La carne ha fame #5

Pubblicato il 11 agosto 2010 in collaborazioni, prosa da hermansji

(Fotografia: Elisa Gianola – Tutti i diritti riservati)

Baciami e, aperti gli occhi, affacciati ad osservare fino al fondo i miei. Prendi sulla lingua il sapore di quest’oscurità, scivola dalla mia a cercare di ferire la tua bocca. Suture, tu che lasci la porta aperta e mi vuoi, vuoi che entri, attraverso la tua carne, a tingere anche le mie dita di te, così ti fai penetrare anche nella mente per assorbirmi. Mi inviti, ti lasci godere senza resistenza e vuoi tenermi in te, stringermi nel tuo abbraccio fino a quando il sole non verrà a bruciare questa oscurità.
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Si ringrazia Elisa Gianola per dare corpo alle mia parole…


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saranno anche solo parole

Pubblicato il 25 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji


E le parole saranno anche solo parole, assomigliano però a quel letto di pensieri dove prendere sonno o restare svegli come resto io… a pensarti abbracciata a me. Magari anche a riflettere se c’è un prima e un dopo delle parole? Forse saranno le paranoie, forse sarà che ho voglia di sentire il sapore della tua pelle. E ho in mente un fotogramma dietro l’altro di quando la tua bocca si aprirà mentre chiudi gli occhi, mentre attendi di sentire le mie labbra sulle tue a cercare, cercare te. E tu? Dormi, dormi e, quando vorrai svegliarti, vieni da me a scegliere il colore che vuoi dare alle vesti di questi miei pensieri…
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Dormi ancora?

Pubblicato il 11 luglio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Dormi ancora? Qui, in questa lenta danza di farfalle scorpione, vieni a svegliarti e combaciare così in profondità col letto caldo dei miei pensieri. Ascolta questa lingua imperfetta che le dita s’ostinano a pronunciare, vieni ad imparare a danzare carnale con me attraverso questa musica lunare che ci chiama nell’onda delle pulsazioni del cuore. Resteremo abbracciati e cogli occhi persi verso il cielo a cercare di trovare le parole quando nuotano dentro al silenzio, nuotano perché non vogliono mai affogare. Svegliati e vieni da me, ti pettinerò piano i capelli con queste stesse dita che ti hanno accarezzato e fatto sentire viva. Ascolta questo abbraccio, s’è alzato improvviso un vento come a voler trasportare via anche tutto quello che ci siamo già detti. Apri la bocca del tuo piacere e assaggia il sapore dei miei baci, governerò un’altra preghiera, una lenta danza di peccato per renderti il volo leggero. Disegnerò un sorriso attraverso la tua pelle come se fosse sparito tutto il rumore del dolore che ci portiamo dentro. Vieni a prendere questo abbraccio per te…
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andante

Pubblicato il 27 dicembre 2009 in poesia da hermansji

il silenzio sfilacciato
e nessuna goccia di poesia per calmante
la voce dell’anima che graffia ed urla
ma anche scrivere è di colpo così inutile

l’ossidiana ha germogliato
pur se nella sua cupa durezza
come un’intera orchestra
a provare il tema per l’uscita di scena

“Cio-Cio-San il tuo nome è nel volo
d’una farfalla che giunge al termine della notte”

il tè che s’è raffreddato
questo rimedio dal risveglio che non funziona
a rallentare la malattia donata da Dio all’uomo… la vita

e se s’udisse oltre ogni limite
la vibrazione d’un canto non umano?
la voce d’una foresta in attesa di fiorire
benedetta dalla luna?
forse evaporerebbe la stupidità umana
al sorgere d’una specie
incapace di realizzare il male

vorrei risvegliarmi
con l’antico sogno del sognatore
finalmente avverato
con la rotta compiuta delle navi
verso la promessa quiete

“c’è posto tra le tue braccia
mentre mi incammino nel sentiero di questa notte?”
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a tenere le dita contro

