Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Scrivimi di un discorso interessante che, se lo leggerò, mi sembrerà di non riuscire ad uscirne al sopraggiungere delle parole. Anzi, raccontami a caso come se mi fossi affacciato al finestrino di un treno e ti scorgessi sopraggiungere col passo intimo della sera. No, non scrivermi. Fai come se non ci fossi, come se mi vedessi ancora fermo al primo scalino di una distanza rivolta a quello che dovremmo saper dire. Ché se lo pensi “ti amo”, ma è come lo pensi, come lo lasci cadere nel mezzo delle parole, che io poi ci ristagno dentro e mi ci cucio attorno anche quando tutto è ipotetico, impossibile ed i sogni si muovono ma senza farci troppo caso, senza osservare l’amore fino alla tenerezza delle lacrime.
MP3: Download
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 9 marzo 2010 alle 16:07 | Categorie: prosa, riflessioni | Tags: amore, audio, discorso, distanza, lacrime, mp3, parole, ristagno, scalino, scrittura, scrivimi, sera, tenerezza, treno | Un commento
E poi… accidenti ma che volevo dire? Ah, forse solo farti ridere e trasformarmi nella cosa più piccola di questo mondo, scivolarti tra le caviglie come una biglia ed invitarti a prendermi. Ma tu non guardarmi così altrimenti vien da ridere anche a me. E poi… il rischio che mi avvicini con una qualunque scusa per rubarti con lentezza un bacio, beh quel rischio c’è. Lo sai e sorridi, come per dire che il gioco lo governi tu ed io non posso più andare a zonzo dove voglio ed invece guarda un po’, son già dietro te. Ti soffio sul collo e svanisco in un’altra piega dei tuoi pensieri. Mi cerchi, mi chiami con la voce che adoro e mi lascio trovare ma sotto la stoffa di quel discorso che non abbiamo più ripreso. Tu fai quella faccia lì, quella di quando vuoi dire – lo sai, te l’ho già spiegato… – ed io faccio quell’altra faccia lì, quella di quando sto sbottonando un bottone dopo l’altro le cose che ti hanno già fatto del male, perché mi accontento anche di sentirti serena.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 5 marzo 2010 alle 20:48 | Categorie: prosa | Tags: amore, bacio, biglia, bottone, caviglie, discorsi, giochi di biglie, gioco, pensieri, serenità, stoffa | Nessun commento

Il tuo respiro, lo osservo mentre cominci a prendere sonno e sei stanca ma anche così tranquilla, ho quasi paura di respirare per non disturbarti. E tu sei la notte, sei così leggera da portare confusione perché aspettavo che venisse la luna a farmi compagnia, invece ci sei tu.
Prendo una scorta di pensieri che mi avanzano, con passo lieve li porto lontano nella stanza accanto e provo a concentrarmi su qualcos’altro. Non ci riesco. Torno piano in camera da letto. Ti osservo respirare, come se fossi tutto il contrario di questo mondo così schizofrenico e violento.
Mi avvicino ancora, sollevo le coperte lentamente e mi sdraio accanto a te. Apri gli occhi per stringerti a me, così ti abbraccio e tengo una mano sul tuo ombelico mentre comincio a respirare con te. Prendo quel ritmo e mi sembra di condividere il respiro con te.
E tu sei la notte, una notte senza la mia luna così non ho niente da dire perché non mi avanzano le parole. Riesco solo a stringerti come se non volessi lasciarti cadere in un brutto pensiero, per allontanare la tentazione di una qualunque preoccupazione capace di interrompere la dolcezza del tuo respirare.
Sai non ti ho detto mai che certe volte sentire la tua pelle contro la mia da una strana sensazione, come se bastasse davvero poco. Sei così calda, che mi sembra quella la temperatura giusta per cominciare a fondere in una creatura sola con te, riuscire a superare gli ostacoli e le incomprensioni del cuore che spesso ci dividono.
