
Il tuo respiro, lo osservo mentre cominci a prendere sonno e sei stanca ma anche così tranquilla, ho quasi paura di respirare per non disturbarti. E tu sei la notte, sei così leggera da portare confusione perché aspettavo che venisse la luna a farmi compagnia, invece ci sei tu.
Prendo una scorta di pensieri che mi avanzano, con passo lieve li porto lontano nella stanza accanto e provo a concentrarmi su qualcos’altro. Non ci riesco. Torno piano in camera da letto. Ti osservo respirare, come se fossi tutto il contrario di questo mondo così schizofrenico e violento.
Mi avvicino ancora, sollevo le coperte lentamente e mi sdraio accanto a te. Apri gli occhi per stringerti a me, così ti abbraccio e tengo una mano sul tuo ombelico mentre comincio a respirare con te. Prendo quel ritmo e mi sembra di condividere il respiro con te.
E tu sei la notte, una notte senza la mia luna così non ho niente da dire perché non mi avanzano le parole. Riesco solo a stringerti come se non volessi lasciarti cadere in un brutto pensiero, per allontanare la tentazione di una qualunque preoccupazione capace di interrompere la dolcezza del tuo respirare.
Sai non ti ho detto mai che certe volte sentire la tua pelle contro la mia da una strana sensazione, come se bastasse davvero poco. Sei così calda, che mi sembra quella la temperatura giusta per cominciare a fondere in una creatura sola con te, riuscire a superare gli ostacoli e le incomprensioni del cuore che spesso ci dividono.
Ma non è mai così semplice e la vita questo me l’ha già insegnato, lo ha inciso con profonde ferite sulla pelle così che io non possa arrivare a dimenticarlo. E allora il nostro respiro prende pian piano ritmi diversi, perché è anche giusto che sia così, infondo in molte cose siamo diversi ed è questa l’unica cosa che davvero riesce ad unirci.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 4 marzo 2010 alle 21:20 | Categorie: prosa | Tags: amore, calore, coperte, cuore, ferite, letto, luna, notte, parole, pelle, pensiero, respirare, respiro, una carne con te, vita | Nessun commento

L’amore fa male al cuore, come ostinarsi a soffiare sulla cenere che riesce malamente a ravvivare l’incedere di questo mio stupido ardere. Così anche se ho cambiato serratura ad ogni sutura aperta, forse non riesco ad evitare di impattare e farmi ancora un po’ male nell’osservare il posto vuoto che avevo cominciato ad arredare. Ma oggi no, la pioggia sta dentro anche se fuori le parole non riescono ad evitare il sole in faccia e così s’accende uno scontro tra la mente, che non smette di trovare qualcosa di cui parlare, e le parole che invece restano mute ad accarezzare il silenzio. Ed è come se avessero accordato all’improvviso quel pezzettino d’anima che m’era rimasto dentro, ma io invece più risuono e più resto affezionato a quelle note sbagliate che riuscivo ad emettere, perché posto vuoto c’era a sufficienza per fare da grancassa al mio segnale. Ma questo mio nero cuore è semplicemente fatto così, come il rintocco dei passi che incessantemente salgono e scendono le scale di questo divenire. Spesso mi domando se gli addii ed i ritorni siano davvero come ci appaiano o se non nascondano in realtà altre domande per tante risposte. Poi penso che è solo una comoda bugia in cui volevo scivolare, è ora di rialzarsi e guardare in faccia l’orlo di questa inquietudine. Se tutto passa, inevitabilmente avrò alle spalle un altro domani ed un’altra infanzia per questi germogli d’affetto che mi porto dentro.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 4 marzo 2010 alle 15:34 | Categorie: prosa | Tags: affetto, amore, ardere, arredare, cenere, cuore, domande, inquietudine, pioggia, posto vuoto, risposte, scale | Nessun commento

