e se ci fosse il tempo

Pubblicato il 10 giugno 2010 in poesia, prosa, riflessioni da hermansji

(Fotografia: Aurora – Tutti i diritti riservati)

E se ci fosse il tempo esile come il percorso d’un filo d’erba, il tempo di raccogliere tutta la forza di questo calore per concentrarlo, per infilarlo sotto l’uscio di un vorrei? Ti urlerei colle frequenze di questo silenzio, parlerei colla lingua inquieta del vento per chiamarti a me. Vieni a prendere il mio abbraccio come se scivolasse dagli occhi dentro le mie dita. Vieni a prendere posto in questa fetta di me che ti concedo di mordere.

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discendere

Pubblicato il 9 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Discendere con te, a vedere da vicino quanto è infetto l’inferno che ci hanno costruito per farci restare in silenzio. Ma tu hai smesso di fuggire dalle paure, stringi nella tua la mia mano e mi segui senza distogliere lo sguardo da quello che ci chiama davanti a noi. La rabbia degli altri che non ci ha mai lasciato altra scelta, ora sembra solo quella voce senza parole, quella stupidità che non ha valore nemmeno per sorridere. Camminiamo insieme e questo inferno scompare, di colpo scompare mentre si allungano le nostre ombre e siamo entrambi farfalle scorpioni.
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niente di più

Pubblicato il 8 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Ed è curioso osservarti mentre mi chiedi, sussurrando, di farti godere ancora. Mi abbracci e quasi mi stacchi le labbra baciandomi con la tua vitalità. Mi ringrazi ed io, che l’amore non l’ho mai davvero capito, vorrei risponderti che non sto facendo niente, niente per cui tu mi debba parlare dolce così. Ti accompagno, ti tengo per mano mentre mi mostri quella parte più nascosta di te. Ma poi ho quel presentimento, neanche tu riuscirai a capirmi. Mi azzanna il ricordo di altre donne che mi hanno lasciato solchi profondi nell’anima e non c’è più germogliato niente dentro. Così resto in silenzio. Ti lascio libera di andare come una nave a pelo delle onde, a solcare quel poco che riesco a donarti in questa notte. E mi accontento di tenerti abbracciata mentre prendi sonno e fare finta che ci sia dell’amore anche per me. Lo so che è solo la tua riconoscenza per essere stata bene a letto con me. Niente di più.
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quel pensiero per te

Pubblicato il 8 giugno 2010 in prosa, riflessioni da hermansji

Qualcuno avrà scoperto il giorno sotto le lenzuola per davvero, ci avrà trovato dentro quel pensiero che avevo lasciato per te e forse ne sarà valsa la pena. Magari, alla fine, lo hai trovato proprio tu ed ora mi stai pensando come facevo io quando ho messo a dormire quel pensiero per te.
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e lasciami ascoltare

Pubblicato il 8 giugno 2010 in poesia da hermansji


(Fotografia: Aurora – Tutti i diritti riservati)

E lasciami ascoltare, scivolare nella carezza di questa sensazione morbida, un violino di rosa sulla pelle che suona per me.
Un pensiero colle spine a ricordarmi che quanto più ne avrò più potrei farmi del male.
Un piacere in dettaglio colla mente occupata di te.
E lasciami ascoltare, scivolare dentro questo nostro abbraccio, mentre risuoni violino di rosa per me.
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collettivo voci #11

Pubblicato il 8 giugno 2010 in blog, prosa da hermansji

L’ultimo piccolo contributo del 2010 al Collettivo Voci di Mitia. Questa volta, leggo “Lavori pericolosi” di Sba. Ringrazio il Collettivo Voci per l’ospitalità.

