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Archivio per etichetta: 'dita'

hermansji

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e non so se vedo me o se vedo te

E non so se vedo me o se vedo te, all’interno del fondo di questo sentimento, che brucia e trascina con sé un’insopportabile leggerezza tra avere eppure cedere. Sarà trasparente questo ridicolo respiro? Forse è solo il volto dell’anima che non riesce a trascinare via con sé i resti del fantasma delle ore, quando c’è troppa luce o quando il silenzio non smette di parlare. Anche le dita si fanno culla per farci dormire dentro il tempo, tutto qui. Restare ad osservare l’estate pigra che si incammina chissà per andare dove. Una donna ancora con il suo vestito da sposa, che prega in silenzio dentro una chiesa troppo buia, davanti al dipinto di una Madre con le sue debolezze ed in braccio il mistero di un Dio, tutto qui. E non so se vedo me o se vedo te, all’interno del fondo di questa esplosione di parole, che mordono le dita e stillano con insopportabile leggerezza tra andare eppure restare. Sarà come sbattere la testa con un stupido pensiero? Forse è solo la caduta che ti resta dentro, perché l’anima non riesce a volare come i resti di quel fantasma che ha abbandonato la soffitta della mia infanzia, quando c’era troppa luce o quando il silenzio non smetteva di parlare. E tu che stai, come una donna terrorizzata tra le trame del suo matrimonio, tu che piangi dentro il buio della fede. Io che ti osservo casualmente e vorrei raccogliere almeno un buon principio, piegarlo con le dita e mettertelo al dito. Ma non ho mai creduto a niente, così meglio non raccontare, ad una sconosciuta, solo una menzogna in più per convincerla. Tutto qui… perché io non lo so più se vedo te e poi parlo di me, all’interno di un labirinto dove l’anima bussa e si rompe le dita. Dove non c’è spazio per avere preso a noleggio anche quell’insopportabile leggerezza di stare in ascolto e sciogliere i nodi delle preghiere interrotte.


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pian piano

Un altro pezzo di piano, tagliato a fette con un giro di accordi ed una variazione anche se stanca. Le dita che fanno male, qualcosa da dire al silenzio che poi sorride al bordo. Eppure hanno già suonato tutto e raccontato sempre le stesse cose. Così anche quando il mondo è già finito, proprio come questo spartito, il mondo ricomincia da un semplice vagito, forse perché “quel” mondo non c’è stato mai…
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a tenere le dita contro

Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?


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e tu

e tu che non esisti prendi questo amore
ti concedo di sfilarlo via dal mio cuore
ma soltanto per il tempo che durerà la vita
lo legherò con un nastro rosso alle tue dita
.:.


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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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