orchestralmente

Pubblicato il 3 settembre 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Emergere dagli abissi dei ricordi su un tappeto di ottoni ed urlare il mio nome perché è l’unica cosa che contiene le mie origini, mentre il morso del tridente cerca l’altra metà di me e vuole sentire il sapore del nostro sangue. Quante battaglie tra me e me? Sul filo di questo respiro che cresce si innesta il pianoforte a pulsare cuore, così cuce e scuce il grigiore improvviso dei miei stati d’animo, gemelli discordanti negli emisferi della mente. Il tridente, stella nera, che brucia e percuote il terreno come un timpano per rovesciare questo mondo di me così sbagliato.
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vieni nel mio cuore

Pubblicato il 28 agosto 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Faccio le pieghe al cuore perché voglio lasciarti entrare comodamente e rimboccartelo attorno. Vieni a dormire dentro di me, vieni e porta con te tutta la luce del sole che riesci a rubare via.
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La carne ha fame #5

Pubblicato il 11 agosto 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

Baciami e, aperti gli occhi, affacciati ad osservare fino al fondo i miei. Prendi sulla lingua il sapore di quest’oscurità, scivola dalla mia a cercare di ferire la tua bocca. Suture, tu che lasci la porta aperta e mi vuoi, vuoi che entri, attraverso la tua carne, a tingere anche le mie dita di te, così ti fai penetrare anche nella mente per assorbirmi. Mi inviti, ti lasci godere senza resistenza e vuoi tenermi in te, stringermi nel tuo abbraccio fino a quando il sole non verrà a bruciare questa oscurità.
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Si ringrazia Elisa Gianola per dare corpo alle mia parole…


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La carne ha fame #4

Pubblicato il 28 luglio 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

Confusione e luci che, nella notte, feriscono gli occhi. La città s’è persa all’improvviso sotto il nostro sguardo. Il sapore di te ancora sulla punta della lingua. L’amore d’una ferita lasciata senza suture che respira con me e mi aiuta, premurosa m’aiuta a restare ancora in piedi. Ti osservo, sento il tuo odore e mi perdo in un pensiero di te perché tu sai di sesso. Aumenta questa confusione come se la mente volesse imparare dalla pelle, imparare a comunicare senza affogare nel mare oscuro di quei sentimenti che scalciano per uscire a mordere, scalciano dalle pareti del cuore di carne e si protendono verso te.
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Si ringrazia Elisa Gianola per dare corpo alle mia parole…


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Dormi ancora?

Pubblicato il 11 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Dormi ancora? Qui, in questa lenta danza di farfalle scorpione, vieni a svegliarti e combaciare così in profondità col letto caldo dei miei pensieri. Ascolta questa lingua imperfetta che le dita s’ostinano a pronunciare, vieni ad imparare a danzare carnale con me attraverso questa musica lunare che ci chiama nell’onda delle pulsazioni del cuore. Resteremo abbracciati e cogli occhi persi verso il cielo a cercare di trovare le parole quando nuotano dentro al silenzio, nuotano perché non vogliono mai affogare. Svegliati e vieni da me, ti pettinerò piano i capelli con queste stesse dita che ti hanno accarezzato e fatto sentire viva. Ascolta questo abbraccio, s’è alzato improvviso un vento come a voler trasportare via anche tutto quello che ci siamo già detti. Apri la bocca del tuo piacere e assaggia il sapore dei miei baci, governerò un’altra preghiera, una lenta danza di peccato per renderti il volo leggero. Disegnerò un sorriso attraverso la tua pelle come se fosse sparito tutto il rumore del dolore che ci portiamo dentro. Vieni a prendere questo abbraccio per te…
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questo sono io

Pubblicato il 4 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Lettere di sangue e carne scritte all’improvviso, accarezzate una lettera dietro l’altra ma solo per sentire come suonano poi sulla tua pelle. E questo dolce restare in attesa delle mie labbra, mi fa desiderare d’ascoltare in quanti modi poi il tuo respiro può ancora cambiare.

Cuore floreale ed infezione di scorpione, disegno stanze e apro porte soltanto leccando la tua pelle. Poi torno a bussare per vulnerare quel tuo grido di dolore, per farti aggrappare a me mentre il mare ondeggia irrequieto e specchia nell’oscurità solo queste stelle immorali.

Ma rispondi? Sono solo tante domande quelle che lascio, come rosse sfumature, sulla tua femminilità. Qualche volta restano anche piccoli lividi di piacere, andranno via mentre tutto sarà chiuso dentro il segreto della nostra pelle.

Rispondi? Queste frequenze, il ripetitore sbagliato che ho dentro la mente, l’universo di te che assorbo, rispondimi. Quanto fa male il conto umano da saldare prima che t’offrano un altro bicchiere di questo calore?

Scoprire con te quanto è salato il sapore che abbiamo di noi sulle labbra, mentre si mischia al suono sbagliato che ha ogni addio, e ricorda quanta è amara, inutilmente complicata e stupida la vita.

