e ti senti sempre più leggera

Pubblicato il 14 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Riflessioni sul senso delle tentazioni… o era il senso della vita?

Mi sono già scordato il buon motivo per cui ho deciso di smettere di allungare le mie dita verso di te, quella necessità di accarezzarti per fondere il mio bisogno d’affetto col tuo.

Così apprezza il fatto che ti ascolto e questo urlo senza voce sta uccidendo solamente me.

Il tuo corpo sdraiato in un bel giardino, mentre parli col cielo, il vento in realtà vuole portarti via ma tu resisti e ti senti sempre più leggera… sempre più vera, il tuo corpo trasparente senza niente da dire.

Riflessioni sul senso degli sbagli… o era il senso di sentirsi appeso ad un filo?

Mi sono ricordato, era bello sentirti respirare e godere, solo che poi tutto finisce, eppure lo ricordo dentro la mente, come se fosse davvero inciso in questa carne tutto l’affetto che fa male.

Così apprezza il fatto che ho portato via il rumore di fondo che ti teneva sveglia anche la notte, solamente per amare me.

Il tuo corpo sdraiato in un bel giardino, mentre parli col cielo, il vento in realtà vuole portarti via ma tu resisti e ti senti sempre più leggera… sempre più vera, il tuo corpo trasparente senza dire niente.
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niente di più

Pubblicato il 8 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ed è curioso osservarti mentre mi chiedi, sussurrando, di farti godere ancora. Mi abbracci e quasi mi stacchi le labbra baciandomi con la tua vitalità. Mi ringrazi ed io, che l’amore non l’ho mai davvero capito, vorrei risponderti che non sto facendo niente, niente per cui tu mi debba parlare dolce così. Ti accompagno, ti tengo per mano mentre mi mostri quella parte più nascosta di te. Ma poi ho quel presentimento, neanche tu riuscirai a capirmi. Mi azzanna il ricordo di altre donne che mi hanno lasciato solchi profondi nell’anima e non c’è più germogliato niente dentro. Così resto in silenzio. Ti lascio libera di andare come una nave a pelo delle onde, a solcare quel poco che riesco a donarti in questa notte. E mi accontento di tenerti abbracciata mentre prendi sonno e fare finta che ci sia dell’amore anche per me. Lo so che è solo la tua riconoscenza per essere stata bene a letto con me. Niente di più.
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l’idea di viaggiare

Pubblicato il 23 marzo 2010 in prosa da hermansji

L’idea di viaggiare a pelo della tua pelle e ritrovare… qualcosa che avevo perso, l’affetto rubato ma tu me lo avevi già donato. E così sei scoppiata a ridere, a ridere di gusto perché non posso mica portar via quello che è già mio. Ma questa idea del viaggio m’è rimasta nei pensieri, come quella di fabbricarmi ali per attraversare l’oscurità d’ogni possibile notte, stillare via da me questo sangue che mi fa così male, brucia e tu non puoi capire il perché. Non c’è una cura e nemmeno la mappa del punto dove s’è interrotto il molleggiare del bilanciere che governa i miei pensieri. Così nessuno ha modo di aggiustare le cose e nemmeno io posso cambiare “lo stato essenziale delle cose”. Tu che osservi il mare farsi calmo, lo consumi con gli occhi e pensi che sarebbe bello avere una piccola barca per cominciare a solcarlo. L’idea del viaggio ha preso anche te, con la curiosità di vedere cosa si nasconda oltre il nostro sguardo. Così mi trascini via dai miei pensieri e mi porti fuori a vedere quante stelle stanno appese a testa in giù nonostante tutta l’oscurità che ci sovrasta. Scegliamo il nostro desiderio ma il mio è troppo stupido perché davvero qualcuno lo assecondi. Vorrei solo trascorrere il mio ultimo giorno in questo mondo potendo dire d’aver finalmente scoperto il senso della parola normalità. Forse c’entra lo stare bene anche così, con gli occhi in fronte al mondo senza temerlo e coll’idea di un nostro comune viaggiare sotto lo sguardo assonnato della notte. E ti rubo un bacio, anche se poi mi dirai che era già mio, ma te lo rubo lo stesso perché certi giorni ho paura di averlo soltanto sognato.
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l’amore fa male al cuore