Ma non è mai così semplice e la vita questo me l’ha già insegnato, lo ha inciso con profonde ferite sulla pelle così che io non possa arrivare a dimenticarlo. E allora il nostro respiro prende pian piano ritmi diversi, perché è anche giusto che sia così, infondo in molte cose siamo diversi ed è questa l’unica cosa che davvero riesce ad unirci.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 4 marzo 2010 alle 21:20 | Categorie: prosa | Tags: amore, calore, coperte, cuore, ferite, letto, luna, notte, parole, pelle, pensiero, respirare, respiro, una carne con te, vita | Nessun commento

L’amore fa male al cuore, come ostinarsi a soffiare sulla cenere che riesce malamente a ravvivare l’incedere di questo mio stupido ardere. Così anche se ho cambiato serratura ad ogni sutura aperta, forse non riesco ad evitare di impattare e farmi ancora un po’ male nell’osservare il posto vuoto che avevo cominciato ad arredare. Ma oggi no, la pioggia sta dentro anche se fuori le parole non riescono ad evitare il sole in faccia e così s’accende uno scontro tra la mente, che non smette di trovare qualcosa di cui parlare, e le parole che invece restano mute ad accarezzare il silenzio. Ed è come se avessero accordato all’improvviso quel pezzettino d’anima che m’era rimasto dentro, ma io invece più risuono e più resto affezionato a quelle note sbagliate che riuscivo ad emettere, perché posto vuoto c’era a sufficienza per fare da grancassa al mio segnale. Ma questo mio nero cuore è semplicemente fatto così, come il rintocco dei passi che incessantemente salgono e scendono le scale di questo divenire. Spesso mi domando se gli addii ed i ritorni siano davvero come ci appaiano o se non nascondano in realtà altre domande per tante risposte. Poi penso che è solo una comoda bugia in cui volevo scivolare, è ora di rialzarsi e guardare in faccia l’orlo di questa inquietudine. Se tutto passa, inevitabilmente avrò alle spalle un altro domani ed un’altra infanzia per questi germogli d’affetto che mi porto dentro.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 4 marzo 2010 alle 15:34 | Categorie: prosa | Tags: affetto, amore, ardere, arredare, cenere, cuore, domande, inquietudine, pioggia, posto vuoto, risposte, scale | Nessun commento

Cose da niente. Ci sono battiti nel cuore che non hanno nessun senso, giochi riflessi delle emozioni che si guardano negli occhi e poi si danno le spalle. Le tue labbra che smettono di pronunciare quello che davvero vuoi dire, io che invece prendo ad ascoltare perché ho intercettato quello che non dirai mai. Così allontanarsi da tutto e prendere il posto a sedere. Aspettare che l’autobus riparta ed incrociare la contraddizione come una pulsazione ancora viva negli occhi della città. Ci sono battiti nel cuore che non vorremo mai ascoltare. Pesi e misure non si equivalgono mai, come il sentire le nostre vite addosso giorno per giorno. Ed aspettare il momento opportuno per decorticare via le pulsazioni di queste spine d’inquietudine che si conficcano nella carne col veleno quotidiano. Poi cadere e scivolare con la fame dentro, fame del tuo profumo che concretizza il sapore del rumore sordo dei miei pensieri mentre osservo godere la tua pelle. La osservo godere e chiedere a mezza voce di avere ancora da me quel fuoco imperfetto che tengo chiuso nel doppiofondo dell’anima. Ma l’estetica del piacere è solo l’intervallo complicato d’un attimo, il bordo ruvido e caldo di chissà quale longitudine sulla geografia dell’esistenza. Si dilatano le nostre arterie mentre prendo a respirare il tuo profumo, e finirò per respirare anche il peso dei tuoi occhi che restano incollati a me. E tu nemmeno te ne accorgi, ti bagni e prendi l’imperfezione del mio germogliare dentro di te senza nemmeno immaginare che sto pianificando tutto di questa caduta, perché questo nostro godere non è fatto solo di carne e battiti. Così spingo. Spingo l’imperfezione del me, quel senso di quiete mischiato al niente, spingo e spingo la mia dolcezza e la feroce gabbia di illusioni e pretese che la riveste. Spingo la mia attitudine a creare e demolire, spingo ogni sorriso e le troppe volte che ho pianto, spingo questo amore fino a farlo combaciare perfettamente con te. E poi si estingue questo nostro reciproco scivolare, anche se continueremo ad aggrapparci al malessere di vivere con le carte truccate dal destino. Restiamo semplicemente in ascolto dei nostri battiti ma senza più darci le spalle.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 2 marzo 2010 alle 23:04 | Categorie: prosa | Tags: amore, attimi, autobus, battito, caduta, città, contraddizione, cuore, destino, dolcezza, doppiofondo, estetica, ferocia, imperfezione, inquietudine, labbra, piacere, pianto, rumore, sorriso, spalle | 5 Commenti

