ho finalmente aperto gli occhi

Pubblicato il 16 agosto 2009 in prosa da hermansji

Ho finalmente aperto gli occhi, tanto tu non parli e non è più rovente il giorno coi suoi odori. Mi muovo per casa, attraverso stanze come il cambio di stagioni, osservo e provo ad immaginarti sempre diversa, un secondo dietro l’altro. Sarà per questo che se fossi realmente qui mi mancheresti al rinnovarsi degli istanti. Sarà pure che ho troppo poco spazio nel cuore come l’essere stupidamente umano, ma alla vita, che stravolge e distrugge tutto, non ho mai creduto. Ho così contrapposto, di volta in volta, arroganti alternative anche per mettere suture sulle incongruenze del divino. Se è vero che abbiamo un angelo custode, il mio didimo sorride nonostante le lunghe ali nere. Se è vero che c’è qualcuno che mi suggerisce pensieri innocenti, il mio didimo ha un cuore più grande del mio, nonostante in comune ci sia lo sguardo pieno di oceani urlanti. La vita, in cui ho smesso di credere, mi osserva senza dire niente e mi cresce qualcosa dentro, accade quando son già caduto. Prima del rintocco finale, m’assale un mondo di cose dentro, m’attraversa una frequenza che non so descrivere, e spesso serve a farmi rialzare. Lentamente torna la voglia di affrontare anche le più difficili brutture. Così a me, che hanno insegnato solo le verità del dolore, tu manchi, però se fossi così vicina avrei comunque la sensazione della tua assenza e non saprei il perché.
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haecceitas e symballo

Pubblicato il 12 marzo 2007 in riflessioni da hermansji

Mi chiedo se vi e’ una correlazione tra dire quello che una cosa è e riconoscere le sue qualità mediante l’uso di un simbolo?

Per Duns Scoto l’essere (la cosa è) individua il culmine della perfezione. Ossia l’unicità, o meglio l’irripetibilità dell’essere, costituisce un arricchimento progressivo. Poniamo che esista un punto “a”. Il nostro “start” è tanto nebuloso quanto più complesso di relazioni. Dunque il punto “a” è un universo entro il quale sono collocati diversissimi elementi. Poniamo che esistano a partire dal punto “a” numerosi altri, da “b” a “c” fino a “z”. Per semplificazione del nostro ragionamento, individuiamo in “z” il luogo di specificazione, poniamo di essere una particella in grado di muoversi da “a” a “z”, il percorso descritto è la nostra specializzazione.

Mentre siamo nel punto “a”, la nostra rilevanza è pari a quella di ogni altro elemento. Mentre siamo nel punto “z”, la nostra rilevanza è ancora pari a quella di ogni altro elemento ma siamo particelle specializzate rispetto a tutte le altre che si trovano nei punti che precedono “z”. Particelle perfette/distinguibili dunque, ma questa individualità è frutto di vari apporti, ossia di una crescita attraverso l’esplorazione dei punti “b”,”c”,”d” e così via…

La nostra crescita al raggiungimento del punto “z” ci rende dunque unici ed irripetibili. Ci permette di elevarci rispetto alla natura communis presente nel punto “a”. Ma non migliori o superiori agli altri elementi. Questo perché se togliamo i vari apporti, è possibile la regressione al punto “a”. Dunque la nostra specializzazione in realtà è uno stato transitorio. Vi è una bidirezionalità… il senso di marcia da “a” verso “z” e viceversa.

Posta l’acquisizione di una specializzante – individuazione, raggiunta l’ecceità, poniamo l’esistenza di un osservatore neutrale alle dinamiche di tutti gli elementi. Ora il nostro osservatore seguirà il tracciato da “a” verso “z”. Posti tutti gli apporti, ecco l’ulteriore problema, la semplificazione… si torna alla domanda “cosa è questo” ? L’osservatore esterno dovrà riconoscere ciascuna particella che era presente nel punto “a” per ritrovarla nel punto “z”…

Allora soccorre il simbolo, che cuce addosso tutte le addizioni, le rende omogenee e permette all’osservatore di riconoscere nel punto “z” la particella che si è specializzata a partire dal punto “a”. Il simbolo non arricchisce di significato… non toglie le addizioni. Il simbolo semplifica ma non nasconde l’anima delle particelle. L’osservatore sarà dunque certo di non aver confuso una particella con l’altra. Saprà chi e quando ha attraversato il punto “z”.
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