
Ma tu che mi leggi a fare? Dentro questo labirinto di scrittura non puoi trovare altro che frammenti di direzioni. Prova ad alzare il volume dei pensieri. Senti il rumore di queste parole? C’è solo dell’interferenza, è il tuo cuore a contatto con la materia grezza di cui è fatto un mondo così sbagliato. Tu che mi leggi hai scoperto quanto può deluderti l’uomo che è in me? Non sono io ma tu che osservi, sei tu a mettere ordine ed attribuire valore al disordine che mi lascio dietro. Sei tu che vedi il buono e non i frammenti di taglienti sciocchezze che getto via. Perché non mi lasci morire nel confine tratteggiato di questo silenzio? Perché non hai il coraggio di riprendere quello che t’appartiene? Vieni più vicino. Vieni ed ascolta la mia nuda voce. Ascoltala per davvero, senti il picco del rumore di fondo che è in me. No, non è semplicemente questo il punto. Smettila di mentire, smettila di attribuirmi il valore che non ho. Smettila di fare la vittima. Gli uomini non hanno niente dentro ed io non sono diverso da nessun altro, io sono tutto ciò che tu hai già incontrato. Nella mia anima c’è solo l’abisso che trascina dentro le navi che non hanno cambiato rotta quando era il loro momento. Puoi chiamarla incomunicabilità ma sarebbe solo un’altra delle coperte dove nascondere la verità… i pensieri non hanno volto, nemmeno la sostanza della carne ed il calore del sangue.
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Autore: hermansji .:. | Data: 25 gennaio 2010 alle 22:23 | Categorie: prosa, riflessioni, www.hermansji.it | Tags: blessure, coperte, cornice, macchie scure, spine, su di me e sulle mie lusinghe | 4 Commenti
Fuori della notte, fuori dal buio del disprezzo che hanno gli altri quando ricordi loro che nessuno è perfetto. Fuori dal sentiero già segnato da chi d’improvviso ha smarrito la sua ironia, da chi si è perso inseguendo l’ombra del mondo.
Nessuno di preciso sa che cosa voglia dire poesia, così scrivere è come usare i pennelli per buttare giù le tue impressioni su una stoffa dove qualche volta piove, tra le trame navi vanno per le loro rotte senza rimpianti.
Alla fine, quando hai messo la cornice e delimitato i confini di quello che vuoi mostrare, ciò che hai scritto non ti appartiene più. E’ già dentro la fantasia di chi ti stava ad ascoltare, di chi seguiva le stradine del tuo raccontare.
Così come certi quadri che appartengono agli occhi di chi li ha osservati ed evolvono in nuovi personali dipinti, anche quello che scrivi cresce dentro gli altri e, se va bene, metterà dei fiori ma senza far troppo rumore.
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Autore: hermansji .:. | Data: 19 novembre 2009 alle 19:38 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: altri, ascoltare, confini, cornice, fuori della notte, pennelli, scrivere, stoffa | 4 Commenti
Al risveglio, sarà che non mi aspettavo poi molto, eppure c’è la vita che si stringe a me, ha le unghie come quelle delle gatte e graffia un po’. Aprire gli occhi senza voglia di alzarsi, restare avvolto nelle coperte e poi stufarsi anche della quiete. Alzarsi di scatto e riprendere l’orientamento, attraversare le stanze ed aprire il frigo d’abitudine per sorseggiare latte freddo e, dalla finestra, osservare quanto sia invecchiato con me quel pezzo di mondo che fa da cornice ai miei pensieri. Chiudere gli occhi e sentire ancora la vita che si stringe a me.
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Autore: hermansji .:. | Data: 20 settembre 2009 alle 19:21 | Categorie: prosa | Tags: al risveglio, cornice, gatta, graffi, la vita, pensieri, unghie | Nessun commento