Non è una contrattura quella che si espande attraverso me, forse è proprio una frattura di cose che non hanno mai avuto un significato. Cade il pensiero e rotola, va da qualche parte mentre c’è solo il sorriso del sole che invade tutta la stanza. Io ho gli occhi dolenti eppure cerco di osservare, ma cosa ci sarà mai da guardare? Se il mondo sbircia addosso, perché ci ostiniamo a volerlo salvare e sbirciamo anche, mentre ci mangiamo le unghie imbambolati, presi dall’osservare ma per trovarci cosa? Cosa c’è? Quando ti viene come un muto disagio, come se ti mancasse tutto e non ti manca niente. Con le mani che sembrano mezze parole che non sei più in grado di pronunciare, colle braccia che sembrano rami d’un albero. Albero che c’ha quella ferita che ti si addice e ci va a riposare un vecchio gufo. Allora sei cavo così, perché non ti hanno tolto il cuore s’è fatto polvere evolvendo secondo logiche tutte umane. Così smettila di credere che l’umanità sia un valore, che dietro alle nuvole bianche o grigie restino comunque dei sentimenti capaci di urlare più forte del resto. Finiresti solamente ad osservarti invecchiato, proprio come il gufo che si ricorda di te ma quando vuol sentirsi protetto per chiudere gli occhi ed abbracciare una notte senza paure. Ma non riesco a smettere, non ci riesco mai. No, non è una contrattura, nemmeno una frattura, forse assomiglia a certe ferite che ti fanno del bene, mentre ti ascolti vivo colla voglia d’un pensiero positivo. Una bella abitudine, una frase d’amore pronunciata piano con troppa commozione a far vibrare leggere le parole, forse assomiglia a questo sole che ha il sorriso e non smette di rovistare nel perfetto disordine delle cose da fare.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 27 febbraio 2010 alle 11:54 | Categorie: prosa, riflessioni, www.hermansji.it | Tags: albero, amore, credere, disordine, ferite, giorno, gufo, notte, parole, pensiero positivo, sole, sorriso, umanità | Nessun commento
Prendere altre gocce di smarrimento, assieme al resto della confusione che mi sono servito per questi giorni. Ho fatto una collezione tutta mia degli sbagli che mi porto dentro. Ecco, pagherò il giusto prezzo e non lascerò conti in sospeso. M’osserva la luna infrangibile, apro a lei queste mani per mostrare cosa raccontano di me, in mezzo a campi coltivati d’amarezza c’è anche l’amore che pure tengo in caldo. Quante cose che non so più, eppure nelle calli di questa notte c’è un porto per riposare le rotte delle mie perturbazioni. Salgono dal cuore le correnti sbagliate che travolgono tutto quello che sfioro con le dita.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 25 febbraio 2010 alle 21:20 | Categorie: prosa | Tags: amarezza, amore, infrangibile, luna, mani | Nessun commento

Scusa ma… ti voglio odiare. Sì, perché non si spegne, la mia mente non si spegne più. L’hai presa energicamente a calci e pugni, ma non è stato sufficiente. Ha solo smesso di sanguinare come il resto del corpo. Forse ti ho anche pregato mentre mi spezzavi, ho pregato te come un qualunque freddo dio. Ti ho chiesto di arrivare almeno fino in fondo, di abbassare l’interruttore dei miei pensieri. Ma tu sei un altro falso dio, parlavi d’amore con la facilità degli uomini. Avevi in tasca la verità, quando l’hai mostrata era troppo tardi. E qui, dentro, in qualche parte esile del me manca un interruttore per annullare la scorta eccessiva di emozioni contundenti. Io sono cosa? Sono “la cosa” che quando hai finito getti da sola come vetro in frantumi. Mi lasci a raccogliere da me… i miei frammenti e disinfettare quel che resta. Tu sei il falso dio a cui ho sacrificato ogni mia necessità ed aspettativa. A te ho regalato la mia anima e ti ho concesso di amputarla a giorni alterni. Mi sussurravi come fosse il solo amore che conoscevi e speravo che il sacrificio di tutto questo sangue ci avrebbe condotto alla salvezza. Ma sapevo che non era vero. Le bugie più le nutri più ingrassano, osservano e raccontano solo quello che vuoi sentire. Niente era vero. Ed ora, che col passo del dolore vieni ancora a cercarmi, non voglio che tu percepisca il mio respiro. Tengo chiuse le palpebre, provo a resistere e non versare nemmeno una lacrima perché so che ti eccita vedermi così. Mi sono chiusa a chiave in questa casa, ho bloccato anche finestre e tapparelle. Non ti lascerò consumare quello che resta, non potrai sussurrarmi il tuo falso amore.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 21 febbraio 2010 alle 13:15 | Categorie: prosa, www.hermansji.it | Tags: amore, anima, frammenti, interruttore, lacrima, pensieri, pensieri contundenti, scusa ma ti voglio odiare, vetro | Nessun commento

Ora non c’è il tempo e non è detto che ne sia mai avanzato a sufficienza, nemmeno un frammento per scivolare dalle bugie di quattro mezze parole. Le ho viste raggomitolarsi dentro al rovescio d’un discorso anche troppo banale, forse perché nato tra i rimasugli dell’amore goduto senza pensarci troppo.
Così, nel silenzio del mattino, anche la scarsa voglia di dar forma a questo letto si trasforma nel sacrificio dei nostri corpi abbracciati che hanno condiviso tra loro troppe cose, il piacere come il pianto. E la città prende il risveglio tra le sue dita e lo soffia via, ma quel volo è troppo breve per scuoterci davvero.
