niente da dire

Pubblicato il 27 maggio 2010 in prosa da hermansji

Niente da dire ed il cuore è quello che grida più forte, mentre intorno c’è solo un silenzio sempre più estraneo ai nostri pensieri. La sabbia calda e così neutrale, il mare allegro ma non troppo, la tua pelle così bella e la voglia di baciarla per vedere se è più caldo il sole che ci osserva o se è più forte questa vita che mi scorre sotto pelle. Tornare bambini a cercare vetri colorati e consunti, la conchiglia giusta per ammonticchiarla assieme al sapore delle stagioni ormai andate. Tu che mi guardi curiosa senza dire niente di preciso, come se avessi paura di perdere l’equilibrio. Ma così non vale, le tue labbra rispondono alle mie e sorridono anche quando ti dico che adoro la tua espressione imbronciata. E già, l’adoro ma tu non vuoi mica farmi contento che se ora mi facessi il broncio ti bacerei per ore. Tu sorridi ancora di più e sono costretto a rincorrere le tue labbra per sorridere con te. Così finisce che il mondo osserva il nostro affetto e non capisce cosa sia questa comunicazione fatta di niente, come se non volessimo prenderci mai sul serio eppure non è così. Perdiamo l’equilibrio e cadiamo occhi negli occhi. Mi ricompongo e ti invito a sedere sulle mie gambe. Pronunci il mio nome come se stessi pensando a qualcosa di solenne, poi disegni il mio puntoduepuntipunti con un rametto. La sabbia si lascia carezzare, mi sento così bene che immagino che potrebbe anche crescere un giardino proprio davanti a questo mare. Lo osservo con occhi di sfida perché so che sarebbe già pronto ad aggredirci, solo per cancellare questi fiori di sabbia che sto coltivando con la mente per te.
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assorbimi

Pubblicato il 26 maggio 2010 in prosa da hermansji

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Assorbimi attraverso la tua femminilità, come dentro al fulgido splendore di questa eterna notte in cui lego stretti i polsi della tua anima al piacere d’un peccato. L’ho personalizzato solo per spingere, carezzare e leccare le corde del tuo godere. Vieni tra le mie braccia, perché la nostra pelle non dorme. I tuoi occhi ed i tuoi capezzoli m’osservano colla fame di tutte le fami e sei bagnata, calda da non poter più mentire nemmeno col tuo odore. Questo letto ora è solo il grembo d’una voglia insonne che ci terrà uniti fino a che la stanchezza non verrà a farci del male. Assorbimi nella tua femminilità, nella sete di te che ho sempre sulle labbra, come un appiglio improvviso per dimenticare e respirare anche dal tuo respiro.
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caldo e morbido

Pubblicato il 24 maggio 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Profumi di fiori che non hanno un nome facile da pronunciare. Il tempo che è una gola profonda di cose da dimenticare. Il giorno che arriva in marcia e ha l’odore del caffè. Qualcosa di caldo e morbido tra le dita come il ricordo di un cuore sfiorato quasi con timore. La corsa strana dei pensieri in moto sui progetti, sulle cose ancora da disfare, il risveglio che non ha una andatura aggraziata ma che sembra così seducente. Aprire le tende della giornotte e guardarci attraverso, trovare una cosa fuori posto e pensare: – ma tu che ci fai qui? -.
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danzano, danzano

Pubblicato il 23 maggio 2010 in prosa da hermansji

Danzano, danzano donne senza tempo collo sguardo di chi ha feconde spezie sotto cute. M’avvicino e rubo il sapore dei loro baci, lo faccio per me, poi ascolto, ascolto ma cosa diavolo ascolto dentro la piega di quest’ombra che resta come un libro senza nemmeno una parola scritta? Il senso di poi per le frasi lasciate a metà, proprio quando ho perso la fiducia nelle persone. I seni caldi che frugo con le dita, cercando di inanellare sui capezzoli turgidi forme di piacere, le schiene sinuose sotto le vesti che accarezzo lento, come se avessi un vulcano sulla punta delle dita. E sorseggiare di lunghi sguardi, di labbra appetitose che sanno di timore, di voglie risvegliate, di pioggia che bagna la pelle, anche se c’è il dolore sotto che non va mai a dormire. Corpi che disegnano forme adorabili, corpi da possedere e penetrare lentamente fino a farsi male, fino ad esaurire ogni ragione per ostinarsi a pensare, corpi con cui godere ancora nel ciclo di ogni nuova ripresa e di ogni venire.
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togliere il disturbo

