piattini di invidia

Pubblicato il 6 giugno 2010 in prosa da hermansji

Che è un giorno ma dentro ci vedo tanta notte, non è semplice aprire queste mani ed immaginare come riescano ad incendiare la tua pelle, a farti sorridere, a farti compagnia, a farti godere, a sorreggerti e farti anche del male.
Così qui, nel rovescio lento dei miei pensieri, nella cattiva abitudine a riflettere quante parti di me esistono allo stesso tempo? Forse perché tutto è così relativo da assomigliare a qualunque segno che questo vento lascia sulla pelle, ma le idee non sono ancore e, pur colla rabbia di volersi sedimentare, non riusciranno ad impedire una qualunque evoluzione.
Ho messo rami di voglie dentro al lenire del giorno e s’aprono come fiori blu, ora che ho cancellato la tua arroganza, ora che ho disinfettato questa infezione, ora… capisco che non mi è importato davvero. Cominciano a spogliarsi i dettagli che hanno preso ad attraversare questo giardino, al suono della ribeca giungono anche i ricordi, mischiati al veleno dicono di volermi bene… ma voglio smettere di dipendere dall’amore che non avrò e voglio scavare con le unghie per trovarlo dentro di me.
Ammetterlo è così difficile, ma in fondo io mi amo, anche se mi costa attraversare le onde e tenere di fronte il corsivo d’una intera vita. Io mi amo.
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niente di importante

Pubblicato il 30 ottobre 2008 in prosa da hermansji


Hanno insegnato con bocche cucite mentre nascondevano anche gli occhi, poi con l’ago e col filo richiudevano tutte quante le ferite. Questo è il giorno discreto per il buon padre come per il buon figlio ma non è il tuo e non appartiene nemmeno ad un altro. Erano già andati avanti a te, così passando hanno cancellato i segnali e non saprai dove finisce la tua strada finché non l’avrai percorsa tutta. Se ci pensi il tuo non è coraggio ma solo arroganza e rabbia, anche fermarti ti fa sentire smarrito in qualche dove, ma poi servirebbe a qualcosa? Non c’è più senso per fare i conti in tasca solo con la tua stupida ostinazione, perché altrimenti convincersi che… e non gettare l’ancora per annegare finalmente? Hanno insegnato con bocche cucite ed era niente di importante, come essere facile da rammendare con filo ritorto e ricordare. Questo è il giorno discreto per il cattivo padre come per il cattivo figlio ma non è di un altro e ti appartiene tutto. Erano già andati via prima di te, così passando hanno lasciato a terra falsi indizi e non saprai dove cercare la tua strada. Se ci pensi cresce di colpo tutta la rabbia che vorrebbe stritolare l’arroganza, forse fermarsi e respirare piano è l’unica ragione a tenerti sveglio. Ma poi ti sentiresti meglio? Non c’è più senso a fare i conti in tasca con tutta la tua rassegnazione, perché non può più convincerti che… e non gettare l’ancora per annegare finalmente? Ma niente esiste per davvero o forse si.
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