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Archivio per etichetta: 'ascoltare'

hermansji

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canzone per voce sola

Tu che ci vedi, dimmelo, raccontami cosa c’è nella luce che osservi? Tu che sai ascoltare, ti prego descrivimi il percorso che hanno le sensazioni quando entrano inattese in queste stanze fredde. Gettano via tutte queste inutili carte e fanno cadere i ricordi appesi alle pareti. Tu che sai parlare, dimmelo, raccontami cosa c’è al fondo delle parole e perché non sono mai state mie. Tu che hai fede, ti prego descrivimi che cosa vi hai trovato dentro…
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hai messo la cornice

Fuori della notte, fuori dal buio del disprezzo che hanno gli altri quando ricordi loro che nessuno è perfetto. Fuori dal sentiero già segnato da chi d’improvviso ha smarrito la sua ironia, da chi si è perso inseguendo l’ombra del mondo.
Nessuno di preciso sa che cosa voglia dire poesia, così scrivere è come usare i pennelli per buttare giù le tue impressioni su una stoffa dove qualche volta piove, tra le trame navi vanno per le loro rotte senza rimpianti.
Alla fine, quando hai messo la cornice e delimitato i confini di quello che vuoi mostrare, ciò che hai scritto non ti appartiene più. E’ già dentro la fantasia di chi ti stava ad ascoltare, di chi seguiva le stradine del tuo raccontare.
Così come certi quadri che appartengono agli occhi di chi li ha osservati ed evolvono in nuovi personali dipinti, anche quello che scrivi cresce dentro gli altri e, se va bene, metterà dei fiori ma senza far troppo rumore.
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e sentirlo

E sentirlo il tempo che attraversa come e quando vuole, sentirlo ma dentro e nel profondo d’ogni respiro come pioggia che non bagna fino all’anima. Il volto dell’incerto, materiale impalpabile di cui son fatti anche i sogni degli altri, le nostre parole nascoste o troppo violente per farsi ascoltare. Curare ma senza cerotti, concedere attenzione ai giorni come se fossero piccoli fiori ai bordi dell’asfalto e la strada ancora brucia davanti agli occhi. Dettagli di fughe improbabili, mostri sotto l’abisso dei pensieri, niente da ricordare o è solo un’altra bugia per cercare di lasciare indietro dolori troppo importanti. No, non ti dirò mai niente di importante, perché quando ci provo diventa tutto banale e restano soltanto i contorni delle parole, non fanno ridere. Perché dici che sono umile? Anche troppo semplice? Allora ti prego smettila, non dipingermi complicato solo perché non riesco a dire scusa troppe volte. Fango addosso e freddo che congela anche i pensieri, tutto così impreciso da assomigliare a quella voglia di avere un’altra voglia indietro e poi un’altra e nessuna. Resto sotto questa pioggia anche se non è razionale, resto a camminare ma senza cercare una protezione e t’ascolto, sento la tua voce dal cellulare che piange e mi chiede anche troppe volte scusa, provo a spiegarti quello che sento ma è tutto così banale anche la città. E sentirlo il tempo che attraversa e si dimena come se soffrisse della nostra stessa agonia, la crisi che attraversa l’Europa, la crisi che strangola le famiglie è la stessa pelle di cui veste questo tempo bugiardo. Curare ma senza cerotti, pulire le ferite che la mietitura di politica ci ha lasciato addosso, noi che siamo immersi in campi di grano coltivati ad ore… “prima crescerete prima morirete” urla ancora il tempo che c’attraversa come e quando vuole. Tutto così vicino, un nuovo inizio nella terra devastata e sporca di sangue, nuova vita in cammino verso il centro di questa nostra civiltà tra inquietudini e macchine. Schiavi dei nostri tormenti, abitudinari e senza l’abitudine che giustifichi tutto questo dispendio di energie per niente. Eppure ancora qui a credere, almeno a credere in noi.
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il sole a passi nudi

Ed entra il sole a passi nudi, avrà pure bussato ma non l’avrei certo ascoltato dopo che il sonno mi ha tenuto a mollo i pensieri. Ma gli occhi oggi non li apro, sole col ritmo finto africano, come se là fuori non ci fossero già abbastanza prede e predatori. Così mi tengo i rumori del giorno, concesso seppure non richiesto, mentre svaniscono tutte le sensazioni. Svaniscono le strade aperte nella carne a solcare il sangue da dentro… senza nemmeno un addio, svaniscono.
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appena

Appena un altro giorno, giusto perché ho ancora il gusto della notte. Così sarà il rumore di fondo che hanno i pensieri, quando galleggiano sulle acque del mare di altre mezze voglie. Appena un’ altra ora, giusto perché sono in ritardo e non mi ritrovo la coincidenza di un buon giorno. Così sarà colpa dei monti che hanno chiamato la pioggia ma è piovuto un freddo stanco. Appena una smorfia di sorriso e qualche frase stupida di uno stupido me. Così sarà l’ipoteca sul mattino o che, quando ho troppo poco sonno, non mi viene bene di prendere il caffè per il verso storto. Appena una goccia di pigrizia e qualche consiglio per far finta di ascoltare. Così sarà l’estate il periodo peggiore per affaticarsi a pensare. Appena il frastuono della civiltà, complice il silenzio della mia barbarie. Così sarà che uno scrive di niente eppure gli altri continuano a leggerci troppe cose. Appena il filo d’un labirinto di sintomi, con qualche altra scelta da pronunciare. Così sarà qualche cosa di preciso, come i dettagli od io che mi sforzo di non guardarci. Appena il tempo di una fretta che non ha modo di disfarsi. Così sarà che non mi ricordo nemmeno il perché, eppure mi hanno messo in crisi tutti quei discorsi fatti di niente. Appena il tempo di smettere, giusto perché ho finito anche le scuse.
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Esistono sistemi "morali" nei quali, in caso di dubbio, al soggetto è fornita una giustificazione per operare la scelta. Ed esistono sistemi "immorali" nei quali la necessità diviene l'unico argomento per rendere accettabile la scelta. Poi vi sono sistemi "individuali" dove è possibile lasciarsi guidare dalla coscienza e molto spesso essa risiede nel cuore. L'uomo appartiene contemporaneamente a tutti e tre i sistemi. Così come colui che comprende e determina le decisioni da prendere e quelle che non si verificheranno mai. Accanto alla libertà umana vi é la libertà di Dio.

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