Pubblicato il 22 maggio 2010 in prosa da hermansji

Sarà che il freddo poi non è andato per la sua strada ed Edith, col sorriso buono abbottonato stretto, è rimasta ad osservarlo mentre scorreva nelle vene il gusto di altro vino caldo, i capelli ricci e rossi come se l’autunno ci avesse dormito dentro. La mente confusa più del sempre, osserva il peggio di sé, lo vede attraverso il sanguinare del vino, qualcosa li accomuna, han perso entrambi il senso delle proprie radici. Così stanno occhi negli occhi, tingono il bicchiere di sangue ma non riescono a provare del calore, solo freddo come se mancasse lo spunto per delle risposte sincere. La danza lenta d’una improvvisa inquietudine e la voce della solitudine interiore, così il dolore che si impadronisce della mente di Edith fino a farle sentire di non avere nessun altra necessità che sanguinare e lasciar morire l’unica parte viva della sua anima. Brinda da sola come se fosse un momento importante, così pensa a chi conosce la sua verità, a chi non era pronto per ascoltarla, a chi sta cercando finalmente il senso della sua strada e della sua genitorialità, alla voglia di far l’amore e poi a come andrà a finire quel suo strano brindisi, alle parole che nessuno scriverà, ai disegni buttati via come la sua vita maledetta. Alza il bicchiere e dedica il suo pensiero, come se l’aria fosse davvero in grado di fare arrivare i suoi pensieri alle persone ma il vino cade dal bicchiere e bagna tutto come dell’inutile sangue.
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corri

Pubblicato il 20 maggio 2010 in prosa da hermansji

Mani nel giro degli accordi del tempo che s’annoda a forme che a disegnarle sembrano ali di draghi, ma i draghi non esistono e qui non ci sono mai state verità, qui non ci sono mai state alternative. Corri a prendere il tuo libro, corri a leggere come andava a finire quella storia perché se dovesse mai accadere a te forse non confonderai la felicità con un altro dei tuoi incubi.
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piccole prigioni

Pubblicato il 19 maggio 2010 in prosa da hermansji

La lontananza, le ombre che formano piccole prigioni per questa luce che ora viene e va, gli occhi che oggi non riescono a vedere niente, si è fatto difficile anche distinguere quel poco che prima almeno filtrava attraverso il buio dell’anima. Così prendo l’aria e l’accordo per suonarci dentro con le dita perse nel vuoto come fossero le viole d’un concerto che avrei voluto comporre e mi è rimasto annodato alle ferite dell’anima, un concerto che tu non riusciresti mai a comprendere di me. Sbagliato, tutto così sbagliato da sembrare anche perfetto così, e questa completa cecità che non mi permette di rintracciare quante linee ci siano a condurmi fino a perdermi da solo dentro al mio pensiero di te. Piccola divinità che punge le pareti del cuore per rintracciare del sangue che non c’è più, ho il cuore fatto di ossidiana. Risalire a cavallo di una dorsale fatta di buio, i pensieri che mi mutano nel volto della rabbia e tu che lasci cadere ogni conversazione, hai capito già che non vale la pena restare in ascolto. Non c’è nient’altro al fondo di questa risacca, solo ombre pronte a condurre via i sentimenti oltre l’orlo di ogni dubbio. Così viene a bussare a me soltanto del freddo silenzio, solo questo grammo di radici avvelenate di odio improvviso, la cura… la cura che non funziona perché avrei bisogno di una trasfusione di sangue pieno di calore umano, di un bacio sulle labbra che riesca a fermare l’avanzare di quest’oscurità improvvisa. Ma gli occhi restano ciechi, suono e risuono in tutte queste stanze di un concerto improvviso colle note come le onde sulle quali viaggia affamato di te il mio pensiero smarrito, come le dita che vorrebbero riuscire a contaminare d’affetto tutti questi fiori silenziosi, formano un labirinto tra noi che ci terrà separati per sempre.
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disegni #2

Pubblicato il 19 maggio 2010 in blog, pensieri di carta, riflessioni da hermansji

Descrizione: Qualche volta io e le parole facciamo a botte, così racconto storie ma disegnando. E’ una cosa molto rara, ma capita. hermansji.ittiracconto.com

Description: Sometimes I hate the words, so I tell story but through drawings. It ‘s very rare but happens. hermansji.ittiracconto.com

Titolo: Lupo (Wolf) di hermansji.:.
lupo (wolf) hermansji.:. by hermansji.

Titolo: Volto (Face) di hermansji.:.
volto ( face ) - hermansji by hermansji.

Titolo: Tramonto (Sunset) hermansji.:.
tramonto ( sunset ) - hermansji by hermansji.

Titolo: Monique di hermansji.:.
monique - hermansji by hermansji.

Titolo: Monique di hermansji.:.
monique - hermansji by hermansji.

Titolo: San Gabriele di hermansji.:.
san gabriele - hermansji by hermansji.

