testamento

Pubblicato il 29 dicembre 2009 in prosa da hermansji

I discepoli,
osservandolo camminare sul mare,
turbati dissero:
“ma è un fantasma”
e per la paura presero ad urlare.

(Vangelo di Matteo 14,26)

Allora ascoltami, perché in questo lungo silenzio metterò una dose sufficiente di me. Vieni più vicino. Guarda il mondo vivere e pulsare come sempre. Osserva la sua dolcezza e quella nascosta violenza che rende tutto così tragico. Ascoltami, ma senza l’abitudine delle parole. Ascoltami e sentirai questo respiro proprio come il tuo. E poi un crescente dolore, sordo a tutte le premure che ti comprime il petto. Cammina a caso per queste vie, con la sensazione addosso di perderti da un momento all’altro. Respira, respira il mondo attorno ed ascolta. Ti cammina accanto della gioia improvvisa, gente felice che tranquilla mostra le proprie emozioni senza vergognarsene. Senti? Calore inatteso, incomprensibile armonia, tutto nasconde solo il rumore della distruzione, l’andante del mondo, così come è. Non comprendi? Vedi non c’è niente da dire, nessuna cosa che possa essere trasportata dalle parole. Oh non è pudore il mio, nemmeno un trucco per confonderti, è solo una trasparenza. Tutto t’attraversa e niente t’appartiene veramente, dalle il nome che vuoi… ma questa ossidiana è me. C’è voluto tutto questo tempo, mi ha scavato il cuore lentamente ed ora è parte del me. Vuoi restarmi accanto? Vuoi fare una scelta consapevole? Posso darti solo questo, tutto questo frastuono che è in me. No, non c’è un porto di quiete nel mio attracco ma solo il richiamo d’un mare che non ispira fiducia. Quando s’alzeranno le onde all’improvviso tu che farai? Rinnegherai ogni momento trascorso, come un sacrificio inaccettabile. Quando avrai la paura come consigliera, a te cosa resterà? Forse solo le preghiere, ma ci credi poi davvero? Anche gli angeli cadono, sprofondano in un mare di pensieri e nella tempesta è soltanto Dio a camminare sulle acque…
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resterà

Pubblicato il 28 aprile 2009 in prosa da hermansji

Cos’altro resterà del mio caldo venire? Dettagli e foto sfocate, lievi i movimenti quasi immobili come gli sguardi che fanno finta di comprendere. O sì, c’è tutta una vita davanti peccato sia ubriaca e senza parole. Il freddo che mi divora ha il nome d’una invidia di febbre che non mi lascia pensare in pace. C’è una vecchia canzone da qualche parte, la cantavi tu quando eravamo poco più che bambini. Vuoi essere la dea di un’ intera vita? La donna stanca e sull’orlo di un pozzo nero a cui lecco via il peccato con altro peccato. Non c’è mai stato spazio nel tuo calendario per pregare? Forse hai scattato troppe foto tra le nuvole o non è più il momento per tornare indietro. E poi quando sarai bagnata cos’altro resterà del mio venire in te? Sento il peso del cuore mentre incendiano le nostre caravelle di cartone. Gli occhi confondono tutto eppure sono così svegli da guardare in faccia l’immensità. Ma questo freddo divora dalle ossa e mi porta sul crocevia di parole che non sanno raccontare storie buone per prendere sonno. Cos’altro resterà?
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