Cose da niente. Ci sono battiti nel cuore che non hanno nessun senso, giochi riflessi delle emozioni che si guardano negli occhi e poi si danno le spalle. Le tue labbra che smettono di pronunciare quello che davvero vuoi dire, io che invece prendo ad ascoltare perché ho intercettato quello che non dirai mai. Così allontanarsi da tutto e prendere il posto a sedere. Aspettare che l’autobus riparta ed incrociare la contraddizione come una pulsazione ancora viva negli occhi della città. Ci sono battiti nel cuore che non vorremo mai ascoltare. Pesi e misure non si equivalgono mai, come il sentire le nostre vite addosso giorno per giorno. Ed aspettare il momento opportuno per decorticare via le pulsazioni di queste spine d’inquietudine che si conficcano nella carne col veleno quotidiano. Poi cadere e scivolare con la fame dentro, fame del tuo profumo che concretizza il sapore del rumore sordo dei miei pensieri mentre osservo godere la tua pelle. La osservo godere e chiedere a mezza voce di avere ancora da me quel fuoco imperfetto che tengo chiuso nel doppiofondo dell’anima. Ma l’estetica del piacere è solo l’intervallo complicato d’un attimo, il bordo ruvido e caldo di chissà quale longitudine sulla geografia dell’esistenza. Si dilatano le nostre arterie mentre prendo a respirare il tuo profumo, e finirò per respirare anche il peso dei tuoi occhi che restano incollati a me. E tu nemmeno te ne accorgi, ti bagni e prendi l’imperfezione del mio germogliare dentro di te senza nemmeno immaginare che sto pianificando tutto di questa caduta, perché questo nostro godere non è fatto solo di carne e battiti. Così spingo. Spingo l’imperfezione del me, quel senso di quiete mischiato al niente, spingo e spingo la mia dolcezza e la feroce gabbia di illusioni e pretese che la riveste. Spingo la mia attitudine a creare e demolire, spingo ogni sorriso e le troppe volte che ho pianto, spingo questo amore fino a farlo combaciare perfettamente con te. E poi si estingue questo nostro reciproco scivolare, anche se continueremo ad aggrapparci al malessere di vivere con le carte truccate dal destino. Restiamo semplicemente in ascolto dei nostri battiti ma senza più darci le spalle.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 2 marzo 2010 alle 23:04 | Categorie: prosa | Tags: amore, attimi, autobus, battito, caduta, città, contraddizione, cuore, destino, dolcezza, doppiofondo, estetica, ferocia, imperfezione, inquietudine, labbra, piacere, pianto, rumore, sorriso, spalle | 5 Commenti
Cantami del tempo che non ritrovo, della struttura imperfetta e duale delle mie parole annegate da qualche parte nel me. Cantami delle onde rotte da questo difettoso navigare, alla ricerca della linea che delimiti il confine di queste emozioni e nostalgie. Cantami della goccia di piacere che hai visto scivolare, attraverso un sorriso, e della debolezza del cuore, che finge sicurezza mentre ha paura di non saper resistere al vento urlante di passione. Cantami di quello che andrebbe raccontato, ma a voce così bassa da non spaventare le orecchie dei miei pensieri. Cantami dell’amore quello preso a troppe dosi, dell’amore trascinato dentro le pareti dell’anima e spogliato per impararlo a memoria. Cantami del suono della sua voce, ora che ho perso la cognizione del tempo, ora che mi smarrisco dentro lo stillare dell’inquietudine. Cantami ora di lei.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 8 febbraio 2010 alle 20:53 | Categorie: prosa | Tags: amore, anima, cantami di lei, confine, cuore, duale, emozioni, nostalgie, onde, tempo | Nessun commento

Prendo e getto via pensieri affilati che non mi assomigliano più. Qualche volta rubo al tempo intervalli leggeri ma per restare nel più assoluto silenzio. E il cuore parla da solo come un amplificatore rotto. Non lo voglio stare a sentire per questo schiaccio la fronte contro il vetro dei miei vorrei, schiaccio me contro ogni nostalgia. Non è mai bastata la cura giusta semplicemente perché non c’è mai stata una reale malattia, nemmeno un sintomo. Giorni con del pianto che ho cercato all’improvviso senza saperlo piangere, giorni con l’odio scaturito all’improvviso anche contro la mia umanità. E tu che osservi senza capire, avvicinati al bordo di questi pensieri, vieni ad occhi chiusi in queste stanze che tengo sempre chiuse. Ascolta la mia stupida voce che ti guiderà. Cammina attraverso il mio labirinto di buoni propositi, sfiora le volte che ho detto no ma era un’altra risposta sbagliata. Vieni un altro passo dentro me e troverai una debole luce, appena sufficiente, per non inciampare in tutte queste rovine, di cui è piena la mia anima. Forse le tue certezze non serviranno a vincere le paure, la sensazione di essere fuori luogo anche qui, in questo giardino che ho lasciato morire a sé. Ma ti lascerò guardare il fondo di queste perturbazioni che m’affiorano in superficie.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 4 febbraio 2010 alle 20:44 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: cuore, la cura giusta, labirinto, nostalgia, occhi, pianto, superficie, vetro, voce | Nessun commento