Titolo: Iskah di hermansji.:.
iskah - hermansji by hermansji.

Titolo: Nudo di donna di hermansji.:.
nudo di donna - hermansji by hermansji.

Titolo: Invecchiare di hermansji.:.
invecchiare - hermansji .:. by hermansji.

Altri disegni su Flickr:
http://www.flickr.com/photos/39170118@N02/sets/72157623851554076/


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cosa porti nelle tue scarpe?

Pubblicato il 17 maggio 2010 in prosa da hermansji

Cosa porti nelle tue scarpe? Ora sei qui senza niente di preciso da dire, non certo perché vuoi stare con me… anzi. Però sei qui, tieni una fetta di calore, la porti nascosta sotto il tuo trucco ma quella particella di niente, quella tua asperità io l’ho vista e mi sono fermato ad osservarne i contorni. Con gli occhi curiosi ci ho visto una donna in attesa di quel bicchiere di felicità, ma spaventata di vederlo finire anche solo assaggiandolo a piccoli, piccolissimi sorsi. E, senza nessun buon motivo, mi son ritrovato ad avere una fioritura dentro. Così nasce, piccolo e impuro come il foglio su cui mi son messo a scrivere il verso che hanno le emozioni, mi nasce dentro il calore di un bacio e l’avvicino alle tue labbra per donartelo ma piano, anche se le dita mi hanno tradito frugando tra i tuoi capelli, cercando e scompigliando l’ordine che trovo di te, quello che sta in ascolto senza sapere davvero che c’è del fuoco e voglio scaldarti anche l’anima. Resti in attesa, respiro lento, sguardo stupito… osservi mentre scivolo via il bacio dalla piega delle tue labbra e arrivo ad accarezzarti tutta la guancia con la mia. Sposto via i capelli dal tuo collo, come se fosse sollevare le lenzuola e appoggiare le mie labbra alla parte esposta di te, dove sei più nuda di quello che credi ed è lì che la mia lingua ti azzanna, leccando lenta un brivido dietro l’altro, come sei morbida e calda. E ti prendo così, allontanandomi come se fosse una danza lenta. Mi guardi con la coda dell’occhio convinta di sapere fermare il gioco ma no… non puoi. Torno a sfiorarti la schiena, come una mano che devi imparare a riconoscere. Voglio suonare e modellarti la pelle, e darti l’impressione che anche i tuoi vestiti non riescano a proteggerti abbastanza, nasconderti alle mie dita che scivolano, svegliano note di pelle in attesa di essere ascoltate, di essere prese come la bocca che ora spingo, con le mani tra i tuoi capelli, spingo verso la mia. Ti bacio anche piano solo per farti abituare a riprendere fiato, per quando finirà e ti bacerò ma senza lasciarti respirare fin quando non sarò io a volerlo per te. Sento l’odore del tuo corpo, mi chiama per aiutarti a scivolare dentro la donna che cerchi, la donna che tu non riesci ad ascoltare, come se tu fossi sabbia mescolata dalle onde. Ti lascio risuonare, ti lascio e torno a prenderti ma per condurti a te che sei già bagnata come la pioggia, c’ha messo ore per lavare il dolore da tutte queste strade, ci è voluto un sentimento vero per toglierti il tuo dolore. Vengo a parlarti di te con la lingua del tuo piacere, anche se non vuoi stare con me… resto solo per avere una briciola di quella particella di niente, quel calore umano che oggi avevi con te e rischiava di andare smarrito se non fossi venuto a condividerlo con te.
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vederci riflesso il cielo

Pubblicato il 15 maggio 2010 in prosa da hermansji

L’incrocio agli spigoli di questi dettagli, come le spirali d’un treno della mente che va a zonzo alla ricerca di una linea di luce che possa giustificare tutto il tempo necessario per respirare e smettere di pensare, ma davvero. Poi portarsi i pensieri pure dentro alle tasche come i granelli di certe abitudini dure a morire, tu che sorridi e dici che non c’è niente di più oltre il tuo sorriso, solo la linea che disegnano le tue labbra e nient’altro. Canticchi la tua canzone preferita, ma il cielo mente e non ha certo il tuo sorriso. Io invece vedo te, continuo a vedere te ed avere la voglia di mettere le mie dita a scompigliare il tuo corpo e la tua mente, rubare per me tutto il calore che riesco a farti stillare fuori. Osservo, vedo che sorridi tranquilla e vorrei possederti ora ma per fondermi come della cioccolata con te, smettere d’avere questa patina di grigio addosso, osservare senza poter vedere i dettagli di questi pannelli di cielo che hanno messo su per svelare il volto del nuovo giorno, osservare te e vederci riflesso il cielo.
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