’attesa di prendere davvero fuoco e bruciare, bruciare come le stelle anche se le abbiamo dimenticate, persi com’eravamo a germogliare di sogni o restare poi bloccati dentro al labirinto delle nostre vite, del nostro lento morire senza neanche un perché. Ma quest’ombra sorride, non dice neanche una parola, continua ad andare leggera, come se avesse già visto tutte le pieghe del mondo e cosa ci abbiamo nascosto dentro, per paura di perderle un giorno, uno di quelli col fiato troppo corto e il cuore ostinato a marciare senza neanche un dove. Ed aver voglia d’aprire le braccia per sentire il vento contro, far finta di possedere anche oscure ali, innestate nella cervice dell’anima, sentirle vibrare lievemente percosse come l’organo d’una chiesa abbandonata, come la voce che mi trabocca dal cuore, come la profondità di questo silenzio. Sentire il richiamo di quel tuo dolore senza voce, vedere le ferite che ti fanno compagnia e reagire, con le ali feroci, per azzannare tutto questo vento contrario, condurti via con me dove è la veglia d’una notte calda e piena di calore, cercare della normalità ma senza il ricatto di questa zavorra di materialità. Poi, finalmente ascoltare questa frequenza, restare insieme ad osservare il tramonto e tenerlo per gioco tra le dita, finalmente percepire in noi la bellezza di questo silenzio con le parole ormai finite, come la sabbia dei nostri secchielli, come se ci fosse di colpo tutto il tempo e niente di più, per farci abitare soltanto il calore che viene con gli occhi chiusi della notte.
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