Eccoci agli ultimi interventi nella sala 1. Dopo esserci riempiti il pancino con i prodotti della san lorenzo , fatta la conoscenza con il progetto altrementi , si riparte con gli interventi :
e) sic scrittura industriale collettiva
Il concetto è quello di creare il primo metodo di approccio per la scrittura collettiva. Ok. Ma quell’ “industriale” è una provocazione spero? Il metodo in parole spicciole “organizzazione ed ottimizzazione”. Tutti devono partire allo stesso modo. Vengono distribuite le schede dei personaggi individuati da un soggetto di partenza. Ogni scrittore “collettivo” dovrà individuare le locazioni. Lo stile narrativo e tutti gli altri attributi rilevanti. Poi il direttore artistico (ma non era collettivo? quindi c’è il capo :) ) segue l’ordine di queste schede ed organizza il materiale (anche modificandolo) in modo da attribuire una coerenza all’insieme. Il frutto sarà la scheda definitiva. E si parte all’editing. E’ all’arrivo il romanzo “industriale”. Ok. Certo il metodo può funzionare. Si applica in sequenze ed otterrò il composito. Il problema ? Questa sarebbe la ricetta per un “buon libro” ? Non credo. E’ qui che si nasconde davvero l’industriale. La scrittura dovrebbe essere si collettiva ma superando le regole, o meglio che ogni scrittore apporti le sue. Senza “editing”. Senza “revisione”. Uno stile diverso per ogni pagina. Qualcosa che non ti aspetti lettera dopo lettera. Ok. Il futuro può attendere. Manca il coraggio di vederlo. Peccato i blog “collettivi” promettono proprio questo. Ma forse qualcuno mente :)
f) alessandro bonino e fincipit
Ci spiega, in modo intelligente, di come se uno comincia a cazzeggiare in rete… vengono fuori un sacco di idee. Arriva il nome giusto “fincipit”: prendi l’inizio di qual cosa e votalo allo sterminio in poche battute. Però fallo morire in maniera intelligente. Il “fincipit”, nato come gioco forse inconsapevolmente è diventato una piccola chiave di volta (a saperlo prendere perché in superificie assomiglia al cazzeggio). Ma a saperlo prendere coinvolge ed arma allo spirito della lettura. Arma nel senso che poi, l’incipit proveniente da un romanzo, da una canzone, oltre a cambiare di logica muore appunto… ma prima di morire l’hai dovuto cercare. E non deve essere banale. Ecco l’effetto. La prima. La seconda lettura. E poi la prima e la seconda scrittura. Tutto si sovrappone. Anche il tempo tra i testi letterari si aggira. Si annulla anche la distanza intimista con lo scrittore “impegnato” e forse questa è la cosa migliore. Tutto torna normale… o quasi :)
g) strelnik
Che ci racconta di come è iniziato e poi si è concretizzato il progetto di ‘a pinokkio’s bloody binary story’. Ossia della totale dissezione di un classico sotto licenza creative commons. Esperimento di riscrittura collettiva.
Il litcamp ri-decolla. Esploriamo allora un altro concetto di stanze quelle della babele e scopriamo il progetto buràn. Ma che bello (ops che bella … si la Flounder è una bella donna ma non distraetevi please…) dicevo che bello questo buràn ha una doppia valenza perché non solo porta il messaggio di una scrittura “lontana” ma permettere anche la “sovrascrittura” con l’intervento del traduttore. E’ come se il messaggio venisse “simbolicamente” tramandato. Adattato alla comprensione della nuova lingua. Avete capito? Un motivo in più per visitare buran.
h) Luca Grivet
Presentazione del libro di luca grivet “stampato” a mezzo lulu.
l) sudate carte
Progetto universitario del politecnico di Torino, sulla falsa riga dei concorsi letterari.
Ok. Torniamo a decollare. Potete ascoltare il suo interessante intervento a questa url: http://www.catrame19.it/podpress_trac/web/60/9/litcamp-oriental4all.mp3.
n) Gilgamesh
Che ha provato abilmente a “riassumerci” senza uso di slide lo stato della proprietà intellettuale, tra self-publishing, copyleft, creative commons. Peccato davvero per il tempo. La sua presentazione era interessante e ben definita. Peccato che mi sarebbe piaciuto un bel confronto proprio su questi temi.
Autore: hermansji.:. - Resta aggiornato, iscriviti gratis
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