Link: Trovate il mio contributo QUI!!
MP3: Download
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Ps. Trovate gli altri miei contributi al collettivo QUI


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piattini di invidia

Pubblicato il 6 giugno 2010 in prosa da hermansji

Che è un giorno ma dentro ci vedo tanta notte, non è semplice aprire queste mani ed immaginare come riescano ad incendiare la tua pelle, a farti sorridere, a farti compagnia, a farti godere, a sorreggerti e farti anche del male.
Così qui, nel rovescio lento dei miei pensieri, nella cattiva abitudine a riflettere quante parti di me esistono allo stesso tempo? Forse perché tutto è così relativo da assomigliare a qualunque segno che questo vento lascia sulla pelle, ma le idee non sono ancore e, pur colla rabbia di volersi sedimentare, non riusciranno ad impedire una qualunque evoluzione.
Ho messo rami di voglie dentro al lenire del giorno e s’aprono come fiori blu, ora che ho cancellato la tua arroganza, ora che ho disinfettato questa infezione, ora… capisco che non mi è importato davvero. Cominciano a spogliarsi i dettagli che hanno preso ad attraversare questo giardino, al suono della ribeca giungono anche i ricordi, mischiati al veleno dicono di volermi bene… ma voglio smettere di dipendere dall’amore che non avrò e voglio scavare con le unghie per trovarlo dentro di me.
Ammetterlo è così difficile, ma in fondo io mi amo, anche se mi costa attraversare le onde e tenere di fronte il corsivo d’una intera vita. Io mi amo.
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slabbrare le parole

Pubblicato il 3 giugno 2010 in prosa da hermansji

Pressione delle dita che imprimono forma alla tua pelle ma tu non vuoi più andare da nessuna parte. Cerchi una tregua che non assomiglia neanche un po’ al dolore che poi ti porti dentro. Vieni qui, resti come una gatta feroce ad osservarmi e allora mi metto a guardare i contorni di questo giorno che finalmente eclissa. La notte avanza, avanza ma senza andare mai in nessun posto, resta con noi e va a dormire quando c’è la calma necessaria a non slabbrare le parole ai bordi delle nostre bocche. E tu vieni da me, vieni e m’annusi il respiro prima di cercare di rubare il bacio elettrico che condizionerà sogni e sintomi relativi alla nostra corporeità. E siamo noi, nel punto dove io ti cerco qui siamo noi.
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pensieri su pellicola

Pubblicato il 1 giugno 2010 in blog, recensioni, riflessioni da hermansji

Io e Rey abbiamo messo in piedi il progetto “Pensieri su Pellicola“, con la voglia di raccontare assieme e di unire le nostre passioni, scrittura e fotografia, in una direzione comune.

Spero vorrete farci compagnia.

Ci trovate qui: http://pensierisupellicola.tumblr.com

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cuore floreale di peccato

Pubblicato il 30 maggio 2010 in prosa da hermansji

Cuore floreale di peccato, delizioso profumo d’irrequieta fame di donna, annusi nell’aria il principio stesso del come diventare fuoco. Ti fai sottile per iniettare quiete attraverso vene che sembrano solo radici, poi azzanni affamata la cervice della mia anima, convinta di poter succhiare via tutta la mia rabbia e risvegliare solo la dolcezza. Ci vorrebbe una goccia d’amore che fosse capace di corrompere la natura della mia carne a forza di cadermi addosso, ci vorrebbe della pazienza per riuscire a vulnerare finalmente questa incomunicabilità. Mi viene poi da pensare che in una donna ci sono tanti posti dove andare, tante notti e tanti giorni da completare fino ad inghiottire un sogno comune, troppi progetti da condividere e quella febbre di voler superare i ricordi spiacevoli che mi hanno intessuto la cecità dell’anima prima del caffè…Probabilmente è solo che la tua pelle sembra di colpo così lunga, una distesa di quiete da attraversare con la lingua per inanellare il tuo respiro al fuoco che lascerò scoccare dalle labbra appena ti avrò raggiunta, appena t’avrò spinta contro questa fame con le mie dita tra i tuoi capelli. Ed i tuoi occhi parlano per me, raccontano di come sia svanita quella lunga ombra nera che ti aveva messo paura d’averci una farfalla scorpione a rovistarti il cuore. E la luce, lo spazio che dilata le arterie di ogni direzione, quante prigioni conosci intorno alle spalle? Ora che ti lego al mio affetto, ti lascio investigare e covare l’idea di un tempo che non ha più alcun senso, come se scrivessi la tua pelle per lasciarvi filtrare ogni sensazione. Come se le mie dita scalinassero la tua schiena al tamburellare continuo della pioggia, al vociare del vento che ho evocato per te, lasciandoti sedimentare alla bassa marea dei tuoi pensieri per ascoltarti godere e respirare, aggrovigliata a questo nostro esistere.
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