Da certi posti non riesci ad andar via, così, ora che ci penso, mi sembra di sentir muovere, sotto la cute di questa nostalgia, un intero cammino in cerca del sentiero più breve per tornare a sciabordare tra gli abissi e le maree che m’avevano sedotto. Come una moltitudine d’uccelli in ascolto dell’ora più propizia al loro canto, attorno a me restano inquieti sintomi ed impressioni, compagnie smarrite dall’incedere della notte mentre scrivo di posti che non sembrano più nemmeno reali, posti che sono ormai polverose rovine dentro i miei ricordi. Eppure io sono parte anche di tutto questo. Qualche volta apro la valvola ad elio dei pensieri, lo faccio per tornare in superficie, e trovo rifugio nell’oscuro cuore d’una sirena. Lei, col suo strano affetto, mi cura, disinfetta paziente le bruciature auto inflitte all’anima, mentre cercavo di nascondere la crescita delle sue nere piume. Anche se in silenzio, lei mi ascolta e, con quei suoi occhi partoriti dal mare, sembra rassicurami. Qualche volta, quando mi sta accanto, con quella sua meravigliosa dolcezza, penso che non le sarebbe difficile uccidermi. Penso che se v’è una ragione per cui non mi ha abbandonato al mio destino, questa deve essere in ciò che ci unisce e non in ciò che ci rende così diversi. Forse abbiamo lo stesso cuore d’ossidiana e dell’insaziabile necessità di sentirci amati.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 2 gennaio 2010 alle 21:07 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: abissi, cuore, dolce, mare, maree, mermaid, nere piume, nostalgia, ossidiana, pensieri, silenzio, sirena | Nessun commento
All’interno di mani stanche d’invecchiare, ho trovato della leggerezza o forse solo un cammino poco accidentato e l’inquietudine di un sole oscuro. Col rumore fastidioso di tutta la fine nello stesso intervallo, la caduta della speranza ma nell’ora che ci divora. Non so scrivere di niente, perché non so nemmeno scrivere di quanto avvolge il tutto. Pensieri che sbattono le ali e migrano altrove, attraverso le distanze. La maldicenza che ha sulla bocca quella gente, tenere le mani chiuse ma irrimediabilmente come pugni. E se poi le apro, osservo le dita che son divenute artigli del mio pensiero, artigli che nutrono di rabbia questa inutile complicazione che fa da interferenza al battito del cuore.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 24 novembre 2009 alle 19:55 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: ali, anima, artigli, cuore, maldicenze, pensieri, pugni, sole nero, speranza | Nessun commento

dialoghi silenziosi ed interiori
gli occhi che cercano te
qualcosa è andato storto
forse perché il mondo non è mai entrato
dentro a quel secchiello
eppure tu ci hai creduto fino infondo
camminando sulla sabbia
e lasciando dietro conchiglie
per ritrovare il principio
col coraggio del tuo ritorno
dicono che la pelle protegga
secondo me nasconde come il mare
e quando c’è calma
Dio ci ha donato la sua grazia
ma quando viene la battaglia
tutto si mescola proprio come il mare
così l’amore ci trascina dove vuole
e possiamo solo farci meno male
dialoghi con poca voce e riflessioni
le mani che cercano te
qualcosa s’è aggiustato
forse perché non serviva prendere il mondo
con quel infantile secchiello
eppure tu ci sei rimasta male
ma ti ho accompagnato
finché ho potuto
e solo che ormai non ho più
il coraggio del mio ritorno
dicono che la pelle protegga
secondo me riesce anche ad amare
e quando è in ascolto
canta colle vibrazioni del cuore
ma quando perde la speranza
tutto si mescola proprio come nell’amore
così ci inabissa un’onda di inquietudine
e possiamo solo nuotare contro corrente
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 7 novembre 2009 alle 21:24 | Categorie: poesia, riflessioni | Tags: amare, anima, battaglia, conchiglie, coraggio, cuore, dialoghi, donare, grazia, le mani cercano te, mare, ritorno, sabbia, silenzio | Nessun commento
Avercelo un angelo, giusto per farmi tirar fuori dal tunnel di un profondo peccato, quando ci sono entrato convinto che era amore quella goccia di sangue scivolata via. Sarà l’abitudine eppure mi basta poco per andare giù nella pace di un momento, solo che poi, ad uscire dalla costante del tormento, finisce che mi cacciano fuori la bestia da dentro e l’anima muore. Si, l’anima muore di questa prigione carnale e nemmeno un santo può farci più niente. Questa è la mia genetica e vengo a prenderti, perché hai il rumore dello sciabordio dentro me, perché sai di sesso ad ogni respiro ed io sono forte abbastanza per farti cambiare idea sulla necessità di godere l’intervallo d’ogni morte. E vengo a prenderti per la pace che hai, per l’odore della tua pelle e per farti bruciare come una carne sola ma con me… e di me.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 1 settembre 2009 alle 22:52 | Categorie: prosa | Tags: amore, anima, bestia, bruciare, carnale, cuore, goccia di sangue, morte, pace, prenderti, prigione, sangue, santo, sesso | 12 Commenti
Come si muore in amore perché è la città che ti sogna addosso colla sua falsa ipocrisia. Le persiane aperte e fuori luogo, dietro la fuga dei tuoi passi, le ombre del tuo migrare. La donna sognante, il mare troppo liquido e la voglia di possederla tutta per te. Le strade allungate d’inganni, la religione a colpi di croce, tu che cammini sempre più veloce. La sirena t’ha morso d’amore sulla guancia, tu che bruci di sogni e la stai cercando. Il mondo che t’urla la sua ubriaca perdita di valori, gli occhi rossi di pianto ed il cuore feroce di giardini infiammati di rosso. Le promesse nelle tasche ed muscoli tesi verso la tua ostinazione. Nient’altro da condividere, nemmeno il cielo cosparso di stupida innocenza. Solo il respiro e la notte fuori, qualche frase accartocciata nella mente ed un amore fuori tempo massimo.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 16 agosto 2009 alle 10:41 | Categorie: prosa | Tags: accortacciare, come si muore, croce, cuore, donna sognante, fuga, giardini, ipocrisia, migrare, occhi rossi, ombre, ostinazione, persiane, pianto, stupida innocenza, tempo massimo | Nessun commento