Pubblicato il 16 luglio 2009 in poesia da hermansji

Penetrale eppure soffocare
anche d’un motivo banale,
come per aver vissuto in case di cartone,
nella mente dei giardini,
attraverso gli occhi dei profumi,
oppure in ogni aspetto del corpo,
dentro l’abbraccio del piacere
e nella morte improvvisa del cuore.
Benvenuta nelle fratture,
con la voce che spinge
e non riesce a bussare.
E quando piange
tu come fai ad ignorarla?
A tenere le dita contro la porta
per non farla entrare?
Tu come fai a non sentirla
quell’emozione, piegata dalla disperazione,
cercare le tracce della via d’uscita
contro cui spingi per non farla entrare?


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ERRORE: nome utente non valido

Pubblicato il 9 maggio 2009 in prosa, www.hermansji.it da hermansji

Quanto buio è il tuo buio? Stanca femmina della tua strada e con la voglia di andare via ma poi tieni in tasca il biglietto del ritorno. E del cambio di direzione all’interno delle vene? Mentre scivola via la tua vita al ritmo della tua clitoride? Solo respiri di cui vestirsi e niente più. Un lento morso che ti fa tenere chiusi gli occhi e la bocca aperta così dimmi se vivi o muori? Quanto vivi e quanto muori? Dimmi a chi appartiene il tuo corpo ora che la mia lingua ti conduce alle porte dell’inferno e non sei più santa, non sei più ciò che sei mentre mi chiedi di più. Ed urli sotto pelle la rabbia sorda dell’anima incatenata alla lama morale del paradiso perduto. Qui, dentro me c’è un abisso che seduce e demolisce. Qui c’è il fiore di carne e sangue che ti donerò trascinandoti nel labirinto del me. Quanto facile è la tua semplicità? Quanto odio c’è nel tuo odio mescolato a qualche nodo nella quiete dei pensieri? Vieni e prendimi ora nella tua bocca, prendimi di più fino ad ingoiarmi tutta l’erezione dell’anima. Ed è cosa? Pretendere qualcosa? Ed è cosa? Il tuo abbraccio è tutto qui. Come l’errore di difendere qualcosa o l’errore di voler sconfiggere qualcosa? Come l’errore di voler dare tutto o l’errore di non chiedere mai niente in dietro? Quanta luce c’è nella tua luce? Ora che hai il sapore del mio dolore nella tua bocca, ora che tutto è complice o forse solo stupido, ora che ami e odi ed è tutto mescolato dentro l’anima… fai una scelta. La mia non è un’anima valida per il login in paradiso.
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Pubblicato il 14 marzo 2007 in riflessioni da hermansji

Non chiedetemi di parlarvi di cose intelligenti. Mi occupo di cose piccole. Così riflettevo a modo mio… myaboutbox.showdialog(); A modo mio certo. Riflettevo sull’amore..

Quale cognizione elimina la differenza tra corpo e spirito? Nel momento in cui accade, rectius, quando sentiamo la chiamata dell’essere, noi, che siamo avversi all’ipocrisia, esprimiamo l’amore attraverso la sincerità. Perchè noi non soffriamo di deliri di grandezza.

La nostra libido si trasferisce sull’altra ma non in modo vischioso. Non privando l’altra. No. Arricchendola perché il piacere donato diviene il piacere dell’altra. Ed in questo amiamo per lasciare l’altra, rectius, per permettere all’altra di occupare il suo posto, di avere il suo ruolo di “essere amato”, dentro i confini dell’amore… attorno alle pareti del cuore.

Libertà e verità coincidono nel piacere dell’altra. Fiorisce ed allora si trasferisce in noi. Il piacere donato diviene il nostro piacere. Attraverso lo sguardo di lei. Ora tenero e semplice, col suo respiro non ancora quieto, allora è la nostra chiamata ed il nostro stanco abbraccio.
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