E ci sembra di restare come un corpo solo, sospeso tra le orme d’un tempo che non c’è più. E’ entrata in scena una complicazione fatta di briciole di parole, ha messo a nudo anche le nostre anime e ci sentiamo dentro la forma abusata delle nostre inquietudini. Così ci osserviamo negli occhi come se riuscissimo a capirci per davvero, le nostre mani si sfiorano e parlano per noi.
E’ il tempo che ci ha abbandonato? Forse lo abbiamo semplicemente lasciato andar via senza nemmeno provare ad opporci. Abbiamo sentito quella porta sbattere con violenza e ci siamo abbracciati più forte, mentre risuonava l’eco dei suoi passi di fretta per le scale… nessun addio.
Peso specifico le avranno mai queste nostre sensazioni? La forza necessaria per fondersi attraverso noi in qualcosa di davvero importante? Lasciare un segno preciso in tutto questo flusso di vita che non riesco a comprendere? Mi guardi in silenzio, forse perché non c’è nessuna risposta che valga più dei nostri occhi.
Abbiamo litigato così tanto per giungere al capolinea ed ora non abbiamo nessuna voglia di scendere a vedere che aspetto abbia la stazione, magari a prendere il nostro cappuccino e continuare a parlare come si faceva un tempo, parlare anche di niente solo per stare insieme qualche altra scusa in più.
Poi chiudo gli occhi, ti stringo a me e mi nutro un po’ del tuo calore. M’immergo nel tuo respiro, cerco di dimenticare e di farmi così sottile magari per svanire dentro i tuoi pensieri. Sterilizzare o almeno governare questa nera marea che soffoco dentro, dimenticare la voce di chi urlava e malediceva anche le mie origini. Annegare questa negatività fino a sognare di fondermi con te in una carne sola.
Ma ora non c’è più il tempo e tu non hai lacrime da piangere, nemmeno una preghiera per far rimarginare le nostre ferite. Possiedi solo l’incomunicabilità di questo nostro silenzio che pure riesce a tenerci abbracciati senza far troppo male.
Così costruisco un esicasmo sulla tua pelle, prego ma a modo mio. Scavo la tua anima con la mia lingua infetta e trasformo a poco a poco il tuo piacere in un giardino chiuso agli occhi del mondo. Prendo ancora il tuo amore e lo prendo per me, come se avessi chiuso tutte le porte dell’anima per non farti più uscire via dal mio sentirti.
E forse il nostro treno riparte, almeno per quest’ultima lentissima volta. Attraversiamo la giornotte osservando l’evoluzione che ci trasciniamo nel sangue scorrere febbrile sui binari del nostro strano viaggio. Ho messo via le paure e le troppe sconfitte, ho riposto i buoni propositi ma per indossarli quando ne avrò bisogno. Ti tengo caldo il cuore e tu non ti stacchi da me, vuoi ancora sentirci uniti in una pelle sola.
Ma arriverà, ci raggiungerà il dolore anche qui… in questa nostra semplicità. Ed avrà la voce che non vorresti sentire da me, avrà la voce che non vorrei mai sentire da te, con le parole sbagliate ma purtroppo al momento giusto. Arriverà e non sapremo riconoscere i sintomi, non riusciremo a difendere quello che siamo.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 16 febbraio 2010 alle 17:33 | Categorie: prosa, riflessioni, www.hermansji.it | Tags: amore, anima, cappuccino, città, giornotte, i nostri corpi, incomunicabilità, inquietudine, inquietudini, la nostra incomunicabilità, mattino, naufragio, occhi, risveglio, siamo sogni fragili, tempo, treno, una carne con te, volo | Nessun commento
Cantami del tempo che non ritrovo, della struttura imperfetta e duale delle mie parole annegate da qualche parte nel me. Cantami delle onde rotte da questo difettoso navigare, alla ricerca della linea che delimiti il confine di queste emozioni e nostalgie. Cantami della goccia di piacere che hai visto scivolare, attraverso un sorriso, e della debolezza del cuore, che finge sicurezza mentre ha paura di non saper resistere al vento urlante di passione. Cantami di quello che andrebbe raccontato, ma a voce così bassa da non spaventare le orecchie dei miei pensieri. Cantami dell’amore quello preso a troppe dosi, dell’amore trascinato dentro le pareti dell’anima e spogliato per impararlo a memoria. Cantami del suono della sua voce, ora che ho perso la cognizione del tempo, ora che mi smarrisco dentro lo stillare dell’inquietudine. Cantami ora di lei.
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 8 febbraio 2010 alle 20:53 | Categorie: prosa | Tags: amore, anima, cantami di lei, confine, cuore, duale, emozioni, nostalgie, onde, tempo | Nessun commento