Pubblicato il 4 marzo 2010 in prosa da hermansji

L’amore fa male al cuore, come ostinarsi a soffiare sulla cenere che riesce malamente a ravvivare l’incedere di questo mio stupido ardere. Così anche se ho cambiato serratura ad ogni sutura aperta, forse non riesco ad evitare di impattare e farmi ancora un po’ male nell’osservare il posto vuoto che avevo cominciato ad arredare. Ma oggi no, la pioggia sta dentro anche se fuori le parole non riescono ad evitare il sole in faccia e così s’accende uno scontro tra la mente, che non smette di trovare qualcosa di cui parlare, e le parole che invece restano mute ad accarezzare il silenzio. Ed è come se avessero accordato all’improvviso quel pezzettino d’anima che m’era rimasto dentro, ma io invece più risuono e più resto affezionato a quelle note sbagliate che riuscivo ad emettere, perché posto vuoto c’era a sufficienza per fare da grancassa al mio segnale. Ma questo mio nero cuore è semplicemente fatto così, come il rintocco dei passi che incessantemente salgono e scendono le scale di questo divenire. Spesso mi domando se gli addii ed i ritorni siano davvero come ci appaiano o se non nascondano in realtà altre domande per tante risposte. Poi penso che è solo una comoda bugia in cui volevo scivolare, è ora di rialzarsi e guardare in faccia l’orlo di questa inquietudine. Se tutto passa, inevitabilmente avrò alle spalle un altro domani ed un’altra infanzia per questi germogli d’affetto che mi porto dentro.
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cosa vedi?

Pubblicato il 28 gennaio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Cosa vedi? Perché anche se io dico – vedo – son quasi sicuro che tu non lo vedi… che non vedi quello che vedo io. Ed è per questo che voglio inghiottire stelle cadenti ma fino ad intossicarmi. Solo che puoi aggiungere zucchero ma se hai l’amaro dentro tutto sarà amaro, anche quei germogli di pensieri che ti sembrano aver preso la forma o almeno la piega dell’affetto. Poi ponderare i passi. Uno dietro l’altro, così ancora ed ancora verso un posto, ma un posto impreciso che pure deve esserci. Un luogo dove sembri tutto logico, dove poter lasciare alla porta quel caderci dentro alle cose che ti accadono giorno per giorno. Ma è come scivolare fin dentro le vesti d’una nebbia densa di contraddizioni e non riuscire a trovare da solo la via d’uscita. Rassomigliare ad un timpano che qualcuno proverà a suonare, forse senza un perché… Come se crescesse un urlo dentro, un urlo che sai di poter urlare e d’aver fiato a sufficienza per far cadere tutte le stelle. Inghiottirle e spegnere finalmente questo stupido tendone di scena chiamato cielo. Tu allora che cosa vedi attraverso questo buio?
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luci artificiali

Pubblicato il 1 gennaio 2010 in prosa da hermansji

E tu ragazza che prima giuri di prendere la vita goccia dopo goccia, giusto come viene, poi sei sempre lì ad insistere per ottenere qualcosa, magari anche solo il tuo resto. Allora questa notte cosa mi racconterai? Magari di quelle tue continue fughe dalla quotidianità, quando passeggi dentro le grandi sale, di quei musei d’aria viziata, ed il tempo finisce per non contare più. Forse delle tue scelte sbagliate e di quanti dettagli assecondano una stupida bugia, l’intensità d’un tempo troppo lungo per contare davvero qualcosa, come ostinarsi a lanciare sassi contro luci artificiali. Raccontami di quello che troveremo dietro le tende di questa lunga notte. Prestami le tue buone ragioni, tutte le tue sensazioni, l’affetto che t’avanza per continuare a respirare.
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