il silenzio sfilacciato
e nessuna goccia di poesia per calmante
la voce dell’anima che graffia ed urla
ma anche scrivere è di colpo così inutile
l’ossidiana ha germogliato
pur se nella sua cupa durezza
come un’intera orchestra
a provare il tema per l’uscita di scena
“Cio-Cio-San il tuo nome è nel volo
d’una farfalla che giunge al termine della notte”
il tè che s’è raffreddato
questo rimedio dal risveglio che non funziona
a rallentare la malattia donata da Dio all’uomo… la vita
e se s’udisse oltre ogni limite
la vibrazione d’un canto non umano?
la voce d’una foresta in attesa di fiorire
benedetta dalla luna?
forse evaporerebbe la stupidità umana
al sorgere d’una specie
incapace di realizzare il male
vorrei risvegliarmi
con l’antico sogno del sognatore
finalmente avverato
con la rotta compiuta delle navi
verso la promessa quiete
“c’è posto tra le tue braccia
mentre mi incammino nel sentiero di questa notte?”
.:.
Autore: hermansji .:. | Data: 27 dicembre 2009 alle 21:10 | Categorie: poesia | Tags: abbraccio, al termine della notte, anima, luna, notte, ossidiana, sentiero, sognatore, sogno, stupidità | Nessun commento
Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?
Autore: hermansji .:. | Data: 16 luglio 2009 alle 07:42 | Categorie: poesia | Tags: abbraccio, case di cartone, contro la porta, corpo, dita, giardini, ignorarla, mente, motivo banale, non riesce a bussare, penetrale, piacere, soffocare, spingi per non farla entrare, tracce, tu come fai, via di uscita | Nessun commento

Quanto buio è il tuo buio? Stanca femmina della tua strada e con la voglia di andare via ma poi tieni in tasca il biglietto del ritorno. E del cambio di direzione all’interno delle vene? Mentre scivola via la tua vita al ritmo della tua clitoride? Solo respiri di cui vestirsi e niente più. Un lento morso che ti fa tenere chiusi gli occhi e la bocca aperta così dimmi se vivi o muori? Quanto vivi e quanto muori? Dimmi a chi appartiene il tuo corpo ora che la mia lingua ti conduce alle porte dell’inferno e non sei più santa, non sei più ciò che sei mentre mi chiedi di più. Ed urli sotto pelle la rabbia sorda dell’anima incatenata alla lama morale del paradiso perduto. Qui, dentro me c’è un abisso che seduce e demolisce. Qui c’è il fiore di carne e sangue che ti donerò trascinandoti nel labirinto del me. Quanto facile è la tua semplicità? Quanto odio c’è nel tuo odio mescolato a qualche nodo nella quiete dei pensieri? Vieni e prendimi ora nella tua bocca, prendimi di più fino ad ingoiarmi tutta l’erezione dell’anima. Ed è cosa? Pretendere qualcosa? Ed è cosa? Il tuo abbraccio è tutto qui. Come l’errore di difendere qualcosa o l’errore di voler sconfiggere qualcosa? Come l’errore di voler dare tutto o l’errore di non chiedere mai niente in dietro? Quanta luce c’è nella tua luce? Ora che hai il sapore del mio dolore nella tua bocca, ora che tutto è complice o forse solo stupido, ora che ami e odi ed è tutto mescolato dentro l’anima… fai una scelta. La mia non è un’anima valida per il login in paradiso.
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Autore: hermansji .:. | Data: 9 maggio 2009 alle 22:41 | Categorie: prosa, www.hermansji.it | Tags: abbraccio, amore, anima, clitoride, dare tutto, errore, il tuo corpo, inferno, ingoio, login, non chiedere mai niente, odio, paradiso, password, pretendere qualcosa, quanta luce, quanto buio, scelta, stupido, vene | Nessun commento

Non chiedetemi di parlarvi di cose intelligenti. Mi occupo di cose piccole. Così riflettevo a modo mio… myaboutbox.showdialog(); A modo mio certo. Riflettevo sull’amore..
Quale cognizione elimina la differenza tra corpo e spirito? Nel momento in cui accade, rectius, quando sentiamo la chiamata dell’essere, noi, che siamo avversi all’ipocrisia, esprimiamo l’amore attraverso la sincerità. Perchè noi non soffriamo di deliri di grandezza.
La nostra libido si trasferisce sull’altra ma non in modo vischioso. Non privando l’altra. No. Arricchendola perché il piacere donato diviene il piacere dell’altra. Ed in questo amiamo per lasciare l’altra, rectius, per permettere all’altra di occupare il suo posto, di avere il suo ruolo di “essere amato”, dentro i confini dell’amore… attorno alle pareti del cuore.
Libertà e verità coincidono nel piacere dell’altra. Fiorisce ed allora si trasferisce in noi. Il piacere donato diviene il nostro piacere. Attraverso lo sguardo di lei. Ora tenero e semplice, col suo respiro non ancora quieto, allora è la nostra chiamata ed il nostro stanco abbraccio.
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Autore: hermansji .:. | Data: 14 marzo 2007 alle 21:42 | Categorie: riflessioni | Tags: abbraccio, amato, amore, deliri, grandezza, Hermans Joseph Iezzoni, ipocrisia, piacere, rectius, riflessioni, vischioso | 3 Commenti