Cuore floreale di peccato, delizioso profumo d’irrequieta fame di donna, annusi nell’aria il principio stesso del come diventare fuoco. Ti fai sottile per iniettare quiete attraverso vene che sembrano solo radici, poi azzanni affamata la cervice della mia anima, convinta di poter succhiare via tutta la mia rabbia e risvegliare solo la dolcezza. Ci vorrebbe una goccia d’amore che fosse capace di corrompere la natura della mia carne a forza di cadermi addosso, ci vorrebbe della pazienza per riuscire a vulnerare finalmente questa incomunicabilità. Mi viene poi da pensare che in una donna ci sono tanti posti dove andare, tante notti e tanti giorni da completare fino ad inghiottire un sogno comune, troppi progetti da condividere e quella febbre di voler superare i ricordi spiacevoli che mi hanno intessuto la cecità dell’anima prima del caffè…Probabilmente è solo che la tua pelle sembra di colpo così lunga, una distesa di quiete da attraversare con la lingua per inanellare il tuo respiro al fuoco che lascerò scoccare dalle labbra appena ti avrò raggiunta, appena t’avrò spinta contro questa fame con le mie dita tra i tuoi capelli. Ed i tuoi occhi parlano per me, raccontano di come sia svanita quella lunga ombra nera che ti aveva messo paura d’averci una farfalla scorpione a rovistarti il cuore. E la luce, lo spazio che dilata le arterie di ogni direzione, quante prigioni conosci intorno alle spalle? Ora che ti lego al mio affetto, ti lascio investigare e covare l’idea di un tempo che non ha più alcun senso, come se scrivessi la tua pelle per lasciarvi filtrare ogni sensazione. Come se le mie dita scalinassero la tua schiena al tamburellare continuo della pioggia, al vociare del vento che ho evocato per te, lasciandoti sedimentare alla bassa marea dei tuoi pensieri per ascoltarti godere e respirare, aggrovigliata a questo nostro esistere.
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