
Certo che poi ci penso, come un circolo di spazi dentro i quali vi è una ricchezza e varietà di me, per cogliere i riflessi di te. Ma in ogni mia scrittura stretta tu puoi vedere che ogni uomo è equivalente ad un altro? Fagocitato dalle masse? No, io sono nato antimodello con le pulsioni intense del mio urlare di sangue e celebrare questa eretica erotica fatta d’acqua, di terra, d’aria e di eterno fuoco. Ed ogni cosa è distrutta, ogni parola è già stata pronunciata e consunta nell’inerzia del colpevole, il sognatore che possiede la luna. Certo che poi ci penso, come un circolo di spazi dentro i quali cercare il calore del tuo corpo, per cogliere in ogni tuo piacere aspetti di me. Ma in ogni mia esigenza carnale tu puoi vedere che ogni donna è equivalente ad un’altra? Fagocitata dalle masse? No, io sono nato antimodello con le pulsioni intense del mio urlare di sangue e celebrare questa eretica erotica fatta d’acqua,di terra,d’aria e di eterno fuoco. Ed ogni casa è distrutta, ogni nota è già sta composta e consunta nell’inerzia del colpevole, il sognatore che possiede la luna.
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Autore: hermansji .:. | Data: 17 settembre 2009 alle 21:48 | Categorie: blog, prosa | Tags: acqua, antimodello, aria, calore, celebrare, circoli, colpevole, corpo, donna, equivalente, eretica erotica, esigenza, eterno fuoco, il sognatore, inerzia, ippocrate, possedere la luna, pulsioni, richezza, sangue, spazi, terra, uomo, urlare, varietà, vedere | Nessun commento
Se oggi chiudo gli occhi, forse domani non li riaprirei, ho gettato la spugna consustanziale alle orme d’un viaggio senza vie d’uscita. Tu che ti spogli con lentezza, come se stessi pensando di colpo alla tua vita tra queste spine. Io che ho conservato del tempo inutile coi fili divelti dalle mie tasche, mentre del resto ho fatto catene per trattenere gli aquiloni. M’abitano dentro orme di un deserto dell’anima ed il peccato del tuo corpo serve solo a rallentare la decadenza attorno.
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Autore: hermansji .:. | Data: 30 agosto 2009 alle 20:01 | Categorie: prosa | Tags: anima, aquilone, aquiloni, catene, chiudo gli occhi, corpo, divelti, domani, fili, oggi, peccato, tasche, ti spogli, vie di uscita | 3 Commenti
Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?
Autore: hermansji .:. | Data: 16 luglio 2009 alle 07:42 | Categorie: poesia | Tags: abbraccio, case di cartone, contro la porta, corpo, dita, giardini, ignorarla, mente, motivo banale, non riesce a bussare, penetrale, piacere, soffocare, spingi per non farla entrare, tracce, tu come fai, via di uscita | Nessun commento
E oggi la pigrizia è venuta a bussare ma piano con le dita fredde mentre il tè si prendeva tutto il suo tempo. Fuori l’asfalto bagnato e le ombre a giocare senza grosse domande nelle tasche. Mi sono anche distratto rimettendoci la teiera giusto perché non mi decidevo se risponderle o no. E la pigrizia ha continuato a bussare che il giorno si era già messo in moto da sé ma ciò nonostante non le ho aperto. Eppure ci pensavo e mi perdevo dentro le pantofole delle frasi che non si prendevano sul serio. Forse è tutto scivolato in un gioco con le maschere senza sorriso, oppure è solo il moto di una marea che lascerà frammenti di idee sul corpo della sabbia. La pigrizia non ha più nemmeno la voce per chiamarmi solo uno sguardo così profondo da fare male. Bussa attraverso le cose disordinate e le carte da lavoro. Bussa e non le voglio rispondere per questo comincio mille progetti ed in ognuno trovo frammenti interrotti di altro.
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Autore: hermansji .:. | Data: 3 marzo 2009 alle 15:11 | Categorie: prosa | Tags: bussa, corpo, cose, frammenti, frasi, gioco, Hermans Joseph Iezzoni, idee, interroti, pantofole, pensieri, pigrizia, prosa, sabbia, sorriso, tè, teiera | Nessun commento

E tu saresti? Dico a te, mi senti? Parlo a te che hai fame di pensieri. Tu che scrivi biglietti d’addio e li metti in bella mostra. Torni tempo dopo giusto quando pensavano un po’ a sé ma ti sentivi sola, trafitta da una angoscia che non vuoi mai accettare. E tu saresti? Il canale del parto di una notte tutta sola, bruci di desideri e non riesci a capire quello che forse il corpo, o era la mente, a volere e a dover possedere. Così ti lasci il lavoro dietro casa e sul divano, vestita di neanche una luce, ti raggomitoli come una miriade di donne che non vuoi sentire vivere con te. Ridono, piangono, sanguinano, amano, combattono le donne da uomini e gli uomini da donne, poi quando si sentono protette si masturbano, si eccitano e si lasciano condurre in fantasie torbide ma religiose si confessano, si pentono e s’assolvono senza un perché. Tu che ti fai stupidamente sottile, sprofondi casta o meno dea soltanto dentro, hai deciso chi saresti? Prendi il telefono e chiami le tue amiche, racconti loro una cazzata qualsiasi ma non tutta la verità che si attorciglia alle tue caviglie e lecca lentamente le tue cosce. Non lo fai per cattiveria è solo che non vuoi accettare quello che davvero vuoi, ascolti i consigli ma non