E se ti amo ti lascerò anche andare via…
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avvolgente

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)

Avvolgente come avere una cosa che brucia dentro e più la smarrisci per non ascoltare più tornerà a stringere. Non mollerà fino a condurti dentro ai nodi della carne, a graffiarti di dettagli perché anche la pelle assorbe per restituire il piacere a modo suo. E di quali confini mi vuoi parlare? Ora che sei qui, semplicemente donna ammalata di febbre di vita, ora che sei scivolata dentro la rete delle perturbazioni che ho preparato con questa corda di pazienza. Vieni a farti sciabordare nella profondità di queste strade di sangue che ci attraversano sotto pelle. Chiamano, invitano a penetrarle per osservare da vicino quanto male possono fare le emozioni quando arrivano a toccarsi colle dita.
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(Fotografia di Laura Koan (c) tutti i diritti riservati)


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un posto del mondo

Pubblicato il 21 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

In quale posto del mondo ti sei messo a cercare la verità anche se non la vuoi ascoltare? E’ viola, non sarà come il cielo, nemmeno come il sangue che ti fa sentire d’avere il mare dentro, non sarà il cuore perché ti eri pure dimenticato di averlo indossato. Sentirsi sbagliato, viola oggi è solo questo … la domanda che attende la sua risposta ma non vuoi introdurla nelle stanze della mente. E allora? Quanti rapporti sbagliati, quanti abbracci di cui senti improvvisamente la mancanza? Quante parole che non torneranno più, quante volte ti è sembrato che le ombre attorno ti sorridessero un po’ conducendo a te la luce rubata al sole? Hai allungato il braccio per ricevere la tua dose di verità sbagliata direttamente dentro le vene indurite come radici. E la voce, quella dentro la mente, quella che pronuncia il suo mostro… ripete il suo mostro mentre le dita di tua madre cercano di non farti ascoltare, ti avvolgono ancora per non farti vedere tutto quell’odio che si rifletteva nella tua rabbia improvvisa, i tuoi occhi larghi e carichi d’odio. Lo stesso odio che ti ha maculato gli occhi e non ti fa più vedere come vorresti, lo stesso odio che ti ha avvelenato l’anima ed è ora quello che tu sei… senza via d’uscita. La casa divisa a metà, un’intera vita divisa a metà, i pavimenti della mente abitati solo da scorpioni. In quale posto del mondo ti sei messo a cercare la verità che ti fa così male?
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e se

Pubblicato il 13 giugno 2010 in prosa da hermansji

E se ti prendessi per mano? Se fosse solo per tenere la tua mano e sentire quella tua leggera inquietudine tra le dita, immaginare di inseguire il tuo battito attraverso le tue vene fino al cuore, entrare attraverso di te per farne parte? Quanto male ci potremmo fare anche così? E se ti respirassi dentro? Se fosse come soffiare la mia vita dentro la tua, per vedere in quanti modi le nostre anime si complicherebbero l’esistenza fino a raggiunge l’ebollizione per esplodere, entrare attraverso di te per farne parte? Quanto male ci potremmo fare anche così?
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cuore floreale di peccato

Pubblicato il 30 maggio 2010 in prosa da hermansji

Cuore floreale di peccato, delizioso profumo d’irrequieta fame di donna, annusi nell’aria il principio stesso del come diventare fuoco. Ti fai sottile per iniettare quiete attraverso vene che sembrano solo radici, poi azzanni affamata la cervice della mia anima, convinta di poter succhiare via tutta la mia rabbia e risvegliare solo la dolcezza. Ci vorrebbe una goccia d’amore che fosse capace di corrompere la natura della mia carne a forza di cadermi addosso, ci vorrebbe della pazienza per riuscire a vulnerare finalmente questa incomunicabilità. Mi viene poi da pensare che in una donna ci sono tanti posti dove andare, tante notti e tanti giorni da completare fino ad inghiottire un sogno comune, troppi progetti da condividere e quella febbre di voler superare i ricordi spiacevoli che mi hanno intessuto la cecità dell’anima prima del caffè…Probabilmente è solo che la tua pelle sembra di colpo così lunga, una distesa di quiete da attraversare con la lingua per inanellare il tuo respiro al fuoco che lascerò scoccare dalle labbra appena ti avrò raggiunta, appena t’avrò spinta contro questa fame con le mie dita tra i tuoi capelli. Ed i tuoi occhi parlano per me, raccontano di come sia svanita quella lunga ombra nera che ti aveva messo paura d’averci una farfalla scorpione a rovistarti il cuore. E la luce, lo spazio che dilata le arterie di ogni direzione, quante prigioni conosci intorno alle spalle? Ora che ti lego al mio affetto, ti lascio investigare e covare l’idea di un tempo che non ha più alcun senso, come se scrivessi la tua pelle per lasciarvi filtrare ogni sensazione. Come se le mie dita scalinassero la tua schiena al tamburellare continuo della pioggia, al vociare del vento che ho evocato per te, lasciandoti sedimentare alla bassa marea dei tuoi pensieri per ascoltarti godere e respirare, aggrovigliata a questo nostro esistere.
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