ti piacciono e finisci per litigare anche col cellulare che lanci chissà dove. Doccia veloce e sotto le coperte non ti fanno dormire quelle te che vivono le loro vite in un corpo solo. Così ripensi ai discorsi allunati e piangendo dal cuore ti chiedi da sola… tu tra loro chi saresti? E in tanto che ci pensi togli il cellophane alle stelle e le appendi sul drappo nero della pulsante inquietudine vitale. Poi ti svegli con la sensazione di aver camminato dentro la tua mente chilometri di pensieri. E’ come stare seduta su una panchina dopo che è piovuto. Ti lavi con eterna lentezza osservando dallo specchio il tuo corpo che sottocute ha sensazioni strane. In cucina mangi un cornetto avanzato alla fame del giorno prima e ti tuffi nei vestiti per arrivare a lavoro. Ma il traffico non ti è stato a sentire così impieghi un’ora in più. Immancabilmente in ritardo tieni per te il solito sorriso dei colleghi, hai bisogno di un caffè o forse no… e ti aumenta il nervoso così sfinita cedi, bevi d’un sorso la scura bevanda troppo zuccherata. Proprio non ci riesci? Senza farti notare scrivi “addio” con una matita sull’etichetta del distributore. No forse no, prendi tutto come se fosse una guerra solo tua e l’addio equivale ad una piccola mina lanciata a bella posta per vedere, o dimostrare, quanto male sai fare anche tu. Poi, a metà giornata, sorseggi un altro caffè ma sei pentita e, prendendoti troppo sul serio, cancelli quell’addio scrivendo “a presto” sull’etichetta del grigio distributore. Insolitamente di buon umore canticchi qualcosa che assomiglia ad una canzone mentre torni alla tua postazione di lavoro. Osservi i fascicoli sulla scrivania troppo alti e ti domandi, per l’ennesima volta, che senso abbia passare la vita a riempire fogli che nessuno leggerà? E tu? Tu saresti? Chi scrive o chi non legge?
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Autore: hermansji .:. | Data: 3 marzo 2009 alle 14:30 | Categorie: prosa | Tags: a presto, addio, allunaggio, amiche, cancelli, canzone, casta, cazzata, corpo, dea, distributore, donne, etichetta, fantasie, Hermans Joseph Iezzoni, inquietudine, legge, lentenza, matita, mente, Mina, notte, prosa, scrive, specchio, troppo sul serio, www.hermansji.it | Nessun commento

Ascolto “Loosing The Light”
dei Blood Stained Host
Ogni rumore, in quel piccolo appartamento, era venuto ad acquietarsi, per far spazio al violino demoniaco del sonno. Un vecchio con molto zelo e la barba incolta, tipica delle divinità, che con dita tozze si divertiva a a sfregare le parti di quello strumento. Si aggirava per le stanze passando attraverso le porte chiuse, per distillare ad ognuno le gocce del suo dolce, o a seconda dei casi amaro, oblio.
Fu così che Miele si lasciò ubriacare e si risvegliò nuda, sulla riva di un torrente in piena, sotto il calore di un sole amabile. La corrente scendeva, in perpetui gorghi, senza fine, eppure sembrava che, in certi punti, fosse statica: sì… lo era!!!. Nei nodi, tra una corrente e l’altra, non vi era movimento, l’unione perfetta delle infinite voluttà dava luogo al finito. Là si sarebbe respirata una migliore pace, un bene prezioso.
Improvvisamente il suo corpo sentì il bisogno di allontanarsi da quella terra, farsi trasportare dalle correnti, ma la mente ricordava che le sue gambe non l’avrebbero concesso. Eppure l’istinto fu così forte che alla fine si lasciò andare. Una volta nell’acqua, le sembrò di non avere peso né misura: quasi quella massa fosse una sua appendice.
Il suo corpo era cambiato e continuava a modificarsi come il movimento di quella corrente irrefrenabile. Le gambe si muovevano ed erano mosse mentre tutto il suo corpo veniva accarezzato dai flutti.
Un movimento brusco le fece entrare acqua nella bocca, ma non era salata anzi dolce: in verità le ricordava un fiume di brandy (se mai ne fosse esistito uno). Raggiunse in poco tempo la meta.
Quando si distese sulla quiete del nodo, l’effetto distensivo durò poco e sentì il bisogno di rituffarsi. Notò allora il mutamento più radicale, la sua statura era diminuita, come avesse perso dieci anni.
Inorridì al pensiero di essersi consumata come una candela e quando rimirò il percorso compiuto non distinse più la spiaggia dov’era stata al risveglio. Si trattava, in realtà, di uno dei tanti nodi creati dalle correnti. Ma in acqua, in quell’oceano di sensazioni e profumi, c’erano altre donne, tutte di età diverse, che giocavano tra loro a seguirsi. Si trattava di Miele… sì nelle varie età: dalla nascita all’oggi. Cellule moltiplicate da un’unica Unità e divenute autonome per vita propria.
Non riusciva a credere ai suoi occhi e pianse, finché non fu mattina e si ritrovò nel suo letto. Squadrò stranita la stanza ma l’oceano aveva lasciato il posto alle coperte attorcigliate.
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Autore: hermansji .:. | Data: 11 novembre 1997 alle 14:56 | Categorie: prosa | Tags: acqua, bisogno, bloog stained host, brandy, coperte, corpo, corrente, dolce, fine, fiume, flutti, Hermans Joseph Iezzoni, istinto, miele nell’acqua, nodi, oceano, pace, prosa, scoperta, sessualità, terra, vita | Nessun commento